Martin Lutero: Biografia e Opere del Riformatore Visionario

Il 31 ottobre 1517, Martin Lutero, all'epoca uno sconosciuto frate agostiniano, affisse sul portale della chiesa di Wittenberg le sue celebri 95 tesi. Questo atto è ampiamente considerato l'inizio del duro conflitto con la Chiesa di Roma e della Riforma protestante, un evento che creò una frattura mai più sanata nella cristianità e segnò profondamente la storia europea e mondiale.

La Vita di Martin Lutero: Dagli Studi alla Cattedra di Wittenberg

Giovinezza e Vocazione

Nato ad Eisleben il 10 novembre 1483, Martin Lutero era figlio di un minatore che in seguito divenne un agiato imprenditore. Studiò a Magdeburgo, Eisenach e all'università di Erfurt (1501-1505), dove si laureò magister artium. Successivamente si iscrisse alla facoltà giuridica, ma con una decisione inattesa e a seguito di un voto fatto quando fu quasi colpito da un fulmine, entrò nel 1505 nel convento degli agostiniani di Erfurt.

Nel convento, Lutero si dedicò intensamente alla lettura della Bibbia e delle opere di Agostino. Proseguì gli studi filosofici e, ordinato sacerdote nel 1507, iniziò quelli teologici sotto l'influenza dell'occamismo tardoscolastico.

L'Insegnamento a Wittenberg

Nel 1508, Lutero fu chiamato a insegnare l'etica di Aristotele nella nuova università di Wittenberg, fondata dal principe elettore di Sassonia Federico il Savio. Tornato a Erfurt nel 1509 per leggervi le Sentenze di Pietro Lombardo e inviato a Roma nell'inverno 1510-1511, venne poi richiamato a Wittenberg. Qui, divenuto sottopriore (e vicario provinciale dell'ordine nel 1515) e dottore in teologia, assunse nel 1512 la cattedra di esegesi biblica, che avrebbe mantenuto fino alla sua morte nel 1546.

Ritratto di Martin Lutero giovane come monaco agostiniano

Sviluppo Teologico e Dottrina della Giustificazione

La Critica alla Teologia Scolastica

La teologia di Lutero, elaborata nei commentari biblici (in particolare i Dictata super Psalterium, 1513-1516, e le lezioni sull'Epistola ai Romani, 1515-1516) e in dispute accademiche, scritti di edificazione, prediche ed epistole, fu caratterizzata sin dall'inizio dalla polemica contro la teologia scolastica e occamistica. Lutero accusava queste correnti di pensare Dio e l'uomo in modo filosofico, cioè nella loro essenza metafisica.

Secondo Lutero, la teologia tradizionale implicava, da una parte, un'esaltazione pelagianizzante della bontà dell'uomo anche dopo il peccato originale, e dunque della sua libertà nel cooperare con la grazia alla propria salvezza. Dall'altra, essa favoriva una tendenza egoistica a vedere in Dio il termine degli sforzi intellettuali dell'uomo e il premio dei suoi meriti morali.

La Dottrina della Giustificazione per Fede

Lutero, seguendo Agostino, affermava che il libero arbitrio è radicalmente corrotto nell'uomo decaduto, il quale è tanto più dominato dall'amore di sé quanto più crede di poter avanzare meriti davanti a Dio. Per Lutero, la salvezza è dunque soltanto opera della grazia. Egli ripensò tale dottrina dando rilievo esclusivo a una visione di Dio e dell'uomo specificamente cristiana, piuttosto che filosofica.

La Scrittura, e soprattutto Paolo, considerano Dio e l'uomo non in sé stessi, ma nella loro relazione: nell'essere di Dio per l'uomo (pro nobis) e dell'uomo per Dio (coram Deo). L'uomo è peccatore e bisognoso di giustificazione davanti a Dio, mentre Dio è, in Cristo, giustificatore e redentore per noi. Mentre la teologia tradizionale considerava giustizia e peccato come attributi di sostanze (Dio e l'uomo) esistenti e buone in sé stesse, Lutero comprese che nella Scrittura giustizia e peccato indicano i due modi del riconoscimento reciproco tra Dio e l'uomo.

