Omelia su Luca 21,5-19: La Fine e il Fine, Perseveranza e Speranza Cristiana

La parola di Dio, soprattutto verso la fine dell'anno liturgico, ci invita a riflettere sulle “realtà ultime” (éschata in greco). Questo momento di riflessione ci porta a considerare la fine del tempo, la fine di questo mondo, la fine delle cose e, in ultima analisi, la fine della nostra vita. Il Vangelo di oggi, tratto da Luca 21,5-19, ha lo scopo di evangelizzare le nostre paure, liberandoci sia dall'angoscia sia da una stolta spensieratezza, collegando il pensiero della fine al senso profondo della vita.

La Profezia di Gesù sulla Distruzione del Tempio di Gerusalemme

Il Vangelo odierno si apre nel contesto del Tempio di Gerusalemme, ammirato dalla gente per la sua imponenza e il suo splendore. Era una delle sette meraviglie del mondo, una magnifica costruzione ricostruita da Erode il Grande, orgoglio d'Israele. La spianata, lunga circa 500 metri e larga 300, aveva una superficie equivalente a 22 campi da calcio. I lavori, iniziati verso il 19/20 a.C., furono conclusi solo verso il 63/64 d.C., pochi anni prima della sua distruzione romana nell'anno 70. Lo storico giudeo-romano Giuseppe Flavio racconta che vi lavorarono 10.000 operai e 1.000 sacerdoti furono appositamente formati come scalpellini e carpentieri per le parti sacre accessibili solo a loro. Era considerato l'ottava meraviglia del mondo.

Gesù, tuttavia, predice la sua distruzione con parole agghiaccianti: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta» (Lc 21,6). Questa profezia, compiutasi circa quarant'anni dopo ad opera dell'esercito romano guidato da Tito, il figlio dell'imperatore Vespasiano, colpì duramente la sicurezza dei Giudei, basata sulla solidità di questo edificio e sulla continuità del culto, garanzie incrollabili della sopravvivenza del popolo ebraico.

Più che lo splendore dei marmi, Dio vuole lo splendore della vita di un popolo. Più che in un luogo, Dio abita in mezzo a una comunità. La distruzione del tempio ci fa riflettere: è un simbolo anche delle nostre imprese umane. Tanti anni di sogni e progetti, di lavoro e investimenti, di impegno e sacrifici, possono essere di colpo distrutti irreparabilmente. Il profeta Geremia aveva già avvertito secoli prima: «Non confidate in parole menzognere ripetendo: “Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore!”» se non si pratica la giustizia. Anche la Chiesa, spesso, ha riposto la sua sicurezza nei suoi "templi" - le sue istituzioni, il potere e l'influsso sociale, le tradizioni e i dogmi - piuttosto che nella fede in Gesù Cristo. Il Signore ci dice che non dobbiamo mai fondare la nostra sicurezza e la nostra fiducia su quanto di esteriore e di strutturale c'è nella Chiesa: non sul numero e sullo splendore degli edifici di culto, non sulla potenza delle opere cattoliche, non sull'efficienza della nostra organizzazione. La nostra speranza è sorretta soltanto dall'energia dello Spirito Santo.

Ricostruzione schematica del Secondo Tempio di Gerusalemme

Segni dei Tempi e Avvertimenti di Gesù

Di fronte alla profezia, gli apostoli chiedono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?» Il futuro sconosciuto genera paure e domande alla ricerca di risposte e di tranquillità. Gesù, tuttavia, non risponde direttamente alla curiosità sul "quando", ma esorta: «Badate di non lasciarvi ingannare! Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro!» Papa Francesco ricorda che anche oggi ci sono falsi “salvatori” - leader, santoni, stregoni - che tentano di sostituirsi a Gesù, ma Egli ci mette in guardia: Non andate dietro a loro!

Gesù prosegue dicendo: «Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Egli parla di nazione contro nazione, regno contro regno, e di terremoti, carestie, pestilenze, fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Questi eventi, che contrassegnano normalmente la storia umana, non devono essere considerati come i prodromi del tempo della fine, né devono consentire di fissare il calendario dell'intervento finale di Dio. Il linguaggio apocalittico, proprio di queste letture, più che incutere terrore, è portatore di una rivelazione, di un messaggio di salvezza. Infatti, "Apocalisse" significa "rivelazione - svelamento". Lo scopo è di infondere speranza ai credenti: la fine del mondo non come catastrofe ma come evento di speranza e di vita.

