Un Giorno Memore: L'Ultimo Addio a Giovanni Paolo II
L'8 aprile 2005, in Piazza San Pietro, si celebrarono i funerali di Giovanni Paolo II, spentosi il 2 aprile dopo un pontificato durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni. Fu una giornata ventosa, caratterizzata da una semplice bara in legno su cui era posto un Vangelo, le cui pagine venivano sfogliate continuamente dal vento, segno che la Parola di Dio corre più veloce del vento. La piazza era gremita di fedeli, capi di Stato, di Governo e delegazioni di vari Paesi, oltre a rappresentanti di tutte le religioni del mondo, giunti per dare l'addio al Papa che aveva toccato ogni angolo del mondo.

A presiedere la Celebrazione Eucaristica fu l'allora Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione della Fede, che di lì a poco, il 19 aprile 2005, sarebbe stato eletto suo successore al Soglio Pontificio con il nome di Benedetto XVI. L'omelia di Ratzinger fu un momento toccante, ripercorrendo la vita e il ministero di Giovanni Paolo II.
"Seguimi": La Chiave di Lettura del Pontificato Wojtyła
Le parole toccanti pronunciate da Ratzinger nella sua omelia partirono dal "Seguimi" che Giovanni Paolo II ha sentito come suo fin dal primo momento della sua vocazione. Questa parola lapidaria di Cristo può essere considerata la chiave per comprendere il messaggio che viene dalla vita del compianto e amato Papa Giovanni Paolo II. Ratzinger salutò tutti i presenti, a nome del Collegio dei Cardinali, rivolgendo un deferente pensiero ai Capi di Stato, di Governo e alle delegazioni, alle Autorità e ai Rappresentanti delle Chiese e Comunità cristiane, come pure delle diverse religioni. Salutò inoltre Arcivescovi, Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli da ogni Continente, in modo speciale i giovani, che Giovanni Paolo II amava definire futuro e speranza della Chiesa. Estese il saluto a quanti in ogni parte del mondo erano uniti attraverso la radio e la televisione in questa partecipazione corale al solenne rito di commiato.
Omelia di Papa Benedetto XVI al funerale di Giovanni Paolo II il 08 04 2005.
Il Cardinale Ratzinger interpretò il sacerdozio di Karol Wojtyła a partire da tre parole del Signore:
- "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga" (Gv 15, 16).
- "Il buon pastore offre la vita per le pecore" (Gv 10, 11).
- "Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore" (Gv 15, 9).
In queste tre parole, Ratzinger vide tutta l'anima del Santo Padre, un uomo che è "realmente andato ovunque ed instancabilmente per portare frutto, un frutto che rimane". Il titolo del suo penultimo libro, "Alzatevi, andiamo!", risuonava come un risveglio da una fede stanca, un invito che "dice anche oggi a noi".
Il Cammino Vocazionale di Karol Wojtyła
Fin da giovane studente, Karol Wojtyła fu entusiasta della letteratura, del teatro e della poesia. Lavorando in una fabbrica chimica, circondato e minacciato dal terrore nazista, sentì la voce del Signore: "Seguimi!". In quel contesto particolare, cominciò a leggere libri di filosofia e di teologia, entrando poi nel seminario clandestino creato dal Cardinale Sapieha. Dopo la guerra, completò gli studi nella facoltà teologica dell’Università Jaghellonica di Cracovia e fu ordinato sacerdote il 1° novembre 1946.
Nel luglio 1958, una nuova tappa ebbe inizio con la sua nomina a Vescovo ausiliare di Cracovia. Lasciare l'insegnamento accademico e la comunione con i giovani per il ministero episcopale gli apparve come un perdere se stesso. Tuttavia, Karol Wojtyła accettò, sentendo nella chiamata della Chiesa la voce di Cristo, sperimentando la verità della parola del Signore: "Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece l’avrà perduta la salverà" (Lc 17, 33). Il Papa "non ha mai voluto salvare la propria vita, tenerla per sé; ha voluto dare se stesso senza riserve, fino all’ultimo momento, per Cristo e così anche per noi". L'amore per la parola, la poesia e le lettere divenne parte essenziale della sua missione pastorale, dando nuova freschezza all'annuncio del Vangelo.
Nell'ottobre 1978, il Cardinale Wojtyła udì nuovamente la voce del Signore con il mandato di "pascere le mie pecorelle!". Alla domanda del Signore: "Karol mi ami?", l’Arcivescovo di Cracovia rispose dal profondo del suo cuore: "Signore, tu sai tutto: Tu sai che ti amo". Questo amore di Cristo fu la forza dominante nel Santo Padre, permettendogli di portare un peso che va oltre le forze puramente umane: essere pastore del gregge di Cristo, della sua Chiesa universale.
Il Buon Pastore e il Mistero della Misericordia Divina
Il Santo Padre è stato sacerdote fino in fondo, perché ha offerto la sua vita a Dio per le sue pecore e per l’intera famiglia umana, in una donazione quotidiana al servizio della Chiesa e soprattutto nelle difficili prove degli ultimi mesi. Così è diventato una sola cosa con Cristo, il buon pastore che ama le sue pecore. Rimanendo nell'amore di Cristo, "impariamo, alla scuola di Cristo, l’arte del vero amore".
Insieme al mandato di pascere il suo gregge, Cristo annunciò a Pietro il suo martirio. Il Signore disse: "Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi" (Gv 13, 33.36). Ratzinger sottolineò come Giovanni Paolo II, nel primo periodo del suo pontificato, giovane e pieno di forze, andava "fino ai confini del mondo". Ma poi "sempre più è entrato nella comunione delle sofferenze di Cristo, sempre più ha compreso la verità delle parole: 'Un altro ti cingerà…'". Proprio in questa comunione con il Signore sofferente, ha instancabilmente e con rinnovata intensità annunciato il Vangelo, il mistero dell’amore che va fino alla fine.

