San Matteo Apostolo ed Evangelista: Vita, Predicazione e Memoria

San Matteo Evangelista, noto anche come Levi, fu uno dei dodici apostoli di Gesù Cristo e, secondo la tradizione cristiana, l'autore del primo Vangelo del Nuovo Testamento. La sua vita è un esempio di profonda trasformazione, da disprezzato esattore delle tasse a fervente seguace di Cristo e pilastro della Chiesa primitiva. Sebbene le notizie storiche sulla sua morte siano in parte discordanti, la tradizione del suo martirio in Etiopia e la successiva traslazione delle sue reliquie sono elementi centrali del suo culto.

Chi era San Matteo? Il Pubblicano di Cafarnao

Nato a Cafarnao tra il 4 e il 2 a.C., Matteo viveva sulle rive del lago di Tiberiade, in Galilea. Il suo nome ebraico, Levi, significa "dono di Dio". Prima del suo incontro con Gesù, Matteo esercitava un mestiere difficile e controverso: era un "pubblicano", un esattore delle tasse per conto dei Romani. Seduto al banco delle imposte a Cafarnao, riscuoteva le tasse che gli ebrei dovevano pagare ai dominatori pagani. Cafarnao, pur non essendo una città di grandi dimensioni, godeva di una rilevante importanza economica trovandosi vicino alla "Via Maris", una trafficata strada per le carovane.

Questa professione lo rendeva inviso ai suoi connazionali, che lo consideravano un traditore e un peccatore. I pubblicani erano disprezzati perché collaboravano con gli oppressori romani, gestivano denaro "impuro" con l'effige dell'imperatore e spesso si arricchivano tramite corruzione e vessazioni, riscuotendo più del dovuto. Matteo, quindi, era una figura malvista sia dalla popolazione religiosa che sociale ebraica.

La Vocazione Divina di Matteo

La vita di Matteo subì una svolta radicale durante i primi tempi della predicazione di Gesù in Galilea. Il Vangelo narra che Gesù, passando davanti al banco delle imposte, vide Matteo e gli disse semplicemente: «Seguimi!». Matteo, udendo questa voce diversa, si alzò di colpo, lasciò tutto - denaro, timbri, registri contabili - e lo seguì per sempre. Questo momento cruciale, riportato anche in Luca (Lc 5,27) e Marco (Mc 2,14) dove il pubblicano viene chiamato Levi, segnò la fine della sua vecchia vita.

La risposta immediata e generosa di Matteo alla chiamata di Gesù dimostrò la sua prontezza e umiltà, poiché abbandonò un mestiere redditizio e le sue ricchezze per un cammino radicalmente diverso. Da quel momento, per lui cessarono di esistere tributi, finanze e Romani; tutto fu cancellato da quella parola di Gesù.

Dopo la sua conversione, Matteo ospitò Gesù in casa sua, organizzando un grande banchetto al quale invitò numerosi pubblicani e peccatori. Questo suscitò lo sconcerto e le critiche di scribi e farisei, che si domandarono come mai il Maestro mangiasse con tali persone. La risposta di Gesù colpì profondamente Matteo: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,12-13).

I Padri della Chiesa evidenziano tre caratteristiche della santità di Matteo:

  • La pronta obbedienza: corrispose con prontezza e letizia alla chiamata di Gesù.
  • La sua liberalità: abbandonò tutto e diede uno splendido banchetto d'addio per i parenti e gli amici.
  • La sua umiltà: si lasciò umiliare pubblicamente dalle aspre critiche dei farisei.

Così, da uomo avido di profitti, Matteo divenne un fervoroso seguace del Signore, saziandosi di gioie divine e comprendendo che quell'incontro avrebbe trasformato per sempre la sua vita, indirizzandolo verso i beni dello spirito.

La Vocazione di San Matteo di Caravaggio, dettaglio dell'indicazione di Gesù

San Matteo Apostolo ed Evangelista: L'Autore del Vangelo

Dopo aver seguito Gesù e averne condiviso il ministero pubblico, Matteo divenne uno dei Dodici apostoli, la cui missione era l'annuncio di Cristo. Viene nominato più volte anche negli Atti degli Apostoli.

