L'Altare di Robert Morris nel Duomo di Prato: Arte Contemporanea e Spiritualità

L'altare, definito come il "punto centrale per tutti i fedeli" e il "polo della comunità che celebra", riveste un'importanza fondamentale nella liturgia. Deve essere ben visibile e degno, fungendo da fulcro attorno al quale vengono concepiti e disposti gli spazi significativi. L'altezza ideale del piano della mensa è di circa 90 cm dal pavimento per agevolare i ministri durante le celebrazioni. È importante sottolineare che sull'altare non dovrebbero essere collocate statue o immagini di santi.

L'altare, nell'assemblea liturgica, non è un semplice oggetto funzionale, ma un profondo segno della presenza di Cristo, sacerdote e vittima. Rappresenta la mensa del sacrificio e del convito pasquale, sorgente di carità e unità. Se un altare esistente soddisfa queste esigenze, va valorizzato e utilizzato. La progettazione di un nuovo altare dovrebbe discostarsi dall'imitazione formale e stilistica di quello preesistente. Per evocare la duplice dimensione di mensa del sacrificio e del convito pasquale, in linea con la tradizione, la mensa del nuovo altare dovrebbe preferibilmente essere realizzata in pietra naturale, con una forma quadrangolare e lati ugualmente importanti.

Sezione trasversale di un altare liturgico con indicazioni sulle dimensioni ideali e la disposizione degli spazi circostanti.

Evoluzione della Sistemazione Liturgica e il Ruolo dell'Altare

La storia dell'arte liturgica presenta diverse interpretazioni dell'altare e della sua relazione con l'assemblea. Si possono osservare sistemazioni di tipo tridentino, dove il presbiterio è separato dall'assemblea tramite balaustra, con l'altare addossato e spesso sormontato da un tabernacolo monumentale. Questo approccio, a volte definito come se il Concilio Vaticano II non avesse avuto luogo, esprime la sacralità attraverso la separazione tra presbiterio e luogo dell'assemblea, con l'altare che diventa punto focale a cui si sommano altri elementi come il tabernacolo e il crocifisso.

In contrasto, altre sistemazioni, come quella studiata da Romano Guardini nel Castello di Rothenfels (anni '20 del XX secolo), pongono l'altare in una posizione sopraelevata, permettendo all'assemblea di attorniarlo in una prossimità e semplicità che riflettono lo spirito del Movimento Liturgico, precursore della riforma conciliare.

Schema illustrativo di una sistemazione liturgica di tipo tridentino con presbiterio separato e altare addossato.

Un esempio significativo è la chiesa di St. Bonifatius a Dietenhofen (Germania), progettata da Karl Frei, dove l'intero complesso architettonico si impernia sull'altare. La sua semplicità, lungi dal diminuirne l'importanza, gli conferisce un'eminenzialità silente ma decisiva. La base bianca lo distingue dalla pavimentazione, rendendolo visivamente sopraelevato, mentre l'illuminazione contribuisce a creare un'atmosfera meditativa.

Un altro esempio notevole è la chiesa di St. Laurentius a Monaco di Baviera (progetto E. Steffan, metà degli anni '50). Considerata da Frédérik Debuyst un modello di sistemazione liturgica che coinvolge l'intera assemblea, anche in una chiesa parrocchiale. La grande abside, la corona di luci sospese, la fascia chiara che si protende sulla pedana, e la disposizione dei banchi sui tre lati, creano un forte senso di prossimità tra altare e assemblea. Questo approccio evidenzia l'altare come un "luogo" prima che un "oggetto", suggerendo che la sua espressione artistica possa essere quasi secondaria rispetto alla sua funzione spaziale.

Pianta e vista della chiesa di St. Laurentius a Monaco di Baviera, evidenziando la disposizione dell'altare e dell'assemblea.

La maquette della cattedrale di Los Angeles, progettata da Rafael Moneo, illustra come le dimensioni imponenti di una grande navata per migliaia di persone richiedano misure eccezionali anche per l'altare, che domina una vasta platea. Le viste laterali mostrano chiaramente i rapporti tra altare, cattedra, presidenza, coro e ambone, sottolineando il protagonismo dell'altare.

L'Altare di Robert Morris nel Duomo di Prato

Nel Duomo di Prato, spicca il nuovo altare realizzato dall'artista statunitense Robert Morris, figura di spicco della Minimal Art. L'opera si presenta come un parallelepipedo in marmo bianco, che risalta per la purezza della forma e del colore.

Robert Morris, noto per la sua esplorazione concettuale, ha lasciato un'impronta significativa anche in Toscana, dove ha creato opere importanti come il "Labirinto" della Fattoria di Celle e, appunto, l'altare, l'ambone bronzeo a forma di manto e il candeliere nel Duomo di Prato. La sua mostra al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato ha incluso una vasta selezione dei suoi "Blind Time Drawings", realizzati bendato per esplorare il rapporto tra intenzionalità, errore e talento.

Vista ravvicinata dell'altare di Robert Morris nel Duomo di Prato, evidenziando la purezza delle linee e la matericità del marmo bianco.

