Il Vangelo di Giovanni, in particolare il capitolo 20, offre una narrazione profonda e ricca di significato della resurrezione di Gesù, delineando un percorso di fede che si sviluppa attraverso le esperienze di Maria Maddalena, Simon Pietro, il discepolo amato e Tommaso. Questo racconto è fondamentale per la fede cristiana, attestando l'evento che costituisce il cuore dell'annuncio evangelico.
La Scoperta del Sepolcro Vuoto e le Prime Reazioni (Gv 20,1-10)
Il primo giorno della settimana, al mattino, quando era ancora buio, Maria di Màgdala si recò al sepolcro e vide che la pietra era stata tolta. Era la sua prima reazione pensare che il corpo di Gesù fosse stato trafugato, poiché non si aspettava né tantomeno sperava che Gesù fosse risuscitato. Maria non si recò al sepolcro da sola, ma era accompagnata da almeno altre tre donne, come riportato negli altri vangeli. Gesù aveva scacciato sette demoni da Maria, e il suo profondo affetto per il Signore la spingeva ad alzarsi prestissimo, all'alba, per servirlo in modo totalmente disinteressato, senza aspettarsi nulla in cambio.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Questo "altro discepolo" è tradizionalmente identificato con lo stesso evangelista Giovanni, sebbene il quarto Vangelo non gli attribuisca mai un nome specifico, lasciando un vuoto narrativo che ha generato varie interpretazioni, alcune delle quali lo hanno riconosciuto in Lazzaro o persino in Maria Maddalena. Tuttavia, ci si attiene alla Tradizione, strettamente connessa alla Parola di Dio, poiché entrambe scaturiscono dalla stessa sorgente divina e tendono allo stesso fine (cf. Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum 9).

La Corsa al Sepolcro e l'Osservazione dei Teli Funerari
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. La tradizione suggerisce che Pietro fosse più anziano di Giovanni. Questa corsa precipitosa è spinta da un darsi da fare disorientato, come di fronte a un fatto inatteso. L'altro discepolo, giunto per primo, si chinò e vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro. La sua impulsività nell'agire era tipica di Pietro. Egli osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Questo passo è cruciale. La traduzione italiana del testo evangelico, spesso, non riesce a rendere l’idea di ciò che si manifestò agli occhi dei due, tanto da turbarli e poi convincerli della Resurrezione. Il greco originario, sebbene più letterale e preciso, non basterebbe neanche, poiché la "colpa" di questa insufficiente comprensione non è né dei traduttori né dello scrittore sacro, bensì dell'Evento stesso: come si può descrivere l'indescrivibile, o racchiudere in parole lo sconvolgente “trasumanare” della Risurrezione di Gesù?
GIARDINO DEL SEPOLCRO a Gerusalemme! Camminando sulla Via Dolorosa e sul luogo della tomba di Gesù
Analisi dei Teli e del Sudario
È fortissimamente interessante scrutare, con molta cura, quanto viene descritto, a partire da «il sudario - che era stato sul suo capo -» (in greco tò soudárion ò ẽn epì tẽs kefalẽs autoũ). Il verbo «era stato (ẽn)» è tradotto con il trapassato prossimo, il che è ammissibile, ma l'imperfetto greco esprime principalmente il concetto della durata nel passato, o di un'azione in corso di svolgimento in un dato momento passato. Sarebbe opportuno renderlo con l'imperfetto italiano per esprimere un'azione che era in corso di svolgimento.
La disposizione ordinata delle fasce funerarie - "vide i panni di lino che giacevano per terra" e il sudario "ripiegato in un luogo a parte" - è un segnale chiave. Per la sepoltura, i panni di lino venivano cosparsi di unguenti, aloe e spezie, formando strati diversi. Questa miscela avrebbe seccato e irrigidito i panni, rendendo il corpo simile a una mummia o a un bozzolo. Rimuovere le fasce avrebbe richiesto di strapparle o tagliarle; Pietro notò che ciò non era avvenuto, suggerendo un'uscita del corpo senza manipolazione. Giovanni descrive due parti del corredo funebre: i panni di lino e il sudario, sottintendendo che testa e corpo erano avvolti separatamente.
