Il Buon Pastore: Guida, Salvezza e Vita Abbondante

Nelle ultime domeniche abbiamo meditato sulla bontà di Gesù, sulla sua immensa misericordia che ci ha dimostrato donandoci la salvezza. Oggi la Chiesa ci presenta la figura del Buon Pastore, un'immagine che parla direttamente al cuore e ci invita a riflettere sulla relazione profonda che possiamo avere con Gesù, sul suo amore che ci protegge e ci guida, e sulla nostra identità di figli di Dio. Questa immagine ci fa comprendere bene la cura e la sollecitudine che Gesù prodiga per il suo gregge, che siamo noi.

La Figura del Buon Pastore: Cura e Sollecitudine Divina

Il Messia era stato caratterizzato dai profeti come il Pastore del suo popolo (Is 40,11; Ez 34,23; 37,24; Zc 13,17, ecc.), ed Israele era stato chiamato gregge del Signore (Ez 34,5; Mic 7,14; Zc 10,3, ecc.). Gesù Cristo affermò solennemente che questi vaticini si erano avverati in Lui, proclamandosi pastore, anzi buon pastore non solo del popolo ebreo ma di tutti gli altri che Egli avrebbe uniti al primo suo gregge, formandone un solo ovile sotto un solo pastore.

Gesù: Pastore del Suo Grembo

Dove c'è il pastore, il gregge pascola al sicuro e vi regna sicurezza e abbondanza. Il Salmo di oggi diceva: «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l'anima mia» (Sal 22,1-3). Il Signore ci conduce ai pascoli della Vita eterna, ci «guida per il giusto cammino» (v. 3) e ci difende da ogni pericolo. Spetta a noi ascoltare la sua voce e seguirlo docilmente.

Gesù come il Buon Pastore che guida le sue pecore in un paesaggio sereno

L'Ovile e la Sicurezza

Gesù è il Pastore e la Chiesa è l'ovile dove le pecore sono al sicuro. Nella Terra Santa, ai tempi di Gesù, l'ovile era uno spazio a cielo aperto, cinto da muri di pietre, con un'unica porta che di notte veniva chiusa. Alla sera, i pastori conducevano le pecore all'ovile che era custodito da un guardiano. Quando si faceva giorno, i pastori tornavano, entravano nell'ovile, e chiamavano le pecore ad alta voce. Le pecore, riconoscendo la voce del loro pastore, si riunivano attorno a lui e, quando il gregge era al completo, il pastore, al suono del flauto, conduceva le pecore al pascolo.

I pericoli non mancavano. Vi erano animali feroci che tentavano di assalire il gregge, vi erano anche ladri che cercavano di rubare le pecore. Non sempre il pastore riusciva a salvare il suo gregge e, spesso, per mettere al sicuro la sua incolumità fuggiva di fronte ai briganti.

Il Sacrificio del Pastore

Al contrario, Gesù, il Buon Pastore, non ha esitato a dare la sua vita per noi, morendo sul legno della croce. Nel Salmo di oggi abbiamo ascoltato: «Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza» (Sal 22,4). Finché siamo con Gesù non avremo nulla da temere.

Egli era l'unico pastore che pascolando si offriva, e salvando dalla morte le sue pecorelle s'immolava per esse. Nell'Eucaristia donò se stesso offrendosi al Padre ed immolandosi incruentemente, e sulla croce s'immolò cruentemente. Egli esclamò: «Io sono il buon pastore»; era venuto per dare la vita e per darla abbondantemente, e la dava alle sue pecorelle non solo pascolandole, ma immolandosi per loro; perciò soggiunse: «Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle» e, secondo l'espressione del testo greco, dà la vita in prezzo di redenzione.

Gesù il Buon Pastore - Giovanni 10 - Marco deFelice

Gesù, la Porta e la Salvezza

Per i pastori della Terra Santa la sorveglianza doveva essere continua. A volte capitava che i ladri entravano di notte nell'ovile, scavalcando il muro. Ecco Gesù che dice allora: «Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce» (Gv 10,1-3). Solo il legittimo pastore entra per la porta, e solo la sua voce è riconosciuta dalle pecore. Gli altri sono solo dei briganti.

