Chiesa di San Giacomo Apostolo: Storia e Architettura

La Chiesa di San Giacomo Apostolo, situata in posizione predominante sull'abitato, è divenuta un simbolo del luogo. Dall'ampio sagrato si gode un panorama che si apre verso le vette delle Alpi e tutta la pianura fino alla collina di Torino.

Origini e Sviluppo Medievale

L'antica chiesa di San Giacomo fu verosimilmente eretta in età medievale, sebbene i termini cronologici precisi non siano noti. Il documento più antico che la menziona risale al 1144. L'ipotesi più plausibile fa risalire la sua costruzione all'XI secolo, nell'ultimo decennio dell'episcopato di Rainaldo (morto nel 1084). Luogo storico e politico, al suo interno vi si tennero le prime assemblee del Comune di Como. Dagli atti di una visita pastorale datata 1578 emerge che la chiesa si trovasse in pessimo stato di conservazione, fatto che comportò la decisione di rimaneggiare l'edificio.

Fra il XIII e il XV secolo, l'originario spazio tripartito viene modificato in un'unica grande navata, rappresentativa del crescente ruolo dei domenicani e funzionale alla predicazione. Dell’edificio medievale si conservano in elevato i perimetrali dell’aula, mentre non sopravvivono gli alzati dell’abside originaria, demoliti per la costruzione tra XVI - XVII sec. dell’attuale presbiterio.

Pianta della chiesa medievale di San Giacomo

Interventi Rinascimentali e Barocchi

In epoca rinascimentale e barocca la chiesa è interessata da importanti opere di abbellimento, decorazione e arredo. È di questo periodo la ricca decorazione della cappella Albicini.

Tra il XVI e il XVII sec. furono realizzati il campanile di tipo a vela, l’ingresso principale in facciata e quello secondario sul lato nord, entrambi con stipiti ed architrave in pietra di Sarnico. All’interno dell’edificio, fino agli ultimi decenni del secolo scorso le pareti presentavano una decorazione a finta tappezzeria, coperta in anni più recenti da uno strato di intonaco bianco, che ha tuttavia risparmiato alcuni affreschi datati al tardo Quattrocento.

Nella seconda metà del XVII secolo, la chiesa fu oggetto di numerosi interventi di ristrutturazione: il pavimento venne sopraelevato, le colonne vennero trasformate in pilastri, la navata centrale fu coperta da volte a crociera, il tiburio ottagonale della cupola venne demolito; contestualmente, si procedette a chiudere le absidi laterali, realizzando così due sacrestie.

L'Epoca Settecentesca e Neoclassica

Lo stato attuale è in gran parte frutto dell'intervento settecentesco, di impostazione neoclassica. Nel 1774, sotto la guida dell’architetto Emanuele Michele Buscaglione, si diede avvio ai lavori di demolizione della vecchia chiesa e alla costruzione della nuova struttura. Buscaglione progettò una pianta caratterizzata da tre ingressi principali e due laterali da utilizzare in caso di importanti celebrazioni per il deflusso dei fedeli, mentre per l’interno disegnò una navata unica su cui si innestavano radialmente quattro cappelle laterali e una centrale più importante per l’altare maggiore. La cerimonia della posa della prima pietra avvenne nel 1774 e poco dopo fu interpellato l’architetto di Chieri allievo di Guarino Guarini, Francesco Maria Quarini, per la realizzazione dei disegni definitivi, cosicchè dopo il 1785 ebbe inizio la seconda fase di edificazione dell’edificio.

La chiesa si presenta con una facciata color ocra, decorata a finti marmi, nella quale si apre una grande finestra termale. Progettata da Giovanni Antonio Piotti di Vacallo, la facciata presenta nella sua parte superiore un affresco rappresentativo di un Trionfo della Croce.

Facciata della Chiesa di San Giacomo con decorazioni a finti marmi

Confraternite e Vita Religiosa

La chiesa di San Giacomo è stata fin dalle sue origini sede e punto di riferimento di molte confraternite. Importanti collettori di elemosine, di denaro per il mantenimento e la cura degli altari a cui facevano riferimento. Le confraternite svolgevano anche una funzione sociale e di attenzione verso il popolo.

