Il concetto di "coadiutore degli apostoli" racchiude diverse espressioni di servizio e collaborazione all'interno della Chiesa, in particolare nella missione apostolica. Questa denominazione si riferisce non solo a figure storiche e bibliche, ma anche a ruoli contemporanei che, pur con specificità diverse, contribuiscono all'adempimento del mandato evangelico. Tra questi, spiccano il ruolo del Fratello Gesuita e quello del Vescovo Coadiutore, entrambi pilastri fondamentali nell'edificazione e nell'azione della Chiesa.
Il Fratello Gesuita: Identità, Vocazione e Contributo alla Missione
La Congregazione vuole descrivere il ruolo del Fratello gesuita in modo maggiormente aderente alla realtà odierna, pur rimanendo in consonanza con la descrizione dell’identità del gesuita fornita dal decreto 2 della Congregazione Generale 32ª. Il Fratello gesuita è un uomo che ha accettato la chiamata del Padre ad essere un “compagno di Gesù”.
Fin dai primordi della sua conversione, Ignazio si sentì chiamato ad “aiutare gli altri”, a darsi interamente al servizio dell'”eterno Re e Signore di tutte le cose”. L’esperienza apostolica di Ignazio e dei suoi compagni era già legata all’esercizio del ministero sacerdotale in quel momento decisivo.
La Compagnia come "Corpo" Universale e la Diversità delle Vocazioni
Fin dall’inizio la Compagnia ha pensato se stessa come un “corpo” universale, riprendendo la metafora paolina (cfr. 1 Cor 12, l2ss). Tutti i membri della Compagnia, in una molteplicità di situazioni socioculturali, hanno ricevuto la grazia di essere chiamati a seguire Gesù umile e povero. Al tempo stesso, Ignazio, “rifiutando ogni egualitarismo e ogni uniformità […] credeva profondamente alla diversità delle vocazioni, basata sul fatto che Dio chiama ognuno per nome. Solo in questo spirito di apertura e di accoglienza si potranno esprimere i doni diversi che insieme costituiscono la Compagnia”. Per tale ragione, Ignazio considerava i gradi nella Compagnia come differenti modi di essere incorporati nell’unico corpo, per compiere l’unica identica missione, senza che questo implicasse in alcun modo l’idea di differenze di perfezione o di merito nel servizio di Dio. Così “il corpo apostolico della Compagnia è modellato, come quello degli apostoli, sull’unione nella diversità […] una diversità […] unificata dal vincolo della Carità”.
Le recenti Congregazioni Generali, riaffermando l’unicità della vocazione in Compagnia, hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di esaminare i nostri atteggiamenti, per essere sicuri che la diversità non sia un ostacolo all’essere sinceramente “un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32). Questa Congregazione rinnova quell’appello affinchè l’integrazione di tutti i gesuiti nell’unico corpo della Compagnia sia ovunque sempre più profonda ed effettiva.
Il Contributo Specifico del Fratello alla Missione Apostolica
I Fratelli, così come i Sacerdoti, sono integrati nella Compagnia in ragione dell’unico e comune appello del Signore a seguirlo per vivere il radicalismo evangelico della vita religiosa. Ma una vocazione alla vita religiosa è diversa da una vocazione al sacerdozio. Il primo e più importante contributo di un Fratello è pertanto il dono di se stesso, offerto liberamente nel servizio del Signore.
Il Fratello vive la sua vocazione religiosa come un “inviato”. In quanto membra dello stesso corpo, i Fratelli condividono l’unica missione apostolica e vi contribuiscono per la personale chiamata ricevuta dallo Spirito, arricchendo la missione della Compagnia con la loro partecipazione. Tali attività, realizzate dai primi compagni, continuano a ispirare la Compagnia ai nostri giorni.

Oggi la Compagnia descrive la nostra identità di gesuiti come caratterizzata dall'”impegnarsi, sotto il vessillo della croce, nella battaglia cruciale del nostro tempo: la battaglia per la fede, e la lotta, che essa include, per la giustizia”. I Fratelli, pertanto, sono profondamente coinvolti in tutti i compiti apostolici della Compagnia dove questa missione si realizza, contribuendo ad ogni genere di lavoro, materiale e tecnico al servizio dell’apostolato e dell’intero corpo della Compagnia, ma anche nella proclamazione esplicita di Gesù, nell’aiuto e nel colloquio spirituale, negli Esercizi Spirituali, nella catechesi e nell’insegnamento.
Accanto a figure di Fratelli come Alfonso Rodriguez e Francesco Garate, che giunsero alla santità attraverso i lavori domestici, è opportuno far conoscere anche le vite di altri Fratelli, quali Giacomo Kisai, Domenico Collins, Nicola Owens e altri, che operarono con dedizione e generosità nei ministeri esterni della Compagnia, fino a donare la propria vita.
Progressi e Sfide nell'Integrazione del Fratello Gesuita
Dopo la Congregazione Generale 31ª ci sono stati notevoli progressi nell’integrazione e nella partecipazione dei Fratelli alla vita e alla missione apostolica della Compagnia. La loro formazione è migliorata, sono state date loro importanti responsabilità in opere e attività apostoliche, sono stati nominati consultori di comunità e di Provincia, ecc. In alcuni luoghi, tuttavia, la piena realizzazione di questa integrazione incontra ancora delle resistenze. Tra noi, ci sono ancora atteggiamenti che richiedono conversione; ed è necessario che la vocazione del Fratello sia maggiormente stimata e apprezzata.
