Durante uno dei momenti più neri della storia umana - la ribellione in Eden - Dio provvide la base per guardare al futuro con speranza. Uno dei suoi figli spirituali, opponendosi a Lui e calunniandolo, si era appena fatto Satana il Diavolo. Le prime creature umane, Eva e poi Adamo, si erano lasciate influenzare da lui e avevano trasgredito la legge di Dio chiaramente espressa. Furono giustamente condannate a morte. Tuttavia, nel pronunciare il giudizio su quei ribelli, Dio fornì ai discendenti di Adamo ed Eva una base per sperare. Com’è riportato in Genesi 3:15, il Signore disse: “Io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei. Egli ti schiaccerà la testa e tu gli schiaccerai il calcagno”.
Il Testo Biblico: Genesi 3:9-15
Il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».

L'Interrogatorio Divino: "Dove Sei?" (Genesi 3:9-13)
L'interrogatorio divino inizia con una domanda profonda: «Dove sei?». Quando il Signore Dio chiama Adamo, non cerca una risposta per sé, come se non sapesse dietro quale cespuglio l’uomo si era nascosto, ma perché Adamo si interroghi e rifletta su cosa ha fatto e sulle conseguenze che ne sono derivate. La domanda divina si potrebbe esprimere anche così: «Guarda dove sei andato a finire, considera come ti sei ridotto».
La risposta dell’uomo è tutt’altro che una presa di coscienza del proprio peccato: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Qui, la nudità non ha nulla a che vedere con il pudore e il sesso, ma indica la condizione naturale, originaria dell’uomo. È lo stato in cui veniamo al mondo come ben ricorda il Qoèlet: «Come è uscito dal grembo di sua madre, nudo ancora se ne andrà come era venuto» (Qo 5,14). Di questa nudità la persona sana non si vergogna, ma la accoglie con serenità e la ama; non pensa minimamente di cedere alla follia di oltrepassare il proprio limite, non considera un fallimento l’incapacità di risolvere tutti i problemi, non ritiene una sconfitta le debolezze fisiche, psicologiche e morali, l’ignoranza, la malattia e la morte.
Quando sceglie di comportarsi in modo autonomo nelle sue scelte, l’uomo rifiuta Dio e la sua parola, non lo considera un amico, ma un estraneo, un intruso pericoloso per la propria indipendenza e libertà. Nascondersi dal Signore significa abbandonare la preghiera, disinteressarsi dell’ascolto della parola di Dio, prendere le distanze dalla vita della propria fraternità per non essere rimessi in discussione, per non sentirsi intralciati nelle proprie scelte. L’uomo ha paura di Dio perché teme che egli lo privi della felicità.
Lo "Scaricabarile" e il Rifiuto della Responsabilità
La rottura della relazione con Dio porta come conseguenza un processo di “scaricabarile”: Adamo accusa Eva, questa attribuisce la colpa al serpente. A ben vedere, entrambi vogliono far ricadere la colpa su Dio che avrebbe creato un mondo sbagliato. Adamo si giustifica dicendogli: io non ho fatto altro che fidarmi «della donna che tu mi hai posto accanto» (v. 12); se lei, invece di avvicinarmi, mi ha allontanato da te, vuol dire che l’hai fatta male. La donna, interrogata a sua volta, dà la colpa al serpente e, siccome il serpente non è che l’altra faccia della nostra realtà di uomini, anche le sue parole costituiscono un’accusa nei confronti di Dio. Eva infatti gli rinfaccia il suo errore: tu hai fatto male le cose creando l’uomo così com’è, capace di compiere follie e crimini. Perché non l’hai creato perfetto? In questa pretesa di un mondo e di un’umanità perfetta sta il rifiuto della propria nudità.
Le Conseguenze del Peccato Originale
Rifiutare la parola del Creatore comporta serie conseguenze per l'umanità e per il creato stesso. Il peccato originale ha lacerato l'amicizia con Dio, precludendo l'accesso alla conoscenza divina e alla via dell'Albero della Vita (Gen 2,9). Improvvisamente cambia la visione di sé e dell’altro: l’essere umano conosce così il male, che prima gli era estraneo. In realtà, volendo diventare come Dio, essi hanno deciso di oltrepassare i confini del loro essere e i limiti imposti dalla loro condizione di creature.
