Le Natività e i Presepi Minuscoli: Un Viaggio tra Arte, Storia e Miniatura

Le Natività sono rappresentazioni iconografiche ispirate ai primi giorni di vita del Bambino Gesù, un tema che ha attraversato secoli di storia dell'arte. Il Figlio di Dio, da neonato, è presente già in espressioni artistiche risalenti all'Età Romana. Accanto a questa ricca tradizione, si inserisce l'affascinante mondo dei presepi minuscoli, espressione di devozione e maestria artigianale.

Le Origini e l'Evoluzione della Natività nell'Arte

Le Prime Rappresentazioni Paleocristiane

Uno dei primi documenti della Natività è costituito dai resti di pittura scoperti sul soffitto di una nicchia all'interno delle catacombe di Priscilla, sulla Via Salaria Nova. In questa scena, Maria è rappresentata mentre allatta il “frutto del suo ventre”. Un profeta, forse Balaam, è davanti a loro con l'indice puntato verso la stella. Questa scena su stucco risale a circa il 230 d.C. Proveniente dallo stesso luogo e quasi coeva è la lastra che copriva il loculo di Severa. Accanto all'immagine della defunta, e dopo la scritta SEVERA / IN DEO VI / VAS, ricorrono i tre Magi. Il Messia è retto dalle braccia appena levate di Maria. Alle sue spalle ricorre ancora la figura biblica che ha l'indice della mano destra sempre rivolto verso la stella, mentre la sinistra impugna una lunga verga: è Balaam, un saggio araneo che aveva profetizzato: “Una stella uscirà da Giacobbe e uno scettro sorgerà da Israele” (Numeri, XXIV, 17).

Sempre questi illustri personaggi sono rappresentati in un affresco in un altro angolo delle stesse catacombe. La divina Madre tiene il piccolo Gesù sollevato mentre i tre dotti si accingono a offrire i loro doni. Verso la fine del IV secolo, con l'affermazione del Cristianesimo, la tematica natalizia resta viva, proposta su lapidi e monumenti legati al culto dei defunti. La Natività trova spazio anche sui sarcofagi.

Infografica con la cronologia delle prime rappresentazioni della Natività nell'arte paleocristiana

Sul sepolcro di Stilicone, allocato nella basilica di S. Ambrogio a Milano, il Bambinello, fasciato come riferisce l'evangelista Luca, è rappresentato solamente insieme all'asinello ed al bue. Nella letteratura cristiana questi due animali sono stati additati quali simboli del genere umano. Per S. Girolamo, l'asino rappresenta il Vecchio Testamento, mentre il bue il Nuovo. S. Isidoro di Siviglia vede il paganesimo nel primo animale ed il popolo eletto nel secondo, altri ancora pensano al Male ed al Bene. Attraverso tutte le interpretazioni emerge che il bue serba sempre un aspetto positivo, a differenza dell'altra bestia che da secoli si porta dietro la cattiva fama di animale stupido ed ignorante. Delimitano questa scena due uccelli disposti agli angoli bassi del timpano. Un'altra rappresentazione natalizia, sempre sullo stesso sarcofago, riporta nell'angolo in alto della lastra laterale più ampia la solita scena con la presenza dei Magi.

Il primo presepe completo in rilievo è quello scolpito sulla lista che sovrasta il coperchio del sarcofago marmoreo di Boville Ernica. Questa tomba fu rinvenuta casualmente in uno dei campi della Ciociaria. Smembrata, le sue parti vennero recuperate, ricomposte e dopo il restauro, il sarcofago fu adibito ad altare nella chiesa di S. Pietro. Sul sopralzo del coperchio, a destra dopo la targa centrale, compaiono pastori e Magi, il bue e l'asino, una grande cesta di vimini intrecciati che accoglie Gesù Bambino. Seguono Maria, adagiata su un giaciglio, ed il solito profeta. In alto, si scorge appena la tettoia della capanna a cui è attaccata la stella.

