La sesta Domenica di Pasqua ci invita a rallegrarci per il dono della pace, in attesa dello Spirito Santo.
Lo Spirito Santo: Nostro Aiuto e Consolatore
Lo Spirito di Dio è il vero protagonista delle realtà pasquali. Egli ha trasformato uomini deboli in annunciatori del Vangelo e in testimoni coraggiosi del Signore. Lo Spirito viene comunicato dal Padre ai credenti, guida la Chiesa e sorregge la sua memoria, le dona la forza perché cammini nella carità.
Così si è sviluppata e continua a svilupparsi la tradizione della fede in Gesù, il Risorto. Attraverso lo Spirito Dio continua a dimorare in mezzo a noi. Lo Spirito è l’unica "cosa" da chiedere per testimoniare nel mondo la novità della risurrezione e per edificare nel tempo la Chiesa autentica.
È lui il nostro "avvocato", il "consolatore", colui che ci fa ricordare la parola di Gesù e ci insegna a leggerla e a metterla in pratica. Non c’è angolo della terra in cui non si possa essere raggiunti dal suo soffio di vita. Egli:
- ci ammaestra nel segreto del cuore;
- ci suggerisce scelte coraggiose, ispirate all’esempio di Gesù;
- ci sottrae alle seduzioni collettive, agli idoli accattivanti di ogni tempo, salvaguardando la nostra libertà.
Per tutte queste ragioni non c’è alcun motivo di turbamento, di paura, di scoraggiamento.

Ricordare le Parole di Gesù
Avviandoci verso la solennità dell’Ascensione, la Liturgia richiama un atteggiamento indispensabile da assumere e il frutto conseguente da assaporare: bisogna anzitutto fare memoria dell’evento della salvezza.
Amare e Osservare la Parola
Lungo tutto il Vangelo di Giovanni, alcune parole vengono ripetute con insistenza. Questa Pasqua dei discorsi di congedo presenta diversi di questi termini: amare, osservare, Parola, Spirito. In questo brano appare anche un verbo che l’evangelista usa soltato questa volta: ricordare: «Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che Io vi ho detto». Lo Spirito porta alla memoria la parola di Gesù.
Il Vangelo di Giovanni approfitta degli ultimi momenti di Gesù per esortare alla memoria, non come rituale da ripetere, ma come risonanza di tutto quello che si è ascoltato; non come iniziativa dei discepoli, ma dello Spirito. Osservare e fare memoria sono termini che rimandano all’atteggiamento di vigilare affinché qualcosa non si perda. Gesù dice: «Se uno mi ama, osserverà la mia Parola» e «Se uno osserva la mia Parola, non vedrà mai la morte».
La Memoria Che Dona Vita
Chi fa memoria, non vedrà mai la morte. Curiosa funzione della memoria! Di solito, quando qualcuno muore, diciamo che continua a vivere nella memoria dei suoi. Gesù amplia la funzione della memoria: «Se uno osserva la mia Parola, non vedrà mai la morte». Colui che ricorda la Parola vive nell’oggi, non nel passato. La memoria è esaltazione della vita nel presente.
Di fronte all’esortazione di Gesù a far memoria, mosso dallo Spirito, non possiamo non leggere il testo a partire dalla realtà "personale" di ognuno di noi. Ci giunge in modo particolare questo mandato del Maestro, di far sì che la sua Parola non si perda.
La Vera Pace di Gesù
Il frutto pasquale è la pace. Dono del Risorto agli apostoli, alla Chiesa e al mondo intero: questa è la pace! Un fatto nuovo che attribuisce allo shalom una dignità insospettabile.
Una Pace "D.O.C."
Come diceva il venerabile Servo di Dio don Tonino Bello, la pace che ciascuno di noi è chiamato a costruire per vocazione, è una pace D.O.C., a denominazione di origine controllata. È profumata di risurrezione, porta impresse le stimmate della croce, chiede sempre un tributo di sofferenza e di fatica con tutto il sovraccarico d’incomprensioni, derisioni, scetticismi.
Su un valore come quello della pace non si possono immaginare concessionarie esclusive. La pace ha valore di virtù teologale e va impetrata come dono, non come frutto di accordo tra persone o potenze mondiali! Il cammino da compiere, come comunità cristiane, è ancora lungo.
La Pace del Mondo vs. La Pace di Cristo
Eppure Cristo non poteva essere più chiaro al riguardo: «Non come ve la dà il mondo…»; non con gli equilibri prudenti delle cancellerie diplomatiche, non generata come concessione benevola dell’ultimo feudatario del mondo globalizzato.