È stato suggerito che le fasce funebri di Gesù siano state preservate nella Sacra Sindone. Sebbene la sua autenticità sia oggetto di dibattito e probabilmente non potrà mai essere dimostrata con certezza, le prove raccolte finora indicano la probabile conclusione che la sindone sia antica (risalente forse al primo secolo), che non contraddica i resoconti del Nuovo Testamento e che l'immagine non sia un falso. L'immagine impressa sulla Sacra Sindone è quella di un uomo crocifisso, dell'altezza di quasi un metro e ottanta, orientativamente del peso di ottanta chili, con barba, fisico muscoloso e forte, ed età stimata intorno ai 30-35 anni. Non appaiono tracce di decomposizione. I risultati del progetto di ricerca sulla Sacra Sindone dell’ottobre del 1978 hanno determinato che non si tratta di un dipinto o di un contraffatto.
Il Credere del Discepolo Amato
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Qui i verbi greci per "vedere" sono significativi: Giovanni, arrivato per primo, si chinò e blepei ("vide chiaramente un oggetto materiale") le fasce. Pietro, entrato, theorei ("contemplò, osservò, scrutò") le fasce ordinate. Poi Giovanni, entrato, eiden ("capì, percepì l'importanza di") e credette. Giovanni fu il primo a cogliere il messaggio più luminoso di tutta la storia: Gesù è vivo! Questo "vedere" compie la promessa di Gesù: «Il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete, perché io vivo e anche voi vivrete» (Gv 14,19).
Questo credere, tuttavia, era ancora un "inizio di fede", poiché non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. La fede pasquale non nasce dalla mera constatazione di una tomba vuota, che può condurre all'ipotesi di un trafugamento. I fatti vanno accostati alle parole della Scrittura e da essi illuminati: solo allora essi daranno vita alla fede pasquale. La forza che muove il discepolo amato in ogni situazione è sempre la stessa: l’amore per Gesù. E questo amore non resta senza ricompensa: Dio gli concede una grazia speciale per leggere in quelle lenzuola piegate e nel sudario avvolto un messaggio di speranza.
La formula «in un luogo» (in greco eis éna tópon) è anch'essa carica di significato. «Un (éna)» non è un articolo indeterminativo ma numerale, il numero 1. Per gli Ebrei, il numero 1 è riferito fortemente a Dio: «Ascolta Israele, il Signore è nostro Dio, il Signore è uno» (in ebraico ehad). Il sostantivo greco tópon, sebbene significhi «luogo», evoca il termine ebraico Hammakom («il Luogo»), che per la tradizione ebraica era uno dei nomi di Dio. E Pietro e l’altro discepolo riconobbero lo stare dell'assenza di Colui che è. «Stare» in greco è (an)ístemi, il verbo usato per dire «risorgere/risurrezione» (cf. Gv 11, 24-25).
I discepoli poi se ne tornarono a casa, sconvolti e perplessi, legati a un luogo chiuso, simbolo della chiusura del loro cuore nell'incredulità. La risurrezione, infatti, è l'inaudito, l'impensabile, lo sconcertante, il novum che Dio crea nel mondo, e i discepoli sono totalmente impreparati a questo evento, faticando ad accedervi.
L'Incontro di Maria Maddalena con il Risorto (Gv 20,11-18)
Maria invece stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. La sua ricerca è spinta dall'amore, evidenziato dal racconto che, per quattro volte, parla del suo pianto. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». Maria non pensava né sognava che Gesù potesse essere vivo; credeva che fosse morto e voleva sapere dove si trovava per portare a termine la preparazione del Suo corpo per la sepoltura.

Gesù si Rivela: "Maria!"
Detto questo, ella si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Forse i suoi occhi erano velati di lacrime, o era così affranta dal dolore da non riconoscerlo. Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Lei, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Le sue parole rivelano la sua profonda devozione e un amore senza limiti. Gesù dovette solo dirle una parola: «Maria!». I suoi occhi l'avevano tradita, ma le sue orecchie non avrebbero potuto confondere quella voce che chiamava il suo nome. Mai un'esclamazione costituita da una sola parola è stata tanto carica di emozione.
Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». L'espressione "Non mi trattenere" (in latino Noli me tangere) suggerisce di non trattenerlo o di non aggrapparsi a lui, poiché la relazione con il Risorto è ora di natura nuova e non fisica come prima della resurrezione. Gesù scelse una donna come prima testimone oculare della Sua resurrezione, un dettaglio che funge da ulteriore prova della veridicità del resoconto, dato il contesto culturale dell'epoca. È commovente che Gesù chiamasse i Suoi discepoli - coloro che Lo avevano abbandonato, ad eccezione di Giovanni - Suoi fratelli. Egli mise in chiaro una differenza importante tra la Sua relazione con Dio e quella dei discepoli con il Padre, non dicendo "Il Nostro Padre e Dio", ma "Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e anche ciò che le aveva detto.
