L'Eremo di Santa Maria di Fonte Avellana: Storia, Cultura e Spiritualità

L'Eremo di Santa Maria di Fonte Avellana è un luogo di profonda spiritualità e inestimabile valore storico-culturale, situato alle pendici del Monte Catria (1701 metri s.l.m.), nell'Appennino umbro-marchigiano. La grande abbazia, interamente costruita con bianchissima pietra calcarea, si integra armoniosamente in un magnifico ambiente naturale fatto di montagne e boschi, apparendo quasi immutata nei secoli.

L'importanza di questo eremo è tale da essere citato da Dante Alighieri nel XXI Canto del Paradiso della Divina Commedia: "Tra due liti d’Italia surgon sassi… e fanno un gibbo che si chiama Catria di sotto al quale è consacrato un ermo che suole esser disposto a sola latria." Questo "ermo" è appunto l'Abbazia di Fonte Avellana (680 metri s.l.m.).

Origini e Sviluppo Storico dell'Eremo

Non si sa con precisione quando fu fondato l'Eremo di Fonte Avellana, ma le sue origini risalgono alla fine del primo millennio d.C. L'eremo nasce nel X secolo, probabilmente come un insieme di eremiti sparsi nei boschi con l'intento di fare penitenza. Fu forse fondato da San Romualdo nel 980, e le sue origini sono strettamente legate alla storia della congregazione dei Camaldolesi.

La Leggenda di Lodolfo

Una leggenda narra che un certo Lodolfo, di famiglia eugubina e forse di ascendenza franca, giunse in questa terra alla ricerca di un luogo adatto alla contemplazione, appartato e lontano dalla corruzione e dalle ingustizie del mondo. Si trovò di fronte a un territorio vergine e incontaminato, di straordinaria bellezza ma anche selvaggio. Stanco del suo peregrinare, Lodolfo (che poi diverrà beato) si addormentò ai piedi di un nocciolo (Corylus avellana), dalle cui radici sgorgava una copiosa sorgente.

L'Epoca di San Pier Damiani

L'opera di San Pier Damiani diede un notevole impulso all'abbazia. Egli divenne monaco qui nel 1035 e Priore dal 1043, contribuendo non solo all'ampliamento delle costruzioni originarie, ma anche a un forte sviluppo culturale e spirituale che fece dell'eremo un punto di riferimento religioso e sociale. All'arrivo di San Pier Damiani, nel 1035, la vita eremitica era "in pieno fulgore disciplinata da consuetudini molto vicine a quelle diffuse da San Romualdo fondatore dell’Eremo di Camaldoli e di molti altri, anche nelle Marche".

Declino e Rinascita

Fonte Avellana seguì nel tempo la parabola di quasi tutte le altre congregazioni monastiche, raggiungendo una notevole potenza, anche economica, nel XIII e XIV secolo, per poi declinare. Nel 1569, Papa Pio V Ghislieri decise di sopprimere la congregazione autonoma avellanita che aveva retto il monastero, annettendolo a quello di Camaldoli. Nel secolo scorso, subì ulteriori soppressioni e fu definitivamente abbandonato dai monaci. Nonostante ciò, il Monastero di Fonte Avellana è meta di pellegrinaggio ancora oggi.

Un evento significativo della storia più recente fu la visita di Papa Giovanni Paolo II il 5 settembre 1982, in occasione delle celebrazioni del millenario della fondazione dell'Eremo.

Gli Ambienti del Monastero

Il complesso è composto da un ampio piazzale che dà accesso alla chiesa. Entrando nella chiesa ci si immerge in un’atmosfera di preghiera e silenzio che riempie l’anima di serenità.

La Basilica

La Basilica fu consacrata per la prima volta nel 1197.

La Cripta

La Cripta presenta una curiosità affascinante: la temperatura è praticamente costante tra i 15 e i 22 °C tutto l'anno. Solo in Inverno i Monaci Camaldolesi usavano la cripta. Oggi, in questa piccola Cappella, si custodisce il Santissimo Sacramento.

Il Refettorio Storico

Lo splendido refettorio storico, caratterizzato da archi a volta e tavoli lunghi, offre un'immagine suggestiva della vita monastica. Per i monaci aggiungere un posto a tavola non è mai stato un problema, e il menù di Fonte Avellana è lo stesso per tutti i commensali, dipendendo dai giorni e dalla stagione.

Interno del Refettorio del Monastero di Fonte Avellana con volte a crociera e tavoli in legno

Il Patrimonio Culturale: Le Biblioteche e lo Scriptorium

Il Monastero di Fonte Avellana vanta un eccezionale patrimonio librario e architettonico, testimone della sua millenaria dedizione alla cultura.

Le Biblioteche

All'interno del Monastero si trovano due importanti biblioteche:

  • La Biblioteca "Dante Alighieri": Appena entrati nel Monastero, sulla sinistra, si apre questa sala che conserva oltre 10.000 volumi, tra cui preziosi codici miniati e antichi libri sacri. Un tempo, nell’XI secolo, questa sala era utilizzata come foresteria per i pellegrini.
  • La Biblioteca storica “D. Giacinto Boni”: Considerata il vero gioiello, prese il nome dall’abate che la fece allestire nel 1733. Questa ricca biblioteca conta oggi circa 25.000 volumi. È stata spogliata due volte durante le soppressioni del XIX secolo, ma fortunatamente il monastero riuscì a rientrare in possesso di buona parte del materiale nel 1933. I libri contenuti sono importantissimi: vanno dalla scoperta della stampa alla fine del XIX secolo.

