Il calendario liturgico propone ogni anno alla nostra venerazione molte sante donne che, lungo la storia della Chiesa, hanno manifestato con coraggio la loro fede in Cristo. Tra queste, rifulge con una luce particolare Santa Chiara d'Assisi, una figura la cui vita e spiritualità continuano a ispirare.
La Vita e la Conversione di Chiara
Nata ad Assisi nel 1193 da una nobile e ricca famiglia, Chiara già in giovane età aveva una vita spirituale matura e sentiva il desiderio di servire il Signore. La sua esistenza si intreccia profondamente con quella di San Francesco d'Assisi, che lei stessa considerava il suo padre nello Spirito e di cui si definiva "la pianticella". È fondamentale, tuttavia, prendere le distanze da un'interpretazione romantica della loro vicenda: Chiara era innamorata di Gesù, non di Francesco.
Vedendo il radicale cambiamento di vita di Francesco, Chiara riconobbe la mano di Dio. La sua conversione culminò nella domenica delle Palme del 1211 (o 1216, secondo alcune fonti), quando ricevette la palma dal vescovo Guido e la notte successiva si rifugiò alla Porziuncola. Francesco l'accolse e la destinò a un monastero benedettino a Bastia, da cui poi si trasferì a San Damiano, dove rimase ininterrottamente fino alla sua morte l'11 agosto 1254.
A 18 anni, con un gesto audace e la spregiudicatezza di chi è invaghito della vita e attratto dalla sua sorgente incontaminata, Chiara lasciò la casa paterna. Fuggì non dalla porta principale, ma togliendo fascine e pietre dalla "porta del morto" - una porta usata solo in occasioni tristi, per far uscire i defunti. Questo atto simboleggiava la sua "morte" a uno stile di vita mondano e la sua "nascita" a un nuovo mondo di consacrazione a Cristo.

L'Eucaristia e il Miracolo dei Saraceni
La fede incrollabile di Santa Chiara si manifestò in momenti di grande prova, come l'attacco dei Saraceni il 22 giugno 1241. Entrati alcuni Saraceni nel chiostro di San Damiano, le consorelle di Chiara si impaurirono e si recarono piangenti dalla loro Madre.
San Tommaso da Celano scrive: "Ella, con impavido cuore, comanda che la conducano, malata com’è, alla porta e che la pongano di fronte ai nemici, preceduta dalla cassetta d’argento racchiusa nell’avorio, nella quale era custodito con somma devozione il Corpo del Santo dei Santi. E tutta prostrata in preghiera al Signore, nelle lacrime parlò al suo Cristo: ‘Ecco, o mio Signore, vuoi tu forse consegnare nelle mani dei pagani le inermi tue serve, che ho allevato per il tuo amore? Proteggi, ti prego, Signore, queste tue serve, che io ora, da me sola, non posso salvare’. Subito una voce, come di bimbo, risuonò alle sue orecchie dal Tabernacolo: ‘Io vi custodirò sempre!’. ‘Mio Signore, aggiunse, proteggi anche, se ti piace, questa città, che per tuo amore ci sostenta”. E Cristo a lei: ‘Avrà da sostenere travagli, ma sarà difesa dalla mia protezione’." Questo episodio sottolinea il suo rapporto intimo e profondo con Cristo eucaristico.

La Spiritualità di Chiara: Povertà, Specchio e Contemplazione
Chiara, sull'esempio di Francesco, scelse in modo radicale la povertà, che nasceva dall'esperienza che Gesù era tutto per lei. Non era disprezzo delle cose, ma la consapevolezza che "Ciò che rimane è l'amore che plasma la nostra vita e la rende, in qualche modo, 'divina'." Il suo ideale era Cristo, sposo che si dona continuamente, e questo fu il suo "Privilegio della Povertà", chiesto con coraggio alla Chiesa stessa, distinguendosi dagli eretici che sceglievano la povertà per contestare.
Un'immagine chiave della sua spiritualità era quella dello "specchio". Per Chiara, lo specchio è Gesù. Non voleva vedere se stessa, ma Gesù. Ella si "specchiava" in Lui, rovesciando la dinamica auto-referenziale. Contemplare con amore l'umanità di Gesù era per lei la via per trasformare se stessi e perfezionare le proprie risorse interiori. Questa avventura partiva dal presepe, dalla scelta di Dio di farsi povero: l'intuizione della "beata paupertas" di Chiara.
Per iniziare un percorso interiore, Santa Chiara insegnava che è assolutamente necessario liberarsi dalle cose. Questo "strappo liberante" conduceva anche al dominio del corpo nell'esercizio della penitenza. La "sancta humilitas" era il mezzo per ottenere grandi risultati: la minorità di Francesco, in Santa Chiara, diventava l'esercizio paziente di una vita alla ricerca di una perla preziosa. La clausura, per Chiara, non era un rinchiudersi o un fuggire dal mondo, ma un "chiudere fuori il mondo e il suo rumore" per concentrarsi totalmente su Cristo.

