Le omelie e le riflessioni di Papa Francesco, in particolare quelle pronunciate in momenti significativi come la Quaresima e la Pasqua, sottolineano costantemente l'importanza del perdono, della misericordia e della speranza cristiana. Questi temi sono centrali nel suo pontificato, caratterizzato da uno stile pastorale che privilegia la vicinanza alla gente e la tenerezza.

Il Perdono come Via Maestra verso il Paradiso
Nella sua meditazione alla Porziuncola, Papa Francesco ha richiamato le parole di San Francesco d'Assisi: “Voglio mandarvi tutti in paradiso!”. Il Santo Padre si è interrogato su cosa potesse chiedere di più bello il Poverello di Assisi, se non il dono della salvezza, della vita eterna con Dio e della gioia senza fine, che Gesù ha acquistato con la sua morte e risurrezione. Ha ricordato che il paradiso è quel mistero di amore che ci lega per sempre a Dio per contemplarlo senza fine.
La Chiesa professa da sempre questa fede quando dice di credere nella comunione dei santi. Il Papa ha assicurato che non siamo mai soli nel vivere la fede, poiché ci fanno compagnia i santi e i beati, e anche i nostri cari che hanno vissuto con semplicità e gioia la fede e l'hanno testimoniata nella loro vita. Esiste un legame invisibile, ma non per questo meno reale, che ci rende un solo corpo, in forza dell'unico Battesimo ricevuto, animati da un solo Spirito.
Il Papa ha spiegato che "quella del perdono è certamente la strada maestra da seguire per raggiungere quel posto in Paradiso". Ha sottolineato quanto sia difficile perdonare quando costa perdonare gli altri, definendolo un grande regalo che il Signore ci ha fatto insegnandoci a perdonare, o almeno a desiderare di perdonare. La parabola di Gesù (Mt 18,21-35) insegna che dovremmo perdonare una persona che ci ha fatto del male perché noi per primi siamo stati perdonati, e infinitamente di più. Come Dio perdona noi, così anche noi dobbiamo perdonare chi ci fa del male. Questo concetto è presente nella preghiera del Padre Nostro: "Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori". I debiti sono i nostri peccati davanti a Dio, e i nostri debitori sono coloro a cui anche noi dobbiamo perdonare.
Papa Francesco ha invitato a pensare in silenzio alle cose brutte che abbiamo fatto e che il Signore ci ha perdonato, definendola "la carezza del perdono", molto lontana dal gesto di vendetta. Il perdono è un'altra cosa.
La Compunzione e le Lacrime del Pentimento
Un aspetto essenziale, sebbene a volte trascurato dai sacerdoti, è la compunzione. Non è un senso di colpa paralizzante, ma "una puntura benefica che brucia dentro e guarisce", poiché il cuore, quando riconosce il proprio male e si ammette peccatore, si apre all'azione dello Spirito Santo. Questo permette alle lacrime della vergogna e del pentimento di scorrere, come accaduto a Pietro dopo aver rinnegato Gesù. Queste lacrime, sgorgate da un cuore ferito, lo liberarono da convinzioni e giustificazioni fasulle, cambiandogli la vita. Una guarigione simile avviene quando, feriti e pentiti, ci si lascia perdonare da Gesù.
Papa Francesco nell'omelia: la misericordia al centro delle azioni di Gesù
Il Messaggio Pasquale di Speranza e Misericordia
Nel suo Messaggio Urbi et Orbi del 31 marzo, in occasione della Pasqua, Papa Francesco ha annunciato con gioia: "Cristo è risorto!". Questo annuncio, desidera il Pontefice, deve giungere in ogni casa, in ogni famiglia, specialmente dove c'è più sofferenza, negli ospedali e nelle carceri. Soprattutto, deve giungere a tutti i cuori, perché lì Dio vuole seminare questa Buona Notizia: Gesù è risorto, c'è speranza, non si è più sotto il dominio del peccato e del male, ha vinto l'amore e la misericordia di Dio.