L'Ingresso nell'Ovile di Cristo

Nel Vangelo di oggi, Gesù dice chiaramente: «Io sono la porta delle pecore [...] se uno entra attraverso me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,7.9). Con questa similitudine, Gesù ci vuole far comprendere che solo in Lui noi possiamo trovare la salvezza. Gesù è il Pastore e Gesù è anche la porta dell'ovile. Nessuno entra nell'ovile di Cristo, che è la Chiesa, senza credere in Lui e senza ricevere il Battesimo che ci schiude questa porta della vita.

Per questo motivo, san Pietro, nella prima lettura, disse a tutti quelli che gli domandavano cosa dovessero fare per ottenere la salvezza: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei peccati» (At 2,38). Quel giorno, era il giorno della Pentecoste, furono battezzate circa tremila persone (cf v. 41). Inoltre, nella seconda lettura, san Pietro aggiunge che prima di ottenere la salvezza noi eravamo come pecore erranti, ma ora siamo stati ricondotti al pastore e custode delle nostre anime (cf 1Pt 2,25).

La Rivelazione di Gesù come Porta

Gesù non dice: "Vi mostro la porta", ma dice: "Io sono la porta". Non si entra nella salvezza scegliendo un proprio cammino spirituale arbitrario aggirando Cristo e inventandosi una religione comoda. Si entra attraverso Gesù, cioè attraverso la fede vera, i sacramenti, la conversione, l'obbedienza alla sua parola, la comunione con la sua Chiesa. Tutto questo va ribadito con chiarezza, perché oggi molti pensano che basti "essere buoni a modo proprio" oppure "credere in qualcosa" oppure "seguire il cuore". Ma il Vangelo non dice questo. Cristo è la porta e una porta, per sua natura, non è un dettaglio secondario: è il passaggio necessario. Se uno rifiuta la porta, resta fuori. Non perché Dio sia cattivo, ma perché la salvezza passa attraverso il suo Figlio. E quella porta è aperta per tutti. Ma bisogna voler entrare.

Illustrazione di una porta simbolica con Gesù come guardiano

Il Contrasto: Buon Pastore contro Ladri e Mercenari

Gesù comincia contrapponendo due figure: da una parte il pastore vero, dall'altra il ladro e il brigante. Non tutte le guide meritano di essere seguite. Ci sono alcuni che promettono felicità, autonomia, successo, piacere, affermazione di sé, e invece svuotano l'anima, dividono la famiglia, rovinano la coscienza, allontanano da Dio. Il ladro, dice Gesù, viene per rubare, uccidere e distruggere. Il demonio agisce così. Il mondo agisce così. E anche la tentazione, all'inizio, si presenta come una piccola scorciatoia, ma poi ruba la pace, fa perdere la Grazia di Dio e distrugge lentamente la persona.

I Pericoli per il Grembo: Falsi Pastori e Inganni

Il mercenario invece è chi non è pastore, ed al quale non appartengono le pecorelle; quando vede venire il lupo abbandona le pecore e fugge, il lupo rapisce e disperde le pecorelle. Il mercenario poi scappa perché è mercenario e non gl'importa delle pecorelle. Un pastore mercenario non ama le pecorelle, ma la paga che guadagna per il servizio che presta; il gregge anzi gli è di fastidio, perché rappresenta il peso della sua giornata e, quando si trova di fronte ai lupi che lo assalgono, fugge per mettersi in salvo, non avendo nessun interesse a salvare le pecorelle.

Quando Gesù parla di ladri e briganti, non si riferisce soltanto a nemici esterni in senso generico, ma anche a tutte quelle persone che nella vita concreta si presentano come guide e invece portano lontano da Lui. Sono cattivi maestri tutti coloro che parlano all'uomo senza condurlo alla verità di Cristo e alla comunione con la sua Chiesa. È ladro e brigante chi insegna ai giovani che la purezza è inutile, che la castità è impossibile, che l'importante è provare tutto e seguire l'istinto. È ladro e brigante chi dentro una scuola, un gruppo di amici, un ambiente di lavoro o perfino nella stessa famiglia, ridicolizza un ragazzo perché vuole vivere da cristiano sul serio, oppure insinua che per essere moderni bisogna prendere le distanze dalla Chiesa. O magari chi presenta il peccato come una forma di libertà e l'obbedienza a Dio come una schiavitù.

