L'Omelia di Benedetto XVI per l'Immacolata Concezione del 2005 e il Magistero Mariano

L'8 dicembre 2005, in occasione della Solennità dell'Immacolata Concezione e del 40° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, Papa Benedetto XVI ha pronunciato un'omelia significativa che ha posto Maria al centro della riflessione sulla condizione umana e sull'essenza della Chiesa. Questo intervento, insieme ad altre riflessioni mariane del Pontefice, offre una prospettiva approfondita sulla Vergine Maria come modello di fede, grandezza umana e cuore della comunità ecclesiale.

Benedetto XVI pronuncia l'omelia in Piazza di Spagna per l'Immacolata Concezione

Maria e la Grandezza dell'Uomo: Contrasto con un Falso Concetto di Libertà

Una delle preoccupazioni ricorrenti nel magistero di Benedetto XVI è la situazione dell'uomo, con l'intento di evidenziarne tanto i limiti quanto la grandezza. In questa dimensione antropologica, la Vergine Maria assume un ruolo particolare.

Il Magnificat come Rivelazione dell'Identità di Dio

Nell'Omelia per la Solennità dell'Assunzione del 2005, il Papa, partendo dal carattere liberante e umanizzante del Magnificat, ha osservato come le parole di Maria descrivano l'identità di Dio. Scrive il Papa: «(il canto) comincia con la parola "Magnificat": la mia anima "magnifica" il Signore, cioè "proclama grande" il Signore. Maria desidera che Dio sia grande nel mondo, sia grande nella sua vita, sia presente tra tutti noi. Non ha paura che Dio possa essere un "concorrente" nella nostra vita, che possa toglierci qualcosa della nostra libertà, del nostro spazio vitale con la sua grandezza. Ella sa che, se Dio è grande, anche noi siamo grandi».

Benedetto XVI ha poi spiegato il motivo di tale insistenza, descrivendo un falso concetto di grandezza e libertà. Questa concezione errata ha avuto origine con i progenitori, che percepirono un Dio distorto, e si è sviluppata storicamente fino ai giorni nostri, attraversando il Nuovo Testamento.

La Tentazione Moderna e il Peccato Originale

Adamo ed Eva, secondo il Pontefice, «pensavano di dover accantonare Dio per avere spazio per loro stessi. Questa è stata anche la grande tentazione dell’epoca moderna, degli ultimi tre-quattro secoli. Sempre più si è pensato ed anche si è detto: "Ma questo Dio non ci lascia la nostra libertà, rende stretto lo spazio della nostra vita con tutti i suoi comandamenti. Dio deve dunque scomparire; vogliamo essere autonomi, indipendenti. Senza questo Dio noi stessi saremo dèi, facendo quel che vogliamo noi". Era questo il pensiero anche del figlio prodigo, il quale non capì che, proprio per il fatto di essere nella casa del padre, era "libero"».

Il nucleo del peccato originale non è solo l'atto compiuto, ma anche una situazione ricorrente capace di generare pericolosi e nefasti squilibri.

Illustrazione del peccato originale con Adamo ed Eva e il serpente

La Mancanza di Fiducia in Dio e le sue Conseguenze

Idee simili sono state espresse nella stessa Omelia dell'Immacolata del 2005. Di fronte alla narrazione di Genesi 3, il Papa si è chiesto: «Qual è il quadro che in questa pagina ci vien posto davanti? L'uomo non si fida di Dio. Egli, tentato dalle parole del serpente, cova il sospetto che Dio, in fin dei conti, gli tolga qualcosa della sua vita, che Dio sia un concorrente che limita la nostra libertà e che noi saremo pienamente esseri umani soltanto quando l'avremo accantonato; insomma, che solo in questo modo possiamo realizzare in pienezza la nostra libertà. L'uomo vive nel sospetto che l'amore di Dio crei una dipendenza e che gli sia necessario sbarazzarsi di questa dipendenza per essere pienamente se stesso. L'uomo non vuole ricevere da Dio la sua esistenza e la pienezza della sua vita. Vuole attingere egli stesso dall'albero della conoscenza il potere di plasmare il mondo, di farsi dio elevandosi al livello di Lui, e di vincere con le proprie forze la morte e le tenebre. Non vuole contare sull'amore che non gli sembra affidabile; egli conta unicamente sulla conoscenza, in quanto essa gli conferisce il potere. Piuttosto che sull'amore punta sul potere col quale vuole prendere in mano in modo autonomo la propria vita. E nel fare questo, egli si fida della menzogna piuttosto che della verità e con ciò sprofonda con la sua vita nel vuoto, nella morte. Amore non è dipendenza, ma dono che ci fa vivere».