Il peccato è l'incredulità dell'uomo che, non riconoscendosi bisognoso di giustificazione, non riconosce Dio come suo giustificatore. La giustizia è invece la fede con cui Dio porta l'uomo a confessare il peccato e a confidare nel perdono, facendosi così riconoscere come giustificatore e riconoscendolo giusto.

Se la Scrittura parla di Dio e dell'uomo non nel loro essere in sé, ma nel loro esistere per l'altro nel reciproco riconoscimento, il centro della teologia cristiana è allora la giustificazione per fede. In essa si decide dell'essere e del non essere di Dio e dell'uomo, da cui derivano i noti paradossi luterani secondo cui la fede crea l'uomo in Dio e Dio nell'uomo.

Schema concettuale sulla giustificazione per sola fede nella teologia luterana

La Teologia della Croce (Theologia Crucis)

Questo concetto di fede, come discrimine tra la teologia fondata sulla Scrittura e quella viziata dalla filosofia, condusse Lutero a ricollegarsi alla tradizione mistico-teologica tedesca e a contrapporre la teologia germanica a quella latina. La fede come essere di Dio per l'uomo e dell'uomo per Dio è per Lutero fides Christi, nel senso che è l'opera di Cristo nell'uomo. Mentre la Legge rivela all'uomo il suo peccato e il castigo di Dio, conducendolo alla superbia di volersi giustificare o ad accusare Dio, l'Evangelo della croce di Cristo rivela invece la misericordia di Dio per il peccatore che confida in Lui.

Nella Disputatio Heidelbergae habita (1518), Lutero rifiutò la teologia scolastica come theologia gloriae, che cerca di comprendere la gloria di Dio dalla creazione. A essa contrappose la theologia crucis, che riconosce per fede l'amore di Dio per noi nascosto sotto apparenze contrarie e rivelato paradossalmente, in negativo, nella croce: nelle sofferenze che Dio infligge nascondendo la sua misericordia sotto il castigo, ma soprattutto nella croce di Cristo che nasconde la sua gloria sotto l'impotenza.

La rivelazione negativa della Croce, dove Dio muore alla sua gloria perché l'uomo muoia alla sua superbia e viva nell'amore, è perciò anche effettiva, operando essa stessa la fede che la accoglie e realizzando la giustificazione. La Croce e l'Evangelo, operando in noi la fede, realizzano l'esistenza di Dio per l'uomo e dell'uomo per Dio nell'amore reciproco. In Cristo, l'uomo riconosce Dio come suo giustificatore, e Dio non imputa all'uomo il peccato che confessa, ma la giustizia di Cristo in cui crede. Così, la giustificazione avviene:

  • sola fide (solo per fede)
  • sola gratia (solo per grazia)
  • solo Christo (solo in Cristo)
  • sola Scriptura (solo per la Scrittura)

In essa si realizza il "grazioso scambio" fra il peccato dell'uomo e la giustizia di Dio, secondo la parola di Paolo: "il giusto vivrà per fede" (Rom. 1,17). Questo nucleo della teologia di Lutero si definì già negli anni precedenti la disputa sulle indulgenze, fornendogli certezza e conforto nelle tentazioni spirituali.

La Sfida alle Indulgenze e la Rottura con Roma

Le 95 Tesi di Wittenberg

Fin dal 1516, Lutero predicava contro le indulgenze, poiché, a suo avviso, insegnavano a fuggire non il peccato, ma la sua pena, cioè l'umiliazione del pentimento e la croce della penitenza, e a confidare non nel perdono di Dio, ma in un atto esteriore. Mentre il domenicano J. Tetzel promuoveva una vendita straordinaria di indulgenze (frutto di un accordo tra Leone X, Alberto di Magonza e la banca Fugger), Lutero intervenne.

Il 31 ottobre 1517, rese pubbliche le sue 95 tesi, considerate l'atto di nascita della Riforma. Queste tesi erano rivolte contro la prassi delle indulgenze, la dottrina del tesoro dei meriti della Chiesa su cui essa si fonda, il preteso potere del papa sulle anime del purgatorio e la venalità della curia romana.