Ci sono anche cattivi maestri più sottili, più eleganti, apparentemente rispettabili, che parlano con linguaggio colto e rassicurante, ma svuotano la fede dall'interno. Sono quelli che dicono che tutte le religioni si equivalgono, i dogmi sono sorpassati, il Vangelo deve adattarsi al mondo, l'inferno non esiste, il demonio è solo un simbolo, la convivenza, l'impurità, l'aborto, l'eutanasia o i rapporti contro natura in fondo non separano da Dio se uno "si sente a posto con la coscienza". Questi non aprono la porta che è Cristo: scavano un passaggio falso, una via larga, comoda, applaudita dal mondo, ma che non conduce alla salvezza. Anche gli influencer, i personaggi pubblici, i cantanti, gli opinionisti, i falsi esperti dell'anima, quando normalizzano il male, deridono la fede cattolica o insegnano a vivere come se Dio non esistesse, diventano concretamente ladri e briganti, perché rubano alle anime il senso del peccato, il desiderio della Grazia e la fiducia nella Chiesa.

Schema che mostra le differenze tra il Buon Pastore e il mercenario/ladro

Riconoscere la Voce del Vero Pastore

Per questo un cristiano non può essere ingenuo. Non basta chiedersi se una persona parla bene, è simpatica e convincente, se è seguita da molti. Bisogna chiedersi: questa voce mi porta più vicino a Cristo o più lontano? Mi fa amare di più la preghiera, i sacramenti, la purezza, l'umiltà, l'obbedienza alla verità cattolica oppure mi rende più mondano, confuso, orgoglioso, indulgente verso il peccato? Perché il criterio vero non è il successo di chi parla, ma la direzione in cui conduce. E chi non conduce a Cristo, anche se affascina, commuove e seduce, alla fine sta derubando l'anima.

Gesù invece non ruba nulla, ma dona tutto. Non inganna, seduce e manipola. Egli entra dalla porta, cioè si presenta nella verità. E la cosa bellissima è che il Vangelo dice che chiama le sue pecore ciascuna per nome. Questo vuol dire che per Dio noi non siamo una folla indistinta. Gesù conosce personalmente ogni anima. Conosce le ferite, le paure, i peccati combattuti, le umiliazioni nascoste che non diciamo a nessuno. Infatti la fede cristiana non è adesione a un'idea, ma rapporto vivo con una Persona. Noi non siamo salvati da una teoria morale o da una filosofia religiosa, ma dal Figlio di Dio fatto uomo, morto e risorto per noi.

Gesù aggiunge: "Entrerà e uscirà e troverà pascolo". Dove c'è Cristo, lì c'è il vero pascolo dell'uomo: la verità per l'intelligenza, la grazia per l'anima, la forza per combattere, il perdono per rialzarsi, il Pane eucaristico per nutrirsi.

La Vita in Abbondanza e il Suo Nutritivo Celeste

Gesù è il Pastore che non solo ci salva dal nemico, ma che anche ci dona la sua vita. Egli dice: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Qui crolla una menzogna molto diffusa: l'idea che stare con Cristo significhi avere una vita più triste. Chi si allontana da Cristo non si gode la vita, la spreca. Chi si consegna al peccato non guadagna libertà, la perde. La vera abbondanza della vita non è fare tutto ciò che si vuole, ma ricevere tutto ciò per cui si è stati creati. E l'uomo è creato per Dio. Quando vive in grazia, anche nella prova, possiede una pienezza che il mondo non può dare.

Il Dono della Vita Eterna

Gesù fa una promessa straordinaria: la vita eterna. Ma non si tratta solo di una vita dopo la morte; la vita eterna inizia già ora, quando viviamo in comunione con Lui. Con la Grazia che ci arriva principalmente dai sacramenti partecipiamo già da ora alla vita soprannaturale. Per noi così concentrati sul presente - la famiglia, il lavoro, le relazioni - questa promessa ci ricorda che c'è un orizzonte più grande. Gesù ci dice che non siamo fatti per perderci, per rimanere intrappolati nei nostri peccati o nelle difficoltà e fatiche della vita. Anche quando sbagliamo, anche quando ci sentiamo lontani da Dio, Lui ci cerca, come un pastore che va a recuperare la pecora smarrita (che siamo noi). La vita eterna è una vita piena, una vita che ha senso perché è vissuta con Lui.

«Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno». Le parole di Gesù sono un balsamo per l'anima. Viviamo in un mondo in cui ci sentiamo spesso vulnerabili: le insicurezze sul futuro, le pressioni sociali, le tentazioni del demonio, le difficoltà relazionali. Ma Gesù ci rassicura: siamo nelle sue mani e nessuno può strapparci da lì. Questo non significa che non affronteremo sfide, ma che non saremo mai soli. La sua protezione è più forte di qualsiasi cosa: più forte delle nostre paure, più forte del male, più forte di tutto ciò che cerca di allontanarci da Lui.

Gesù ci ricorda che la nostra appartenenza a Lui non è casuale: è il Padre che ci ha affidati a Lui. Questo ci fa capire che c'è un progetto su ciascuno di noi e quanto siamo preziosi agli occhi di Dio. Non siamo qui per caso: siamo voluti, amati, scelti. E il Padre, che è «più grande di tutti», veglia su di noi. Per chi è incerto su quale sia il suo posto nel mondo, questa affermazione è un'ancora: siamo figli di un Padre che ci ama infinitamente, e questo dà senso alla nostra vita.

L'Eucaristia come Cibo di Vita

Gesù ci dona la sua vita in abbondanza. Ce la dona in modo particolare con l'Eucaristia che è il suo Corpo e il suo Sangue. Nutriamoci spesso di questo celeste alimento, il più spesso possibile. Gesù vuole donarci questo Cibo ogni giorno, non perdiamo per pigrizia un dono così grande, e badiamo bene che il non potere non sia il non volere.

Immagine stilizzata dell'Eucaristia

I Pastori della Chiesa: Successori degli Apostoli

Ascendendo al Cielo, Gesù ha affidato agli Apostoli il compito e la responsabilità di pascere il gregge dei fedeli. A loro volta, gli Apostoli hanno scelto i loro collaboratori e successori, fino ad arrivare ad oggi e fino ad arrivare alla fine dei tempi. I Vescovi sono i successori degli Apostoli e il Papa è il successore di Pietro, il primo degli Apostoli.

La Missione di Pascolare il Grembo

Gesù vuole che noi ascoltiamo docilmente la voce dei Pastori della Chiesa, consapevoli che chi ascolta loro, ascolta Lui. Sono loro, il Papa e i Vescovi in comunione con il Papa, ad essere i maestri della fede. Nel corso della storia della Chiesa falsi pastori hanno sempre cercato di penetrare all'interno della Chiesa con i loro insegnamenti sbagliati. Sotto la veste di pastori non mancano neppure ai giorni d'oggi dei predoni che turbano la Chiesa con le loro false teorie. Abbiamo un criterio infallibile per riconoscerli e per rifiutarli: se ciò che insegnano va contro il Magistero della Chiesa non dobbiamo ascoltarli! Ascoltiamo invece la voce del Papa. Egli è l'unico Pastore infallibile per tutto quello che riguarda la fede e la morale.

La Vocazione al Ministero Apostolico

Il Vangelo ci suggerisce di riflettere sul tema della vocazione. La vocazione è una manifestazione dell'Amore infinito ed eterno di Dio, è un dono gratuito, che viene direttamente dal Cuore di Dio. La vocazione è essenzialmente una chiamata divina. Dio chiama e l'uomo deve rispondere. Qualora la chiamata di Dio rimanesse senza risposta la vita dell'uomo sarebbe una vita fallita e triste. Il Maestro divino invita loro a seguirlo: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» (Mt 4,19).

Il "ministero apostolico", che per volere di Cristo dovrà animare, illuminare, dirigere la vita cristiana sino alla fine dei secoli, è un elemento importante del disegno divino di salvezza. La vocazione di Andrea, Simone, Giacomo e Giovanni, come ci è stata raccontata, non è solo la vocazione "battesimale" di chi si pone come credente alla sequela dell'unico vero Maestro. È anche la vocazione "sacerdotale" di chi nella comunità ecclesiale sarà l'immagine viva e attiva di Gesù Capo, Sposo e Pastore. La "pesca" che qui viene compiuta da Gesù è "pesca di pescatori", cioè arruolamento di persone che in modo diretto ed eminente si dovranno fare carico di portare gli altri sulle strade del Regno. Questi "pescatori di uomini" il popolo cristiano non può assolutamente far senza.