La Morte Fisica e Spirituale
In Romani 6:23 è scritto che «il salario del peccato è la morte».
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La Morte Fisica: Tratto dalla polvere, l’uomo è destinato a ritornare polvere. Se, tutto sommato, la morte sembra un destino naturale per l’essere umano - tratto dalla polvere è logico che ritorni polvere - la morte fisica non era, però, ineluttabile. Fintanto che fosse stato in comunione con il suo Creatore, l’uomo sarebbe vissuto per sempre (vd. Genesi 3:22). Ma il peccato ha comportato la rottura di questa comunione.
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La Morte Spirituale: La morte spirituale interessa il centro del nostro essere, ossia il cuore. Essa si manifesta con le cattive inclinazioni. Il rifiuto che opponiamo a Dio ci allontana dalla sua luce in modo tale che la nostra ragione ne è ottenebrata; non siamo più in grado di tenere a bada le nostre passioni; la nostra volontà è contraddittoria e ambigua (vd. Romani 7:21-24). Il male ci sottrae alla gloriosa presenza di Dio, impedendoci di vivere una vita in pienezza. Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio.
Il Lavoro e il Rapporto con il Creato
Il peccato sconvolge anche il rapporto dell’uomo con l’universo creato da Dio. Il mondo in cui è relegato l’uomo non è più un paradiso. Il pane bisogna guadagnarselo con fatica (vd. Genesi 3:17-19): il lavoro umano, che originariamente consisteva nella semplice amministrazione delle proprietà di Dio, diventa un lavoro ingrato. La terra deve difendersi dall’interferenza dell’uomo, «sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l’ha sottoposta» (Romani 8:20). Di conseguenza, tutto il creato soffre.

La Perdita del Paradiso e la Ricerca Incessante
In ultima analisi, l’umanità ha perduto il paradiso di delizie destinatole fin dal principio (vd. Genesi 3:22-23). Per inseguire il meglio gli esseri umani sono incappati nel peggio. Eppure l’avvertimento di Dio era chiaro: «...perché nel giorno che tu ne mangerai [del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male], certamente morirai» (Genesi 2:17). Dal giorno della separazione da Dio l’essere umano non ha mai smesso di cercare il paradiso perduto. L’albero della vita che si trova al centro del giardino è ormai inaccessibile, come lo è la presenza di Dio, poiché il suo ingresso è custodito dai cherubini (vd. Gen 3:24).
Il Peccato come Virus e Schiavitù
Fin dall’ingresso del male nel mondo l’uomo è in preda a una contraddizione interna; il suo essere interiore è caratterizzato dalla perdita d’integrità, dalla doppiezza del cuore (vd. Salmo 12:2), da un’anima divisa (vd. Giacomo 1:8), da sentimenti e desideri contrari alla ragione (vd. Romani 7:18-19). Il peccatore è schiavo della propria natura, delle proprie cattive inclinazioni. Il male si può paragonare a un virus informatico che si diffonde all’interno del sistema per distruggerlo o controllarlo mediante la creazione di programmi nocivi autoinstallanti e auto-replicanti. L’ira di Dio si sta già riversando sull’ingiustizia degli uomini (vd. Romani 1:18).
Il "Protoevangelo": Genesi 3:15 - La Prima Promessa di Salvezza
La risposta divina a questa condizione umana disperata giunge attraverso una promessa straordinaria: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn 3,15). Questo versetto è stato definito il “Protoevangelo”, il primissimo annuncio della salvezza. In esso sono racchiusi tutti gli elementi essenziali della strategia divina per salvare l’uomo.
L'Inimicizia Divina
Si parla innanzitutto di una inimicizia. Non una inimicizia qualsiasi, ma a morte. Il termine ebraico אֵיבָה indica nella Bibbia sempre una inimicizia fra persone e una inimicizia «abituale, implacabile e profonda, di quelle che non si soddisfano se non con lo spargimento di sangue». Questa inimicizia la pone Dio stesso: «Io porrò». Solo Dio la può porre e solo lui può far sì che chi è entrato in amicizia con il Diavolo (questo è il peccato) possa rompere questo “incantesimo”.
