La Seconda Domenica di Avvento, secondo il rito Ambrosiano nell'Anno A, pone al centro della sua riflessione la figura di Giovanni il Battista, il precursore di Cristo. Attraverso le letture bibliche e le meditazioni proposte, si delinea un cammino di preparazione e conversione che anticipa la venuta del Salvatore.

Il Contesto Storico e la Voce nel Deserto
L'Inizio della Predicazione di Giovanni Battista
Il precursore del nostro Redentore viene presentato attraverso l’indicazione delle autorità che governavano Roma e la Giudea al tempo della sua predicazione, con le parole: “Nel quindicesimo anno dell’impero di Tiberio Cesare, essendo procuratore della Giudea Pilato, tetrarca della Galilea Erode, Filippo suo fratello tetrarca dell’Iturea e della Traconitide e Lisania tetrarca dell’Abilene, mentr’erano principi dei sacerdoti Anna e Caifa, la Parola di Dio si manifestò a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto” (Lc 3,1s).
Poiché Giovanni veniva ad annunziare colui che doveva redimere alcuni Giudei e molti Gentili, i tempi vengono indicati menzionando il re dei Gentili e i principi dei Giudei. Nella descrizione dei principati, la repubblica romana è tutta assegnata a un solo capo e nel regno della Giudea viene sottolineata la divisione in quattro parti, poiché, come dice il nostro Redentore: “Ogni regno diviso in se stesso, andrà in rovina” (Lc 11,17). È chiaro allora che la Giudea, divisa tra tanti re, era giunta alla fine del regno. Opportunamente viene notato non solo chi fossero a quel tempo i re, ma anche chi fossero i sacerdoti, perché Giovanni Battista avrebbe annunziato colui che sarebbe stato allo stesso tempo e re e sacerdote.
Il Ruolo del Precursore e il Suo Messaggio
Giovanni “si recò per tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di penitenza per il perdono dei peccati” (Lc 3,3). Il suo battesimo era un segno di penitenza, ma non poteva dare la remissione dei peccati, che avviene solo nel Battesimo di Cristo. La sua predicazione anticipava la presenza del Redentore, il suo battesimo era ombra del vero Battesimo di Cristo.
Come annunziava con la parola il Verbo del Padre che si era incarnato, così nel suo battesimo che non poteva perdonare i peccati, anticipava il Battesimo di penitenza, che avrebbe liberato dai peccati. La sua missione è descritta come “Voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Is 40,3). Lo stesso Battista, interrogato chi egli fosse, rispose: “Io sono la voce di colui che grida nel deserto” (Gv 1,23). È detto voce, perché annunzia il Verbo. Chiunque annunzia la fede vera e predica le opere buone altro non fa se non preparare i cuori di chi lo ascolta al Signore che viene, affinché la forza della grazia penetri, la luce della verità illumini e raddrizzi le vie innanzi al Signore.
La Preparazione della Via del Signore
Raddrizzare i Sentieri: Umiltà e Conversione
Il messaggio di Giovanni include l'invito a trasformare l'interiorità: “Ogni valle sarà riempita e ogni colle e monte sarà abbassato”. Per valli s’intendono gli umili, per monti e colli i superbi. Alla venuta del Salvatore le valli saranno riempite e i colli e i monti saranno abbassati, perché “chiunque si esalta sarà umiliato e chiunque si umilia sarà esaltato” (Lc 14,11). La valle riempita s’alza, il monte e il colle umiliato s’abbassa, perché nella fede del Mediatore tra Dio e gli uomini Cristo Gesù, la gentilità ricevette la pienezza della grazia e la Giudea per la sua perfidia perdette ciò di cui s’inorgogliva. I cuori degli umili saranno riempiti dalla grazia delle virtù.

Il popolo, vedendo Giovanni Battista fornito di meravigliosa santità, lo riteneva un monte singolarmente alto e solido. Ma se lo stesso Giovanni non si fosse ritenuto una valle, non sarebbe stato riempito dello spirito della grazia. Egli infatti disse di sé: “Viene uno più forte di me; non son degno di sciogliere i legacci dei suoi calzari” (Mc 1,7). E ancora: “Chi ha la sposa è lo sposo, l’amico dello sposo sta lì a sentirlo e gode a sentir la voce dello sposo. Questa mia gioia è piena. Lui deve crescere, io devo essere diminuito” (Gv 3,29-30).
Essendo stato ritenuto, a motivo della sua eccezionale virtù, d’essere il Cristo, non solo disse di non esserlo, ma disse addirittura ch’egli non era degno di sciogliere i lacci dei suoi calzari, di frugare, cioè, nel mistero della sua incarnazione. Egli non era lo sposo, ma l’amico dello sposo, e si rallegrava non di essere umilmente ascoltato dal popolo, quanto perché sentiva dentro di sé la voce della verità, ch’egli annunziava. La sua gioia era piena, perché chi gode della propria voce non ha gioia piena.