La Via della Testimonianza e della Persecuzione

Gesù avverte i suoi discepoli che, prima di tutti questi eventi, «metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome». Questo non è un motivo di spavento, ma un'opportunità: «Avrete allora occasione di dare testimonianza». Egli assicura: «Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere». Saranno traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e alcuni saranno uccisi. Saranno odiati da tutti a causa del nome di Gesù. Questa è una condizione per giungere alla gloria, la Chiesa è tanto più malvista, malgiudicata, colpita da accuse bugiarde, quanto più è fedele al suo Maestro e annuncia senza paure la verità. Come dice Gesù: «Un servo non è più grande del suo padrone: se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20).

Nonostante le prove, Gesù offre una promessa rassicurante: «Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto». Questo ci dice la sorprendente presenza di Dio che salverà dal disfacimento ogni singolo capello. Se Dio ha cura anche dei frammenti, dei capelli, degli uccelli del cielo e dei gigli del campo, quanto più avrà cura dei suoi figli. La storia dei martiri di ogni epoca dà prova della verità e fedeltà della parola di Gesù, Egli sostiene quanti gli rendono testimonianza.

Immagine simbolica di martiri cristiani o fedeli perseguitati

La Perseveranza come Chiave della Salvezza

La conclusione del discorso di Gesù è un invito alla speranza e all'azione: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Il cristiano è persona di speranza: continua a seminare con pazienza, sempre pronto a ricominciare. Il tempo presente è l'ora della vigilanza fiduciosa, della laboriosità piena di pazienza e della perseveranza nel bene. Ciò che conta è il presente, quel briciolo di un attimo, la chance di poter salvare l'anima, il nostro rapporto vitale con Dio. La parola "magica" che fa vincere ogni prova è la perseveranza.

L'Esempio di Francesco e il Bicchiere d'Acqua

Per spiegare il concetto di perseveranza, un parroco, Don Alessandro, raccontò una storia. Francesco, un ragazzo che seguiva il catechismo, confessò a Don Alessandro le sue difficoltà nel venire a Messa a causa delle distrazioni e delle tentazioni. Ogni domenica, si sentiva richiamato dagli amici che giocavano a pallone, dai negozi di videogiochi e dalla tentazione di dormire di più. Don Alessandro gli diede un bicchiere di cristallo pieno d'acqua fino all'orlo e gli chiese di percorrere la strada da casa alla Chiesa senza versare una goccia. Francesco, concentrato sul bicchiere, arrivò in Chiesa senza notare le distrazioni abituali. Don Alessandro gli disse: «Ecco caro Francesco, che ora puoi capire cosa significa quello che dice Gesù: con la vostra perseveranza salverete le vostre anime!» Se uno è concentrato a non perdere la grazia che riceviamo da Gesù, niente potrà portargliela via. Gesù ci fa il dono della sua amicizia e della sua grazia, il dono immenso della Comunione. Molte cose ci distraggono, ma se siamo attenti al nostro 'bicchiere', non potranno vincere.

La Testimonianza di Carlo Acutis

L'esempio di Carlo Acutis, un bambino molto allegro e simpatico, sottolinea l'importanza della perseveranza. Il giorno della Prima Comunione, sentì tanta gioia che chiese al Signore come fare per non perderla mai. Un suo amico sacerdote gli disse: «Continua ad andare a Messa sempre!» E così fece. Il piccolo cercò di andare a Messa addirittura tutti i giorni e fu sempre un ragazzo pieno di gioia.

Ritratto di Carlo Acutis

Il Messaggio di Papa Francesco: Speranza e Amore

Nell'Angelus del 12 novembre 2022, Papa Francesco ha commentato il Vangelo di Luca (21,5-19), sottolineando che il discorso di Gesù sulla fine dei tempi non è tanto figura della fine della storia, quanto del fine della storia. Di fronte agli eventi paurosi - catastrofi, guerre, carestie, sommosse e persecuzioni - Gesù offre anche un'immagine rassicurante: «Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto» (v. 18).