Stampa d'epoca raffigurante Martin Lutero che affigge le 95 tesi

Redatte in latino per suscitare una discussione tra dotti, le tesi furono invece subito tradotte in tedesco e diffuse in tutta la Germania e nell'Europa colta, destando grande scalpore. Mentre Lutero pubblicava un'esposizione popolare della questione e nella Disputatio Heidelbergae habita esponeva la teologia della croce che ne era il fondamento, i domenicani sassoni lo denunciarono per eresia e attacco all'autorità papale.

Il Conflitto con l'Autorità Papale e Imperiale

Convocato a Roma per discolparsi, Lutero si appellò a Federico il Savio, suo protettore, chiedendo un processo imparziale in Germania. Ottenne un incontro ad Augusta col legato papale Cardinal Gaetano. Il colloquio fallì, poiché Lutero chiedeva di essere confutato sulla base della Scrittura, mentre il Gaetano esigeva la semplice ritrattazione e affermava la superiorità del papa sulla Scrittura. Lutero allora si appellò a un concilio universale.

Nella disputa di Lipsia (1519) con J. Eck, Lutero negò che il primato della Chiesa di Roma fosse di diritto divino e affermò che il papa e i concili potevano errare e che infallibile era solo la Scrittura. Ormai la questione delle indulgenze era superata da altre ben più gravi, che investivano i fondamenti stessi della Chiesa occidentale.

la Riforma protestante

I Tre Scritti Riformatori e la Scomunica

In alcuni sermoni sui sacramenti (1519-1520), Lutero ribadì che l'efficacia del sacramento dipende non dall'atto in sé, ma dalla fede che Dio opera in chi lo riceve. In Von den guten Werken (1520), imputò alla Chiesa di rinnovare, con l'esteriorità della sua prassi liturgica, il legalismo giudaico, e respinse l'accusa di rifiutare le opere: le opere buone sono quelle che Dio compie attraverso l'uomo mentre lo giustifica, e l'unica vera buona opera è la fede in Cristo.

In Von dem Papsttum zu Rom (1520), affermò che la vera Chiesa è quella invisibile fondata sulla fede, attaccando la Chiesa papale esteriore e fondata su dottrine umane. Il papato, se si fosse considerato superiore alla Scrittura, sarebbe stato l'Anticristo.

Gli eventi precipitarono: il 15 giugno 1520, la bolla Exsurge Domine di Leone X impose a Lutero di ritrattare 41 proposizioni sotto pena di scomunica. Mentre la bolla era in viaggio, Lutero pubblicò due dei suoi cosiddetti "tre scritti riformatori":

  1. An den christlichen Adel deutscher Nation (Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca): invitava l'imperatore, i principi e i laici a convocare un concilio di riforma. Affermava il sacerdozio universale di ogni credente, la possibilità per ogni credente di accedere alla Scrittura, e proponeva il ritorno del papato a funzioni spirituali, maggiore autonomia delle chiese nazionali e l'abolizione del celibato per i parroci.
  2. De captivitate babylonica ecclesiae praeludium (Preludio alla cattività babilonese della Chiesa): attaccava i sacramenti come canale privilegiato della grazia. Lutero rifiutò i sacramenti non istituiti da Cristo (ordine, cresima, matrimonio ed estrema unzione), mantenendo solo battesimo ed eucaristia (e la confessione come rinnovamento della promessa di perdono). Ammetteva la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino, ma rifiutava la dottrina della transustanziazione, proponendo la consustanziazione. L'abolizione dell'ordine sacro confermava il sacerdozio universale e abbatteva le pretese teocratiche della Chiesa.
  3. De libertate christiana (La libertà del cristiano): sviluppava la tesi secondo cui il cristiano, in virtù della fede, è interiormente libero da tutti in tutto, e in virtù dell'amore che da essa procede, si fa esteriormente servo di tutti in tutto.

Il 10 dicembre 1520, alla scadenza del termine concessogli dalla bolla, Lutero la bruciò pubblicamente. Il 3 gennaio 1521, la bolla Decet Romanum Pontificem lo scomunicò.

La Dieta di Worms e l'Esilio alla Wartburg

Nonostante la scomunica, Lutero fu invitato alla dieta imperiale di Worms. Il 18 aprile 1521, davanti a Carlo V, rifiutò ancora una volta di ritrattare le sue convinzioni, a meno di essere convinto "mediante la Scrittura e la chiara ragione". La sua celebre frase fu: "Qui sto. Non posso altrimenti. Dio mi aiuti. Amen."