L'Influenza Bizantina e le Innovazioni Medievali

I Bizantini diedero una nuova impronta all'arte in genere e all'iconografia della Natività in particolare. Le loro proposte restarono sempre legate alle tematiche tradizionali, fuse però ai nuovi concetti del pensiero cristiano, soprattutto a quanto sostenuto dai Padri greci per i quali l'arte doveva servire a rendere intellegibile il Trascendente. Tuttavia, il vasto spazio occupato dalle figure spesso sacrificò la resa dei volumi. Ad esempio, un reliquiario marmoreo del V secolo dalla cappella dei Santi Quirico e Giulietta all'interno della chiesa ravennate intestata al Battista, si presenta piuttosto povero di contenuto nonostante una delle due facce più ampie della capsella sia interamente occupata da figure chiaramente riferibili alla visita dei Magi.

Col tempo, Natività e Adorazioni abbandonano superfici e spazi cimiteriali e trovano posto all'interno delle lunette, sui portali delle chiese, sui capitelli, sulle volte, sui paliotti, un po' dovunque. Alquanto singolare è la scena contenuta in una delle formelle d'avorio che adornano la cattedra del vescovo Massimiano, risalente alla metà del VI secolo d.C. e conservata al Museo Arcivescovile ravennate. Qui Gesù, attorniato dall'asino e dal bue, è vegliato da S. Giuseppe. In alto è la stella che ha la forma di un fiore.

Affresco o mosaico bizantino rappresentante la Natività

Dopo un primo periodo definito protobizantino, l'iconografia d'influsso orientale si è evoluta fino a raggiungere, a Ravenna ed altrove, livelli di qualità bene espressi soprattutto nell'arte musiva. In S. Apollinare Nuovo, una Madonna col Bambino, in trono e in compagnia di quattro angeli, sulla sinistra della navata centrale resta in attesa di una lunga teoria di stereotipate vergini precedute dai tre Magi. Sullo sfondo riluce alquanto l'oro. Al VI secolo risale il coperchio del reliquiario conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Il quarto riquadro, a sinistra in basso, presenta la Sacra Famiglia in un momento di riposo. Il piccolo Gesù è fasciato con bende scure ed ha dappresso il bue e l'asino.

Nonostante siano opere d'arte di importazione, Roma serba nelle chiese e nei musei numerose icone bizantine, forse giunte qui al tempo della persecuzione iconoclasta (726-842). La Divina Madre col Bambino la si trova a S. Maria Maggiore, a S. Maria Antiqua, al Pantheon, a S. Maria in Tempulo, a S. Maria in via Lata, a S. Maria in Aracoeli, a S. Clemente, a Santa Maria del Popolo, a S. Maria in Minerva.

Diversa dal solito si presenta l'immagine sacra su tavola (mt. 1,65 X 1,10) venerata in S. Maria in Trastevere, detta Madonna della Clemenza e della Pace, e pare sia un'icona acheropita. La sua singolarità è dovuta al fatto che in questa rappresentazione coesistono “la dimensione artistica di Bisanzio ed un'elaborazione di matrice romana” (M. Andaloro). L'abito della Vergine ricorda la veste di Teodora, imperatrice che ricorre più volte nei mosaici di Ravenna, mentre i volti richiamano i caratteri somatici delle figure classiche greco-romane. Maria in trono regge sulle ginocchia il piccolo Gesù. Alle sue spalle ci sono due angeli, uno dei quali ha un volto dolcissimo. Ai piedi della Divina Madre è genuflesso un pontefice.

Nel Museo Cristiano di Cividale si può ammirare l'altare di Ratchis, detto così dal nome del Duca che intorno alla prima metà dell'VIII secolo amministrava il Friuli. Su una delle quattro lastre che formano questo capolavoro d'arte longobarda, lato corto, v'è rappresentata la Visita dei Magi. Maria, aureolata ed in trono, accoglie unitamente al divin Figlio i Magi. La fronte della Madre di Dio è contrassegnata da una croce. Gesù, retto sulle ginocchia, indossa straordinariamente una sorta di pantaloni. Un angelo, in posizione orizzontale, fa da guida ai Magi vestiti alla maniera orientale: turbante in testa, chitone stretto in vita da un cingolo, brache e calzari. Sulle spalle indossano una stola, segno-simbolo di sapere scientifico e teologico. Nel cielo si fanno notare tre stelle a fiori.