Questo "amore-dono" è garanzia di pace, di crescita e di maturazione profonda, ma la sua fragilità è evidente, come descritto nel Messaggio per la pace del 1° Gennaio 2006. In risposta alla domanda sugli impedimenti alla pace, il Papa ha sottolineato il ruolo della menzogna, qualificata come "padre della menzogna" (Gv 8,44), e le sue "conseguenze perverse" che hanno causato e continuano a causare effetti devastanti nella vita di individui e nazioni, come dimostrato dai "sistemi ideologici e politici aberranti" del secolo scorso che hanno mistificato la verità e portato a stermini.

La Fede come Via d'Uscita e Maria come Modello

La via d'uscita da questa ambiguità di fondo, secondo Benedetto XVI, è unicamente nel mantenimento della comunione con Dio, ovvero nella "fede". Maria è presentata dal Papa come un modello insostituibile. Percorrendo la strada della fede, si diviene beati, proprio come Maria nel Magnificat.

Nell'Omelia per la Solennità dell'Assunzione del 2006, partendo da Luca 1,48b ("Tutte le generazioni mi chiameranno beata"), Papa Benedetto ha espresso: «Noi possiamo lodare Maria, venerare Maria, perché è "beata", è beata per sempre. E questo è il contenuto di questa Festa. Beata è perché unita a Dio, vive con Dio e in Dio. (…) Maria è "beata" perché è divenuta - totalmente, con corpo e anima e per sempre - la dimora del Signore. Se questo è vero, Maria non solamente, non semplicemente ci invita all’ammirazione, alla venerazione, ma ci guida, mostra la strada della vita a noi, ci mostra come noi possiamo divenire beati, trovare la strada della felicità».

Un secondo aspetto illuminante riguarda il significato profondo della fede: «Il primo e fondamentale atto per diventare dimora di Dio e per trovare così la felicità definitiva è credere, è la fede, la fede in Dio, in quel Dio che si è mostrato in Gesù Cristo e si fa sentire nella parola divina della Sacra Scrittura. Credere non è aggiungere una opinione ad altre. E la convinzione, la fede che Dio c’è non è una informazione come altre. Di molte informazioni, a noi non fa niente se sono vere o false, non cambiano la nostra vita. Ma se Dio non c’è, la vita è vuota, il futuro è vuoto. E se Dio c’è, tutto è cambiato, la vita è luce, il nostro avvenire è luce e abbiamo l’orientamento per come vivere. Perciò credere costituisce l’orientamento fondamentale della nostra vita. Credere, dire: "Sì, credo che Tu sei Dio, credo che nel Figlio incarnato sei Tu presente tra di noi", orienta la mia vita, mi spinge ad attaccarmi a Dio, ad unirmi con Dio e così a trovare il luogo dove vivere, e il modo come vivere. E credere non è solo un tipo di pensiero, un’idea; è, come già accennato, un agire, è una forma di vivere».

La fede è quindi la possibilità per l'uomo di trovare risposte ai suoi interrogativi più profondi, specialmente nei momenti di disordine e disorientamento, quando il "drago", rappresentazione di "tutti i poteri della violenza del mondo", imperversa.

"Dove non c'è speranza non può esserci libertà". Omelia di Papa Francesco del 9 settembre 2013

Il "Sì" a Dio e il "No" al Male

Nella preghiera dell’omaggio a Maria a Piazza di Spagna nel dicembre del 2004, il Papa è tornato su questo tema della fede, esprimendo la richiesta corale della Chiesa: «Alla tua scuola, insegnaci a pronunciare anche noi il nostro "sì" alla volontà del Signore. Un "sì" che si unisce al tuo "sì" senza riserve e senza ombre, di cui il Padre celeste ha voluto aver bisogno per generare l’Uomo nuovo, il Cristo, unico Salvatore del mondo e della storia. Dacci il coraggio di dire "no" agli inganni del potere, del denaro, del piacere; ai guadagni disonesti, alla corruzione e all’ipocrisia, all’egoismo e alla violenza. "No" al Maligno, principe ingannatore di questo mondo. "Sì" a Cristo, che distrugge la potenza del male con l’onnipotenza dell’amore».

La Chiesa e Maria: Un Legame Inseparabile

Esordendo nella sua prima omelia di carattere mariano, nel giorno dell’Immacolata del 2005, 40° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, Benedetto XVI ha mostrato come l'intero evento ecclesiale si sia svolto tra la festa della maternità di Maria (un tempo celebrata l'11 ottobre) e la solennità dell'Immacolata (8 dicembre).