Come le donne discepole che andarono al sepolcro e lo trovarono vuoto, possiamo chiederci il senso di questo avvenimento. La resurrezione di Gesù significa che l'amore di Dio è più forte del male e della morte stessa; significa che l'amore di Dio può trasformare la nostra vita, facendo fiorire anche le zone di deserto nel nostro cuore. Questo amore misericordioso ha inondato di luce il corpo morto di Gesù, lo ha trasfigurato, facendolo passare nella vita eterna. Gesù non è tornato alla vita di prima, ma è entrato nella vita gloriosa di Dio, aprendoci a un futuro di speranza.
La Pasqua è l'esodo, il passaggio dell'uomo dalla schiavitù del peccato alla libertà dell'amore e del bene. La forza della Risurrezione deve attuarsi in ogni tempo, negli spazi concreti della nostra esistenza quotidiana. I deserti che l'essere umano deve attraversare sono molti, soprattutto quelli interiori, quando manca l'amore di Dio e del prossimo. Ma la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida.
Accogliere la Grazia della Risurrezione
Il Papa ha rivolto a tutti l'invito ad accogliere la grazia della Risurrezione di Cristo, a lasciarsi rinnovare dalla misericordia di Dio, a lasciarsi amare da Gesù e a permettere che la potenza del suo amore trasformi la nostra vita. Dobbiamo diventare strumenti di questa misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire il creato e far fiorire la giustizia e la pace.
Chiediamo a Gesù risorto di mutare l'odio in amore, la vendetta in perdono, la guerra in pace. Cristo è la nostra pace e, attraverso Lui, imploriamo pace per il mondo intero, in particolare per il Medio Oriente, l'Iraq, la Siria, l'Africa (Mali, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centroafricana) e l'Asia (Penisola Coreana). La pace è necessaria in un mondo ancora diviso dall'avidità, dall'egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia, dalla tratta di persone (la schiavitù più estesa del ventunesimo secolo), dalla violenza legata al narcotraffico e dallo sfruttamento iniquo delle risorse naturali. Gesù risorto porti conforto a chi è vittima delle calamità naturali e ci renda custodi responsabili del creato.
La Parola della Croce: Amore, Misericordia, Perdono
Durante la Via Crucis al Colosseo, il 29 marzo, Papa Francesco ha sottolineato che la Croce di Gesù è la Parola con cui Dio ha risposto al male del mondo. Spesso ci sembra che Dio non risponda al male, che rimanga in silenzio, ma in realtà ha parlato e la sua risposta è la Croce di Cristo: una Parola che è amore, misericordia, perdono. È anche giudizio: Dio ci giudica amandoci. Se accogliamo il suo amore siamo salvati, se lo rifiutiamo siamo condannati, non da Lui, ma da noi stessi, perché Dio non condanna, Lui solo ama e salva.
La parola della Croce è anche la risposta dei cristiani al male che continua ad agire in noi e intorno a noi. I cristiani devono rispondere al male con il bene, prendendo su di sé la Croce, come Gesù. Questo è stato testimoniato dai fratelli del Libano, che hanno composto le meditazioni e le preghiere della Via Crucis, dimostrando la bellezza e la forza della comunione dei cristiani di quella Terra.
La Dottrina della Misericordia nel Pontificato
Il messaggio di Papa Francesco sul perdono e la misericordia è un filo conduttore costante nel suo pontificato. Nel suo primo Angelus, richiamando un pensiero del Cardinale Kasper, affermava che "sentire misericordia… cambia tutto. È il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza … Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono".
Il Papa ha spesso ripetuto che "la misericordia non è un’idea astratta, ma una realtà concreta" e ha esortato: "Non stancatevi di essere compassionevoli". In ogni visita pastorale ha tradotto la tenerezza del Padre in gesti semplici ma potenti, intrisi di spiritualità: ha asciugato lacrime, benedetto feriti, stretto mani insanguinate dalla disperazione. Tutta la sua vita è stata una scuola di misericordia vivente.
La Gioia del Perdono
Nella Santa Messa della Domenica della Divina Misericordia, Papa Francesco ha riflettuto sull'apparizione di Gesù risorto ai discepoli. Il suo saluto "Pace a voi!" (Gv 20, 19.21.26) si ripete tre volte nel Vangelo, rivelando tre azioni della divina misericordia in noi: essa dà gioia, suscita il perdono e consola nella fatica.
