I Santi Secondo Benedetto XVI

Nella sua vita e nel suo pontificato, Papa Benedetto XVI ha offerto una profonda riflessione sul significato della santità e sul ruolo dei santi nella Chiesa e per i fedeli. Già in occasione delle prime canonizzazioni del suo pontificato, espresse chiaramente la propria «gioia di presiedere per la prima volta un rito di canonizzazione» e definì «provvidenziale» il fatto che la Chiesa proclamasse nuovi santi. Questi primi canonizzati furono figure significative come i due italiani Felice da Nicosia (nato nel 1715 e morto nel 1787) e Gaetano Catanoso (1879-1963), un cileno (Alberto Urtado), e due polacchi attivi in Ucraina, Jozef Bilczewski (1860-1823) e Zygmunt Gorazdowski (1845-1920).

Benedetto XVI presiede un rito di canonizzazione

La Santità come Chiamata Universale

Per Benedetto XVI, la santità non è un traguardo riservato a pochi eletti o a "superuomini", ma una prospettiva che tutti possono desiderare. Essa rappresenta il vero compimento della vita e l'unica possibilità di soddisfazione autentica. Attraverso le pagine del libro I miei santi (Piccola Casa Editrice), una raccolta di discorsi del Santo Padre sul tema della santità, Benedetto XVI rivolge un invito ai bambini (ma non solo): «Vi auguro di diventare santi». Questa visione sottolinea la natura accessibile e universale della chiamata alla santità, intesa come una piena realizzazione del potenziale umano e spirituale.

Un aspetto fondamentale di questa chiamata è la presenza di Cristo nell'Eucaristia. Secondo Papa Ratzinger, «Nell'Eucaristia Cristo è realmente presente tra noi. La sua non è una presenza statica. È una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per assimilarci a sé. Cristo ci attira a sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di noi tutti una cosa sola con Lui. In questo modo Egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli e la comunione con il Signore è sempre anche comunione con le sorelle e con i fratelli. E vediamo la bellezza di questa comunione che la Santa Eucaristia ci dona».

Illustrazione del concetto di santità universale

I Santi "Preferiti" da Benedetto XVI

Il Papa Emerito ha espresso un «legame speciale» con alcune figure di santi, che hanno influenzato profondamente la sua vita e il suo pensiero. Tra questi, spiccano San Giuseppe, San Benedetto e Sant’Agostino, figure emblematiche per diverse ragioni personali e teologiche.

San Giuseppe

Uno dei santi "preferiti" da Benedetto XVI è sicuramente quello da cui ha preso il nome di battesimo: Joseph, Giuseppe. La sua ammirazione per San Giuseppe si basa sulla sua fede obbediente e sulla sua accettazione del mistero divino. L’angelo del Signore parla a san Giuseppe in sogno e gli svela il mistero dell’incarnazione: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. Ed «Egli fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore». Benedetto XVI osserva che «solo Dio poteva dare a Giuseppe la forza di dar credito all’angelo», evidenziando la straordinaria fiducia e la disponibilità di San Giuseppe a collaborare al piano divino.

Icona di San Giuseppe con il Bambino Gesù

San Benedetto da Norcia

Un altro dei santi che hanno un significato particolare per Papa Ratzinger è colui da cui ha preso il nome papale, San Benedetto Abate. A Subiaco, San Benedetto, insieme ai suoi primi discepoli, «costruì alcuni monasteri dando vita ad una comunità fraterna fondata sul primato dell’amore di Cristo». In questa comunità «la preghiera e il lavoro si alternavano armonicamente a lode di Dio». San Benedetto «indicò ai suoi seguaci come scopo fondamentale, anzi unico, dell’esistenza la ricerca di Dio. Si comprende, in questa luce, l’espressione che Benedetto sintetizza nella sua Regola, il programma di vita dei monaci: “Niente anteporre all’amore di Cristo”».

Miniatura medievale raffigurante San Benedetto

Sant'Agostino d'Ippona

L'ultimo dei tre santi di Ratzinger menzionati in questo contesto è Sant'Agostino. Egli era convinto che «senza Gesù la verità non può dirsi effettivamente trovata e non voleva vivere senza Dio, così cercava una religione corrispondente al suo desiderio di verità e anche al suo desiderio di avvicinarsi a Gesù». Agostino «prese l’abitudine di ascoltare le bellissime prediche del vescovo Ambrogio, dal quale rimase affascinato soprattutto per i contenuti che toccarono sempre più il suo cuore». Il Papa Emerito ricorda l'episodio della conversione di Agostino, quando egli racconta che, «nel tormento delle sue riflessioni, ritiratosi in un giardino, udì all’improvviso una voce infantile che ripeteva una cantilena, mai sentita prima: “Prendi, leggi, prendi, leggi”».

Affresco di Sant'Agostino in meditazione

Le "tre conversioni" di Sant'Agostino nella splendida omelia di Benedetto XVI a Pavia

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