Una Cornice Mariana per il Concilio Vaticano II

Questa "cornice mariana" non è solo un contorno, ma un orientamento globale per tutta la Chiesa. Papa Ratzinger ha ricordato la dichiarazione di Maria Madre della Chiesa da parte di Papa Paolo VI, a Concilio concluso, e il plauso dei Padri conciliari. In questo contesto, Benedetto XVI ha brevemente, ma densamente, illustrato il legame tra Maria e la comunità ecclesiale.

Foto del Concilio Vaticano II

Maria, Madre della Chiesa e Modello di Dono

Riferendosi alla Tradizione e ai Padri, ha affermato che Cristo, «come Capo è inseparabile dal suo Corpo che è la Chiesa, formando insieme con essa, per così dire, un unico soggetto vivente. La Madre del Capo è anche la Madre di tutta la Chiesa; lei è, per così dire, totalmente espropriata da se stessa; si è data interamente a Cristo e con Lui viene data in dono a tutti noi. Infatti, più la persona umana si dona, più trova se stessa».

Questa asserzione è di grande importanza, poiché richiama, sebbene implicitamente, la categoria di modello. Maria rappresenta l'immagine perfetta della Chiesa. Ogni cristiano non può ignorare o misconoscere il rapporto tra Cristo e sua Madre in un'ottica di discepolato e perfezionamento. Questo insieme di relazioni è imprescindibile per il cristiano in vista di una costante purificazione. È l'insegnamento più profondo del Vaticano II, portatore di rinnovamento.

L'Aspetto "Petrino" e "Mariano" della Chiesa

Il Papa ha sottolineato che «Il Vaticano II doveva esprimersi sulle componenti istituzionali della Chiesa: sui Vescovi e sul Pontefice, sui sacerdoti, i laici e i religiosi nella loro comunione e nelle loro relazioni; doveva descrivere la Chiesa in cammino, "che comprende nel suo seno peccatori, santa insieme e sempre bisognosa di purificazione…" (Lumen gentium, 8). Ma questo aspetto "petrino" della Chiesa è incluso in quello "mariano". In Maria, l'Immacolata, incontriamo l'essenza della Chiesa in modo non deformato. Da lei dobbiamo imparare a diventare noi stessi "anime ecclesiali", così si esprimevano i Padri, per poter anche noi, secondo la parola di san Paolo, presentarci "immacolati" al cospetto del Signore, così come Egli ci ha voluto fin dal principio (Col 1,21; Ef 1,4)».

Da questo concetto emergono due elementi: il binomio Maria-Pietro (aspetto istituzionale e sponsale-discepolare della Chiesa, non in opposizione) e il tema più antico dell'anima ecclesiastica (proveniente da Origene e ripreso da Sant'Ambrogio e Santa Maria Maddalena de’ Pazzi), secondo cui l'anima del cristiano è assimilabile alla Chiesa-Sposa.

Il Legame tra il Principio Mariano e Petrino

Sul primo punto, il Papa è tornato nell’Omelia per la solennità dell’Annunciazione del 2006, durante la consegna dell’anello cardinalizio ai nuovi eletti. Ha ribadito il ruolo eminente della Vergine Santa, il cui «Eccomi, sono la serva del Signore» si configura come eco dell’«Ecco io vengo a compiere la tua volontà» proprio di Cristo (Eb 10,7). Il ruolo materno di Maria si salda con quello istituzionale e appare nell'evento dell'Incarnazione, con la dimensione ecclesiale che ha origine e sviluppo da Luca 1,26-38.

Benedetto XVI ha scritto: «L’icona dell’Annunciazione, meglio di qualunque altra, ci fa percepire con chiarezza come tutto nella Chiesa risalga lì, a quel mistero di accoglienza del Verbo divino, dove, per opera dello Spirito Santo, l’Alleanza tra Dio e l’umanità è stata suggellata in modo perfetto. Tutto nella Chiesa, ogni istituzione e ministero, anche quello di Pietro e dei suoi successori, è "compreso" sotto il manto della Vergine, nello spazio pieno di grazia del suo "sì" alla volontà di Dio. Si tratta di un legame che in tutti noi ha naturalmente una forte risonanza affettiva, ma che ha prima di tutto una valenza oggettiva».

