La Natività nel Presepe: Simboli, Storia e Rappresentazioni Artistiche

Le Origini Bibliche e le Prime Rappresentazioni

Il resoconto biblico più dettagliato della nascita di Gesù si trova nel Vangelo di Luca (2:7-9), in cui si riporta che Maria "Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge."

Le prime rappresentazioni della Natività sono molto semplici, con Gesù avvolto in panni felpati, di solito un pezzo quadrato di stoffa perfettamente avvolto con bende. Nelle raffigurazioni medievali e rinascimentali, tuttavia, il bambino viene spesso mostrato poco vestito o totalmente nudo, mentre il suo corpo irradia una luce sovrannaturale. Questo concetto è stato rafforzato da figure come Santa Brigida di Svezia, che sosteneva di aver visto "il bambino glorioso che giace sulla terra, nudo e luminoso" (Revelationes Coelestes: Libro 7, Capitolo 21).

Un esempio storico di rappresentazione è la Natività di notte - Geertgen tot Sint Jans, risalente al XV secolo, che spesso enfatizzava proprio questo aspetto della luce.

Il Contesto della Nascita: Mangiatoia e Luogo

La mangiatoia è un trogolo per nutrire gli animali, essenzialmente vasche scolpite nella pietra o costruite in muratura. Tuttavia, i presepi moderni esibiscono un’ampia varietà di stili di mangiatoia, a seconda delle abitudini regionali o della preferenza dell’artista.

Tradizionalmente, siamo portati a immaginare che Gesù sia nato in una stalla. In realtà, il Nuovo Testamento non menziona mai questo luogo: Luca (2:7-9) racconta semplicemente che Maria lo pose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nella locanda. I primi cristiani rappresentarono infatti la mangiatoia in una grotta.

La Chiesa della Natività, che risale al IV secolo, fu costruita su una grotta di Betlemme, dove si credeva appunto che avesse avuto luogo la nascita. Nell’arte paleocristiana, la grotta era ancora l’ambientazione preferita per le scene della Natività, e continua ad essere così presso la Chiesa cristiana orientale.

rappresentazione della Grotta della Natività a Betlemme

L’iconografia dell’episodio evangelico, formulata probabilmente nella Palestina del VI secolo, impostò le forme essenziali delle rappresentazioni ortodosse orientali fino ai giorni nostri: l’ambiente è una grotta - o meglio, la specifica Grotta della Natività a Betlemme. Al di sopra di essa, si innalza una montagna. Maria è rappresentata a riposo, su un grande cuscino imbottito o divano (“kline” in greco) accanto al bambino, posto su una struttura rialzata, mentre Giuseppe appoggia la testa su una mano. Egli è spesso parte di una scena separata in primo piano, dove Gesù viene lavato dalle ostetriche (Gesù è quindi mostrato due volte, un espediente dell’arte arcaica molto utilizzato, condensare in una sola rappresentazione più episodi di una storia, ripetendo così gli stessi personaggi più volte). Nonostante le condizioni non ideali in cui si trovano, Maria sta rispettando il periodo di riposo forzato prescritto dopo il parto.

Un testo apocrifo illustra dettagliatamente gli eventi successivi alla nascita e le interazioni con le ostetriche: "Uscita dalla grotta, l’ostetrica si incontrò con Salome, e le disse: “Salome, Salome! Ho un miracolo inaudito da raccontarti: una vergine ha partorito, ciò di cui non è capace la sua natura”. Entrò l’ostetrica e disse a Maria: “Mettiti bene. Attorno a te, c’è, infatti, un non lieve contrasto”. Salome mise il suo dito nella natura di lei, e mandò un grido, dicendo: “Guai alla mia iniquità e alla mia incredulità, perché ho tentato il Dio vivo ed ecco che ora la mia mano si stacca da me, bruciata”. E piegò le ginocchia davanti al Signore, dicendo: “Dio dei miei padri, ricordati di me che sono stirpe di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Non fare di me un esempio per i figli di Israele, ma rendimi ai poveri. Tu, Padrone, sai, infatti, che nel tuo nome io compivo le mie cure, e la mia ricompensa la ricevevo da te”. Ed ecco apparirle un angelo del Signore, dicendole: “Salome, Salome! Il Signore ti ha esaudito: accosta la tua mano al bambino e prendilo su, e te ne verrà salute e gioia”. Salome si avvicinò e lo prese su, dicendo: “Lo Adorerò perché a Israele è nato un grande re”."

I Personaggi Simbolici: Bue e Asinello

Con le teste chinate sulla mangiatoia, il bue e l’asino sono quasi sempre presenti nelle scene della Natività, anche quando Maria o qualsiasi altro essere umano non lo è, sebbene non siano mai menzionati nel Nuovo Testamento. Questi animali sono citati invece nel Vangelo apocrifo di Pseudo-Matteo (14:1), che li interpreta come il compimento di una profezia dell’Antico Testamento. Secondo Pseudo-Matteo, dopo essere entrata nella stalla, Maria mise il bambino in una mangiatoia e "un bue e un asino lo adorarono". Allora si adempì ciò che fu detto dal profeta Isaia: "Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non discerne" (Isaia 1:3).

I primi teologi cristiani, come Agostino e Ambrogio, trovarono quindi un significato allegorico della presenza del bue e dell’asino nella Natività. Essi furono considerati come rappresentanti del popolo ebraico (il bue), oppressi dalla Legge, e dei popoli pagani (l’asino), che portano il peccato dell’idolatria. Un esempio di questa prima iconografia è visibile nel Natività - Sarcofago di Stilicone del IV secolo.

