La Volta degli Evangelisti di Cimabue: Un Affresco di Significato Storico e Politico

La Volta degli Evangelisti è un ciclo di affreschi autografi di Cimabue, realizzato tra il 1280 e il 1283, situato nella Basilica Superiore di San Francesco d'Assisi. L'opera, che misura circa 450 x 900 cm, è considerata un punto di svolta nella pittura italiana, anticipando le innovazioni che saranno poi sviluppate da Giotto.

Il lavoro affidato a Cimabue in questa sezione della Basilica Superiore generò un caso di notevole risonanza, soprattutto in un periodo politicamente critico, segnato da un fragile rapporto tra Assisi e Roma. Le gerarchie committenti, tuttavia, erano pienamente consapevoli del calibro e del genio di Cimabue, affidandogli un compito di altissimo valore.

Il ciclo è composto da quattro vele, ciascuna delle quali raffigura un Evangelista intento a scrivere il proprio Vangelo, ispirato da un angelo posto in alto. Ogni Evangelista è accompagnato da un'iscrizione che identifica il luogo tradizionale della sua predicazione: a San Matteo è associata la Giudea (Iudea), a San Giovanni l'Asia, a San Luca l'Acaia (Ipnacchaia), e a San Marco l'Italia (Ytalia).

Dettaglio di uno degli Evangelisti dalla Volta degli Evangelisti di Cimabue

Il Contesto Politico e Religioso

Dal punto di vista politico-contingente, Cimabue espresse nelle sue opere idee ben chiare, generando forti polemiche. Nelle vele, in particolare, l'artista lanciò una critica nei confronti della corte romana di Papa Niccolò III Orsini. Secondo Coletti, le quattro vele segnarono uno "scoppio del fatto nuovo che determina il mutamento d'indirizzo" nella pittura.

L'identificazione degli stemmi della famiglia Orsini sul Palazzo Senatorio, ad esempio, contribuisce all'attribuzione cronologica degli affreschi al pontificato di Niccolò III (1277-1280). La rappresentazione di Roma, con monumenti come il Palazzo Senatorio, la Basilica di San Pietro, Castel Sant'Angelo (Mole Adriana), il Pantheon e la Torre delle Milizie, sottolinea il ruolo della città come centro della Fede e sede del potere papale.

Cimabue, affiancando il Palazzo Senatorio alla Basilica di San Pietro, eleggeva Niccolò III a signore supremo della città, unendo le cariche di senatore e pontefice. La rappresentazione di Roma, con la sua porta aperta, simboleggiava l'Italia come una città accogliente e un centro della fede universale.

Interpretazioni e Significati

Le interpretazioni sulla presenza dei luoghi rappresentati variano. Alcuni studiosi ritengono che simboleggino i luoghi raggiunti dalla predicazione francescana, o il desiderio del pontificato di promuovere l'evangelizzazione verso Oriente per auspicare la riunione delle chiese d'Oriente e d'Occidente. Altri, invece, sostengono che i luoghi rappresentati corrispondano a quelli dove, secondo la tradizione, gli Evangelisti avrebbero composto i rispettivi Vangeli.

La scritta "Ytalia" nella vela di San Marco acquista un significato particolare. Roma, raffigurata con estrema precisione da Cimabue, veniva identificata come la città che rappresentava l'intera "Ytalia". Questa identificazione non è solo geografica, ma affonda le radici nella concezione augustea della "Tota Italia", un momento di unificazione romana che comprendeva confini naturali, giuridici e spirituali con l'Urbe.

La "ipsilon" iniziale della scritta "Ytalia" richiama anche l'antico simbolo pitagorico della "teoria degli opposti", rappresentante il bivio ideale tra bene e male. Questo simbolo si ritrova anche nell'Eneide di Virgilio.

Vista d'insieme della Volta degli Evangelisti nella Basilica di San Francesco d'Assisi

Stile e Innovazione

L'affresco, così come l'intero ciclo, presenta quelle caratteristiche di novità della pittura rinascimentale che Giotto avrebbe poi sviluppato ulteriormente. Cimabue, infatti, è menzionato da Dante nel Purgatorio come il maggiore della generazione antecedente a quella di Giotto.

La rappresentazione degli Evangelisti è caratterizzata da un'audace prospettiva, con gli scranni inclinati verso gli scrittoi. Particolare cura è dedicata alla resa degli strumenti del mestiere e dei libri. La rappresentazione delle città, come Roma, Gerusalemme, Efeso e Corinto, è sintetica ma ricca di dettagli architettonici riconoscibili.

Cimabue seppe integrare elementi della tradizione bizantina con innovazioni proprie, introducendo un nuovo senso dello spazio e della plasticità. Le sue opere, come la "Madonna del Louvre" e la "Crocifissione" nel transetto sinistro, mostrano una progressiva evoluzione verso un maggiore naturalismo.

La Volta degli Evangelisti e l'Italia

La vela con San Marco, che raffigura l'Italia come Roma, assume un significato di particolare attualità. L'Italia, come sottolineato dal testo, è vista non solo come un luogo fisico, ma anche come una comunità, una nazione fondata sulla cultura e sulla bellezza. L'articolo 9 della Costituzione Italiana, che tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico, riecheggia questa visione.

Cimabue, dipingendo Roma come capitale naturale d'Italia e con la sua porta aperta, celebrava l'idea di un'Italia accogliente e unita. La sua visione, espressa secoli fa, si riflette nel progetto della Costituzione, che considera l'Italia come la sua storia, la sua natura e la sua arte, piuttosto che basata su sangue, stirpe, lingua o religione.

Nonostante il sisma del 1997 abbia danneggiato alcune parti della volta, la visione di Cimabue continua a ispirare e a ricordarci il valore della cultura e della bellezza come fondamenti dell'identità italiana.

CIMABUE, il pittore che aprì la strada al Rinascimento

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