Cristo Vive in Mezzo a Noi: Significato della Quaresima e il Ruolo del Credente

La Quaresima, un "tempo forte di conversione e digiuno", come insegna la Chiesa cattolica, rappresenta un periodo di profonda riflessione e rinnovamento spirituale. Questo cammino, che prepara alla Pasqua, culmine dell'Anno liturgico e della vita di ogni cristiano, ci invita a confrontarci con le parole di Gesù: "Siamo servi inutili".

Gesù, utilizzando usi, parole e costumi del suo tempo, in cui la figura del padrone e del servo era molto presente nei Vangeli, assume ruoli chiave per attirare le folle. Dio è il Signore e il padrone che poi, come sappiamo, Gesù ci insegnerà a chiamarlo “Padre”. Dunque, noi siamo i suoi servi. Lui comanda e noi obbediamo, Lui vuole e noi ci conformiamo, ma non come robot incapaci di capire o sudditi obbligati. L’obbedienza, l’ascolto e l’esecuzione di ogni ordine ricevuto sono l'essenza della nostra relazione con Lui. Nulla viene da noi; tutto deve viversi con grande obbedienza, non per un giorno o per una sola azione, ma con assoluta gratuità. Questo eccelso Padrone nulla deve - come pretesa di diritto - al servo per la sua obbedienza, in quanto essa è nella natura stessa del rapporto. Il servo non è un salariato o un bracciante a giornata che alla sera ha diritto alla sua ricompensa; la ricompensa del servo è la sua stessa obbedienza, l’ascolto del suo padrone.

Il "Servo di Dio" e la Mortificazione di Sé

Gesù stesso, in qualità di Figlio del Padre, "umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce". La Scrittura definisce il Signore talvolta signore, talvolta padre, talvolta ancora sposo, per incutere timore, chiedere onore o essere amato. Il “servo di Dio” è colui che vive la propria vita cercando di soddisfare i desideri del Signore Dio. Per arrivare a questa consapevolezza, è necessario, come insegnano i santi, morire a se stessi, riconoscersi “servi inutili”, poiché tutto ciò che di buono faremo non viene da noi, ma da Dio, e il male che compiamo è frutto del nostro allontanamento da Lui, è la disobbedienza ai suoi comandi che ci sono dati per amore.

Per rimediare a tutto ciò, si parte con un senso profondo: la penitenza. Questa penitenza è un punto di partenza fondamentale perché dà origine dentro di noi al senso e al grado di giustizia che riconosciamo quale attributo divino. Non dobbiamo “scimmiottare” i Santi, ma restando noi stessi possiamo e dobbiamo fare ciò che loro hanno fatto, ognuno secondo ciò che siamo e possiamo fare.

La Quaresima come Tempo di Conversione e Digiuno

La Quaresima è un “tempo forte di conversione e digiuno”, come insegna la Chiesa cattolica. In questo periodo, l'attenzione dovrebbe essere rivolta alla propria anima, piuttosto che a una carità meramente filantropica. L'avidità per il denaro, la violenza contro chi è ritenuto una minaccia, l'incuria del Creato e, nelle comunità ecclesiali, l'accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e la mentalità mondana, sono tutti segni di una mancanza di carità che il messaggio quaresimale di Papa Francesco per il 2018 ha messo in evidenza.

Il digiuno, l'elemosina e la preghiera sono le pratiche fondamentali della Quaresima. Il digiuno, oltre all'astinenza dal cibo, comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. È reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione. La Quaresima è anche un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio.

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Origine e Storia della Quaresima

Il Concilio Vaticano II ha prescritto di mettere in maggiore evidenza il duplice carattere della Quaresima, che, soprattutto mediante il ricorso o la preparazione del Battesimo e mediante la penitenza, dispone i fedeli alla celebrazione del mistero pasquale con l’ascolto più frequente della Parola di Dio e la preghiera più intensa.