L'affermazione “Lui deve crescere, io devo essere diminuito” si avverò quando il Cristo, ch’era ritenuto un profeta fu riconosciuto come il Cristo e Giovanni, che era ritenuto di essere il Cristo, fu riconosciuto come un profeta. Le vie storte si raddrizzano, quando i cuori dei malvagi, storpiati dall’ingiustizia, vengono allineati con la giustizia (Is 40,4). E le vie aspre vengono appianate, quando le menti iraconde tornano, per opera della grazia, alla serenità della mansuetudine. Quando l’anima iraconda, attraverso la grazia ricevuta, accoglie la parola della correzione, allora il predicatore trova la via piana, laddove non osava muovere il piede.
La Rivelazione di Dio e la Salvezza
La Visione di Dio nell'Antico e Nuovo Testamento
Il trattato «Contro le eresie» di Ireneo (Lib. 4, 20, 4-5) afferma che alla venuta di Cristo, Dio sarà visto dagli uomini. Uno è il Signore che nel Verbo e nella Sapienza tutto ha creato e disposto. Questo è il Verbo di Dio, il Signore nostro Gesù Cristo, che nella pienezza dei tempi si è fatto uomo tra gli uomini per unire l’uomo a Dio. I profeti, dotati dal Verbo stesso del loro carisma, hanno preannunziato l’incarnazione di colui che avrebbe operato la comunione perfetta fra Dio e l’uomo. Fin dall’inizio della storia il Verbo aveva annunziato che gli uomini avrebbero visto Dio e che Dio sarebbe vissuto insieme ad essi nel mondo, parlando con loro e stando accanto all’uomo creato per salvarlo e liberarlo dagli spiriti di corruzione e di peccato. Dio avrebbe fatto sì che potessimo servirlo in santità e giustizia per tutti i nostri giorni (cfr. Lc 1, 74-75), e così l’uomo, unito allo Spirito di Dio, sarebbe entrato nella gloria del Padre.
I profeti annunziarono in anticipo che Dio sarebbe stato visto dagli uomini, conformemente alle parole del Signore: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5, 8). Certo, nella realtà della sua grandezza e della sua gloria ineffabile nessuno potrà vedere Dio e vivere (cfr. Es 33, 20). Il Padre infatti è inaccessibile. Ma nel suo amore, nella sua bontà e nella sua potenza è giunto fino a concedere a coloro che lo amano il privilegio di poterlo vedere. Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio (Lc 18, 27). Se Dio lo vuole, nell’abisso della sua volontà si lascia vedere da chi vuole, quando vuole e come vuole. Dio si rese un tempo accessibile in visione profetica per mezzo del suo Spirito, si lascia vedere ora mediante il suo Figlio, dando l’adozione a figli. Sarà visto, infine, nel regno dei cieli nella pienezza della sua paternità. Lo Spirito prepara gli uomini nel Figlio, il Figlio li conduce al Padre, il Padre dona l’incorruttibilità e la vita eterna, che derivano dalla visione di Dio per coloro che lo vedono. Come coloro che vedono la luce sono nella luce, e partecipano al suo splendore, così coloro che vedono Dio, sono in Dio e ricevono il suo splendore.

Ogni Uomo Vedrà la Salvezza di Dio
“E ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”. Non tutti gli uomini hanno potuto vedere Cristo, salvezza di Dio, in questa vita. Il profeta appunta lo sguardo all’ultimo giorno del giudizio, quando Gesù Cristo, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, si manifesterà pienamente.
Questo annuncio della prossima venuta di Cristo e della liberazione che egli porta genera sentimenti di speranza. Anche nella nostra epoca presente si avverte, a volte con ansia e trepidazione, la necessità di essere liberati da catene pesanti che sembrano tirarci sempre più verso il basso. Non mancano, nella società d’oggi, gravi tensioni e rischi di alienazione, da cui non può salvarci la fuga in una vana nostalgia del passato. In questo contesto può trovare posto l’annuncio della venuta di Cristo: egli può alimentare la nostra fede e rispondere alla speranza di vita buona e riuscita.
L'Annuncio Profetico e l'Azione Cristiana
Giovanni Battista: Esempio di Lettura dei Tempi
In questa Seconda Domenica di Avvento la Liturgia mette al centro la figura di Giovanni il Battista. Egli è colui che prepara, con la sua predicazione e condotta di vita, la venuta del Messia. Giovanni è un uomo di Dio che sa leggere i tempi e individuarne le opportunità, per riconoscere il Signore che viene. Giovanni invita a esprimere, attraverso il segno del battesimo, la decisione di conversione che deve caratterizzare il tempo nuovo. Per il cristiano, nel ricordo del proprio Battesimo, proprio la scelta di credere rappresenta questa decisa svolta.