Però, pur se tra alti e bassi, fu soprattutto la produzione bizantina a predominare nel mondo dell'arte per circa dieci secoli. In Italia, come già detto, sono conservate ancora oggi molte preziose icone ed altri piccoli oggetti d'arte, mentre restano poche tracce di pitture ad affresco risalenti ai primi secoli di bizantinazione. Sono consistenti invece le testimonianze lasciate da monaci e cenobiti orientali nelle chiese rupestri di Puglia e Lucania verso la fine del primo Millennio. Il mosaico soprattutto, fino al XIII-XIV secolo, rimase il più importante mezzo espressivo del sentimento religioso bizantino manifestato soprattutto sui catini delle chiese, e tanto perché per molto tempo si continuò a far ricorso a maestranze levantine per illustrare gli ampi spazi dei consacrati.

Stupenda e fortemente simbolica è la Natività all'interno della Cappella Palatina di Palermo, sorta poco dopo il 1130 quale oratorio privato del re normanno Ruggero II. La si ammira al culmine della navata destra, sopra il busto di S. Paolo. Il Bambinello, in fasce, è posto in una mangiatoia al di fuori della grotta, simbolo del grembo materno. Così l'insieme centrale vale quale rappresentazione della venuta alla luce del divin Figlio. A sinistra, affrontano un percorso in salita i tre Magi che, pur se sapienti, calcano strade impervie e tortuose per arrivare a conoscere Iddio fattosi uomo. Invece i popolani giungono per più brevi vie a Gesù, Verità rivelata, offrendo semplici doni. Maria, premurosamente, ha cura del Bambino; San Giuseppe, a sinistra nell'angolo in basso, medita circa l'immediato da farsi.

Sempre la cultura orientale è la fonte ispiratrice della cosiddetta “Porta dei Fiori” sul lato nord della basilica di S. Marco a Venezia. Sull'epistilio due archi (uno dei quali di chiaro gusto arabo-moresco) avvolgono ed ornano il rilievo ispirato alla Natività. La cesta che fa da cuna non riesce a contenere il Pargolo: la sua testa oltrepassa il bordo. Mentre Maria riposa, Giuseppe rimira il cielo quasi per appurare quale sia la volontà del Signore da tenere in conto. Al culmine della scena v'è rappresentato il Sole che appare collegato al Bambinello attraverso un asse (di legno?) sorretto da due Angeli. È questo ancora un chiaro segno che Gesù è l'anello di congiunzione tra il Cielo e la Terra.

Il Presepe Vivente e le Prime Sculture

Vuole la tradizione che sia stato S. Francesco a realizzare nel 1223 a Greccio il primo presepe vivente. Tale avvenimento fu immortalato da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi. Si può pensare che l'umile frate abbia voluto ottenere la partecipazione massiva degli abitanti di Greccio e dei centri urbani viciniori alla rituale funzione religiosa messa in atto per far rivivere la nascita di Gesù. Ai tempi d'oggi, sempre più in molti paesi d'Italia si organizzano a Natale scene viventi impiegando gli abitanti del luogo.

Ad Arnolfo di Cambio invece si deve il presepe popolato da vere e proprie piccole sculture. Fu Niccolò IV a commissionargli nel 1288 quest'opera per la basilica di “S. Maria Maggiore”. S. Giuseppe ed i Magi ammirano attoniti il Bambinello. Tutti i figuranti, secondo l'usanza degli artisti del tempo, risultano finemente lavorati solamente nella parte anteriore, cioè sono perfettamente rifinite soltanto nella parte raggiungibile dall'occhio del pubblico. La parte retrostante delle statuine è vagamente abbozzata.