Il Papa invita a uno sguardo realistico sulla storia, ma a non lasciarsi abbattere dagli eventi tragici. Al contrario, essi sono «occasione di dare testimonianza». I discepoli di Cristo non possono restare schiavi di paure e angosce; sono chiamati invece ad abitare la storia, ad arginare la forza distruttrice del male, con la certezza che ad accompagnare la sua azione di bene c'è sempre la provvida e rassicurante tenerezza del Signore. Questo è il segno eloquente che il Regno di Dio viene a noi, cioè che si sta avvicinando la realizzazione del mondo come Dio lo vuole.

Gesù annuncia che «non mancheranno conflitti, carestie, sconvolgimenti nella terra e nel cielo» non per impaurire, ma per «dirci che tutto quel che vediamo, inesorabilmente, passa». Tra le tante voci che si sentono, il Signore invita a distinguere ciò che viene da Lui e ciò che viene dallo spirito falso. Tutte le ricchezze terrene svaniscono, vi sono, però, due ricchezze che sopravvivono: il Signore e il prossimo. Questi sono i beni più grandi, da amare. Papa Bergoglio ha commentato che è inaccettabile che ci si abitui a scartare la persona umana, posta da Dio al culmine del creato, anteponendole «le cose che passano».

A conclusione dell'omelia, il Pontefice ha menzionato l'esempio di San Lorenzo, che «prima di sostenere un atroce martirio per amore del Signore, distribuì i beni della comunità ai poveri, da lui qualificati come veri tesori della Chiesa». Il Signore ci chiama a collaborare alla costruzione della storia, diventando, insieme a Lui, operatori di pace e testimoni della speranza in un futuro di salvezza e di risurrezione. I martiri cristiani - anche dei nostri tempi, che sono di più di quelli degli inizi - nonostante le persecuzioni, sono uomini e donne di pace. Essi ci consegnano una eredità da custodire e imitare: il Vangelo dell’amore e della misericordia, rispondendo all’odio con l’amore, all’offesa con il perdono. Nella vita quotidiana, quando si riceve un’offesa, bisogna perdonare di cuore; quando ci si sente odiati, pregare con amore per la persona che ci odia.

Papa Francesco Educare alla Speranza

Il Senso Ultimo della Vita: Dove Riponiamo la Nostra Sicurezza?

Il pensiero degli ultimi giorni ci riporta al senso ultimo della vita: dove cerco la mia sicurezza? Nel Signore o in altre sicurezze che non piacciono a Dio? Dov'è diretta la mia vita, dove punta il mio cuore? Come invita Sant'Ignazio nella meditazione sulle "Due Bandiere", dobbiamo discernere quale 'signore' vogliamo servire: o apparteniamo alla squadra che intenta riprendere la costruzione della torre di Babele per raggiungere il "cielo", o all'altra squadra che si affanna a preparare la nuova Gerusalemme. Per ognuno di noi il mondo finisce il giorno della nostra morte, il giorno del grande viaggio. Si tratta di un travaglio fecondo di vita, o sofferenza sterile, inutile, sprecata? Tutto dipende da cosa nutriamo il grembo del nostro cuore: cioè della "parola e sapienza" che Gesù promette di darci, o invece di inutilità, di vanagloria, di vanità.

Un uomo, preoccupato del senso della vita e del Giudizio Finale, fece un sogno in cui, dopo la morte, si avvicinò alla porta della casa di Dio. Un angelo gli presentò un "conto" con una lista lunghissima di meraviglie del creato e della vita: la luce del sole, lo stormire delle fronde, i sorrisi dei bambini, l'acqua fresca, le carezze, le onde del mare. L'uomo era sempre più preoccupato di come avrebbe potuto pagare tutte quelle cose. Ma arrivò Dio, gli batté una mano sulla spalla e disse: «Ho offerto io, fino alla fine del mondo». Dio è fedele alle sue promesse di salvezza e non vuole la morte del peccatore, ma la sua conversione. La sua giustizia si manifesta nel giudizio finale, ma adesso si manifesta la sua misericordia per chi si pente.

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