San Matteo è riconosciuto soprattutto come l'autore del Vangelo secondo Matteo, il primo dei Vangeli canonici. Secondo la tradizione, lo scrisse non in greco, ma quasi sicuramente in aramaico, la lingua madre. Il Vangelo di Matteo fu redatto pensando ai cristiani di origine ebraica, con l'intento principale di dimostrare che Gesù è il Messia promesso nell'Antico Testamento e preannunciato dai Profeti, il Figlio di Dio, fondatore della Chiesa e del Regno dei Cieli, perfezionatore dell'antica Legge.

Questo Vangelo è caratterizzato da:

  • Due capitoli introduttivi sulla genealogia e l'infanzia di Gesù.
  • Cinque grandi discorsi tematici, tra cui il celebre Discorso della Montagna (Mt 5-7), che include le Beatitudini e offre una guida concreta per vivere secondo giustizia, compassione e amore.
  • Uno stile tipicamente semitico, con frequenti riferimenti alle Scritture dell'Antico Testamento, spesso con la formula: «È stato detto… ma io vi dico…», proponendo un superamento della Legge antica.

Il Vangelo di Matteo è considerato il Vangelo «ecclesiale» per eccellenza, poiché, riportando le parole di Gesù, pensa continuamente alla vita della comunità e presenta Gesù come il Maestro che vive in essa. L'Evangelista dispone fatti e discorsi in ordine sistematico, anche se non sempre in ordine cronologico, per mettere in evidenza che la venuta di Gesù è il compimento della promessa di Dio a Israele.

È importante notare che, sebbene la tradizione cristiana lo riconosca unanimemente quale autore del Vangelo a lui attribuito, la moderna critica biblica ha quasi unanimemente rigettato questa identificazione diretta con l'apostolo, ritenendo che l'evangelista sia sconosciuto e che non fosse un testimone oculare del ministero di Gesù, basandosi anche sulla sua dipendenza da Marco e dalla fonte Q (una raccolta di detti di Gesù). A Matteo sono anche tradizionalmente riferiti testi apocrifi come il Vangelo dello Pseudo-Matteo, gli Atti di Matteo e il Martirio di Matteo.

San Matteo Evangelista con l'angelo, illustrazione iconografica

La Predicazione e le Tradizioni sulla Morte di San Matteo

Dopo la Pentecoste, come gli altri apostoli, Matteo partì in missione per predicare il Vangelo. La tradizione storica indica che predicò agli Ebrei di Palestina, per poi recarsi presso altre genti. Le regioni precise sono incerte, ma si pensa all'Etiopia, al Ponto, alla Persia, alla Macedonia e all'Irlanda.

Le notizie sulla sua morte sono discordanti. Alcune fonti, tra cui Clemente Alessandrino e lo gnostico Eracleone, suppongono che sia morto per cause naturali. Tuttavia, la tradizione più diffusa e accreditata, attestata in diverse Passiones apocrife e nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, narra che Matteo subì il martirio in Etiopia.

Secondo questa tradizione, Matteo evangelizzò l'Etiopia e convertì il re Egipo e la sua famiglia, inclusa la figlia Ifigenia. Quest'ultima si consacrò al Signore dopo il Battesimo. Alla morte del re, il fratello Itarco usurpò il trono e volle sposare sua nipote Ifigenia. Di fronte alla resistenza della giovane, Itarco chiese a Matteo di persuaderla. L'apostolo, invece di accontentare il re, in un solenne discorso dimostrò l'orrore di tale intenzione e, durante la celebrazione del Sacro Sacrificio, proclamò che il voto di Ifigenia al "re celeste" non poteva essere infranto. Ciò scatenò l'ira di Itarco, che ordinò la morte di Matteo.

Il Martirologio Romano colloca al 21 settembre la morte di San Matteo, affermando che evangelizzò l'Etiopia e vi subì il martirio. La sua vita ebbe dunque termine, secondo questa tradizione, per la fedeltà alla sua missione, pronto a dare la vita per Cristo.