Tra queste, la principale facente riferimento alla chiesa di San Giacomo nonché quella di più antica fondazione, era Santa Croce: formata da uomini e donne laiche, si occupava prevalentemente dei malati e delle celebrazioni funebri. Secondo la tradizione, i membri di Santa Croce prestavano particolare attenzione al malato durante gli ultimi istanti di vita e nel corso delle funzioni funebri accompagnavano il corteo con un crocefisso e quattro lampade processionali. Ogni membro della confraternita era inoltre tenuto a versare ogni anno una data somma di denaro, a occuparsi della raccolta delle elemosine e a prendere parte alle celebrazioni pubbliche, durante le quali gli uomini erano abbigliati di bianco e le donne di un sacco di tela grezza.

Nel Seicento, a seguito dei lavori di rifacimento di San Giacomo, la confraternita trasferì temporaneamente la sua sede nella chiesa di San Rocco, mentre dopo la seconda guerra mondiale, a causa di un progressivo decadimento, ha cessato la sua attività.

Oltre a Santa Croce vi erano poi una serie di confraternite che non avevano specificatamente sede in San Giacomo ma facevano riferimento ad un altare della vecchia chiesa. Tra le principali si ricordano: la Società del Santissimo Sacramento, costituita da uomini e donne, era retta da due Priori e da due Priore, si occupava dell’altare di San Giacomo ed in particolare della fornitura della cera per il tabernacolo del SS. Sacramento e della solenne festa del SS. Corpo di Cristo; la Società di San Giacomo, detta anche della Dottrina Cristiana, anch’essa legata all’altare di San Giacomo: vi erano ritenuti iscritti tutti i parrocchiani ed erano incaricati dell’organizzazione della festa del Santo. Infine si ricordano anche la Società della Beata Vergine di Santa Maria del Suffragio, la Cappellania laicale di Santa Lucia, il Sodalizio del SS. Rosario e Società della Buona Morte o degli Agonizzanti.

Periodi di Trasformazione e Recupero

In età napoleonica la chiesa resta conservata e aperta al culto. Con la restaurazione rientrano i domenicani, ma nel 1867 la chiesa viene chiusa, spogliata e trasformata in maneggio militare. Inizia una fase di degrado, che culmina con l’abbandono ed il crollo (1978) di parte della copertura e della facciata meridionale.

Durante le secolarizzazioni napoleoniche occorse tra la fine del Settecento e l'inizio del secolo successivo, la chiesa venne confiscata. All'inizio dell'ottavo decennio del Novecento, un importante intervento restauro si rese necessario per scongiurare un crollo della cupola. L'intervento comportò il ripristino del tiburio ottagonale, aperto da otto oculi in tufo e da alcune bifore precedentemente tamponate.

Negli anni '90, il Comune avvia il processo di graduale recupero che ha portato al completo restauro. La chiesa è ora aperta solo in occasione di mostre ed eventi.

Opere d'Arte e Interni

Tra le tele sono di particolare pregio Il Transito di San Giuseppe (1739) e la Madonna del Suffragio con i santi Antonio da Padova e Giuseppe di Michele Antonio Milocco.

L'abside della navata centrale, a sette nicchie e a sezione semicircolare, ospita un coro romanico nel quale un tempo si trovava un settecentesco altare maggiore, la cui pala raffigurava il martirio del santo titolare della chiesa. Il dipinto, attribuito ai fratelli Giovanni Paolo e Giovanni Battista Recchi (sec. XVII) è una tela attualmente conservata nella vicina chiesa di San Provino.

L'area terminale della navata meridionale ospita una cappella ornata dalla raffigurazione di San Giuseppe (1740 c.ca), opera attribuita a Giuseppe Antonio Petrini o Giovanni Battista Pittoni. Ercole Procaccini il Giovane sarebbe invece l'autore della Deposizione con santi francescani ospitata nella porzione meridionale del transetto.

Affresco di San Giuseppe nella cappella laterale

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