1. La Misericordia dà Gioia
La misericordia di Dio dà una gioia speciale, quella di sentirsi perdonati gratuitamente. I discepoli, chiusi in casa per paura e abbattuti dal senso di fallimento, avrebbero dovuto provare vergogna. Invece, gioiscono perché il volto e le parole di Gesù spostano la loro attenzione da sé stessi a Lui. Cristo non recrimina sul passato, ma dona la sua benevolenza, rianimando i loro cuori e infondendo la pace perduta. Questo perdono, donato senza calcoli o meriti, li rende uomini nuovi. È la stessa gioia che proviamo noi quando sperimentiamo il suo perdono dopo una caduta o un peccato. In questi momenti, Dio si premura di farci sentire l'abbraccio della sua misericordia attraverso la Confessione, le parole di una persona vicina, una consolazione interiore dello Spirito o un evento inaspettato. Questa gioia che nasce dal perdono ci rialza senza umiliare.
Siamo invitati a fare memoria del perdono e della pace ricevuti da Gesù, mettendo il ricordo dell'abbraccio e delle carezze di Dio davanti a quello dei nostri sbagli e delle nostre cadute, alimentando così la gioia che ci cambia profondamente.
2. La Misericordia suscita il Perdono
Gesù ripete "Pace a voi!" e aggiunge: "Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi" (Gv 20, 21), donando ai discepoli lo Spirito Santo per renderli operatori di riconciliazione: "A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati" (Gv 20, 23). Essi diventano dispensatori della stessa misericordia che hanno ricevuto, non per i loro meriti, ma per puro dono di grazia, fondato sulla loro esperienza di uomini perdonati.
Il Papa si è rivolto ai missionari della Misericordia, esortandoli a sentirsi perdonati prima di dispensare il perdono. Il perdono di Dio è totale e costante: "Siamo noi a stancarci di chiedere il perdono, ma Lui perdona sempre". I confessori devono essere canali di questo perdono, attraverso la loro esperienza di essere perdonati, senza torturare i fedeli, ma ascoltando, perdonando e offrendo buoni consigli.
Tutta la Chiesa è una comunità dispensatrice di misericordia, un segno e uno strumento di riconciliazione per l'umanità. Ognuno di noi, avendo ricevuto lo Spirito Santo nel Battesimo, è chiamato a essere uomo e donna di riconciliazione, a condividere il pane della misericordia con chi ci sta accanto, promuovendo la comunione e disinnescando i conflitti, portando perdono dove c'è odio e pace dove c'è rancore.

3. La Misericordia consola nella Fatica
La terza volta che il Signore ripete "Pace a voi!" è otto giorni dopo, per confermare la fede di Tommaso, il quale voleva vedere e toccare le sue ferite. Gesù non si scandalizza della sua incredulità, ma gli va incontro: "Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani" (Gv 20, 27). Queste non sono parole di sfida, ma di misericordia. L'apostolo, scosso da tanta benevolenza, da incredulo diventa credente, pronunciando la confessione di fede: "Mio Signore e mio Dio!" (Gv 20, 28).
In Tommaso si riflette la storia di ogni credente: ci sono momenti difficili in cui la vita sembra smentire la fede, in cui siamo in crisi e abbiamo bisogno di toccare e di vedere. Ma è proprio qui che riscopriamo il cuore del Signore, la sua misericordia. Gesù ci consola con "caldi segni di misericordia", offrendo le sue piaghe. Davanti ai peccati, nostri o altrui, c'è sempre la presenza del Signore che offre le sue piaghe, più potenti del peccato.
La misericordia di Dio, nelle nostre crisi e fatiche, ci mette spesso in contatto con le sofferenze del prossimo. Quando ci prendiamo cura delle piaghe altrui e vi riversiamo misericordia, rinasce in noi una speranza nuova che consola nella fatica. Siamo invitati a chiederci se negli ultimi tempi abbiamo toccato le piaghe di qualche sofferente, se abbiamo portato pace a un corpo ferito o a uno spirito affranto, se abbiamo dedicato tempo ad ascoltare, accompagnare, consolare. Facendo questo, incontriamo Gesù, che dagli occhi di chi è provato dalla vita ci guarda con misericordia e ci ripete: "Pace a voi!".