L'altare di Morris, insieme all'ambone bronzeo a forma di mantello e al candeliere, costituisce un intervento artistico di rilievo all'interno della cattedrale. Il presbiterio, nella sua conformazione attuale, è stato riorganizzato nel 2012 proprio dall'artista. La cattedra vescovile, la seduta in marmo di Carrara con schienale in bronzo, si trova sopra la scalinata. L'altare maggiore, posizionato più in basso sotto l'arco trionfale, è un unico blocco di marmo di Carrara a forma di parallelepipedo. L'ambone, interamente in bronzo, è caratterizzato da una forma a mantello e include pietre alla base, un richiamo al martirio di Santo Stefano.

Il Duomo di Prato: Contesto Storico-Artistico

La Cattedrale di Santo Stefano, situata nella maestosa Piazza del Duomo, è il principale luogo di culto cattolico di Prato e rappresenta un autentico simbolo dell'arte e della storia della città. La sua architettura, un affascinante connubio di stile romanico e gotico, si distingue per l'alternanza di materiali locali: l'elegante alberese chiaro e il marmo verde, noto anche come serpentino di Prato.

La struttura attuale risale a una ricostruzione iniziata nel XII secolo. Le fiancate e il chiostro romanico risalgono a questo periodo. La costruzione del campanile, iniziata nel XIII secolo, fu completata nel 1356. Nel corso del Trecento, per accogliere la crescente popolarità della reliquia della Sacra Cintola, l'edificio venne ampliato con la costruzione del transetto e della Cappella della Cintola, oltre all'inizio della nuova facciata, conclusa solo nel 1456.

Nonostante le numerose aggiunte e modifiche nel corso dei secoli, l'aspetto esterno del Duomo conserva un'unità e un'armonia notevoli. La facciata attuale, tardo gotica (1386-1457), opera di Niccolò di Piero Lamberti, è costruita in pietra alberese e marmo verde, creando la caratteristica bicromia bianco-verde. Presenta un solo portale e un orologio al posto del rosone.

Facciata del Duomo di Prato, evidenziando la bicromia bianco-verde e il portale.

Sul fianco destro, ristrutturato intorno al 1160, si trovano due portali arricchiti da intarsi e l'imponente campanile a torre dei primi del Duecento, progettato da Guidetto da Como. La torre campanaria, alta 46 metri, è l'edificio più alto di Prato e custodisce un prezioso concerto di cinque campane.

Opere d'Arte e Cappelle nel Duomo

L'interno della cattedrale di Santo Stefano, a pianta a croce latina, nonostante i numerosi interventi, presenta un aspetto complessivamente unitario. Le tre navate romaniche, del primo Duecento, sono divise da ampie arcate su preziose colonne in serpentino verde con capitelli raffinati, opera di Guidetto da Como. Sopra le arcate, le pareti riprendono l'alternanza cromatica tra fasce di alberese e marmo verde.

Un vero gioiello è il pulpito rinascimentale in marmo bianco (1469-1473), opera di Maso di Bartolomeo e Pasquino da Montepulciano, con rilievi di Antonio Rossellino e Mino da Fiesole. Di fronte, nella navata opposta, si ammira un candelabro in bronzo di Maso di Bartolomeo (1440) a forma di vaso allungato.

Dettaglio del pulpito rinascimentale nel Duomo di Prato.

Il transetto trecentesco, tradizionalmente attribuito a Giovanni Pisano, si apre nel vasto spazio della chiesa antica. Il presbiterio attuale, opera di Robert Morris, include la cattedra vescovile, l'altare maggiore e l'ambone in bronzo.

Le pareti della cappella maggiore sono affrescate con le Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista, concluse nel 1465, costituendo il più celebre ciclo di Filippo Lippi. Queste opere, caratterizzate da figure monumentali e ritratti vivaci, sono avvolte in panneggi vaporosi e rese leggere dalla luminosità della pennellata. Gli affreschi includono le Esequie di Santo Stefano, con la raffigurazione di papa Pio II e l'autoritratto di Lippi, e il Convito di Erode, con la danza di Salomè.

La vetrata della cappella, anch'essa disegnata da Lippi, sebbene solo alcune parti siano sopravvissute, è composta da 9 pannelli rettangolari e un lunettone. Le scelte iconografiche sono strettamente correlate al programma degli affreschi.

Affresco di Filippo Lippi nella Cappella Maggiore del Duomo di Prato.

La Cappella del Sacro Cingolo, una delle zone più sacre della città, fu costruita tra il 1386 e il 1390 e affrescata da Agnolo Gaddi con le Storie della Vergine e della Cintola (1392-1395). Questa cappella è protetta da una splendida cancellata in bronzo.

La Cappella Musicale del Duomo, istituita nel 1535, conserva documenti storici che ne attestano l'esistenza fin dal 1418. Lo strumento organistico attuale, installato nel 2000, è a trasmissione elettronica e possiede una consolle mobile indipendente.

Legati dalla Cintola - La Sacra Cintola di Prato

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