La regalità di Cristo e il primato del Vangelo

La regalità paradossale di Gesù sulla croce

Gesù Cristo è Re perché regna sulla croce; è un Re al contrario dei re di questo mondo, crocifisso tra malfattori; è un Re condannato dai poteri religioso e politico; è un Re che salva gli altri e non se stesso. È un Re paradossale! La festa per eccellenza di Cristo Re dell’universo è l’ascensione, la glorificazione di Gesù da parte del Padre che lo intronizza accanto a sé quale Kýrios, Signore vivente per sempre. Nel 1925 si è aggiunta la festa odierna per ricordare tale regalità ai re di questo mondo. La riforma liturgica del concilio Vaticano II, in verità, l’ha mutata in profondità.

Rappresentazione iconografica di Cristo crocifisso come Re dell'universo

Il racconto della passione

Il brano evangelico di Luca previsto per questa festa nell’annata liturgica C è il racconto della crocifissione di Gesù. Dopo la condanna chiesta dai sacerdoti e inflitta da Pilato, il corteo che scorta Gesù e i due delinquenti giunge a una piccola collina fuori della città di Gerusalemme, chiamata Golgota, o Cranio, o monte Calvo, dove secondo una leggenda era stato sepolto Adamo. Tra due criminali, “annoverato tra quelli che hanno commesso il male”, viene crocifisso il nuovo Adamo, l’uomo totalmente a immagine e somiglianza di Dio.

È una scena crudele, carica di violenza e di orrore, eppure il popolo (laós), quel popolo che aveva seguito Gesù, che l’aveva acclamato, ebbene quel popolo “sta a vedere”. Non sta più dalla parte di Gesù, non lo segue più, non lo difende: appare deluso dall’esito della sua vicenda, incapace di comprendere ciò che si sta consumando. Gesù muore abbandonato veramente da tutti, solo, perché i discepoli sono fuggiti e l’uditorio che prima lo applaudiva è muto e non sta più dalla sua parte.

Le tre tentazioni sotto la croce

In quella solitudine, ecco riapparire la tentazione, come all’inizio della sua missione nel deserto. Il primo strumento demoniaco sono i capi religiosi: essi proclamano con precisione teologica: “Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Messia di Dio, l’Eletto!”. Ma Gesù resta sulla croce: ascolta e tace, si lascia accusare di impotenza, non si difende, non cede a comportamenti frutto dell’inimicizia. Fino alla fine vive nella logica di amore di Dio.

La seconda tentazione viene espressa dal potere politico e militare dei soldati pagani. Lo deridono dandogli da bere dell’aceto e schernendolo: “Se tu sei il Re dei giudei, salva te stesso!”. Eppure Gesù è Re, come proclama l’iscrizione posta sulla croce. La regalità di Gesù, invece, è altra e sta nello spazio dell’amore: chi ama regna, chi ama fino alla fine è vero re!

La terza tentazione gli viene da uno dei “compagni” di Gesù, uno dei due banditi condannati insieme a lui, che gli dice: “Non sei tu il Messia? Salva te stesso e noi!”. È l’altro condannato che interviene chiedendo a Gesù di essere ricordato quando verrà nel suo Regno. Salvare un altro non è preservarlo dalla morte, ma rendere la sua morte un passaggio, un esodo per la vita eterna.

Il mistero della Trasfigurazione e la sequela

Gesù decise una rivelazione di se stesso ai discepoli più vicini, Pietro, Giacomo e Giovanni, proprio in un momento di incomprensione radicale riguardo alla sua missione. Mentre essi sono sul monte, “Gesù si trasfigurò davanti a loro”. Questo mutamento di forma è il mai visto, il mai detto, il mai raccontato. In questo splendore appaiono Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti. Essi parlano con Gesù del suo esodo che stava per compiersi a Gerusalemme.

Schema teologico: Il rapporto tra Legge, Profeti e il Nuovo Testamento in Cristo

Dalla nube esce la voce del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltate lui!”. Non c’è da ascoltare Mosè ed Elia, ma Gesù e soltanto Gesù. Legge e profezia sono solo testimonianza per il Figlio amato del Padre. Gesù compie la Legge e sigilla la profezia, ne diventa l’ermeneuta unico per sempre. Marco conclude il racconto annotando: “ed essi, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro”.

La vita come ascolto del Vangelo

La centralità del Vangelo deve essere operante quotidianamente nel nostro vivere, nel nostro fare, nel nostro sentire. Nessuno può impedire ai fratelli e alle sorelle di vivere il Vangelo. Non lo impediscono i poteri mondani, né la chiesa e neppure la comunità monastica. Ognuno di noi può vivere il Vangelo e anzi, quando il Vangelo è contraddetto dalla chiesa o dalla comunità, questo è un invito a viverlo personalmente.

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