L'omelia nella festa di San Nicodemo offre spunti di profonda riflessione sulla possibilità della partecipazione alla vita divina per noi pellegrini sulla terra e sulla capacità dell'animo umano di giungere alla comunione con il suo Creatore. San Nicodemo, un personaggio sfuggente ma significativo del Vangelo di Giovanni, diventa un'icona dell'uomo che, pur colto e religioso, è chiamato a superare i limiti della comprensione razionale per abbracciare il mistero della fede.

L'Incontro di Nicodemo con Gesù: Un Dialogo tra Tenebre e Luce
L'incontro di Gesù con Nicodemo, narrato nel IV Vangelo (Gv 3, 1-21), è un brano unico e ricco di insegnamenti. Nicodemo, un fariseo e capo dei Giudei, si reca da Gesù di notte. Questa "notte" ha molteplici interpretazioni: per alcuni esegeti, simboleggia il buio della mente e del cuore, una resistenza a lasciarsi illuminare dalla luce di Cristo e dalla sua Rivelazione. Tuttavia, può essere anche interpretata come un desiderio di quiete e di tempo lungo per un dialogo profondo, o semplicemente un momento di oscurità per evitare di essere visto a colloquio con Gesù e compromettere la sua reputazione di buon fariseo. Nonostante il contesto notturno, Nicodemo è mosso da una sincera ammirazione per Gesù, riconoscendolo come un "maestro venuto da Dio" grazie ai segni e ai prodigi che compie.
La Domanda di Nicodemo e la Risposta di Gesù sulla Rinascita
Nicodemo, pur essendo un credente e preparato in materia religiosa, percepisce che l'apparato di leggi e riti non gli è sufficiente. La sua domanda centrale è: "Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?" (Gv 3, 4). Questa domanda rivela la sua comprensione carnale, attaccata alle conoscenze terrene e incapace di elevarsi al di sopra della sapienza della carne. Gesù risponde con una verità fondamentale: "In verità, in verità io ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio" (Gv 3, 3) e aggiunge: "se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio" (Gv 3, 5). Questa "nascita dall'alto" o "nascita da acqua e Spirito" è innegabilmente collegata al Battesimo, sacramento della nuova vita, che libera dal peccato originale e offre il pegno della vita eterna in Dio. Gesù sfida Nicodemo a compiere un "salto" dalla conoscenza razionale al credere, invitandolo a lasciare le tenebre per venire alla luce.

Il Simbolismo dell'Acqua e dello Spirito
La nascita "da acqua e da Spirito" è un concetto centrale. L'acqua è simbolo del battesimo, mentre lo Spirito è il principio attivo della fede, la forza attraverso cui l'uomo viene rigenerato. Attraverso il battesimo, i fedeli sono rivestiti di Cristo, passano attraverso un "Mar Rosso" spirituale, come gli israeliti che attraversarono il Mar Rosso fisico. Questo "Mar Rosso" simboleggia il battesimo di Cristo, consacrato dal suo sangue, che conduce i credenti alla "manna", ovvero a Cristo stesso, "il pane vivo disceso dal cielo" (Gv 6, 51).
La Parabola dei Serpenti Velanosi: Fede nella Crocifissione
Nella sua conversazione con Nicodemo, Gesù fa riferimento all'episodio biblico dei "serpenti velenosi" dal Libro dei Numeri. Gli ebrei nel deserto, insoddisfatti e mormoranti, erano afflitti da serpenti velenosi. Mosè innalzò un serpente di bronzo, e chiunque lo guardasse veniva salvato. Gesù paragona questo evento al suo stesso innalzamento: "E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo" (Gv 3, 14). Il serpente, in questo contesto, diventa un simbolo di salvezza. Questa analogia sottolinea come i fallimenti, i peccati e le delusioni umane, simboleggiate dai serpenti che avvelenano la vita, possano essere superati guardando a Cristo crocifisso, "il fallito" per eccellenza, che ha sentito su di sé l'abbandono e la delusione, ma ha offerto la sua vita per la redenzione.
IL SERPENTE DI RAME - La Parola Giorno per Giorno LIS - 22 Marzo 2025
Nicodemo: Un'Icona della Ricerca di Dio
Nicodemo è l'uomo colto, religioso, studioso, ma impotente di fronte al mistero del Verbo. La sua incapacità di comprendere la realtà intima di Gesù lo blocca nelle sue convinzioni. Nonostante la sua iniziale incredulità e la sua difficoltà a fare il "salto" di fede, Nicodemo riappare nel racconto della Passione, insieme a Giuseppe d'Arimatea, al momento della sepoltura di Gesù. Questo suggerisce una profonda risonanza delle parole di Gesù nel suo cuore, un turbamento che lo porta ad agire in un momento cruciale, sebbene non diventi mai un discepolo o apostolo nel senso tradizionale.
La figura di Nicodemo, scolpita da Benedetto Antelami in un rilievo lapideo della Deposizione di Cristo (Cattedrale di Parma, 1178), lo mostra mentre toglie il chiodo dalla mano destra di Gesù. Questo lo rende un'icona contemporanea, che rappresenta la meraviglia e lo stupore di ogni uomo di fronte al mistero di Dio, un mistero che si svela solo nell'incontro con Cristo. Il dialogo con Nicodemo è un forte richiamo a misurare la propria fede e ad accogliere la gratuità del dono divino. Solo aprendosi totalmente a Dio, seguendo il suo Figlio unigenito, il Padre può aiutare l'uomo a crescere donandogli lo Spirito.

La Dottrina della Rinascita Spirituale e il Ruolo del Battesimo
Il colloquio tra Gesù e Nicodemo evidenzia che non si può nascere dallo Spirito senza umiltà. Nicodemo, pur essendo un maestro in Israele, era troppo sicuro di sé, il che gli impediva di penetrare nel mistero della vita di Dio. La nuova nascita è la realtà a cui Gesù chiama l'uomo, un invito a far morire l'uomo vecchio per diventare una creatura nuova in Cristo. Questa rinascita permette di vedere il Regno di Dio nella vita che ci circonda, superando i problemi di concordanza tra la Legge antica e la novità del Nazareno.
La Preghiera di San Giovanni Paolo II: Entrare in un Rapporto d'Amore con Cristo
Le parole di San Giovanni Paolo II, in un'omelia del 1989, risuonano con la tematica della rinascita spirituale: "Solo entrando in rapporto d'amore con Gesù Cristo realizzeremo l'obiettivo per il quale siamo stati creati". Il Papa sottolinea che l'uomo, pur essendo capace di porsi domande su se stesso e sul mondo, trova la risposta ultima nella Parola di Dio: l'uomo è fatto "ad immagine e somiglianza" di Dio (Gn 1, 26-27), coronato di gloria e onore. La vocazione dell'uomo nel creato si radica nei doni fondamentali della persona e della comunità, realizzati attraverso l'amore reciproco, il matrimonio e la famiglia.
La conversazione di Cristo con Nicodemo ci prepara a comprendere che l'uomo non è solo carne, ma anche spirito, e il suo destino non è solo la terra, ma anche il Regno di Dio. Attraverso il Battesimo, siamo liberati dal peccato originale e ci viene dato il pegno della vita eterna. Essere "salvati" significa essere liberati dal male e dal peccato, preparati in Cristo per l'unione eterna con Dio. L'amore cristiano non è una filosofia o un'ideologia, ma ha un nome personale: Gesù Cristo. Solo entrando in un rapporto d'amore con questa Persona vivente possiamo realizzare l'obiettivo per cui siamo stati creati.