Pietro Cavallini (Roma 1240? - 1330?), oggi, rappresenta per molti critici l'innovazione della tradizione pittorica intrisa di levantino per sei secoli e più. Operò soprattutto a Roma, nel Regno di Napoli, in Umbria. Due dei sei mosaici risalenti al 1291, mirabili sotto il catino absidale della chiesa di S. Maria di Trastevere a Roma, rappresentano la “Nascita di Gesù” e l'“Adorazione dei Magi”.

Il Presepe Napoletano: Tradizione e Particolarità

Una verità quasi matematica nella storia del Presepe recita: Napoli = Presepi. Ma attenzione, non tutti i presepi di Napoli sono presepi napoletani e non tutti i presepi napoletani sono fatti a Napoli. Tra il 1600 e il 1700 dalla città di Partenope nacque una tradizione nuova, anche a livello concettuale, della Natività. Questo è il vero presepe napoletano, che andrà poi a creare i due stili che ancora oggi conosciamo: il presepe popolare napoletano e il presepe napoletano colto.

Le Natività rappresentano il centro di ogni presepe ed è la scena più importante dell'intera rappresentazione. Possono essere realizzate in resina, terracotta, plastica PVC o metallo e variano a seconda dello stile del presepe scelto. Le statue della Natività presentano varianti che rendono unica ogni scena. Maria può essere raffigurata inginocchiata accanto alla culla, oppure sdraiata con il Bambino in braccio. Anche San Giuseppe si trova in diverse posizioni: in piedi, inginocchiato o seduto.

Accanto alla Sacra Famiglia non possono mancare il bue e l'asinello. Nelle diverse collezioni possono essere raffigurati sdraiati accanto alla mangiatoia oppure in piedi, a seconda dello stile e dello spazio della scena. Le Natività possono essere acquistate con o senza bue e asinello, in base alle preferenze personali o allo spazio disponibile. Nel presepe napoletano tradizionale il bue e l'asinello sono quasi sempre presenti accanto alla Sacra Famiglia, poiché fanno parte della tradizione iconografica e culturale. Scegliere la Natività giusta significa dare carattere e autenticità al presepe. Che si tratti di uno stile popolare, arabo o napoletano, ogni collezione permette di creare un presepe unico e suggestivo.

Foto di un tradizionale presepe napoletano con i suoi personaggi caratteristici

L'Arte dei Presepi Minuscoli di Don Antonio Maria Esposito

La Nascita di una Vocazione Artistica

Nel 1942, un ventitreenne di Castellammare di Stabia, Antonio Maria Esposito, spinto da una sentita vocazione religiosa, entra in seminario. Sono anni duri, c'è la Guerra in corso. Pochi mesi dopo muore sua mamma, a cui era molto affezionato. Il dolore e la crisi spirituale che seguono questa perdita sembrano insuperabili, finché non diventano l'inizio di un viaggio nell'arte e nella bellezza che durerà per tutta la vita. In una scatolina di medicine appartenuta alla madre il giovane crea infatti il suo primo minuscolo presepe. Accorato omaggio alla memoria della figura amata e della Vergine, il presepe lo aiuta a ritrovare la pace e la serenità. Don Antonio inventò una tecnica originale per la creazione delle sue minuscole opere d'arte.

La Tecnica e i Materiali Incredibili

Don Antonio inventò una tecnica originale per la creazione delle sue minuscole opere d'arte. I personaggi più “grandi” sono alti 5 mm, mentre il più piccolo è il Bambino del presepe in seme di canapa, misurando appena 1,2 mm. I corpi venivano realizzati con sottili filamenti di pittura a olio, lasciati asciugare per circa due mesi, finché non raggiungevano la consistenza adatta per essere modellati. Pinzette e bisturi da microchirurgo erano gli strumenti che l'artista utilizzava normalmente, arrivando persino a creare lui stesso degli scalpellini. Uno di questi è conservato al Museodivino assieme alla sua lente d'ingrandimento. L'uso della pittura pura per la scultura di figure umane potrebbe essere stata utilizzata per la prima volta nella storia dell'arte della miniatura proprio per queste opere.