Se tutti - Sacerdoti, Fratelli, scolastici - condivideranno tutti gli aspetti della vita comunitaria - la fede, i compiti domestici, il riposo, la preghiera, il discernimento apostolico, l’Eucarestia e gli Esercizi Spirituali -, diverremo veramente “amici nel Signore”. La condivisione di vita favorirà la costituzione di comunità dove ci si senta corresponsabili nella comune sequela di Cristo e complementari nel compimento della stessa missione.
Formazione e Legislazione
La diminuzione del numero delle vocazioni non può indurre ad abbassare il livello dei criteri di ammissione al noviziato. Occorre stabilire, per i Fratelli gesuiti, dei programmi di formazione ben strutturati, atti a prepararli adeguatamente per la vita, per il servizio e per l’integrazione nella Compagnia. Tali programmi dovranno comprendere le diverse dimensioni della formazione: umana, comunitaria, spirituale, teologica, pastorale e professionale. Persone con le qualità necessarie dovranno essere preparate come promotori di vocazioni nella Provincia e come formatori. Quando possibile, per favorire una migliore integrazione, i Fratelli in formazione dovranno vivere nelle stesse comunità degli scolastici. I Fratelli devono avere la possibilità di apprendere una lingua straniera, secondo quanto è raccomandato da questa stessa Congregazione Generale nel Decreto su “La collaborazione interprovinciale e sopraprovinciale”. Per realizzare la propria missione, ogni gesuita deve essere ben informato per quanto riguarda la sua missione apostolica e incoraggiato nella sua vita di fede.
La Congregazione Generale 34ª ha introdotto importanti cambiamenti nella nostra legislazione, per raggiungere più efficacemente l’integrazione e la partecipazione dei Fratelli alla comune vocazione e missione della Compagnia. Questi includono la concessione della voce passiva nell’elezione degli elettori nella Congregazione Generale (d. 23, A, n.) e l’abolizione della limitazione del numero di Fratelli con voti perpetui che possono prendere parte alla Congregazione di Provincia (implicitamente nella Congregazione Generale 34ª, d. 23, D, n.).
Il Vescovo e il Ruolo del Vescovo Coadiutore: Successori degli Apostoli
Il Vescovo (dal greco επίσκοπος, epískopos, "supervisore") è il pastore proprio di una Diocesi. È, per i fedeli a lui affidati, maestro di dottrina, sacerdote del sacro culto e ministro del governo. Egli esercita il suo ministero in comunione con il Papa. Il Signore Gesù costituì i dodici apostoli, con a capo Pietro, come una comunità di persone "che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni" (Mc). Ignazio di Antiochia basa la figura e la dignità del vescovo sul fondamento degli apostoli e dice che la Chiesa locale dipende essenzialmente dal vescovo e senza di lui non sussiste. Nessuno, di conseguenza, prenderà iniziativa, in ciò che riguarda la Chiesa, indipendentemente dal vescovo, nel quale sono somministrati nella verità i sacramenti e la predicazione. Nulla, dunque, si faccia senza o contro di lui. “Dove sta lui, là sia tutta la comunità, così come dove Gesù Cristo è, là è la chiesa cattolica.”

Con l'imposizione delle mani viene trasmesso ai vescovi il dono apostolico, cioè con la consacrazione episcopale viene conferito l'ufficio di santificare, insegnare e governare il popolo di Dio. Questi doni vengono conferiti ontologicamente in virtù della consacrazione, però giuridicamente possono essere esercitati solo su mandato del papa (missione canonica).
In forza della pienezza del Sacramento dell'Ordine, i vescovi svolgono anche la funzione di santificare il popolo di Dio per mezzo della comunicazione della grazia nei sacramenti, fra i quali eccelle l'eucaristia. Infatti ogni celebrazione dell'eucaristia è diretta dal vescovo, il quale ha l'incarico di presentare il culto della religione cristiana alla maestà e di regolarlo secondo i precetti del Signore e le leggi della chiesa, dal suo particolare giudizio ulteriormente determinante sua diocesi. Essi sono i ministri originari della confermazione, i dispensatori degli ordini sacri e quelli che regolano le discipline penitenziali.
Infine i vescovi sono preposti al governo della loro diocesi, vicari e delegati di Cristo; essi cioè hanno il dovere di dare leggi al popolo di Dio, di giudicare e di regolare ciò che appartiene al culto e all'apostolato. Tale compito deve essere svolto con il consiglio, la persuasione, l'esempio, ma anche con autorità e la sacra potestà, della quale però non si servono se non per edificare il proprio gregge nella verità e nella santità, come il Vangelo ricorda che chi è il più grande si deve fare come il più piccolo e colui governa, come colui che serve (cfr. Lc). In ciò seguono l'esempio di Cristo, come buoni pastori che conoscono loro pecore e sono da esse conosciuti; come veri padri che per il loro spirito di carità e di zelo verso tutti e alla cui autorità, tutti con animo grato si sottomettono.
Il Vescovo Coadiutore
All'interno delle singole diocesi possono esservi anche i vescovi titolari con il ruolo di aiutare nel suo ministero i vescovi diocesani. Un esempio concreto di tale ruolo di ausilio apostolico è il Vescovo Coadiutore. Recentemente, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi Metropolita di Morelia (Messico), presentata da Sua Eccellenza Monsignor Carlos Garfias Merlos. Gli è succeduto Sua Eccellenza Monsignor José Armando Álvarez Cano, finora Arcivescovo Coadiutore della medesima Arcidiocesi. Questa successione evidenzia la funzione del coadiutore, che è nominato con diritto di successione, garantendo continuità nella guida apostolica di una diocesi.
tags: #coadiutore #degli #apostoli