Chi è il Serpente?
Il Serpente menzionato in Genesi 3:15 non è l'animale letterale, ma la figura simbolica rappresentante il diavolo, colui che si servì del serpente per ingannare (cfr. Sap 2,24; Gv 8,44; Ap 12,9; 20,2).
Chi è la Donna? E la Sua Stirpe?
Qui ci troviamo davanti ad un senso letterale che immediatamente sembra indicare Eva, ma rimanda con assoluta evidenza oltre Eva verso una “nuova Eva”. L’insegnamento della Chiesa ci rivela con certezza che la Donna è Maria e la Stirpe è Gesù. Questo è il senso letterale pieno della profezia.
La stirpe di questa donna schiaccerà il capo al serpente. Se la stirpe della donna schiaccia il capo al serpente è la Donna che lo fa. La donna è qui vista come una גְּבִירָה = signora, padrona, regina. Se il re vince, la regina vince. Il "seme" della donna è primariamente Gesù Cristo, che fu unto con spirito santo nel 29 E.V. I 144.000, che ‘nascono di nuovo d’acqua e di spirito’ e che sono eredi del Regno celeste con Cristo, sono una parte secondaria del seme della promessa. Cominciarono ad aggiungersi al seme della donna dalla Pentecoste del 33 E.V. in poi. La Vulgata traduce «ipsa» (‘lei’) e la LXX «αὐτός» (‘lui’, maschile), indicando che il testo profetico focalizza l'attenzione sul fatto che questa stirpe non è solo una collettività, ma è soprattutto «uno», una persona.
Lo Scontro Finale: Il Calcagno e la Testa
Il verbo ebraico שׁוּף, usato per descrivere la battaglia originata dall’inimicizia, significa ‘schiacciare, colpire’. Viene giustamente tradotto in due modi diversi: schiaccerà (la testa) e insidierai (il calcagno). La scena è chiara: una donna schiaccia la testa di un serpente e lui (contemporaneamente) cerca di morderla al calcagno. Un serpente schiacciato, più su del calcagno non va. La battaglia è terribile ma i colpi non sono uguali: da una parte c’è la vittoria definitiva, dall’altra disperati tentativi di contrastarla. Gesù mediante la Croce e la potenza della Risurrezione che dalla Croce si effonde ha sconfitto il Demonio. Egli regnerà finché non avrà posto tutti i nemici sotto i suoi piedi (cfr. 1 Cor 15,25). Noi partecipiamo a questa vittoria: Gesù infatti «trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose» (Fil 3,21). Se siamo della stirpe di Gesù, siamo per ciò stesso figli di Maria e anche noi riceviamo il potere di schiacciare Satana sotto i nostri piedi.

Maria, la "Nuova Eva" e l'Immacolata Concezione
Alla luce di questa lettura, la proclamazione dell’Immacolata Concezione di Maria acquista un significato nuovo e stimolante. Maria è immacolata fin dal suo concepimento, cioè, nella totalità della sua esistenza. In lei la vittoria sul serpente è stata completa perché in lei lo Spirito divino che ha animato suo figlio ha potuto operare le sue meraviglie (Lc 1,49).
Il Significato del Nome Maria e la sua Accoglienza
Miryam (םמרי) è, nella lingua ebraica, la “signora” o “principessa”. Il suo nome è racchiuso fra due mem, la “emme” ebraica, che ha la forma dell’utero materno. La mem iniziale (מ) presenta un piccolo pertugio, una fessura aperta all’accoglienza del seme che la feconda, simbolo di un’anima costantemente in ascolto della voce dello Spirito; quella finale (ם) ha la forma di un quadrato chiuso, simbolo di pienezza ma anche di mistero. In Maria l’ascolto profondo della Parola di Dio, la partecipazione in prima persona al progetto di salvezza del suo Signore, convive con l’accettazione di ciò che, dei Suoi disegni, rimane spesso per noi incomprensibile. La resh centrale (la “erre”) è la lettera della redenzione, della speranza nella conversione e nella salvezza dell’uomo malvagio.