Giovanni compie la sua missione al Giordano, posto ai confini con il deserto, un luogo impervio, arido, carico di silenzio e solitudine; ma proprio lì si può ascoltare una Parola ferma che orienta alla salvezza. È quella di Dio, attraverso la bocca del Battista. Così quel luogo simile a quello in cui il popolo di Israele camminò per quarant’anni, diventa luogo di conversione, di avvicinamento a Dio, è il luogo dove si riceve in dono il suo Spirito. Quel deserto è anche il nostro mondo, la nostra vita, alle volte arida e faticosa, che ha bisogno di rifiorire. Quel deserto è anche immagine di un luogo interiore, in cui noi possiamo coltivare il silenzio e far tacere tanti suoni inutili e chiassi assordanti, per ascoltare la voce di Dio che parla alla nostra coscienza, perché qualcosa di noi cambi in meglio. Abbiamo tutti bisogno di invocare lo Spirito per portare frutti di vita nuova.

Frutti Degni della Conversione
Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco» (Lc 3,7-9).
Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe» (Lc 3,10-14).
Questo messaggio di Giovanni invita all’accoglienza dell’amore che s’è fatto presenza, che s’è fatto vicino, accanto (Lc 3,2), perché l’amore, per definizione, si può solo ricevere. Non è da capire, da studiare, da imparare. È presenza personale da accogliere nella gratuità, non da meritarsi vantando un’affettata religiosità, come credono i sadducei e i farisei. Dirsi cristiani non vuol dire ancora nulla, come l’essere battezzati, il partecipare alla Messa, recitare preghiere o ricevere i sacramenti. Occorre portare frutto dunque (Lc 3,8), anzi ‘buon frutto’ (Lc 3,10b). E il frutto è sempre consequenziale all’essere, come il frutto scaturisce sempre da un albero ben radicato con le radici nel terreno da cui si traggono tutte le energie necessarie. La vita può anche conoscere il fallimento, quello di una vita infruttuosa, sterile, inconcludente perché sempre giocatasi ‘altrove’, distratta, in perenne evasione, non radicata nel terreno.
Il Vangelo di Gesù afferma con forza che alla fine - non ‘dei tempi’ perché il tempo è già compiuto (cfr. Mc 1, 14), ma di ogni istante - il fuoco dell’Amore brucerà, dissolverà tutto ciò che non è stato edificato attraverso l’amore. Verrà estinta cioè in noi la conseguenza malata dell’inconsistenza, tutta la paglia prodotta dalle nostre illusioni, dai nostri inganni e il nostro male (Lc 3,12a). E al contempo, il medesimo Amore raccoglierà la parte buona di noi, ciò che è stato edificato nell’amore, secondo la capacità di ciascuno, ossia quel qualcosa di talmente forte da resistere anche alla prova della morte (Lc 3,12b).
La Riconciliazione e l'Accoglienza Reciproca
Dio viene, portatore e operatore di salvezza per tutti. Il messaggio che accompagna la sua venuta parla di pace e di riconciliazione. Simbolica è quella presentata da Isaia (Prima Lettura) tra nemici “naturali” che lottano per la sopravvivenza; reale e simbolica nello stesso tempo quella presentata dall’apostolo Paolo (Seconda Lettura) tra nemici “culturali” che si oppongono per diversa religione. La riconciliazione, avvenuta nelle Comunità cristiane, tra credenti che provenivano dall’ebraismo e dal paganesimo, è sempre soggetta alla provvisorietà, all’equilibrio instabile: esiste nel presente, ma si affida per il domani alla speranza.
La salvezza significa, dunque, rompere tutte le barriere, uscire da sé per incontrare gli altri, aprirsi alla rivelazione reciproca, perdonarsi e amarsi come persone, come figli di Dio. Così ha agito con noi il Signore Gesù, rispettando le attese e le possibilità di dialogo di ciascuno: nel passato, accostandosi agli Ebrei come realizzatore della “fedeltà” di Dio e ai pagani come portatore di un amore gratuito; oggi, e sempre, suscitando in ciascuno una risposta originale che diventi poi ricchezza comune. Non è, quindi, un’utopia sperare in un’umanità riconciliata, nonostante le attuali guerre e divisioni, nonostante gli squilibri e le discriminazioni, perché la salvezza definitiva è opera del Signore che viene e che verrà, e chiede ai suoi amici di collaborare perché il suo progetto divenga sempre più realtà effettiva.