Le Reliquie e il Culto di San Matteo

Le reliquie di San Matteo sono un elemento fondamentale del suo culto. Secondo il Martirologio Romano, il 6 maggio si commemora la traslazione del suo corpo dall'Etiopia a Salerno, passando per Paestum. Secondo alcune tradizioni, le sue reliquie sarebbero state portate in Campania, nella Diocesi di Capaccio, già nel V secolo, dove rimasero sepolte per circa quattro secoli presso l'antica città di Parmenide, ritrovate poi dal monaco Atanasio e depositate nella chiesetta di San Matteo a Casal Velino Marina (SA).

La città di Salerno vanta di custodire le sacre spoglie dell'Apostolo. Nel 954, il corpo di San Matteo era già a Salerno, ma a causa delle difficili condizioni dell'epoca, fu accuratamente nascosto e cadde nell'oblio. Fu riscoperto intorno al 1080 e collocato nel tempio costruito appositamente, consacrato da Papa San Gregorio VII. La lettera di felicitazioni che questo Pontefice scrisse all'arcivescovo di Salerno Alfano I, il 18 settembre 1080, per il ritrovamento del corpo, è considerata un documento storico ineccepibile.

Oggi, le sue reliquie si trovano nella cripta della Cattedrale di Salerno, dove viene solennemente festeggiato il 21 settembre con una processione che attraversa il centro cittadino e storico. Accanto a lui sfilano altri cinque santi, noti come "le sorelle di Matteo", benché si tratti di figure maschili, in un'antica confusione con le martiri Sant'Archelaide, Santa Tecla e Santa Susanna.

Cripta della Cattedrale di Salerno con le reliquie di San Matteo

Iconografia e Simbolismo

La figura di San Matteo è cara all'iconografia cristiana. Viene solitamente raffigurato come un uomo anziano e barbuto, intento a scrivere il suo Vangelo, talvolta con l'aiuto di un angelo che lo ispira o gli guida la mano. Il suo simbolo evangelico è l'uomo alato o l'angelo, una delle quattro creature viventi descritte nella visione di Ezechiele e nell'Apocalisse, a rappresentare la dimensione umana e terrena del suo Vangelo, che sottolinea l'umanità di Gesù.

Un'opera d'arte particolarmente nota che lo riguarda è “La Vocazione di San Matteo”, dipinta da Caravaggio tra il 1599 e il 1600. Custodita nella Cappella Contarelli della Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, l'opera cattura il momento preciso in cui Gesù, accompagnato da San Pietro, entra in una stanza buia dove siede Matteo con altri esattori. Il gesto silenzioso di Cristo, il braccio teso con il dito che indica, richiama la Creazione di Adamo di Michelangelo, ma è qui rivolto a un peccatore. La luce, elemento fondamentale, entra diagonalmente illuminando il volto stupito di Matteo, simbolo della grazia che irrompe nell'oscurità della vita quotidiana. L'ambiente, una taverna del '600, e gli abiti contemporanei rendono la scena vicina allo spettatore. La vicenda di San Matteo e questo dipinto hanno segnato anche la vita di Papa Francesco, il cui motto "Miserando atque eligendo" è tratto da un'omelia di Beda il Venerabile che commenta proprio la vocazione di Matteo.

Simbologia della Vocazione di San Matteo - Caravaggio - I SIMBOLI NELL'ARTE

Patronati e Curiosità

San Matteo è patrono di diverse categorie professionali, in particolare quelle legate alla finanza e alla contabilità, per via del suo passato di esattore. È patrono di:

  • Controllori fiscali
  • Banchieri e impiegati di banca
  • Contabili e ragionieri
  • Doganieri e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
  • Ammalati gravissimi
  • Guardie di Finanza
  • Animali in difficoltà e amati da qualcuno

È inoltre il patrono della città di Salerno, dove la sua festa il 21 settembre è un evento sentito e tradizionale. In questa occasione, viene preparata la "meveza ‘mbuttunata" (milza imbottita), un piatto tipico che unisce devozione e convivialità.

Nonostante la sua importanza, Matteo non ha mai avuto un ruolo da protagonista nella cinematografia, comparendo di solito affiancato dagli altri apostoli. Tra le curiosità legate al suo Vangelo, si annoverano anche alcuni riferimenti ad esso nel motto presente nello stemma di Papa Francesco, che cita l'episodio della vocazione.

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