Icona degli Apostoli come

Il Ruolo dei Sacerdoti e della Guida Spirituale

Per ascoltare davvero la voce di Cristo non basta dire in modo generico: io prego, leggo il Vangelo, e così sono a posto davanti a Dio. Certamente la preghiera e la meditazione della parola di Dio sono indispensabili, perché senza di esse il cuore si inaridisce e non impara più a riconoscere la voce del Pastore grande delle pecore. Ma ordinariamente il Signore, nella sua sapienza, non ci guida soltanto in modo interiore. Ci guida anche attraverso pastori concreti, visibili, reali, che Egli stesso ha posto nella sua Chiesa. Gesù continua a parlare e a guidare anche attraverso i sacerdoti a Lui fedeli, attraverso il parroco nella vita concreta della parrocchia, attraverso un padre spirituale che conosce l'anima, la accompagna, la corregge e la aiuta a discernere la volontà di Dio nelle scelte concrete.

Questo è molto importante soprattutto oggi, in un tempo in cui tanti vogliono un rapporto con Dio senza mediazioni, senza obbedienza a un padre spirituale o consultando il sacerdote solo per sentire un parere tra i tanti. Così però si rischia che sia solo obbedienza a sé stessi. È troppo facile convincersi che la voce che sentiamo dentro sia quella di Dio, mentre magari è solo il nostro desiderio, il nostro orgoglio, la nostra paura o la nostra illusione. Per questo il Signore ci dona dei pastori. Non per sostituirsi a Lui, ma per aiutarci a riconoscere Lui. Non per prendere il posto della coscienza, ma per formarla rettamente. Non per dominarci, ma per custodirci. Un buon parroco, un confessore saggio, un padre spirituale vero sono un grande dono della misericordia di Dio, perché impediscono all'anima di perdersi dietro ad impressioni soggettive e la aiutano a camminare nella verità. Perciò chi vuole seguire davvero Cristo non deve coltivare soltanto una religiosità privata, fatta di impressioni personali. Cerchi un sacerdote fedele, apra la sua anima con sincerità, accetti anche di essere corretto, illuminato, talvolta perfino contraddetto. Perché anche così parla il Buon Pastore. E molto spesso la voce di Cristo, che interiormente consola e chiama, esteriormente ci raggiunge proprio attraverso la parola sobria, concreta e paterna di un sacerdote che ci guida verso la volontà di Dio.

L'Importanza di Ascoltare e Seguire

La Scelta Quotidiana della Voce di Cristo

Ma noi riconosciamo davvero la voce del Pastore? Perché il problema della vita spirituale è tutto qui. Le pecore seguono il pastore perché conoscono la sua voce. Il cristiano maturo non è semplicemente uno che sa tante cose religiose. È uno che ha educato il cuore a distinguere la voce di Cristo dalle voci estranee. E questa capacità si forma con la preghiera, con il silenzio, con la confessione frequente, con la lettura del Vangelo, con l'ascolto docile dell'insegnamento della Chiesa.

Nella vita quotidiana un ragazzo deve scegliere se vivere la purezza o lasciarsi trascinare da ciò che tutti fanno. Una madre o un padre devono scegliere se educare i figli secondo il Vangelo o secondo la mentalità del mondo. Un lavoratore deve decidere se essere onesto o fare il furbo. Un sacerdote deve capire se sta annunciando il Vangelo oppure se sta cercando il consenso e una vita tranquilla. In tutti questi casi ci sono due voci. Una promette vantaggio immediato, comodità, approvazione degli altri. L'altra magari chiede sacrificio, coerenza, rinuncia, fedeltà. Eppure la voce di Cristo, anche quando costa, porta pace; invece la voce estranea, anche quando lusinga, lascia inquietudine.