L'Evoluzione della Figura di Maria e la Nascita Luminosa

I racconti biblici di Matteo e Luca chiariscono che Gesù nacque miracolosamente da una vergine, e "la vergine si chiamava Maria" (Luca 1:27). Luca riporta che Maria era presente con il bambino durante la visita dei pastori (2:16), e Matteo dice che quando arrivarono i Magi "videro il bambino con Maria sua madre" (2:11).

Per i primi mille anni di arte cristiana, Maria venne di solito raffigurata sdraiata (secondo gli stilemi iconografici orientali), in una posa molto naturale per una donna che ha appena partorito. Ciò inizia a cambiare nell’arte occidentale nel corso del XIV secolo, e dalla fine del XV Maria viene normalmente rappresentata in ginocchio, con le mani giunte, mentre prega rivolta al suo Bambino. Giuseppe e i pastori spesso si inginocchiano con lei.

La posa inginocchiata di Maria, con le mani giunte in preghiera, riflette l’influenza di certi scritti francescani e anche le già citate visioni mistiche di Santa Brigida. Nello specifico, l’iconografia della natività in Europa settentrionale nel tardo Medioevo fu profondamente influenzata dalla visione di Santa Brigida che descriveva: "... la vergine si inginocchiò con grande venerazione in atteggiamento di preghiera, con la schiena girata verso la mangiatoia … E mentre lei stava così in preghiera, vidi il bambino nel suo grembo muoversi e improvvisamente in un momento diede alla luce suo figlio, dal quale irradiava una luce e uno splendore così ineffabili, che il sole non era paragonabile ad esso, né la candela che san Giuseppe aveva messo lì, dava alcuna luce, la luce divina annientava completamente la luce materiale della candela … Vidi il bambino glorioso steso a terra nudo e splendente. Il suo corpo era puro da ogni tipo di terreno e impurità."

rappresentazione della Natività con Maria inginocchiata e luce emanata dal Bambino

Dopo ciò, la Vergine si inginocchia per pregare il suo Bambino, con San Giuseppe, e questa scena (nota come "Adorazione di Cristo" o "del Bambino") diventa una delle raffigurazioni più comuni nel XV secolo in Occidente, sostituendo in gran parte la Vergine distesa. Le versioni di questa descrizione si trovano già nel 1300, molto prima della visione di Brigida, e hanno un’origine francescana.

Nelle opere italiane, l'architettura di tali templi divenne classica, riflettendo il crescente interesse per il mondo antico, come si può notare anche nella Natività di Giotto del XIV secolo.

Il Significato Teologico: Nascita come Anticipazione della Passione

L’iconografia ortodossa della Natività utilizza un certo immaginario parallelo a quello dell’epitaphios, un’icona, spesso un grande panno, ricamato e ornato, utilizzato durante la Liturgia del Venerdì Santo e Sabato Santo nelle Chiese orientali ortodosse e nelle Chiese orientali cattoliche che seguono il rito bizantino. Questo parallelismo è intenzionale, a sottolineare il concetto teologico secondo cui lo scopo della nascita, e quindi dell’Incarnazione di Cristo, è di rendere possibile la crocifissione e la risurrezione.

Il Bambino è quindi avvolto in fasce che ricordano il sudario, ed è spesso sdraiato su una pietra, raffigurando la Tomba, piuttosto che nella mangiatoia. La Grotta della Natività è anche un richiamo alla grotta in cui fu sepolto.

Il Presepe Moderno e le Sue Espressioni

La Natività rappresenta il centro di ogni presepe ed è la scena più importante dell’intera rappresentazione. Le Natività possono essere realizzate in resina, terracotta, plastica PVC o metallo. Le rappresentazioni della Natività variano a seconda dello stile del presepe scelto. Le statue della Natività presentano varianti che rendono unica ogni scena.

Maria può essere raffigurata inginocchiata accanto alla culla, oppure sdraiata con il Bambino in braccio. Anche San Giuseppe si trova in diverse posizioni: in piedi, inginocchiato o seduto. Accanto alla Sacra Famiglia non possono mancare il bue e l’asinello. Nelle diverse collezioni possono essere raffigurati sdraiati accanto alla mangiatoia oppure in piedi, a seconda dello stile e dello spazio della scena. Le Natività possono essere acquistate con o senza bue e asinello, in base alle preferenze personali o allo spazio disponibile. Nel presepe napoletano tradizionale il bue e l’asinello sono quasi sempre presenti accanto alla Sacra Famiglia, poiché fanno parte della tradizione iconografica e culturale. Scegliere la Natività giusta significa dare carattere e autenticità al presepe. Che si tratti di uno stile popolare, arabo o napoletano, con Maria inginocchiata o con il Bambino tra le braccia, San Giuseppe in piedi o seduto, e con il bue e l’asinello raffigurati sdraiati o in piedi, ogni collezione permette di creare un presepe unico e suggestivo.

Un esempio di grande impatto è il "Presepe Luminosissimo" di Manarola, uno dei borghi delle Cinque Terre. Anche quest’anno, questo bellissimo e luminosissimo presepe è stato il grande protagonista del Natale. Pastori, re Magi, il bue e l’asinello e, ovviamente, la sacra Famiglia sono stati costruiti a grandezza naturale, illuminando la notte con la loro suggestiva presenza.

Accensione Presepe luminoso di Manarola 2023

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