Gesù Appare ai Discepoli (Gv 20,19-23)
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». I discepoli erano radunati insieme, un bene poiché Gesù aveva pregato per la loro unità. Le porte erano chiuse a chiave e bloccate per impedire visite non gradite; la stanza era chiusa a chiave quando improvvisamente Gesù venne e si presentò in mezzo a loro. Questa apparizione strana e miracolosa dimostra che i corpi risorti non sono soggetti alle stesse limitazioni fisiche dei nostri corpi attuali. Gesù è più grande di qualsiasi porta chiusa a chiave ed entrò nonostante lo sbarramento, mostrando che il Gesù risorto non è limitato dalla presenza di porte chiuse.
La Pace, le Ferite e la Missione
Probabilmente, dopo aver abbandonato Gesù il giorno della Sua crocifissione, i discepoli si aspettavano parole di riprensione o di accusa, ma Gesù disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le sue mani e il costato. Le ferite nella carne sono i segni distintivi che permettono ai discepoli il riconoscimento; Gesù si fa riconoscere come Colui in cui avevano posto la loro speranza e che è stato crocifisso. Egli si presenta come colui che fu crocifisso e da cui è sgorgato il fiume d'acqua viva destinato a irrigare la terra. I discepoli, vedendo il Signore, si rallegrarono. Riconoscere il Signore nell'offerta totale di sé è per loro esperienza che procura fede e gioia e scaccia la paura. Gesù aveva affrontato e sconfitto tutte le forze che distruggono la pace dell'uomo, e dicendo: «Pace a voi», stava concedendo una benedizione.
Poi Gesù di nuovo disse loro: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così io mando voi». Gesù affida ai Suoi discepoli una missione, quella di continuare la Sua opera sulla terra. Questa missione proviene da Dio che vuole donare la vita al mondo. Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati, sono loro rimessi; a chi non li rimetterete, sono ritenuti». Questo gesto riproduce l'atto primordiale della creazione dell'uomo (Gn 2,7), indicando una nuova creazione. Gesù glorificato comunica lo Spirito che fa rinascere l'uomo, concedendogli di condividere la comunione con Dio, compiendo la profezia di Giovanni Battista. Il mandato dei discepoli afferma l'abolizione del peccato nel mondo, resa possibile dalla fedeltà di Gesù al Padre. Questi discepoli timorosi e impauriti sono abilitati a riversare sugli uomini e le donne di tutti i tempi la misericordia del Padre.
L'Incontro con Tommaso l'Incredulo (Gv 20,24-29)
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli si mostrò scettico dinanzi al racconto della visita di Gesù Risorto. La tradizione ha identificato Tommaso come colui che dubita, e la sua reazione iniziale mostra lo scetticismo naturale dell'uomo di fronte all'annuncio inaudito della vittoria sulla morte. Tommaso credeva nella risurrezione dei morti, ma voleva verificare se Cristo fosse già partecipe di questa risurrezione toccando le sue ferite. Disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».

La Confessione di Fede di Tommaso
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Gesù si rivolse subito a Tommaso negli stessi termini da lui utilizzati, non per ironia o condiscendenza, ma per mostrare che, nel suo amore, Egli conosceva ciò che il suo discepolo desiderava fare. Gesù sa leggere nei cuori e offrì a Tommaso di soddisfare la sua esigenza, invitandolo al contempo a un atteggiamento ben più profondo.
Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Il narratore non sottolinea il fatto che Tommaso di fatto non compia il gesto da lui desiderato, ma passa subito a descrivere la sua reazione immediata. Tommaso, in quelle ferite di dolore, scoprì i segni dell'amore e gettò la spugna, proclamando una confessione di fede assoluta: «Mio Signore e mio Dio!». Questa professione di fede, che sottintende il "tu sei", rivela la cristologia giovannea, esprimendo l'evidenza prodotta dalla presenza del Risorto: Gesù è unito con Dio, che in Lui si è reso vicino.
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». Queste parole di Gesù precisano due modi di accesso alla fede: quello di Tommaso e quello dei futuri discepoli. La prima frase è una parola di felicitazione da parte del Vivente che è stato riconosciuto nella fede. La seconda frase, invece, si rivolge ai discepoli futuri, alla comunità già lontana dalle origini, insegnando che non si deve rimpiangere il fatto di non aver vissuto al tempo di Gesù, poiché la vera beatitudine risiede nel credere senza aver visto.