Manoscritti e Incunaboli

Il manoscritto più antico custodito è un incunabolo del 1470. Gli incunaboli sono i primi prodotti della tipografia, dalle origini al 1500, e il primo incunabolo della storia è la Bibbia latina che J. Gutenberg stampò a Magonza nel 1453-55.

Ancora più antichi sono i codici manoscritti. Molti ne sono stati realizzati nello scriptorium, ma buona parte di questi furono portati dall’abate Giuliano della Rovere nella Biblioteca Vaticana già nel 1500. Attualmente ne restano 11, tra cui il "Codice Musicale" o "codice NN", un breviario che la tradizione orale vuole sia stato manoscritto dallo stesso Guido d’Arezzo o Pomposiano, inventore del rigo (tetragramma) e della notazione musicale. Egli era presente a Fonte Avellana tra il 1035 e il 1040, dove incontrò e divenne amico di Pier Damiani.

Lo Scriptorium: Un Capolavoro di Ingegneria

Lo scriptorium di Fonte Avellana è considerato un unicum, poiché ha conservato la struttura originaria del XI-XII secolo, a differenza delle analoghe sale di altri monasteri radicalmente modificate nel corso dei secoli. È una delle stanze più affascinanti dell’intero Monastero, dove i frati si riunivano per copiare i manoscritti e realizzare stupendi codici miniati.

Interno dello Scriptorium del Monastero di Fonte Avellana con monofore e raggi di sole che illuminano il pavimento

Costruito rispettando in più parti la divina proporzione (1:1,618) e con perfetto orientamento Nord-Sud, lo scriptorium è una costruzione quadrangolare che emerge dal fianco meridionale dell’abbazia. Gli arredi originali non esistono più, ma si sono conservate quattordici finestre di forma allungata che si aprono in alto nei muri perimetrali: sei sul lato orientale, una sul lato corto a sud e sette sul lato occidentale. Questa disposizione permetteva di sfruttare al massimo la luce solare, dalle prime ore del giorno fino al tramonto, per l’attività degli amanuensi.

Oltre che di calendario, lo scriptorium assolve anche alla funzione di orologio per le ore canoniche. Il raggio di Sole, che entra a mezzodì dalla unica e stretta finestra della parete Sud, cade sul gradino d’ingresso al solstizio d’inverno (22 dicembre) e sul gradino di fondo al solstizio d’estate (21 giugno). All’ora terza (ore 9:00) e all’ora nona (ore 15:00), i raggi del Sole, data la particolare forma delle monofore laterali, colpiscono il pavimento solo per pochi minuti, e all’ora sesta lo stesso fenomeno si ripete con il Sole che entra dalla monofora di fondo. Per secoli, grazie anche a una meridiana disegnata sul pavimento (purtroppo perduta), i monaci hanno lavorato per scrivere e decorare i preziosi codici e hanno tenuto il conto del passare delle stagioni e degli anni.

Nell’anticamera dello scriptorium, una grande stanza di collegamento con il resto del monastero, si svolgevano le attività per la preparazione dei fogli di pergamena e la successiva rilegatura dei volumi. Fu in luoghi come questo che i monaci benedettini salvarono, tra il VI e il XIII secolo, copiando uno ad uno i testi di letteratura, teatro e filosofia degli antichi greci e romani, i testi sacri della Bibbia e i nuovi contributi culturali della loro epoca. L'invenzione della stampa nel XV secolo, sebbene semplificò la produzione di libri, non sminuì il valore storico e il ruolo di conservazione culturale che lo scriptorium di Fonte Avellana ha avuto per secoli.

L'Influenza Dantesca e la Permanenza all'Eremo

Come menzionato, Dante Alighieri cita l'eremo nel XXI Canto del Paradiso. In questo canto, Dante, volendo parlare della decadenza dei costumi monastici, ha pensato di farlo spiegare a chi più di tutti l’ha combattuta: San Pier Damiani.

Sembra che Dante, durante il periodo di esilio nella vicina Gubbio, si sia recato all’allora Eremo di Fonte Avellana e qui abbia pernottato in una delle cellette destinate ai frati, trovando ispirazione per la sua opera.

Il monastero di Fonte Avellana

Informazioni per la Visita

Il monastero è abitato da una comunità di monaci camaldolesi ed è in buona parte visitabile. Le visite all'Eremo Monastero di Fonte Avellana sono esclusivamente guidate e sono offerte ogni 30 minuti, permettendo ai visitatori di scoprire i suoi segreti e la sua storia. Oltre alla visita del monastero, l'area circostante offre percorsi naturalistici di grande interesse, come il Sentiero Frassati, che dal Monastero di Fonte Avellana arriva a Cagli e passa per la Madonna dell’Acquanera, un luogo di grande fascino che sorge su un terrazzo prativo dominando una valle selvosa chiusa da ripide pareti calcaree. L'eremo si erge maestoso e in armonia con l'incantevole bosco circostante.

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