La pace di Gesù non è semplice assenza di problemi, né un’emozione passeggera. È una presenza interiore che sostiene, una certezza che non vacilla, una fiducia che vince la paura. Questa pace pasquale nasce dal sapere che non siamo lasciati soli, che lo Spirito ci guida, e che il Signore ha vinto la morte. È una pace che ci abita nel profondo e ci rende capaci di attraversare le tempeste senza soccombere.

Il Vangelo della Domenica: Gesù Promette il Consolatore (Giovanni 14,23-29)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me.»
Gesù Vuole Abitare in Noi
Il Vangelo di oggi è una dichiarazione d’amore. Gesù ci dice con dolcezza e fermezza: "Voglio abitare in te. Voglio prendere casa nel tuo cuore." Ed è un’immagine che può davvero commuoverci. Ognuno di noi, dentro di sé, sa che non è perfetto: forse ci sentiamo una grande villa, forse solo una piccola casa trascurata… ma a Dio non importa. Anche questo, Gesù lo sa.
In un momento che parla di distacco, Gesù parla di dimora: il suo non è solo un "passaggio", ma un "abitare". Dio non viene per una visita occasionale, ma per stare. Amare davvero Gesù significa custodire la sua parola come orientamento di vita. Non un’adesione formale, ma un ascolto che trasforma. In un tempo segnato da instabilità e solitudine, questa promessa diventa per noi un fondamento: non siamo mai soli.
Il Paràclito ci Insegna e Ricorda
Ed è lì che Gesù ci promette un dono: il Paràclito, lo Spirito Santo. Gesù sa che i suoi discepoli, dopo la sua partenza, avranno bisogno di luce per capire, forza per ricordare, intelligenza per discernere. Ed è la stessa esigenza che abita anche noi. Lo Spirito non è un maestro "sostitutivo", ma il custode della memoria viva del Vangelo. Insegna, ma non inventa. Ricorda, ma non ripete.
Lo Spirito ci aiuta a leggere la nostra vita alla luce del Vangelo, a riconoscere i segni della presenza del Risorto anche dentro la fatica. ‘Ri-cordare’, etimologicamente vuol dire ricondurre nel cuore. Chi è in Dio, chi è stretto in questa unione, può dimorare finalmente in se stesso, all’interno di sé, non è più costretto a perdersi, non è più frantumato in mille pensieri e azioni che non gli appartengono.
La Chiesa Guidata dallo Spirito
Il dono dello Spirito Santo, promesso dal Risorto, realizza la relazione al mistero della comunione trinitaria di cui la Chiesa è chiamata ad essere trasparenza nella storia.
L'Esempio degli Apostoli ad Antiochia
Un esempio concreto di come la Chiesa può e deve lasciarsi guidare dallo Spirito è offerto da una situazione vissuta dalla Comunità apostolica. Un aspro dibattito era sorto a proposito delle osservanze giudaiche: queste si dovevano imporre ai convertiti dal paganesimo o no?
Paolo e Barnaba si fanno difensori della libertà cristiana, la libertà dello Spirito, e ricevono l’approvazione del Concilio di Gerusalemme. L’episodio può considerarsi paradigmatico riguardo alla edificazione e allo sviluppo della Chiesa, che non può essere ostacolata da difficoltà e contrasti sempre in essa risorgenti.

Come la Chiesa Risolve le Sfide
In ogni tempo, a qualsiasi livello, le tensioni si compongono secondo la linea seguita dalla Comunità apostolica: rivolgersi ai responsabili investiti di un mandato, invocare lo Spirito, leggere e comprendere le singole situazioni, trattare le questioni alla luce della fede e della Parola del Signore, ispirarsi ai principi della vera libertà nella missione verso gli altri.
Lo Spirito che insegna ogni cosa darà la chiarezza di visione e di pensiero necessarie a coloro che hanno il mandato di "reggere" la Chiesa di Dio, perché cammini e cresca nella carità.
Un Messaggio Speciale per Genitori e Bambini
Il progressivo cammino pasquale ci presenta oggi le caratteristiche della Comunità cristiana che cammina nel tempo sostenuta dallo Spirito e aperta al compimento del cammino della fede nella visione eterna della pienezza dell’amore. Il tempo della Chiesa è il tempo della promessa, che è certezza della vita eterna.
Cari Genitori: L'Educazione alla Fede
Questo brano del Vangelo ci porta ancora una volta nel cenacolo, dentro il discorso di addio che Gesù rivolge ai suoi discepoli. È un discorso segnato dalla consapevolezza di una separazione imminente, ma non annuncia un’assenza: annuncia una presenza nuova, profonda, duratura.