Pensiamo, per esempio, a una persona che vive da tempo in una situazione di peccato e sente nel cuore l'invito a confessarsi bene, a tagliare con certe occasioni, a cambiare vita. Quella è la voce del Pastore. Ma subito arriva un'altra voce: "Esageri, non è così grave, più avanti ci penserai, tutti fanno così". Quella è la voce estranea. Oppure pensiamo a chi in famiglia dovrebbe fare il primo passo per chiedere scusa, ma l'orgoglio suggerisce: "Aspetta che sia l'altro". Cristo invece dice dentro: "Umiliati, perdona, ricomincia". Il Pastore conduce alla vita; l'orgoglio alla solitudine. Oppure pensiamo a un giovane che sente nascere in sé una vocazione, oppure sente il desiderio sincero di vivere più seriamente la fede, e si trova circondato da amici o familiari che lo prendono in giro e gli dicono che sta esagerando, che si sta rovinando la giovinezza. Anche lì si gioca il combattimento tra la voce del Pastore e quella degli estranei.

Gesù dice anche che il pastore cammina davanti alle pecore. Cristo infatti non ci manda dove Lui non sia già passato. Se ci chiede di portare la croce, è perché Lui l'ha portata per primo. Se ci chiede purezza, obbedienza, fedeltà, sacrificio, è perché Lui ha vissuto tutto questo in pienezza. Nessuno può dire: Dio non capisce la mia fatica.

Gesù il Buon Pastore - Giovanni 10 - Marco deFelice

L'Urgenza della Conversione

Il "vangelo di Dio", cioè la riscoperta del Padre, fonte decisiva di ogni speranza, è il primo messaggio che ci viene trasmesso da Gesù all'inizio della sua vita pubblica. Egli è venuto tra noi appunto per rivelarci il Padre, per metterci a parte di questa fortuna inattesa che è ormai alla nostra portata. Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato (Gv 1,18).

Ma credere non vuol dire soltanto accettare intellettualisticamente come vera la grande notizia che ci è stata comunicata. Vuol dire anche questo; ma vuol dire soprattutto dischiuderci con ogni fibra del nostro essere alla luce e al fuoco dell'amore di Dio. Niente allora in noi, nei nostri pensieri, nei nostri affetti, nella nostra condotta può restare più come prima; niente deve rimanere nella vecchiezza, nella contaminazione, nella fragilità dell'uomo irredento. Tutto in questa fede deve essere trasfigurato. Perciò Gesù dice: «Convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15). Convertitevi, cioè cambiate totalmente; o, meglio, lasciatevi cambiare totalmente, così che non ci sia più niente in voi che sia in contrasto con la realtà giovane e viva che vi viene donata. Convertirsi è ritrovare il Padre e la sua infinita misericordia.

Il tempo è compiuto (Mc 1,15), ti dice Gesù. Non si tratta solo del tempo dei "segni" e delle "figure", che si è esaurito con la fine della missione di Giovanni il Battezzatore. Si tratta del tempo che è stato assegnato a ciascuno di noi: al momento stesso che l'annuncio definitivo della salvezza è arrivato alle nostre orecchie, è arrivata per noi l'ora di arrenderci alla grazia e di entrare con pienezza e senza indugio nell'avvenimento della redenzione. Se il tempo è compiuto, se l'amore di Dio si è fatto ormai incalzante e imminente sulla nostra esistenza, non ci possono essere più svogliatezze o rimandi. L'avverbio che conviene alla nostra risposta è "subito".

Preghiera per le Vocazioni

Non dobbiamo mai dimenticare la preghiera per le vocazioni. Vogliamo elevare anche la nostra supplica, affinché il Signore, il Buon Pastore, non privi mai la sua Chiesa del dono di vocazioni sacerdotali e religiose. I sacerdoti ci donano Gesù, con la celebrazione della Messa, e i religiosi, con la loro preghiera e testimonianza, sono un segno luminoso della vita futura che ci attende. L'esperienza insegna che dove mancano vocazioni, la vita cristiana illanguidisce.

Questa parola del Signore oggi ci chiede una decisione semplice e seria. Da quale voce mi lascio guidare? Sto entrando davvero per la porta che è Cristo oppure sto cercando scorciatoie? Gesù è il criterio delle scelte oppure è soltanto una presenza devota ai margini? Perché non basta ammirare il Pastore: bisogna seguirlo. Non basta sapere che esiste la porta: bisogna attraversarla. Chiediamo al Signore la grazia di riconoscere sempre la sua voce in mezzo alla confusione del mondo. Chiediamogli di liberarci dai falsi maestri, dalle voci seducenti, dalle mezze verità, da tutto ciò che si presenta come libertà e invece ci allontana dalla volontà di Dio.

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