La frattura con la Chiesa era ormai definitivamente consumata. Il 26 aprile, l'Editto di Worms mise Lutero al bando dall'Impero. Sulla strada del ritorno da Worms, Federico il Savio inscenò il suo rapimento e lo mise al sicuro nel castello della Wartburg sotto il nome di Junker Jörg. Qui, Lutero tradusse il Nuovo Testamento dal greco in tedesco, un'opera fondamentale per la diffusione della sua dottrina e per lo sviluppo della lingua tedesca.

Illustrazione del Castello della Wartburg, luogo di esilio e traduzione della Bibbia di Lutero

La Riforma protestante nasceva dunque su questioni teologiche, ma dopo Worms divenne anche una grande questione politica. Carlo V e alcuni principi tedeschi la avversarono, ma altri principi e città l'accolsero, e i sentimenti antiromani conquistarono vasti strati della popolazione. Lutero stesso appariva ormai come un eroe nazionale tedesco, grazie anche alla sua abilità di polemista e alla rapidissima diffusione a stampa dei suoi scritti.

Consolidamento della Riforma e Sfide Interne

Ritorno a Wittenberg e Riforme Pratiche

Nonostante gli sviluppi imprevedibili del movimento, l'interesse di Lutero rimase religioso: la sua opera fu rivolta all'edificazione della Chiesa "evangelica" (Lutero non volle mai che si parlasse di Chiesa luterana) e alla precisazione della sua dottrina sulla base dell'articolo fondamentale, la giustificazione per fede, e dei suoi segni efficaci: l'annuncio della Parola, il battesimo e la Cena del Signore.

Lutero tornò a Wittenberg per calmare le agitazioni provocate da alcuni sostenitori radicali (come Andreas Carlostadio). Negli anni seguenti, si dedicò intensamente alla messa in pratica delle sue idee: rivide la liturgia del culto, riformò la scuola e introdusse una cassa comunale per l'assistenza sociale.

Differenziazione e Rivolta dei Contadini

Furono anche anni in cui Lutero dovette differenziare la sua teologia da movimenti paralleli e in molti punti imparentati. Con Ulrich Zwingli, ad esempio, ci furono differenze significative sull'interpretazione della Santa Cena, che causarono una spaccatura nel mondo evangelico tra luterani e riformati.

La rivolta dei contadini (1524-1525), spinti anche da riformatori radicali come Thomas Müntzer, fu un'altra grande sfida. Lutero inizialmente sostenne le loro richieste, ma rifiutò ogni forma di protesta disordinata. Quando i contadini presero le armi, Lutero chiamò anche i principi alle armi, e la protesta fu soffocata in un bagno di sangue. I molti morti pesarono molto sulla coscienza di Lutero. In questo contesto, nel 1525, Lutero scrisse De servo arbitrio, con cui si distaccò dall'umanesimo di Erasmo da Rotterdam, ribadendo la sua negazione del libero arbitrio umano di fronte alla volontà divina.

Vita Famigliare e Ultimi Anni

Ancora sotto l'impressione della rivolta dei contadini, Martin Lutero, a sorpresa e contro i consigli degli amici, sposò l'ex monaca Katharina von Bora nel 1525. Per Lutero, fu un segno di speranza in un mondo che sembrava sprofondare nel caos. Il matrimonio cambiò la sua vita: il monaco e riformatore divenne padre di sei figli. Katharina von Bora fu un grande sostegno per Lutero, non essendo lui un tipo molto pratico; si occupava della casa e amministrava il patrimonio, un compito non facile data l'ospitalità di Lutero che non badava ai soldi.

A tavola, dove vivevano anche studenti e la sorella di Katharina con i suoi sei figli, si discuteva spesso di questioni teologiche e attuali. Queste discussioni, annotate da ammiratori e studenti, ci sono tramandate nei celebri Tischreden (Discorsi a tavola).

Dipinto raffigurante Martin Lutero e Katharina von Bora con la loro famiglia

Lutero fu preso da una quantità di lavoro impressionante: la chiesa doveva essere organizzata, problemi politici dovevano essere risolti e dispute teologiche dovevano essere affrontate. Morì a Eisleben il 18 febbraio 1546.