La "Pianticella" e la Riscoperta della Chiesa
Sebbene Chiara sempre dicesse di sé di essere la "pianticella del padre Francesco", le va riconosciuta la sua individualità e la grandezza di una donna coraggiosa e determinata sulla via del Vangelo. La sua vocazione, complementare a quella di Francesco, può essere spiegata con la frase: "Non ci sarebbero pescatori di uomini se non ci fossero silenziose tessitrici di reti".
Chiara accolse l'invito del Crocifisso di San Damiano a "riparare la sua casa-chiesa che va in rovina". Le povere dame di San Damiano furono e sono fino ad oggi le custodi del Crocifisso, a ricordare a tutti che nella Chiesa ciascuno ha il suo compito e la sua vocazione. Il messaggio di Santa Chiara è quello di ascoltare la voce del Signore che ci chiama a essere Chiesa e, al tempo stesso, a rinnovarla, a farla crescere in santità con la nostra risposta a Dio.
L'esempio di Chiara e delle sue figlie provocò in Italia e in Europa una forte emulazione, soprattutto tra giovani, coppie, nobili e regine, che desideravano essere testimoni di una mistica sponsale e fare di Cristo il loro amore più grande. Come si legge nella Vita di santa Chiara: "Sul suo esempio si affrettano le vergini a conservarsi come sono per Cristo; le donne sposate stabiliscono di vivere in modo più casto...".
La Forza del "Rimanere" e la Gioia Cristiana
La liturgia della parola ci introduce alla comprensione della figura di Santa Chiara attraverso la parola chiave del Vangelo: "Rimanere". Gesù dice: "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, questi porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla" (Gv 15, 4-10). Rimanere è vivere, ed è una scelta costante che ci porta a essere innestati nella vita della Trinità.
Chiara ha saputo scegliere dove rimanere: in Cristo, rinunciando a tutto ciò che non era comunione e condivisione di vita con Lui. Ha saputo "vedere l'invisibile", ciò che Francesco vedeva: un Dio che si faceva via per noi, che con la sua umanità apriva per la Chiesa una via nuova. Questo "rimanere nello sguardo del cuore" fisso in Lui, genera quella segreta dolcezza di cui Chiara parlava, trasformando lo sguardo da auto-riferenziale a centrato sul Signore e, di conseguenza, sui fratelli.
Nella vita cristiana, il rimanere nella comunione con Dio rende possibile un rimanere nella comunione con i fratelli. Senza il primo, il secondo sarà difficoltoso e parziale. Per la comunità cristiana, il compito è tenere accesa la semplice fiamma della vita evangelica, una fiamma che restituisce ossigeno e attira chiunque, anche da lontano, a osservare il Vangelo come un segnale da non perdere d'occhio.
11 Agosto - La Vita MIRACOLOSA di Santa Chiara
Le Quattro Perseveranze della Comunità Cristiana
Il modello di vita proposto da Santa Chiara e dalla Scrittura si riflette nelle "quattro perseveranze" dei primi discepoli, come raccontato negli Atti degli Apostoli (At 2,42): "Erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento, nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere". Questi elementi, calati nel nostro tempo, sono fondamentali per la vita della Chiesa:
- La comune chiamata: Non ci siamo scelti, ma siamo stati chiamati, al di là delle singole provenienze. Si sta insieme, come cristiani, non per simpatia o per idee comuni, ma per volontà del Signore (cfr. 1Cor 1,26-27).
- L'ascolto della Parola di Dio: Ogni cristiano è sotto la Parola di Dio, chiamato ad accoglierla e a farne riferimento esplicito della propria vita. La comunità cresce con la condivisione dei frutti della Parola.
- L'Eucaristia: "L'Eucaristia fa la Chiesa". I momenti della Messa - accoglienza, richiesta di perdono, ascolto della Parola, offertorio, consacrazione ("Questo è il mio corpo dato per voi, questo è il mio sangue versato per voi" Lc 22,19-20), intimità con lo Sposo e missione - devono diventare programma di vita.
- L'attesa, la tensione verso l'avvento del Regno: Questa attesa, che non è relegata al solo Avvento liturgico, è un elemento fondamentale che unisce i nostri passi e le nostre volontà nel grido "Vieni Signore Gesù!" soprattutto nei momenti di stanchezza e scoraggiamento.
La Gioia come Segno di Fede
L'amore, se non è gioioso, è incompleto. La gioia è un tratto distintivo della spiritualità di Santa Chiara, il cui sorriso, anche davanti alla morte dopo 28 anni di malattia, testimonia una pace profonda. Come Papa Francesco ha intuito, nel tempo presente, un cristiano è affascinante non tanto per i suoi ragionamenti, ma perché è felice. La gioia, un programma per Papa Francesco nelle sue esortazioni apostoliche come Evangelii Gaudium, Amoris Laetitia, Gaudete et Exsultate, è ciò che attira e mostra la bellezza di un rapporto intimo, reale e fisico con Dio.
Chiara, insieme a Francesco, ha avuto il coraggio di cambiare le cose "dentro la Chiesa", non criticandola dall'esterno, ma trasformandola dal di dentro, partendo da sé. Questo coraggio di essere in contrasto con le logiche del mondo, pur rimanendo fedeli alla Chiesa, è un invito a ciascuno di noi a non cedere alla passività, ma a impegnarsi attivamente nel rinnovamento della comunità, liberando la Chiesa da clericalismi e ritrovando lo slancio missionario.
In questo tempo di fragilità, è necessario credere nello Spirito Santo, che genera e rigenera la comunità, e continuare a vivere il Vangelo che ci è stato affidato. I santi, come Chiara e Santa Umiltà, sono le nostre guide nel forgiare progetti di rinnovamento spirituale e culturale, donandoci gioia e speranza.