Le teste e le mani dei personaggi sono invece granellini di polpa di pera, su cui con un pennello con un solo crine Don Antonio andava a disegnare i dettagli dei visi e dei capelli. Alcuni di questi particolari delle miniature sono visibili soltanto con gli ingrandimenti fotografici.

Illustrazione degli strumenti di micro-scultura o primo piano di un personaggio minuscolo

Opere Emblematiche: Dalla Scatolina al Vaticano

Il Presepe in Scatolina di Medicine

Il primo minuscolo presepe, creato in una scatolina di medicine appartenuta alla madre, fu per Don Antonio un accorato omaggio alla memoria della figura amata e della Vergine, aiutandolo a ritrovare pace e serenità. Quest'opera segnò l'inizio della sua straordinaria produzione.

Il Presepe in Guscio d'Uovo

L'opera n°3, un presepe in guscio d'uovo montato su una base di sale, richiama simboli evangelici: l'uovo e il sale. Quest'opera ha un importante antenato: il presepe in guscio d'uovo conservato al Museo di San Martino. Don Antonio potrebbe aver voluto omaggiare questa tradizione con i suoi due presepi, uno degli anni '70 e uno degli anni '90, contenuti in gusci d'uovo. L'impostazione rispetto all'opera di San Martino è però decisamente diversa.

Il Presepe per Papa Giovanni Paolo II

Nel 1992, in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II a Castellammare di Stabia, Don Antonio decise di omaggiarlo con un suo presepe. Normalmente molto schivo e reticente a mostrare le sue minuscole opere, in quest'occasione lo si vede sorridere con timidezza mentre offre la sua creazione. Il presepe, contenuto in un geode di quarzo nero, è ancora oggi custodito al Vaticano. L'opera n°4, contenuta nello stesso geode, è forse la più semplice tra tutti i presepi in mostra. Il quarzo nero fa da sfondo e cornice a due palme e “solo” nove personaggi: nessun paesaggio, nessun dettaglio meraviglioso, nessuna prospettiva speciale o pertugi segreti, nessuna esibizione di tecnica.

Foto di Don Antonio Maria Esposito mentre presenta un presepe

Il Presepe nel Seme di Canapa: Un Record Mondiale

Nel 1988 uscì sul Mattino un articolo intitolato “Ecco i Presepi da Guinness”: in primo piano, Don Antonio che sorrideva paternamente guardando un suo presepe. Si parlava della sua storia e si lodavano le sue creazioni. In quel periodo, tra i progetti in vista vi era un seme di canapa che contenesse la Natività. Ed ecco che trent'anni dopo, su ispirazione di quel titolo che forse era quasi uno scherzo, il presepe in seme di canapa è stato effettivamente candidato al Guinness dei Primati. L'esito è ancora incerto, ma poco importa ai visitatori del Museodivino. L'opera n°5, il presepe in seme di canapa, può sembrare una sfida alle capacità creative umane, ma forse non è proprio nata con l'intento di “superare sé stessi”.

Questi presepi sono pieni di segreti. Nulla di esoterico o misterico; il segreto è come uno scherzo, un gioco che si rivela divertito a chi lo vuole scoprire. Museodivino propone perciò questo stesso gioco ai visitatori.

ANTONIO PIGOZZI - artista dei presepi

Il Museodivino: Custode della Miniatura Sacra a Napoli

Avete mai immaginato di fare un viaggio in un seme di canapa, o in un guscio di noce? Semi e gusci animati da personaggi, foreste, cascate. A Napoli, nel cuore di Spaccanapoli, c'è un museo dove è in mostra il presepe più piccolo del mondo: è racchiuso in un seme di canapa (tre millimetri). E, soprattutto, è un presepe a “misura bambino”. Il Museodivino, situato in via San Giovanni Maggiore Pignatelli, una traversa di “Spaccanapoli”, è il luogo dove si possono ammirare le più piccole sculture del mondo dedicate alla Divina Commedia e alla Natività, create nel corso del '900 dal sacerdote Antonio Maria Esposito (Same è l'acronimo).

