Nella solenne cornice della Basilica di San Pietro, Papa Francesco ha presieduto la Messa per la VIII Giornata Mondiale dei Poveri. Al centro della celebrazione, un forte richiamo alla responsabilità collettiva: “Per favore, non dimentichiamoci dei poveri!”. Un’invocazione rivolta non solo alla Chiesa, ma ai governi, alle organizzazioni internazionali e a ogni singolo fedele.

Angoscia e speranza nel tempo presente
Reinterpretando il Vangelo di Marco, il Pontefice ha invitato i fedeli a non lasciarsi sopraffare dall'angoscia, spesso amplificata da una comunicazione sociale che rende il mondo insicuro e il futuro incerto. Davanti agli orrori della guerra, alla fame e alle morti innocenti, il rischio è quello di sprofondare nello scoraggiamento o nell'indifferenza.
Tuttavia, Gesù ci invita ad avere uno sguardo più acuto, capace di “leggere dentro” gli avvenimenti della storia. Anche nel dramma, brilla un'incrollabile speranza: “Proprio quando tutto sembra crollare, Dio viene, Dio si fa vicino, Dio ci raduna per salvarci”. Questa speranza si manifesta attraverso l'immagine del fico che mette le foglie: un segno che, laddove sembra esserci solo ingiustizia, il Signore si fa vicino per far risplendere la vita.
La fede operosa: il superamento dell'indifferenza
Papa Francesco ha sottolineato che la speranza cristiana richiede un impegno concreto. Non basta una devozione innocua che non disturba le logiche del mondo; è necessaria una fede che si traduce in carità. Il Pontefice ha messo in guardia contro la tentazione di “girarsi dall’altra parte” di fronte al dolore altrui, citando l'esempio di chi evita lo sguardo di chi chiede l'elemosina per comodità o pigrizia.
Il servizio ai poveri non deve limitarsi a un gesto distaccato. Il Papa ha posto due domande provocatorie ai fedeli:
- “Tu tocchi le mani della gente o butti la moneta senza toccarle?”
- “Tu guardi negli occhi la persona che aiuti o guardi da un’altra parte?”

La Chiesa come casa aperta a tutti
Citando un monito del cardinale Carlo Maria Martini, Francesco ha ribadito che la Chiesa non esiste prima come entità solida per poi occuparsi dei poveri. Al contrario, “si diventa Chiesa di Gesù nella misura in cui serviamo i poveri”. Solo così essa diventa “casa aperta a tutti, luogo della compassione di Dio per la vita di ogni uomo”.
Il Pontefice ha inoltre ricordato la figura di don Roberto Malgesini, sacerdote che ha vissuto il Vangelo senza teorie, vedendo in ogni povero il volto di Cristo. “Siamo portatori di una grande ricchezza”, ha affermato il Papa, “che non dipende da quante cose abbiamo, ma da quello che siamo”.
Segni concreti di solidarietà
La giornata è stata accompagnata da gesti tangibili di carità:
| Iniziativa | Descrizione |
|---|---|
| Progetto "13 case" | Costruzione di nuove abitazioni per persone disagiate in 13 Paesi, inclusa la Siria. |
| Pranzo solidale | Il Papa ha pranzato in Aula Paolo VI con 1.300 poveri, con il sostegno della Croce Rossa Italiana. |
In conclusione, Francesco ha esortato a non sprecare il tempo presente con la nostalgia del passato, ma a vivere nell'attesa operosa del ritorno di Cristo, impegnandosi nel servizio quotidiano. “Per il cielo non vale ciò che si ha, ma ciò che si dà”, ha ricordato il Pontefice, sottolineando che alla fine della vita, ciò che abbiamo donato emergerà come la nostra vera ricchezza.