La Simbologia Biblica del Numero Quaranta

Per comprendere perché la Quaresima dura quaranta giorni, è utile riflettere sulla simbologia biblica. Il numero quaranta è sacro per eccellenza e appare frequentemente nella Bibbia. Indica un periodo di piena prova e maturità. Tutti gli episodi biblici in cui compare hanno una medesima sequenza: la prova e il raggiungimento della meta per mano divina. Ad esempio, i quaranta giorni del diluvio, i quaranta giorni di Mosè sul Sinai per ricevere la Legge, i quaranta anni del popolo d'Israele nel deserto, i quaranta giorni di Elia nel deserto, i quaranta giorni di Gesù nel deserto prima della sua missione pubblica, e i quaranta giorni di Gesù risorto che istruisce i suoi prima di ascendere al cielo. Il numero quaranta, dunque, indica una lunghezza di tempo spesa alla presenza di Dio: quaranta giorni per un individuo e quaranta anni per una nazione.

Inizialmente, nei primi tre secoli della Chiesa, non c'era un periodo di preparazione alla Pasqua, poiché la comunità cristiana viveva intensamente l'impegno cristiano fino al martirio. Successivamente, con una minore tensione nell'impegno di vita cristiana dopo la pace di Costantino, si avvertì la necessità di un congruo periodo di tempo per richiamare i fedeli a una maggiore coerenza al Battesimo. L'unica settimana di digiuno era quella che precedeva la Pasqua. L'uso di iscrivere i peccatori alla penitenza pubblica quaranta giorni prima di Pasqua determinò la formazione di una "quadragesima". Poiché non si celebravano riti penitenziali di domenica, si fissò questo atto al Mercoledì precedente, giorno stazionale e di digiuno. Così nacque il Mercoledì delle Ceneri.

Il Rito del Mercoledì delle Ceneri

Il tempo di Quaresima decorre dal Mercoledì delle Ceneri fino alla Messa della Cena del Signore, nel Giovedì Santo, esclusa. Il rito dell'imposizione delle ceneri, molto suggestivo, richiama sentimenti di penitenza, umiliazione, conversione e la consapevolezza della propria fragilità e peccaminosità.

La teologia biblica rivela un duplice significato delle ceneri:

  1. Sono segno della debole e fragile condizione dell'uomo. Abramo si rivolge a Dio dicendo: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere..." (Gen 18,27).
  2. Sono anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un cammino verso il Signore. Il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive è un esempio significativo.
La liturgia attuale ha conservato entrambi questi concetti biblici attraverso due formule: «Ricordati che sei polvere...» e «Convertitevi e credete al Vangelo».

Nel rito ambrosiano, la Quaresima inizia la domenica e le ceneri vengono imposte durante le Messe festive. Una particolarità di questo rito sono i venerdì "aliturgici", senza liturgia eucaristica, dove sull'altare maggiore si trova una grande croce di legno con un sudario bianco, simbolo del Calvario e segno di abbandono.

La Spiritualità Quaresimale e l'Incontro con Cristo

La spiritualità della Quaresima è essenzialmente cristocentrica, pasquale e battesimale. È il “tempo favorevole” per la riscoperta e l'approfondimento dell'autentico discepolato di Cristo. La conversione cristiana, la "metànoia" evangelica, non è semplicemente una conversione morale, ma è conversione a Dio come si rivela nelle scelte messianiche di Cristo. Vivere la fede significa vivere il cammino dietro al Signore Gesù Cristo. La Quaresima è una specifica e grande pedagogia affinché accada qualcosa di nuovo, qualcosa che è già accaduto, ma che deve sempre di nuovo accadere: l'incontro con Cristo. Questo evento straordinario della fede cattolica è che Dio viene incontro all’uomo, entrando nello spazio della vita di un uomo e aprendo a questa vita lo spazio della sua vita.

Mani che pregano con il rosario, simbolo di preghiera e fede

In questo incontro, la nostra vita viene avviata verso un processo di novità. Siamo chiamati sempre di nuovo a dire il nostro sì o il nostro no a Cristo, assumendoci tutta la responsabilità. Il nostro sì prelude a una vita vera, a una vita che fa esperienza della novità di Cristo, mentre il nostro rifiuto introduce a una vita sbagliata, negativa. La Quaresima ci invita a comprendere e a vivere sempre più l'essenziale: Cristo è presente e deve essere riconosciuto come il tutto, per permettere alla sua presenza di investire ogni dimensione della nostra esistenza.