Maria ha accettato, in tutta umiltà, di vivere nel mondo, ma di non entrare nella violenza originaria del mondo, nella concupiscenza che fa delle persone e delle cose l’oggetto del desiderio: in questo senso essa è l’Immacolata. La sua relazione con l’Onnipotente è autentica, da creatura a creatore, senza concupiscenza. È una degna dimora per il Figlio.

Immacolata Concezione vs. Concezione Verginale
È fondamentale distinguere tra la Concezione Immacolata di Maria e il concepimento verginale di Gesù. La Concezione Immacolata si riferisce al fatto che Maria è stata «preservata immune da ogni macchia della colpa originale fin dal primo istante del suo concepimento» - un dogma proclamato solennemente da Pio IX l’8 dicembre 1854. Il concepimento verginale di Gesù, invece, si riferisce alla sua nascita da Maria senza l'intervento di un uomo, per opera dello Spirito Santo.
Come recita l'Evangelo di Luca: «Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,31-33). E Maria rispose: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
Maria, Modello di Fede e Coraggio
Adamo ed Eva si nascondono al richiamo di Dio; Maria invece c’è, con il suo «Eccomi». Non ha paura di mostrarsi a Dio, con la sua fragilità di donna, con le sue paure. Adamo ed Eva si accusano a vicenda; Maria accoglie con umiltà, anche se con comprensibile timore, la proposta di Dio. Si mette in gioco nella relazione. Adamo ed Eva vogliono competere con Dio, accogliendo l’invito del divisore che promette loro di essere «come» Dio. Maria, al contrario, si concepisce come «serva».
Basterebbe il suo canto per dire tutto il coraggio di Maria: dal «sì» all’annuncio, al «sì» al discepolato nei confronti del Figlio, fino al tragico «sì» ai piedi della croce. Educata a quella concezione paterna e ad un tempo materna di Dio, Maria realizza con l’Ineffabile una relazione autentica, liberata dal rischio della cattura, tra un Io fragile e conscio della sua creaturalità e un Tu eterno. Maria davvero può e deve diventare modello per la nostra vita di coppia e di famiglia, insegnando ad abbracciare e gestire la paura, evangelizzando la bontà e lo sguardo compassionevole di Dio che si prende cura dei piccoli e dei poveri.
La Lotta Continua: La Stirpe del Serpente e la Stirpe della Donna nella Storia
L’inimicizia tra il Serpente e la Donna, tra le loro stirpi, si è manifestata incessantemente nella storia umana.
La Progenie del Diavolo
Dopo la ribellione in Eden, cominciarono a comparire persone e organizzazioni che manifestavano caratteristiche simili a quelle di Satana il Diavolo: ribellione, menzogna, calunnia e omicidio, nonché opposizione alla volontà di Dio e a coloro che Lo adoravano. Tali caratteristiche distinguevano la progenie del Diavolo, i suoi figli spirituali. Fra questi ci fu Caino, che assassinò Abele. Nimrod, il cui stesso nome lo contraddistingueva come ribelle, divenne un potente cacciatore e governante in opposizione a Dio. Oltre a ciò, ci fu una successione di regni antichi, inclusa Babilonia, con le loro religioni sostenute dallo Stato e basate sulla falsità, e questi oppressero crudelmente gli adoratori di Dio. Capi politici corrotti e trafficanti avidi e senza scrupoli, che ricorrono alla falsità e mostrano odio per i servitori di Dio, rivelano di far parte del seme del Serpente.
Satana contro il Seme Promesso: Gesù
Satana stava all’erta per scorgere il predetto Seme della donna. La sua perfida inimicizia fu subito evidente quando indusse degli astrologi pagani a intraprendere una missione che li portò prima dal re Erode a Gerusalemme e poi alla casa di Betlemme dove trovarono il fanciullino Gesù e sua madre Maria. Poco dopo il re Erode ordinò che tutti i bambini di Betlemme e dintorni dai due anni in giù fossero messi a morte, manifestando odio satanico verso il Seme.
