Un Ringraziamento Corale: Parroci si Trasferiscono e Comunità Salutano

Il trasferimento di un parroco è sempre un momento significativo per una comunità, un intreccio di gratitudine per il passato e attesa per il futuro. Le cerimonie di saluto e di accoglienza, spesso accompagnate dalle parole dei sindaci e dei rappresentanti delle istituzioni, riflettono il profondo legame tra la guida spirituale e la vita civica. Di seguito, un resoconto di alcuni di questi importanti passaggi pastorali in diverse località italiane.

Ad Arcore, il saluto a Don Giandomenico Colombo dopo 16 anni

Anche il sindaco di Arcore, Maurizio Bono, ha salutato il parroco don Giandomenico Colombo, in procinto di lasciare la guida pastorale della città dopo ben 16 anni. A prendere il posto di don Colombo alla guida della comunità pastorale, tra pochi giorni, sarà don Virginio Vergani, classe 1964 e ordinato prete nel 1992.

Bono ha voluto omaggiare don Colombo attraverso una lettera toccante inviata al sacerdote nei giorni scorsi. "Con profonda gratitudine e un pizzico di tristezza nel cuore, ci rivolgiamo al nostro amato parroco che, dopo anni di dedizione e servizio pastorale nella nostra comunità, si appresta a lasciare la guida della nostra Comunità Pastorale per assumere un nuovo e importante incarico come responsabile della comunità pastorale dei Santi Martino e Benedetto che comprende le parrocchie di Molteno, Sirone e Garbagnate Monastero", si legge nella lettera. "Caro Don Giandomenico, a nome dell’intera comunità di Arcore, desidero esprimerti il nostro più sentito ringraziamento per tutto ciò che hai fatto durante il tuo tempo tra noi. Sei stato una guida spirituale, un amico e un punto di riferimento per molti. La tua dedizione, la tua disponibilità e la tua capacità di ascoltare e comprendere hanno lasciato un segno indelebile nei cuori di tutti noi."

"La tua presenza è stata per molti di noi una fonte di conforto e ispirazione. Abbiamo imparato molto da te, non solo dalle tue parole, ma anche dal tuo esempio quotidiano di umiltà, compassione e impegno", prosegue la lettera. "Sappiamo che la nuova Comunità Pastorale sarà accolta da un pastore che porterà lo stesso spirito di amore e dedizione che hai mostrato qui ad Arcore, apprezzando le tue qualità e beneficiando della tua guida, come noi abbiamo avuto la fortuna di fare."

Il sindaco ha concluso: "Pur sentendo già la tua mancanza, ti auguriamo tutto il meglio per questa nuova avventura. Che tu possa continuare a illuminare il cammino di tanti altri con la stessa passione e dedizione che ti hanno sempre contraddistinto. La porta di Arcore rimarrà sempre aperta per te, e siamo sicuri che i tuoi insegnamenti e il tuo sorriso resteranno con noi per molto tempo ancora. Grazie di cuore, Don Giandomenico. Ti auguriamo ogni bene e che il Signore ti accompagni sempre nel tuo cammino."

Il primo degli appuntamenti in calendario per abbracciare il sacerdote in partenza coinciderà con uno dei primi eventi ospitati dalla Sala della Comunità arcorese. Don Colombo, ricordiamo, venne ordinato sacerdote il 15 giugno del 1980 a Roma, direttamente da Papa Giovanni Paolo II. Una chiamata al sacerdozio che lo stesso religioso avvertì già in giovane età e che venne favorita dalla sua frequentazione dell’oratorio.

Foto del parroco Don Giandomenico Colombo con il sindaco di Arcore durante la cerimonia di saluto

Il saluto del Sindaco di Atripalda a Don Fabio

Come Sindaco di Atripalda, a nome dell’intera cittadinanza, è stato espresso un saluto e un ringraziamento a don Fabio per il lavoro svolto nella città. La comunità gli è grata per l’impegno profuso nell’opera svolta durante questi anni di ministero sacerdotale, per gli insegnamenti che ha trasmesso e per i valori umani e sociali che non saranno dimenticati.

Don Quintilio Bonapace torna a Poggio Catino dopo nove anni a Montebuono

È tornato nella sua Poggio Catino don Quintilio Bonapace, il paese dove è nato 67 anni fa e dove tutto ebbe inizio, con la vocazione che lo avviò al sacerdozio. Fino a sabato scorso, è stato parroco a Montebuono, il paese in cui don Quintilio ha portato avanti la sua missione sacerdotale per nove anni e dove ha lasciato il segno, così come in tutti i luoghi dove ha esercitato: dalla stessa Poggio Catino fino alle Americhe, dal momento che è stato missionario in Messico e poi in Perù.