Gruppo di persone che compiono opere di carità, simbolo di solidarietà

Digiuno, Elemosina e Preghiera: Fondamenti della Quaresima

Le pratiche del digiuno, dell'elemosina e della preghiera sono gli strumenti per il rinnovamento interiore. Il digiuno, che nasce come preparazione a disporci alle “cose di Dio”, se è fine a se stesso non produce frutti che sono, appunto, le opere materiali. I problemi sorgono laddove il digiuno viene usato solo come atteggiamento personale, ritualistico, come un “una tantum” per sentirsi in ordine con la coscienza.

Le norme sul digiuno e sull'astinenza dalle carni sono stabilite dalla Chiesa. Attualmente, i fedeli cattolici sono tenuti al digiuno ecclesiastico e all'astinenza dalla carne due volte l'anno (Mercoledì delle Ceneri e Venerdì Santo) e alla sola astinenza dalle carni in tutti i venerdì dell'anno, purché non coincidano con una solennità. L'obbligo del digiuno inizia a 21 anni compiuti e termina a 60 anni incominciati, quello dell'astinenza inizia a 14 anni compiuti. Il digiuno obbliga a fare un solo pasto durante la giornata, con una seconda refezione leggera permessa. L'astinenza dalle carni non proibisce il consumo di pesce, uova e latticini, ma di cibi e bevande particolarmente ricercati o costosi.

L'elemosina, o carità, è il tempo di più forte impegno verso i fratelli. La preghiera è tempo di più assidua e intensa preghiera, legata molto strettamente alla conversione, per lasciare sempre più spazio a Dio, sia individualmente che comunitariamente.

"Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me": Il Significato Profondo

L'espressione di San Paolo “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” significa che in forza del battesimo siamo risuscitati con Cristo a vita nuova. L’uomo vecchio, quello che si corrompe andando dietro le passioni ingannatrici, è morto. È un legame fortissimo con Cristo, un immedesimarsi affettivo ed esistenziale con lui, che supera i limiti della cronologia storica e ha un’attualità sempre presente, perché si trova nel periodo di attuazione della passione di Cristo. Questa affermazione costituisce una novità stupenda: un uomo, Cristo, che vive in un altro uomo, il credente, in modo talmente reale che la vita del credente vada attribuita a Cristo piuttosto che al credente stesso.

Icona di Cristo Risorto, simbolo della vita nuova

La Quaresima è un cammino importante per la vita della Chiesa, un cammino che consente di aiutare a vivere la fede per quello che è. La fede non è un nostro progetto su noi stessi o sulla realtà; non è l’elenco delle cose buone che uno crede di aver potuto fare nella sua vita o di fare nello svolgimento della vita quotidiana. La fede è la sequela del Signore, un cammino dietro al Signore, per immedesimarsi sempre più profondamente con la sua Presenza. Non sono cose che si fanno per Dio, ma il tentativo di ridurre i nostri limiti avviene solo come conseguenza della sequela.

Gesù e la Risurrezione di Lazzaro: La Gloria di Dio nella Sofferenza

La risurrezione di Lazzaro, il settimo dei segni di Gesù raccontati da Giovanni, è la rivelazione ultima della potenza del Figlio di Dio, che ci introduce nel mistero della sua morte e risurrezione. Gesù stesso fornisce la prospettiva in cui vedere il miracolo: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato” (Gv 11,4). La malattia e la morte di Lazzaro non sono un ostacolo, ma un mezzo attraverso cui la gloria di Dio si manifesterà, e questo miracolo darà il via all'”ora” della passione di Gesù.