Il vostro dovere, genitori, non si ferma con la Prima Comunione dei vostri figli, ma comincia proprio qui. Siete responsabili che i vostri figli crescano bene nella fede. Perciò ricordate:
- Educateli alla Messa di ogni domenica: la Messa è l’unione con Cristo, è l’unione con i fratelli; ci rende disponibili a Dio e agli altri. È l’Eucaristia che ci costruisce nella carità, nella bontà, nella concordia, nella pace. È dall’Eucaristia dove viene ogni bene.
- Educateli alla comprensione della Chiesa: fate che amino la parrocchia, perché la parrocchia è il luogo, la comunità, dove i bambini possono essere spronati, edificati e dove trovano veramente l’insegnamento della vita.
- Educateli ad essere generosi con gli altri: sapendo che una società migliore viene proprio così, nel non fermarci in noi stessi, ma nell’aprirci agli altri.
- Educateli ad essere responsabili del loro dovere: perché ogni giorno apprendano che è gioia fare il bene, che è tristezza fare il male.
Cari Bambini: Amare Gesù con il Cuore
Abbiamo letto adesso che Gesù ci invita a restare nel suo amore. Mai, come in questo momento, queste parole sono per voi. Gesù viene a voi per amore, portandovi la ricchezza della sua vita divina. Aprite la vostra anima a capire proprio dalla vostra Prima Comunione come Dio vi ama, come Gesù ha fatto tutto per voi e vi dona anche il suo corpo.
Ricordate: i comandamenti di Dio non sono un’imposizione, sono una scelta di amore. Noi osserviamo i comandamenti di Dio perché lo amiamo, perché Dio li ha dati per la nostra gioia, perché Dio ha voluto che ognuno di noi fosse contento nella vita presente e nella vita eterna, perché ha voluto che ognuno di noi si impegnasse sempre di più per il bene proprio e per il bene degli altri.
Amate dunque il Signore, amatelo con tutta la vostra anima. Scegliete lui sempre, scegliete sempre quello che vi dice lui. Siete sicuri di lui, lui è il nostro pastore, ci prende ad uno per uno e ci prende anche quando siamo cattivi e ci comprende anche quando, in certi momenti, ci allontaniamo da lui. Amate Gesù con tutte le vostre forze!
Oggi la prima parola che gli dite, tenendolo nel cuore, sia proprio questa: "Signore, io ti amo". E la seconda sia questa: "Signore, ti amerò sempre". E poi chiedete le grazie a Gesù e chiedetele con piena confidenza. Chiedete le grazie a Gesù per le vostre famiglie, per la vostra parrocchia, per tutta la Chiesa, per la pace di tutto il mondo. Chiedete molto, perché, come ha detto il Signore: "Chi molto chiede, molto avrà".
La Prima Comunione spiegata ✨
Vivere la Gioia della Risurrezione
«Non sia turbato il vostro cuore». I cristiani devono sentirsi abitati dalla gioia per essere messaggeri credibili della gioia. La Pasqua è il tempo privilegiato nel quale vivere la missione che ci è stata consegnata.
Se è vero che il mondo d’oggi, fagocitato da tanta violenza, sente il bisogno profondo della pace, ciascun credente deve convincersi che questa è il dono migliore da consegnare al mondo perché è il bene sommo che viene offerto dal Risorto. Da Cristo la pace proviene come dono certo che diventa sorgente di gioia. Una gioia che non è illusione o sorda di fronte alle miserie di tanti poveri. Al contrario, è frutto dell’autentico messaggio del Cristo risorto e sostegno per tutti coloro che, grazie allo Spirito, amano diffonderla e testimoniarla oggi.
La Luce della Fede nel Mondo di Oggi
Viviamo in un tempo in cui il furore del terrorismo, la devastazione dell’integralismo, la cultura della violenza e la ferocia della guerra sembrano conoscere solo rigurgiti di morte. Sono necessari, da parte nostra, il recupero del valore della donazione e l’impegno al servizio.
Nelle tenebre del momento d’oggi la nostra fede gioiosa fa sì che il mondo «non ha bisogno della luce del sole perché la gloria di Dio lo illumina e la sua lampada è l’Agnello» (Seconda Lettura).
Il Rito della Pace nella Messa
Il celebrante nella preghiera al rito della pace ripropone le parole del Vangelo di questa Domenica: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace». Si invita l’assemblea a vivere con intensità di partecipazione questo gesto che non deve ridursi ad un convenevole più o meno sentito, ma deve esprimere profondamente il bisogno della reciproca fraternità. La pace richiama la necessità di fare comunione tra i partecipanti all’assemblea liturgica prima di accogliere il Signore.
La Liturgia permette di perseverare nella memoria della risurrezione e di far sì che sia principio permanente del discernimento e dell’agire della Chiesa.