Dopo che Gesù fu unto con spirito santo nel 29 E.V. e riconosciuto come Figlio di Dio, Satana cercò ripetutamente di farlo cedere alla tentazione (Matteo 4:1-10). Non riuscendoci, si servì di strumenti umani, come gli ipocriti capi religiosi, che ricorsero a menzogne e calunnie per screditare Gesù, accusandolo di blasfemia, di violare la legge sul Sabato o di essere in combutta con "Beelzebub" (Matteo 9:2-7; Matteo 12:9-14, 22-24; Giovanni 5:1-18).

La Vittoria di Cristo e la Lotta della Chiesa
Quando Gesù morì, Satana aveva forse vinto? Assolutamente no! Gesù Cristo aveva vinto il mondo e aveva prevalso sul suo governante (Giovanni 14:30, 31; 16:33). Era rimasto leale a Dio sino alla morte. La sua morte come uomo perfetto provvide il prezzo di riscatto necessario per ricomprare il diritto alla vita perduto da Adamo. In tal modo aprì la via della vita eterna a quelli che avrebbero esercitato fede in quel provvedimento e ubbidito ai comandamenti di Dio (Matteo 20:28; Giovanni 3:16). Dio destò Gesù dai morti alla vita immortale nei cieli. Al tempo fissato, Gesù annienterà completamente Satana.
Dopo la morte di Gesù, i cristiani continuano a smascherare il seme del Serpente. L’apostolo Paolo mise in guardia contro «l’uomo dell’illegalità» la cui presenza sarebbe stata «secondo l’operazione di Satana» (2 Tessalonicesi 2:3-10), riferendosi a forze e persone che si oppongono a Dio e alla sua verità. Il seme del Serpente perseguitò furiosamente i seguaci di Gesù Cristo. L’apostolo Giovanni predisse che Satana avrebbe continuato a far guerra contro il rimanente del seme della donna di Dio fino ai nostri giorni (Rivelazione 12:17). Questo è esattamente ciò che è avvenuto, con veri cristiani che hanno intrepidamente continuato a smascherare il Serpente e il suo seme attraverso i secoli.
La Scelta Umana e la Speranza Cristiana
Ora è il tempo in cui tutti gli uomini devono scegliere. Vogliono adorare Dio e sostenere la sua sovranità oppure si lasceranno governare da Satana facendo le cose che gli piacciono? L’invito è rivolto a tutti: «Ora, o re, esercitate perspicacia; lasciatevi correggere, o giudici della terra. Servite il Signore con timore e gioite con tremore. Baciate il figlio, affinché Egli non si adiri e voi non periate dalla via, poiché la sua ira divampa facilmente. Felici sono tutti quelli che si rifugiano in lui» (Salmo 2:10-12).
La compassione, come la misericordia, è un sentimento forte, paterno e materno, mai paternalista. Dio soffre e patisce-con ognuno di noi. Egli accoglie e gestisce tutte le nostre fragilità, le nostre paure, il senso del limite e la percezione delle innumerevoli sconfitte della vita, anche di quelle che sembrano irreparabili, troppo pesanti da sopportare.
Questo sentimento di dipendenza filiale dal Padre, evangelizzato da una donna come Maria che ha saputo contrastare dentro di sé il male nel mondo, non può però trasformarsi in atteggiamento passivo, ma richiede una presenza attiva in grado di cogliere con sensibilità i bisogni e le urgenze degli altri. Dobbiamo promuovere nel mondo nuovi stili di vita umili, sobri e solidali. E soprattutto promuovere nella coppia e nella famiglia quell’atteggiamento che ha improntato tutta la vita di Maria: la speranza. Certo, oggi sperare è difficile. Possiamo ancora sperare? Lo possiamo perché Lui, il Signore, ha fatto per noi - come ci dice il Salmo 97 - cose meravigliose, ha compiuto prodigi, ha manifestato la sua salvezza.