Gesù amava Marta, Maria e Lazzaro. Quando seppe della malattia, rimase due giorni nel luogo dove si trovava, per poi recarsi in Giudea. La sua intenzione era di risvegliare Lazzaro dal “sonno” della morte. Arrivato a Betania, trovò Lazzaro già da quattro giorni nel sepolcro. Alla sua domanda, Marta affermò: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». E quando Marta rispose di sapere che sarebbe risorto nell'ultimo giorno, Gesù replicò: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

Di fronte al dolore di Maria e dei Giudei, Gesù si commosse profondamente e pianse. Giunto al sepolcro, una grotta con una pietra, ordinò: «Togliete la pietra!». Nonostante l'obiezione di Marta, Gesù disse: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero la pietra. Gesù, alzando gli occhi al cielo, ringraziò il Padre per averlo ascoltato, sapendo di essere sempre ascoltato, ma lo disse “per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù concluse: «Liberatelo e lasciatelo andare».

L'episodio della risurrezione di Lazzaro si chiude con il comando: “Liberatelo e lasciatelo andare”. Questo corrisponde all’invito di Gesù, dopo i miracoli di guarigione: ‘Va’, la tua fede ti ha salvato’. Venire a Gesù (questo potrebbe anche voler significare il grido di Gesù: Lazzaro, vieni fuori!) comporta vivere della sua vita, della vita che lui può dare, e lo spazio di espressione di questa vita è ormai dato dalla fraternità che si vive nel mondo.

Dal punto di vista di Gesù, prevale il rendimento di grazie: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto…”. Gesù è venuto per fare la volontà di Colui che l’ha inviato. La sua volontà è vivere in modo tale che l’amore del Padre per gli uomini possa risplendere in tutta la sua gloria. E questo si realizza con la sua passione e morte in croce, tanto che quella volontà di carità, non solo non ne resta mortificata, ma diventa per tutti noi che crediamo in lui fonte di vita non più soggetta alla morte. Ciò che Gesù ci ottiene non è la vita dopo la morte, ma la vita nella morte.

La Quaresima come "Sacramento"

I testi degli antichi sacramentari parlano della Quaresima come di un “sacramento”. Il Messale italiano traduce “segno sacramentale della nostra conversione”. La Quaresima, nel suo insieme di parola che annuncia gli eventi di salvezza, riti e pratiche ascetiche, è un grande segno sacramentale, mediante il quale la Chiesa partecipa nella fede-conversione al mistero di Cristo che per noi fa l’esperienza del deserto, digiuna, è vittorioso della tentazione, scegliendo la via del messianismo umile e sofferente fino alla croce. La Quaresima ha un carattere cristico-sacramentale-ecclesiale perché è celebrazione liturgica e, come tale, è azione di Cristo e della Chiesa sua sposa.

L’impegno ascetico quaresimale non è uno sforzo volontaristico per conquistare la santità, ma una risposta con la quale il cristiano, sorretto dall'aiuto di Dio, mantiene e perfeziona con la vita la santità ricevuta nel Battesimo della fede (LG 40). Questa visione teologica giustifica il senso con cui la Quaresima e il digiuno sono chiamati “sacramenti”. Essi sono segni di grazia, la cui efficacia deriva dal fatto di rendere presente il valore salvifico dei quaranta giorni di digiuno passati da Cristo nel deserto.

La penitenza, in senso cristiano, è fondata sulla stessa realtà battesimale ed è poi ripresa e sacramentalizzata da quanti ricadono nel peccato dopo il battesimo. Battesimo e Penitenza sono così i “misteri” propri della Quaresima. Questo tempo liturgico non solo prepara i catecumeni al battesimo e i fedeli a rinnovare le promesse nella notte pasquale, ma è il tempo nel quale la Chiesa e i singoli suoi membri sono chiamati a vivere le esigenze intrinseche di questo sacramento mediante una più profonda e progressiva conversione. La Quaresima è il tempo della grande convocazione di tutta la Chiesa perché si lasci purificare da Cristo suo sposo.

La penitenza ha sempre come effetto la riconciliazione non solo con Dio, ma anche con i fratelli, che a causa del peccato sempre hanno subito un danno. La penitenza quaresimale non deve essere solo interna e individuale, ma anche esterna e sociale (SC 110). Durante la Quaresima tutta la Chiesa è anche chiamata, in quanto popolo sacerdotale e sacramento di salvezza, ad impegnarsi, sia pure in modo diverso, nell'opera di riconciliazione, che dal Signore le è stata affidata.

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