Riflessioni Teologiche e il Significato della Resurrezione
Come sarà avvenuta la resurrezione di Gesù? Come è accaduto che le sue membra straziate dalla Passione siano ritornate alla vita, trasformandosi nel suo corpo glorioso? Non possiamo saperlo: gli unici testimoni di questo meraviglioso evento sono stati il sepolcro, le lenzuola e il sudario. Questi testimoni muti sono i primi che annunciano un fatto mai accaduto. La “colpa” della insufficiente comprensione del Vangelo odierno non è né dei traduttori né dello scrittore sacro, bensì dell’Evento: come si può, infatti, descrivere l’indescrivibile, ovvero racchiudere in parole l’indecifrabile e sconvolgente “trasumanare” della Risurrezione di Gesù? L'evento della risurrezione dai morti supera ogni capacità umana, rendendoci impossibile commisurarci adesso.
Fede, Amore e Testimonianza Oggi
La fede cristiana confessa e crede la resurrezione vedendo dei segni di morte. Ma non questi segni introducono alla fede nella resurrezione, bensì solo l’intelligenza dell’amore (il “discepolo amato”) e la fede nelle Scritture. L’ignoranza della Maddalena ("non sappiamo dove l’hanno posto": Gv 20,13) e dei discepoli ("non avevano ancora compreso": Gv 20,9) accompagna il loro cammino verso la comprensione dell'evento della resurrezione. La fede pasquale troverà la sua pienezza con il dono dello Spirito che illumina le menti aprendole all’intelligenza delle Scritture.
L'amore è la misura umana che ci può aprire alla fede nell'impossibile, come la fede nella risurrezione. «Se non sempre riusciamo a capire, sempre possiamo amare». Si potrebbe quasi ipotizzare che il Signore Gesù non volesse tanto mostrarsi risorto ai suoi, poiché avevano le Scritture per crederlo e testimoniarlo (cfr. Lc 24,13-35). Ma devono essere state proprio le lacrime di Maria, che hanno lavato il suo sepolcro, a tirarlo giù dall'impossibile della risurrezione per mostrarsi a lei. Da questo suo amore Maria potrà confessare: «Ho visto il Signore!». E da qui si diffonde il cristianesimo. Oggi c'è poca fede perché c'è poco amore, ripiegato in amore per se stessi, perdendo le radici della fede e qualsiasi apertura al trascendente. Eppure, a Pasqua il Signore Gesù risorge dai morti: se noi siamo incapaci di adeguarci con la fede a tale evento, è vero anche che Lui non si adegua alla nostra poca fede. La risurrezione ci sorpassa, perché viviamo in un mondo ormai ignaro e indifferente.
La risurrezione significa che Dio ha un piano eterno per i nostri corpi e che Gesù morì come uomo senza peccato, per amore e abnegazione, facendosi carico della colpa del nostro peccato. Vivere la fede come fede di essere amati dal Signore è alla base della fede nella resurrezione: il suo amore per noi non termina con la nostra morte. Questa fede, che interpreta il vuoto della tomba, può anche soccorrere la nostra vita nel momento del terrore del vuoto di amore e della paura dell’abbandono che ci fa abitare nella morte.
Quanto è stato difficile per i discepoli credere che Gesù era tornato in vita, e quanto difficile può essere per noi accettare che è Gesù che sostiene la nostra vita! A volte, pare che il sepolcro prevalga: i problemi di lavoro o familiari, i difetti del nostro carattere, il contrasto ai valori cristiani. Tuttavia, se osserviamo bene queste situazioni, con ogni probabilità potremo trovare segnali di speranza, che siano altre persone che si mantengono tenacemente nel bene oppure una insperata soluzione che appare all'improvviso. Sono segnali che aspettano di essere letti con la fede, come le lenzuola e il sudario nel mattino della Resurrezione. Per leggere i segnali che Dio ci dà, abbiamo necessità di accogliere il dono della fede. Da parte nostra possiamo metterci un sincero desiderio di cercare il Signore, anche quando ci sembra che se ne sia andato. È quello che hanno fatto Maria Maddalena, Giovanni e Pietro: cercavano sempre Cristo, volevano essere al suo servizio, per quanto pensassero che fosse morto.
La fede cristiana si basa sulla fede nella risurrezione di Cristo, come testimonia l'apostolo Paolo dicendo: "ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati." (1 Corinzi 15:17). La buona notizia che gli angeli ordinarono alle donne di andare a riferire ai discepoli era che Gesù non era più tra i morti, ma era tornato in vita. Questa testimonianza di Gesù crocifisso, sepolto e risorto è riportata in tutti e quattro i Vangeli. Durante i 40 giorni dopo la sua morte, Gesù appare più volte ai suoi discepoli. La resurrezione di Gesù viene festeggiata dai cristiani il giorno di Pasqua.
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