La cerimonia di addio e il ringraziamento della comunità

Sabato, Montebuono ha salutato don Quintilio con una grande festa, a dimostrazione dell’affetto che legava la comunità al sacerdote. Dopo aver celebrato la sua ultima messa come parroco di Montebuono, don Quintilio ha salutato e ringraziato la comunità, spendendo parole di gratitudine per i nove anni passati insieme, nei quali ha ricevuto stima e affetto da parte della popolazione. Un bambino ha donato a don Quintilio una casula sacerdotale, la veste liturgica che è stata donata a nome della cittadinanza di Montebuono.

Al termine della liturgia, si è tenuto un rinfresco offerto dalla popolazione nei locali sotto piazza Mostocotto, con la presenza del sindaco, Claudio Antonelli, e una serie di interventi a ricordare la figura del parroco e quanto abbia dato in questi anni alla parrocchia di Montebuono. Rodolfo Sassi, interpretando il pensiero di molti, ha ringraziato il parroco per l’impegno profuso nello svolgimento del suo magistero e per la cordialità dei rapporti con i residenti.

Il sindaco Antonelli lo ha ringraziato per l’opera svolta ininterrottamente e ha donato a don Quintilio una pergamena con i pensieri di gratitudine e profondo affetto da parte dell’amministrazione comunale e a nome della cittadinanza. Non poteva mancare il suo predecessore, don Enzo Cherchi, che ha poi chiuso dedicando a nome suo e dei fedeli parole di elogio al parroco uscente, che da oggi è parroco a Poggio Catino, con l’esecuzione di un canto gregoriano.

Foto della cerimonia di saluto a Don Quintilio Bonapace a Montebuono, con la consegna dei doni

L'ingresso di Don Anton Jicmon nell'unità pastorale di Vicomoscano

Domenica 11 settembre l’unità pastorale formata dalle parrocchie di Vicomoscano, Casalbellotto, Fossacaprara e Quattrocase ha vissuto una mattinata di festa per l’ingresso di don Anton Jicmon come nuovo parroco, succedendo a don Giuseppe Manzoni. Accanto al vescovo Napolioni, insieme al vicario zonale don Davide Barili, era presente il parroco di Casalmaggiore, don Claudio Rubagotti, e diversi altri sacerdoti che hanno accompagnato don Anton durante i suoi anni di servizio a Cremona.

L'omelia del Vescovo e il saluto del nuovo parroco

Al termine dei riti di ingresso della Messa, il vicario zonale don Davide Barili ha dato lettura del decreto di nomina. Dopo le letture del giorno, è stata l’omelia del Vescovo a offrire ulteriori spunti di riflessione, invitando il nuovo parroco a non chiudersi in casa, ma ad andare a cercare le "pecorelle smarrite". Il Vescovo ha proseguito sottolineando che il cristiano, avendo scoperto la sua dignità, non può rimanere inattivo ma deve mettersi in cammino verso i poveri e i malati, annunciando la pace e avendo pazienza e carità.

La celebrazione eucaristica è quindi continuata con la liturgia eucaristica e, dopo le Comunioni, ha visto il nuovo parroco prendere la parola per un saluto alla comunità che lo ha accolto: "Contento e pieno di gioia saluto tutti voi e al vostro saluto di benvenuto rispondo con il saluto di bentrovato. Tramite voi saluto anche chi non ha potuto partecipare, i malati e gli anziani che vorranno conoscere il nuovo parroco nei prossimi mesi."

L’attenzione di don Jicmon è quindi andata al cuore della sua nuova missione da parroco: "Vengo nella vostra comunità con il desiderio di mettere Gesù al centro di tutto ciò che faremo. Per ricordarvelo meglio vi racconto la storia vera di un parroco che, dopo alcune celebrazioni mal riuscite, si decise di preparare personalmente con meticolosità la processione del Corpus Domini." Ha quindi proseguito don Jicmon: "Quando dalla chiesa uscì lentamente il baldacchino con il pesante ostensorio dorato incastonato con pietre preziose, un parrocchiano si avvicinò al parroco per fargli notare che mancava l’ostia nell’ostensorio, mancava proprio Gesù. “Non vedi tutto quello di cui mi devo occupare, non posso occuparmi anche dei dettagli” gli rispose seccato il parroco." Da qui l'invito: "Non lasciate solo il vostro parroco, anche se nei primi giorni qui a Vicomoscano ho visto un bel movimento: continuiamo così!"

Don Anton Jicmon ha svolto il proprio ministero a servizio della comunità cattolica romena in diocesi di Cremona dal 2005, dove nel 2022 è stato incardinato. Dal 2007 era anche cappellano della casa di cura Figlie di San Camillo di Cremona.

Foto della celebrazione di ingresso di Don Anton Jicmon con il Vescovo Napolioni e i fedeli

Don Gianluigi Frova lascia Rho dopo sette anni

La giornata organizzata per salutare l’ex prevosto e parroco di San Vittore don Gianluigi Frova, chiamato ad altri incarichi a Milano dopo 7 anni di permanenza a Rho, si è aperta oggi, 28 settembre 2025, con il discorso del Sindaco Andrea Orlandi, pronunciato ai piedi del sagrato della chiesa prepositurale. Erano presenti il presidente del Consiglio comunale Calogero Mancarella, i consiglieri Giuseppe Caronni e Christian Colombo, il Vicesindaco Maria Rita Vergani, il consigliere regionale Carlo Borghetti, gli assessori Paolo Bianchi e Nicola Violante.