L'Eredità di Lutero e Interpretazioni Storiche

Lutero: Tra Medievale e Moderno

Definito come "l'ultimo dei medievali e il primo dei moderni", Martin Lutero condivideva con i letterati dell'Umanesimo l'esigenza di un rinnovamento religioso, una riforma intesa come rigenerazione che recuperasse il messaggio originario della Bibbia e del Vangelo, mettendo in sordina tutte le elaborazioni successive. Tuttavia, la visione dell'uomo di Lutero, a differenza di quella del Rinascimento, non brillava di alcuna luce: rigettava quasi tutta la filosofia precedente e nutriva una sostanziale sfiducia nelle facoltà razionali dell'uomo, considerandolo un nulla di fronte a Dio e alla sua potenza. Si tratta di una premessa essenziale per comprendere la sua dottrina della giustificazione per sola fede.

Le dottrine teologiche di Lutero ebbero numerose conseguenze sul piano pratico e sull'impostazione della nuova chiesa protestante. Se salva solo la grazia di Dio e la fede che egli decide liberamente di infondere, viene meno il ruolo di intermediazione della Chiesa. Lutero credeva che ogni uomo dovesse porsi in dialogo diretto con Dio e poter esaminare liberamente le Sacre Scritture, per questo promosse la traduzione della Bibbia nella lingua volgare e l'istituzione di scuole per insegnare a leggere. Da ciò derivò il sacerdozio universale: ogni uomo deve farsi sacerdote di sé stesso, senza il bisogno di ministri di Dio che interpretino il messaggio evangelico al suo posto.

In merito all'Eucarestia, Lutero parlò di consustanziazione, non di transustanziazione: l'ostia e il vino consacrati sono allo stesso tempo anche carne e sangue di Cristo, sono due sostanze diverse e non mutano la loro sostanza. Inoltre, reputava il celibato una pratica contro natura e credeva che anche i sacerdoti, o meglio, i pastori potessero coniugarsi e avere figli.

L'Antigiudaismo di Lutero

È importante notare che, sebbene Lutero non fosse antisemita nel senso moderno, il suo antigiudaismo, comune a tutta la tradizione cristiana, trovò espressioni di una violenza inaudita nelle sue pagine. Queste furono usate dalla propaganda nazista, spingendo in tempi recenti la Chiesa Luterana a un mea culpa.

Interpretazioni Moderne

In occasione del cinquecentesimo anniversario delle 95 tesi, storici come Scott Hendrix e Adriano Prosperi hanno offerto nuove prospettive su Lutero. Scott Hendrix, nella sua biografia, lo ritrae non come un santo senza macchia né come un fanatico religioso, ma come un frate della Germania del XVI secolo, un uomo del suo tempo con tutte le sue contraddizioni: uno studioso e un insegnante di straordinaria cultura, un essere umano talentuoso e imperfetto, guidato dalla visione di una "vera religione" ottimistica ma mai realizzata fino in fondo.

Adriano Prosperi, nella sua opera "Lutero. Gli anni della fede e della libertà" (Mondadori 2017), lo presenta come il fondatore della cultura moderna e di colui che ha creato le basi della prima rivoluzione europea. Prosperi sottolinea come Lutero sia stato un modello intellettuale e l'esempio di una rivoluzione nata da un sistema teorico, un personaggio straordinario dotato di una capacità di elaborazione intellettuale e di scrittura non comuni. La sua intuizione fondamentale sulla frase di San Paolo "il giusto vivrà per fede" (Rm 1,17) fu un punto di svolta.

La sua figura ha continuato a cambiare nel tempo, riflettendo le diverse prospettive storiche. Se nel 1516 aveva tentato di contattare Erasmo, qualche anno dopo il rapporto divenne alla pari. Il suo periodo "liberatore" culminò nello scritto La libertà del cristiano del 1520. Tuttavia, nella seconda parte della sua vita, Prosperi nota un ripiegamento sui problemi tedeschi e un nucleo di profonda sfiducia verso l'umanità, prima di tutto verso se stesso, che lo portò a tentare di frenare il movimento rivoluzionario da lui stesso nato e ad accettare un ruolo di inviato del principe per governare le plebi ignoranti, rifiutando ogni realizzazione della rivoluzione in terra.

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