Cos'è l'Iconostasi: Definizione e Origine
Nelle basiliche bizantine, un elemento architettonico e liturgico di fondamentale importanza è il tramezzo, molto decorato, che prende il nome di iconostasi. Questo elemento comparve in epoca Giustiniana e aveva la specifica funzione di dividere il luogo di culto, ovvero il santuario, dalle navate, lo spazio riservato ai fedeli. Chiamata così in quanto ricoperta di icone, l'iconostasi divenne un elemento tipico e distintivo della successiva architettura bizantina.
L'iconostasi può essere descritta come una parete ricca di immagini nelle chiese bizantine, fungendo da filtro visivo e simbolico tra il mondo terreno dei fedeli e la sacralità dell'altare.

Funzione e Significato Liturgico
La funzione primaria dell'iconostasi era quella di separare nettamente le aree liturgiche della chiesa, in particolare il bema (o santuario, dove si trova l'altare) dal resto dello spazio sacro. Questa divisione enfatizzava il carattere misterico e trascendente dei riti che si svolgevano dietro di essa.
Le icone, ovvero dipinti a soggetto religioso eseguiti su tavola, rivestivano un ruolo cruciale nella cultura bizantina. Durante i secoli dell'impero, non tutte le persone sapevano leggere ed era necessario insegnare loro la storia della salvezza di Gesù e dei santi; così i pittori creavano immagini, le icone appunto, per raffigurare gli episodi più significativi della storia religiosa cristiana. Spesso le icone rappresentavano Gesù Cristo e la Madonna, e in questo caso il loro scopo era quello di offrire un'immagine da venerare, a cui rivolgersi per la preghiera. L'iconostasi, quindi, non era solo una divisione fisica, ma un vero e proprio "muro di preghiera" e di insegnamento visivo.
Lo Stile e la Disposizione delle Icone
L'arte bizantina, dovendo rappresentare figure sacre come Gesù, la Madonna, gli Apostoli, gli angeli e i santi, decise di raffigurarli con un disegno piatto, con una forte tendenza all'astrazione dell'immagine, come se non fossero persone reali. Questo era fatto allo scopo di mantenere la spiritualità dei personaggi sacri e di ricordare ai fedeli che Gesù, la Vergine e i santi erano figure celesti, eterne, che vivevano in Cielo e non nella realtà quotidiana. L'artista bizantino non voleva, infatti, rappresentare la realtà o lo spazio, ma una dimensione ultraterrena, con personaggi sacri e spirituali; per ottenere questo effetto, il pittore si rivolgeva alla linea, che diventava la protagonista della costruzione della figura.
La disposizione delle immagini sull'iconostasi seguiva una gerarchia rigorosa, che rispecchiava l'ordine iconografico generale delle chiese bizantine. Gli scrupoli dottrinali arrivarono addirittura a stabilire i soggetti da ritrarre e la loro posizione sulle mura della chiesa: nella cupola il Cristo Pantocratore ("dominatore di tutto l'Universo"), nell'abside principale la Vergine col Bambino, mentre le volte spettavano agli apostoli, ai patriarchi e ai santi. Questo schema decorativo si rifletteva sulle iconostasi, dove il Cristo Pantocratore o la Vergine col Bambino occupavano posizioni centrali e preminenti, circondati da icone di profeti, apostoli e santi.
In un'epoca in cui la pittura doveva strettamente sottostare ai canoni, in quanto strumento educativo, il mosaico raggiunse la perfezione e fu la maggiore espressione della spiritualità e la pittura monumentale per eccellenza dell'arte bizantina, specialmente all'apogeo di questa cultura. Anche le icone dipinte su tavola erano realizzate con grande maestria, utilizzando la tecnica della tempera su uno strato di gesso.

L'Iconostasi nel Contesto Storico dell'Arte Bizantina
L'arte bizantina ebbe la sua origine e il suo centro nell'antica città di Bisanzio (oggi Istanbul in Turchia), rifondata dall'imperatore romano Costantino con il nome di Costantinopoli. Si sviluppò per oltre un millennio, dal 330, quando Costantino trasferì la capitale, fino alla conquista turca del 1453. I caratteri più precisi e definiti dell'arte bizantina si delinearono con il regno di Giustiniano (527-565), periodo in cui comparve anche l'iconostasi.
Un evento cruciale che influenzò la decorazione delle chiese, e quindi potenzialmente anche delle iconostasi, fu l'iconoclastia, dichiarata dall'imperatore Leone III nel 726. Questo movimento portò alla distruzione delle immagini sacre raffiguranti figure umane. Durante questo periodo di divieto, rifiorirono le arti decorative aniconiche (senza figure umane). Tuttavia, il divieto fu revocato nell'843, e con l'avvento della dinastia macedone (867-1056) iniziò la "Rinascenza Macedone", un'epoca di splendore in cui l'iconografia e la pittura ripresero in maniera grandiosa, consolidando gli schemi decorativi e la disposizione gerarchica delle immagini nelle chiese.
Anche nell'epoca dei Paleologi (1258-1453), l'ultima dinastia bizantina, le icone portatili (dipinte e a mosaico) erano molto diffuse, a testimonianza della continua importanza delle immagini sacre, un principio che stava alla base dell'iconostasi.
Tecniche e Materiali
Per la creazione delle iconostasi, l'enfasi era posta sulla pittura e sul mosaico, considerati i mezzi più adatti a esprimere la sacralità. La scultura monumentale, soprattutto dopo l'iconoclastia, ebbe una diffusione limitata nell'arte bizantina, mentre fu molto importante la decorazione scultorea in architettura, come per i capitelli delle colonne, spesso scolpiti con estrema raffinatezza, e per elementi come i pulvini e le transenne a traforo, che dimostrano una maestria nell'uso di tecniche di traforo, bassorilievo e intaglio per partizioni decorative. Tuttavia, per l'iconostasi intesa come "parete di icone", la pittura e il mosaico erano le tecniche predilette per rappresentare le figure sacre.