Questo significa accettare il messaggio del Battista, che oggi è quello della Chiesa e dei suoi vescovi, degli uomini più lucidi e impegnati che sono i profeti del nostro tempo, e produrre frutti di penitenza e di conversione. Accettarsi reciprocamente è un invito che ci viene rivolto dalla Chiesa. La coesistenza dei cristiani di origine giudaica e di quelli di origine pagana non è sempre stata facile nelle Comunità primitive. Ma le parole di Paolo valgono anche per le Comunità oggi. Il cristiano tende spesso a considerare la sua appartenenza al popolo di Dio come un privilegio che lo separa dagli altri, una specie di marchio di qualità; molti cristiani sono inseriti in gruppi o istituzioni di ordine sociale, politico, economico, culturale… con notevoli possibilità di operare per un superamento di blocchi ideologici o di qualunque divisione. L’Eucaristia offre ai cristiani l’occasione di provare il loro universalismo e di rifiutare una separazione fra i deboli e i forti, poiché a questa mensa il Signore si offre per tutti.
Avvento: Tempo di Attesa e Rinnovamento
Il Silenzio nella Liturgia e la Riscoperta della Fede
Convertirsi, come ci insegna il Battista, non è un’operazione facile, né indolore. Come non è facile né indolore ogni cambiamento autentico, in profondità, ogni cambiamento che obblighi un po’ a morire alle cose vecchie per far spazio alla novità. E qui si tratta di cambiare il cuore, di cambiare il modo di considerare la realtà, di staccarsi da vizi inveterati, prendendo il coraggio di comportamenti inediti. Logica, a questo punto, una domanda: cristiano, cosa ne hai fatto del tuo Battesimo? Cosa ne stai facendo della tua vita? Convertirsi implica un movimento: un lasciare, un abbandonare, per inoltrarsi in percorsi nuovi. E ci si muove solo se, dentro di sé, c’è la fiamma viva del desiderio. Desiderio di incontrare Dio e di vivere in relazione con lui. Convertirsi significa scegliere una vita piena. C’è una decisione da prendere, ed è definitiva. C’è un coraggio da mostrare e lo si manifesta con gesti concreti.
Nella sua bimillenaria esperienza di maternità e di accompagnamento spirituale dei credenti, la Chiesa ci offre una guida credibile e autorevole: Giovanni, il Battezzatore. La Chiesa ritrova la sua missione in questo profeta, che è l’uomo della svolta, al confine tra due epoche. Il suo abito richiama il profeta Elia, colui che doveva preparare i tempi messianici. Giovanni contesta il presente: le sue prime parole, infatti, sono di denuncia: «Razza di vipere». Il suo annuncio però, come quello di tutti i profeti, è anche propositivo: «Preparate la via al Signore». La voce di Giovanni il Battista risuona ancor oggi con forza: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!», «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».

L’Avvento può essere occasione per riscoprire il silenzio nella Liturgia. Il silenzio dichiara la volontà di sospendere le parole umane affinché ci sia spazio per una Parola nuova. Per viverlo con frutto sarà opportuno che non sia occupato a preparare i momenti successivi della celebrazione da parte dei ministri, che non sia confuso con un “tempo morto”, che non sia mortificato da una monizione troppo verbosa.
Mentre pensiamo e organizziamo le “solite” attività in occasione del Natale o mentre cerchiamo di inventarne altre, ci si potrebbe orientare verso qualcosa di più concreto, magari programmando qualche incontro con i gruppi pastorali per esaminare i punti forti e quelli più deboli della pastorale parrocchiale, partendo dalla domanda: come passare da una fede “presupposta” ad una fede “proposta”?
In questa seconda settimana è bene organizzare già una celebrazione comunitaria della Riconciliazione affinché, come Maria, Isaia, Giovanni il Precursore, Giuseppe il giusto ed i pastori, tutti siamo pronti ad accogliere e riconoscere il Salvatore con cuore puro, come terra buona e disponibile. Il suono della Parola di Dio che viene dall’alto e discende sulla Comunità radunata dispone il cuore delle singole persone alla celebrazione del Sacramento, affinché nella conversione e nel perdono dei peccati tutti possano ritrovare la leggerezza per poter salire ed essere voce di quella Parola che salva e riaccende la speranza. Gioia e penitenza, speranza e conversione sono l’invito paradossale dell’Avvento, la condizione e l’occasione offerta alla Chiesa per salire e recare la lieta notizia del Vangelo di Gesù, speranza del mondo.
Si ricorda che il Lunedì 8 Dicembre si celebra la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. La preghiera con la corona d’Avvento in famiglia è un altro modo per vivere questo tempo di attesa.