Dopo la prima esposizione completa dei presepi di Don Antonio, la mostra “I Presepi da Guinness” ha dato per qualche anno la possibilità al pubblico di accedere alla Collezione Same su prenotazione. L'entusiasmo e il plauso unanime dei visitatori ha rafforzato il progetto Museodivino per la valorizzazione e la conservazione di queste minuscole opere d'arte altrimenti destinate all'oblìo. Ora finalmente le opere complete di Don Antonio - non solo i presepi ma anche la Divina Commedia in guscio di noce - sono visibili a Napoli tutti i giorni. I Bambini sono benvenuti e la struttura stessa del Museodivino nella parte dei presepi è pensata per loro. Anche i più piccoli ricevono una lente di ingrandimento, anche i più grandi dovranno tornare un po' bambini.

Il museo è aperto ogni giorno dalle 11.00 alle 16.00. L'ingresso è libero con contributo a piacere. Per la visita guidata è richiesto un contributo di 4€. Il Centro Studi, aperto ogni giorno dalle 15 alle 19, si propone di raccogliere e vagliare materiali critici di analisi delle opere figurative del Novecento riguardanti la Divina Commedia e testi di significativo spessore concettuale circa il significato e la storia del presepe napoletano, nonché di intraprendere lo studio approfondito dell'opera, degli scritti e della figura del Sac. Antonio Maria Esposito.

Foto dell'interno del Museodivino con bambini che osservano le miniature con lenti d'ingrandimento

Esposizioni e Tradizioni Contemporanee: La Natività Oggi

La tradizione del presepe continua a vivere e a evolversi anche nel presente, con esposizioni che celebrano la sua versatilità e il suo significato universale. Torna a piazza del Popolo, nelle Sale del Bramante a Roma, l'esposizione che raccoglie quest'anno 183 realizzazioni da 30 Paesi. Questa rassegna, intitolata “100 Presepi”, ha inaugurato mercoledì 27 novembre un'edizione particolare con "Un presepe di pace", ideato da Myriam Lacerenza, protagonisti piccoli attori dai 4 mesi ai 5 anni, alunni della scuola dell'infanzia Antonio Maria Giannelli di Roma.

In mostra si possono ammirare stili e materiali diversi: il '700 napoletano e l'Ottocento romano, ma anche la pasta di zucchero e le cortecce di ciliegio e melograno, il legno e la cioccolata, la pasta alimentare e le matite colorate. C'è posto per ogni tradizione e ogni tipo di materiale tra i 183 presepi, tutti nuovi, messi in mostra fino al 6 gennaio. Trenta i Paesi di provenienza, e fra questi anche diversi nei quali la cultura cristiana non è prevalente. Protagonisti della rassegna, maestri artigiani ma anche ragazzi delle scuole e appassionati del fai da te, capaci di trasformare anche la banalità di oggetti e materie del vivere quotidiano in una rappresentazione originale del sacro, alla quale possono contribuire il ferro come il plexiglas o il glitter o il materiale riciclato. Ancora, fiori essiccati, conchiglie, sassi, grani di pepe e una vasta gamma di cereali, e molto altro ancora. Tutto nel rispetto della sacralità della Natività che si vuole rappresentare.

Come ogni anno, invitati speciali sono i bambini dai 4 ai 10 anni, ai quali è dedicato il laboratorio “Il presepe come gioco”, realizzato in collaborazione con l'Accademia delle Belle Arti di Roma. Uno spazio nel quale i più piccoli possono divertirsi costruendo, con l'aiuto di professionisti dell'arte, un personaggio del presepe che porteranno poi a casa con loro, in ricordo della “magia” della creazione artigianale, oltre che di quell'atmosfera di sacralità respirata nelle sale dell'esposizione. La mostra internazionale è aperta tutti i giorni, festivi compresi, dalle 9.30 alle 20, fino all'Epifania. Per partecipare al laboratorio è necessaria la prenotazione allo 06.3230493.

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