Questo rapporto tra i due principi (mariano e petrino) si salda nel simbolo dell'anello: «Il tema del rapporto tra il principio petrino e quello mariano lo possiamo ritrovare anche nel simbolo dell’anello, che tra poco vi consegnerò. L’anello è sempre un segno nuziale. (…) Ricevere l’anello sia dunque per voi come rinnovare il vostro "sì", il vostro "eccomi", rivolto al tempo stesso al Signore Gesù, che vi ha scelti e costituiti, e alla sua santa Chiesa, che siete chiamati a servire con amore sponsale. Le due dimensioni della Chiesa, mariana e petrina, si incontrano dunque in quello che costituisce il compimento di entrambe, cioè nel valore supremo della carità, il carisma "più grande", la "via migliore di tutte", come scrive l’apostolo Paolo (1 Cor 12,31; 13,13)».

Simbolo dell'anello cardinalizio

Maria, Modello di Carità per la Chiesa

La Vergine Santa indica un modello nella carità e mostra alla Chiesa la via da percorrere. Riferendosi all'episodio della Visitazione a Elisabetta, il Papa ha ulteriormente sviluppato il suo pensiero: «il primo atto che Maria compì dopo aver accolto il messaggio dell’Angelo, fu di recarsi "in fretta" a casa della cugina Elisabetta per prestarle il suo servizio (cfr Lc 1,39). Quella della Vergine fu un’iniziativa di autentica carità, umile e coraggiosa, mossa dalla fede nella Parola di Dio e dalla spinta interiore dello Spirito Santo. Chi ama dimentica se stesso e si mette al servizio del prossimo. Ecco l’immagine e il modello della Chiesa! Ogni Comunità ecclesiale, come la Madre di Cristo, è chiamata ad accogliere con piena disponibilità il mistero di Dio che viene ad abitare in essa e la spinge sulle vie del mondo».

La Solennità dell'Immacolata Concezione nella Storia del Magistero

Nel cammino dell’Avvento, la solennità dell’Immacolata Concezione invita ogni anno la Chiesa a volgere lo sguardo a Maria.

Il Dogma e la Tradizione

I riferimenti storici legati a questa festività si legano al XIX secolo. L'8 dicembre 1854 Papa Pio IX proclamò il dogma della fede cattolica: «La dottrina che sostiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale - si legge nella Costituzione apostolica Ineffabilis Deus - è stata rivelata da Dio e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli».

Tre anni dopo, nel 1857, il Pontefice benedisse e inaugurò il monumento dell’Immacolata in Piazza di Spagna. Cinquanta anni dopo la pubblicazione della Bolla Ineffabilis Deus, Papa Pio X ricordò nella lettera enciclica Ad diem illum laetissimum che Pio IX «dichiarò e proclamò quale rivelazione divina per l'autorità del magistero apostolico, che Maria è stata, fin dal primo istante della Sua Concezione, totalmente immune dal peccato originale». Egli aggiunse che «se i popoli credono e professano che la Vergine Maria è stata preservata da ogni contaminazione, allora è necessario che ammettano il peccato originale, la riabilitazione dell'umanità operata da Gesù Cristo, il Vangelo, la Chiesa e infine la stessa legge della sofferenza».

Pio XII, nella Costituzione apostolica Munificentissimus Deus (1950), definì che «l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Questo dogma dell’Assunzione, celebrato il 15 agosto, è strettamente legato a quello dell'Immacolata Concezione.

Monumento all'Immacolata in Piazza di Spagna, Roma

I Pontefici e l'Omaggio a Maria

Nel 1958, Papa Giovanni XXIII si recò in Piazza di Spagna e depose ai piedi del monumento alla Vergine un cesto di rose bianche, una consuetudine rinnovata dai suoi successori. L'8 dicembre 1960, Papa Roncalli sottolineò che Maria Immacolata è la stella del mattino che dissipa «le tenebre della notte oscura».

La dottrina cattolica sull'Immacolata Concezione di Maria è familiare a ogni buon cristiano, delizia e incanto per le anime più nobili, presente nella liturgia, nelle voci dei Padri della Chiesa e nel "sospiro ansioso di tanti cuori che intendono farle onore".

Paolo VI e il Concilio Vaticano II

Nel primo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II, Papa Paolo VI sottolineò nell'omelia dell'8 dicembre 1966 che quello dell'Immacolata Concezione è «il mistero del privilegio, il mistero dell’unicità, il mistero della perfezione di Maria Santissima». Aggiunse: «Maria, la sola creatura umana, che per divino disegno (quanta sapienza, quanto amore esso contiene!), in virtù dei meriti di Cristo, unica sorgente della nostra salvezza, fu preservata da ogni imperfezione».