Egli ha interpretato per noi il mistero pasquale come mistero della divina misericordia. Nel suo ultimo libro, "Memoria e identità", egli scrive che il limite imposto al male "è in definitiva la divina misericordia". Riflettendo sull’attentato, aggiunse: "Cristo, soffrendo per tutti noi, ha conferito un nuovo senso alla sofferenza; l’ha introdotta in una nuova dimensione, in un nuovo ordine: quello dell’amore… È la sofferenza che brucia e consuma il male con la fiamma dell’amore e trae anche dal peccato una multiforme fioritura di bene". Animato da questa visione, il Papa ha sofferto e amato in comunione con Cristo, e perciò il messaggio della sua sofferenza e del suo silenzio è stato così eloquente e fecondo.
Il Riflesso della Misericordia nella Madre di Dio: "Totus Tuus"
Il Santo Padre ha trovato il riflesso più puro della misericordia di Dio nella Madre di Dio. Avendo perso la madre in tenera età, ha amato la Madre divina ancora di più, sentendo le parole del Signore crocifisso come dette personalmente a lui: "Ecco tua madre!". E ha fatto come il discepolo prediletto: l’ha accolta nell’intimo del suo essere - Totus tuus. Dalla Madre ha imparato a conformarsi a Cristo.
Ratzinger ricordò come, nell'ultima domenica di Pasqua della sua vita, il Santo Padre, segnato dalla sofferenza, si affacciò ancora una volta alla finestra del Palazzo Apostolico e un’ultima volta diede la benedizione "Urbi et orbi". Con questa immagine, Ratzinger concluse la sua omelia affermando: "Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Sì, ci benedica, Santo Padre. Noi affidiamo la tua cara anima alla Madre di Dio, tua Madre, che ti ha guidato ogni giorno e ti guiderà adesso alla gloria eterna del Suo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore."
La Partecipazione e l'Eredità Spirituale
I funerali di papa Giovanni Paolo II furono celebrati dal cardinale Joseph Ratzinger in piazza San Pietro, con la partecipazione di un altissimo numero di capi di Stato e di governo (più di 200 delegazioni ufficiali) oltre ai rappresentanti di tutte le religioni. Si calcola che una folla dai 3 ai 5 milioni di persone abbia reso omaggio al suo feretro nei giorni precedenti, con pellegrini che hanno atteso in coda anche 24 ore per entrare in basilica.

La Via Crucis del 2005 e l'Elezione di Benedetto XVI
L'anno 2005 fu molto importante per la Chiesa Cattolica. Quell'anno la Pasqua cattolica era caduta il 27 marzo, e la consueta Via Crucis al Colosseo nel Venerdì Santo fu guidata dal card. J. Ratzinger, mentre Giovanni Paolo II era già molto grave. Fu in quella circostanza che l'allora Prefetto della Congregazione della Fede scrisse quelle parole che suonarono a molti molto severe: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!». E ancora: «Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti». Queste parole, che precedettero di poco la morte di Giovanni Paolo II e la sua stessa elezione, evidenziarono una profonda riflessione sulla condizione della Chiesa.
Il 19 aprile 2005, proprio il Card. Joseph Ratzinger fu eletto Papa alla quarta votazione, assumendo il nome di Benedetto XVI. Nel suo primo messaggio ai cardinali elettori, Benedetto XVI disse: «Se è enorme il peso della responsabilità che si riversa sulle mie povere spalle, è certamente smisurata la potenza divina su cui posso contare».
Confronto di Partecipazione ai Funerali Papali
La partecipazione ai funerali di Giovanni Paolo II nel 2005 fu massiccia, con stime che riportarono circa tre milioni di fedeli in coda per l'ultimo omaggio. Questa affluenza contrasta notevolmente con quella registrata per i funerali del Papa emerito Benedetto XVI nel 2023, che vide circa sessantamila persone in Piazza San Pietro e duecentomila pellegrini in visita alla salma nei giorni precedenti. La differenza di partecipazione può essere attribuita a molteplici ragioni:
- Il calo del sentimento religioso in Europa occidentale, con statistiche che indicano una costante diminuzione della quantità e percentuale di fedeli cattolici.
- Lo status di Benedetto XVI come Papa emerito, non più il Papa regnante, il che ha generato un minore "appeal" per l'evento rispetto a un pontefice in carica.
- La personalità di Ratzinger, uomo timido e schivo, a differenza del suo predecessore Giovanni Paolo II, che ha sempre goduto di maggior favore da parte dell'opinione pubblica, sia cristiana che laica.
L'immagine di Giovanni Paolo II, icona popolare, era ed è onnipresente in articoli religiosi, con striscioni e grida di "santo subito" che accompagnarono le sue esequie, testimoniando un amore diffuso e visibile che portò a una partecipazione incomparabilmente maggiore ai suoi funerali.