Il discorso commosso del Sindaco Orlandi e i doni della comunità

Il Sindaco ha voluto innanzitutto ricordare i terribili mesi dell’emergenza Covid, in cui “la comunità ha mostrato il suo volto più solidale e accogliente”, le tante azioni caritative favorite dall’ex prevosto, i legami creati sul territorio. E ancora: “il mondo della scuola e dell’educazione, il consultorio, le realtà musicali parrocchiali e tanto altro”.

“Caro don Gianluigi - ha detto Andrea Orlandi, visibilmente commosso - C’è un tratto che unisce la tua opera pastorale e la costruzione del bene comune della nostra città ed è l’attenzione alle persone, alla singola persona, a prescindere dal credo religioso e dalle posizioni che ciascuno potesse manifestare. Un’attenzione alle singole storie di ciascuno dei rhodensi che hai accolto e ascoltato e accompagnato come un nonno, un padre, un fratello o un figlio. Nei momenti sia belli che difficili della vita di ciascuno che ti ha incontrato ci sei stato e hai camminato con loro. Penso alle giovani coppie che hai accompagnato ma anche alla vicinanza alle persone nel momento della fine del loro cammino terreno. Hai scelto di vivere il tuo ministero con questa umiltà, con quell’odore delle pecore richiamato da Papa Francesco che ha permesso legami anche impensabili. Quante volte ho sentito parole di stima e di affetto nei tuoi confronti anche da persone lontane dalla Chiesa. E su questa attenzione ci siamo ritrovati, tu Parroco e io Sindaco insieme alla comunità ecclesiale cittadina e all’Amministrazione comunale nella sua interezza. In fondo la persona è al centro ed è il nucleo fondante della nostra Costituzione. Rappresenta nella forma laica delle istituzioni il punto di partenza di ogni formazione sociale, e noi istituzioni siamo chiamate a impegnarci a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano il pieno sviluppo della persona umana. In questa prospettiva tutto il resto viene ordinato a questo scopo: tutte le risorse umane ed economiche sono orientate a questo obiettivo. Questa comune visione di fondo ha permesso di sviluppare i tanti progetti promossi in sinergia tra l’Amministrazione comunale, le comunità parrocchiali e il prezioso mondo del terzo settore, insieme a tutti gli uomini di buona volontà”.

Foto del Sindaco Andrea Orlandi mentre saluta Don Gianluigi Frova sul sagrato della chiesa

Non è mancato il ricordo dei Discorsi alla città pronunciati da don Frova nella Festa del patrono San Vittore Martire, ogni 8 maggio: “Hai messo in campo riflessioni per dare una visione del futuro della nostra città, delle sue linee strategiche di sviluppo e del suo saper essere parte di un contesto in rapido mutamento. Un discernimento vocazionale per Rho, un confronto che mi è sempre stato utile. Hai rappresentato per la nostra città un vero esempio di dedizione al bene comune, perché edificando la Casa di Dio hai contribuito a edificare anche una parte importante della Città dell’Uomo. Te ne siamo grati. Buon cammino con il sorriso caro don Gianluigi!”.

Il Sindaco ha donato a don Frova una acquaforte che il Comune dedica alle personalità importanti. Lui ha sorriso, rivelando di averla sempre invidiata in questi anni a chi la riceveva in cerimonie pubbliche. Dalla comunità parrocchiale è stata donata una casula rossa con decori colorati, simbolo dei tanti incontri vissuti, dei tanti grazie a lui rivolti. Quindi, la messa alla presenza delle forze dell’ordine cittadine che hanno reso omaggio all’ex prevosto. Dalla comunità parrocchiale un foglio parrocchiale Passaparola in edizione speciale, trasformato in grande cuore che accoglie molti cuori e molti ringraziamenti: quelli dei bambini formati ai sacramenti, dei piccoli che hanno ricevuto il battesimo, dei volontari Caritas e di tutte le realtà caritative, del Consiglio pastorale, della Scuola San Carlo e San Michele, delle giovani coppie, degli scout, di Acor, dei parrocchiani.

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La risposta di Don Frova: un sorriso di gioia

“Uno choc emotivo - ha commentato don Frova - Grazie a tutti. Grazie al Sindaco che oggi si è commosso durante il suo discorso. Ricambio l’affetto che dimostra nei miei confronti. Buona strada anche a lui e a questa città! Il mio sorriso nasce da una vita da sacerdote piena di gioia. Auspico che ciascuno trovi, con Dio al centro e secondo giustizia, la gioia di coloro che, nelle Scritture, sono indicati come invisibili agli occhi del mondo ma che scoprono di avere, agli occhi di Dio, il proprio nome scritto per l’eternità”.

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