Le parole di Papa Montini si saldarono poi in quello stesso giorno, all'Angelus, ad una promessa: quella di ravvivare il culto a Maria, quale Madre di Cristo e Madre nostra, secondo i criteri teologici del Concilio, che assegnano a Maria «un posto d’eccezione, nella dottrina e nella pietà, secondo il disegno della Redenzione, e cioè cristologico e ecclesiologico».

Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: La Bellezza che Salva

Nel 1978, agli inizi del suo servizio episcopale nella cattedra di San Pietro, Papa Giovanni Paolo II affidò la Chiesa in modo particolare a Maria. All’Angelus dell'8 dicembre di quell’anno, le sue parole sull’Immacolata Concezione si intrecciarono con la vita di Gesù: «Il Cristo, che è l’artefice della vita divina, cioè della Grazia in ciascun uomo, mediante la Redenzione da lui compiuta, deve essere particolarmente generoso con sua Madre... Questa generosità del Figlio verso la Madre risale al primo momento della sua esistenza. Si chiama Immacolata Concezione».

Il mistero dell’Immacolata Concezione di Maria, come spiegò Papa Benedetto XVI all’Angelus dell’8 dicembre 2008, ricorda due verità fondamentali della nostra fede: il peccato originale e la vittoria su di esso della grazia di Cristo, che risplende in modo sublime in Maria Santissima. «L’esistenza di quello che la Chiesa chiama "peccato originale" è purtroppo di un’evidenza schiacciante, se solo guardiamo intorno a noi e prima di tutto dentro di noi». Egli concluse: «Carissimi, in Maria Immacolata, noi contempliamo il riflesso della Bellezza che salva il mondo: la bellezza di Dio che risplende sul volto di Cristo».

"Dove non c'è speranza non può esserci libertà". Omelia di Papa Francesco del 9 settembre 2013

Papa Francesco: La Misericordia e l'Umiltà di Maria

L'8 dicembre 2015, Papa Francesco aprì l'Anno Santo Straordinario della Misericordia, celebrato in occasione del 50° anniversario del Concilio Vaticano II. Durante l’atto di venerazione all’Immacolata in Piazza di Spagna, si elevò il ringraziamento a Maria: «Ti ringraziamo, Madre Immacolata, perché in questo cammino di riconciliazione tu non ci fai andare da soli, ma ci accompagni, ci stai vicino e ci sostieni in ogni difficoltà».

Papa Francesco, nel suo magistero mariano, ha spesso sottolineato l'umiltà di Maria e il suo ruolo di guida per i discepoli di Gesù. L'affetto per Maria di Nazaret ci rende, con Lei, discepoli di Gesù, educandoci a tornare a Lui, a meditare e collegare i fatti della vita nei quali il Risorto ci visita e ci chiama. In Maria, Tota pulchra, l’uomo può contemplare il riflesso della bellezza. «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, / umile ed alta più che creatura, / termine fisso d’eterno consiglio» (Par. XXXIII, 1-3) come scrisse Dante Alighieri. La Vergine stessa nel "Magnificat" afferma: «L’anima mia magnifica il Signore… perché ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 1,46.48).

La festa dell'Immacolata illumina il tempo dell'Avvento come un faro di speranza, ricordando che Maria «brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino» (Lumen gentium, 68).

La Presenza di Maria nella Città e il Messaggio di Speranza

Nel cuore delle città cristiane, Maria rappresenta una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto, offre a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell'esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, e sulle pareti dei palazzi, la sua immagine ricorda la Madre che veglia costantemente sui suoi figli.

Maria: Vittoria della Grazia sul Peccato

A Piazza di Spagna, Maria è posta in alto, quasi a vegliare su Roma. Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che «dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia» (Rm 5,20). Lei è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.

Questa bella notizia è quanto mai necessaria, poiché ogni giorno, attraverso i media, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, rendendoci insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della Grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili.

Riscoprire la Profondità delle Persone

Nelle città vivono - o sopravvivono - persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo. Questo è un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico, spesso senza pietà o con una falsa pietà. Invece, in ogni uomo c'è il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra e richiede il più grande rispetto.

La città siamo tutti noi. Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male, e nessuno deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto sentire il dovere di migliorare se stesso. I mass media tendono a farci sentire sempre "spettatori", come se il male riguardasse solamente gli altri. Invece siamo tutti "attori", e nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.

Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria. E tuttavia c'è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso: l’inquinamento dello spirito, quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia. La città è fatta di volti, ma le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.

Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difendere la profondità delle persone, perché in lei vi è perfetta trasparenza dell’anima nel corpo. È la purezza in persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti tra di loro e con la volontà di Dio. La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati. «Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia».

tags: #omelia #benedetto #xvi #8 #dicembre #2005