Il Ministero Sacerdotale e il Perdono
Nella Messa Crismale del Giovedì Santo (29 marzo 2018), il Patriarca Francesco Moraglia ha ricordato ai sacerdoti di essere "doni preziosi per la nostra gente e le nostre comunità", mandati in quanto preti e non per le loro doti personali. I ministri ordinati sono prima di tutto dei salvati che, a loro volta, annunciano il perdono che hanno ricevuto gratuitamente e di cui sono testimoni. Come sacerdoti, sono chiamati ad essere amministratori della grazia di Dio, consapevoli di esserne stati i primi beneficiari. Questa consapevolezza deve essere più presente nell'esercizio del loro ministero, per andare agli altri con profonda umiltà e vera tenerezza.
I sacerdoti devono essere capaci di testimoniare l'amore che li ha salvati gratuitamente e annunciare con ogni mezzo la gioia di Gesù risorto. Il loro "sì" alla chiamata di Dio li libera da sé stessi, poiché il peccato è scegliere il proprio progetto, il proprio io, il proprio particolare. L'annuncio cristiano è una testimonianza serena e gioiosa di una verità detta con amore e di un amore vissuto nella verità; è annuncio di una vita riconciliata capace di speranza in una quotidianità fatta di alti e bassi.
Al termine della celebrazione, il Patriarca ha donato ai sacerdoti e diaconi il libro "La festa del perdono con Papa Francesco", curato dalla Penitenzieria Apostolica, come segno di comunione con il Santo Padre e come strumento prezioso per l'esercizio del ministero sacerdotale.
La Sindone e l'Amore Misericordioso
Contemplando la Sindone, Papa Francesco ha invitato a fermarsi davanti a questa Icona di un Uomo flagellato e crocifisso, che ci invita a contemplare Gesù di Nazaret. Questa immagine parla al nostro cuore e ci spinge a salire il Monte del Calvario, a guardare al legno della Croce, a immergerci nel silenzio eloquente dell'amore. Questo Volto, seppur sfigurato, comunica una grande pace e una sovrana maestà, come se lasciasse trasparire un'energia contenuta ma potente, dicendoci: "Abbi fiducia, non perdere la speranza; la forza dell'amore di Dio, la forza del Risorto vince tutto".
Il Papa ha fatto sua la preghiera di San Francesco d'Assisi davanti al Crocifisso: "Altissimo e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio. E dammi fede retta, speranza certa, carità perfetta, senno e conoscimento, Signore, che faccia il tuo santo e verace comandamento. Amen."
La Chiesa Missionaria e l'Odore delle Pecore
Fin dalla sua prima esortazione apostolica post-sinodale Evangelii gaudium, Papa Francesco ha invocato un movimento di uscita dalle autoreferenzialità per essere una Chiesa missionaria, restituendo gioia piena al respiro del Vangelo. Il suo ministero petrino ha sempre parlato con il linguaggio della quotidianità, della strada e della familiarità, con uno stile pastorale vicino alla gente e carico di tenerezza, da "pastore con l'odore delle pecore". Questa è stata l'immagine di una Chiesa includente, capace di farsi prossima senza condizioni.
L'impegno instancabile del Papa per la pace è stato il respiro stesso del Vangelo, l'incarnazione della settima beatitudine: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt. 5,9). Una pace che richiamava il dinamismo di un amore creativo, orientato alla ricerca di strade di riconciliazione a qualunque costo, fino al dono della propria vita, perché la pace è da cercare sempre e comunque.
La vita di Papa Francesco è stata una scuola di misericordia vivente, come testimoniato dai suoi gesti semplici ma potenti: i pranzi con i poveri, le visite inattese nelle periferie, gli abbracci ai bambini e agli anziani, la lavanda dei piedi nelle carceri. In questi gesti si è sempre manifestata la tenerezza del Padre, che tocca la carne ferita del mondo, portando conforto e speranza, esortando ad "andare avanti sempre con gioia".