Il tempo liturgico dell'Avvento, che celebra l'attesa di Dio e dell'uomo, della Chiesa e dell'umanità, invita a decorare le case in vista del Natale e a preparare il presepe. Questa tradizione, profondamente radicata, ha una storia millenaria e si è evoluta nel tempo, assumendo diverse forme e utilizzando svariati materiali, tra cui il gesso.
Le Radici Storiche e Simboliche del Presepe
Origini Pre-Cristiane e Prime Rappresentazioni
Prima dell'avvento del Cristianesimo, le tradizioni romane prevedevano l'onore verso i Lari, antenati defunti che vegliavano sulla famiglia. Le loro statuette venivano collocate in nicchie e onorate. Durante la festa della Sigillaria (20 dicembre), i parenti si scambiavano in dono i sigilla dei familiari defunti. I bambini lucidavano e disponevano queste statuette in un piccolo recinto, creando un ambiente bucolico in miniatura. Con l'assunzione del potere cristiano nell'Impero (IV secolo), molte feste tradizionali furono cristianizzate, mantenendo riti e date ma mutando significati.
L'iconografia del presepe trae ispirazione sia dai Vangeli canonici che da quelli apocrifi. L'evangelista Luca ci fornisce una descrizione sintetica della nascita di Gesù: «Maria diede alla luce il suo figlio primogenico, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo» (Luca 2, 7). Vista la brevità dei testi canonici, si diffusero leggende intorno alla Natività, trascritte nei Vangeli apocrifi, come il Protovangelo di San Giacomo e lo Pseudo-Matteo, che arricchirono l'immaginario.
Fin dalle origini del cristianesimo, tale avvenimento familiare e umano colpì la fantasia dei paleocristiani, rendendo meno oscuro il mistero di un Dio che si fa uomo e sollecitandoli a rimarcare gli aspetti trascendenti della divinità dell'infante e della verginità di Maria. Così si spiegano le effigi parietali del III secolo nei cimiteri. A partire dal IV secolo, la Natività divenne uno dei temi dominanti dell’arte religiosa. Tra le opere di valore artistico spiccano: la natività e l’adorazione dei Magi del dittico a cinque parti in avorio e pietre preziose del V secolo nel Duomo di Milano, e i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia e delle Basiliche di S. Maria Maggiore e S. Maria in Trastevere a Roma. In queste opere, con evidente influsso orientale, l’ambiente descritto è la grotta, usata per il ricovero degli animali, con angeli annuncianti, mentre Maria e Giuseppe sono raffigurati in atteggiamento ieratico o come soggetti secondari.

Il Presepe di San Francesco e la Sua Diffusione
La tradizione, prevalentemente italiana, del presepe come lo conosciamo oggi, risale all'epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività. L’idea venne al Santo nel Natale del 1222, dopo aver assistito alle funzioni per la nascita di Gesù a Betlemme. Francesco, tornato in Italia, chiese e ottenne dal Papa Onorio III il permesso di replicare le celebrazioni all’aperto. Così, la notte della Vigilia di Natale del 1223, a Greccio, San Francesco allestì il primo presepe vivente della storia, con una greppia piena di paglia, un bue e un asinello.
Successivamente, l'ordine Francescano, e poi i Domenicani e i Gesuiti, diedero impulso alla costruzione di presepi permanenti, sia a figure mobili che fisse, in pietra o in terracotta, spesso di dimensioni gigantesche, diffusi in Italia, dall'Alto Adige alla Sicilia, e in tutta l’Europa centrale. Il più antico presepe d’Italia, almeno in parte conservato, è quello dell’oratorio del Presepio nella cripta sotto la Cappella Sistina in Santa Maria Maggiore a Roma, scolpito nel legno intorno al 1280 da Arnolfo di Cambio. Di quest'opera sono superstiti i tre Magi, San Giuseppe, il bue e l’asino, mentre la Madonna e il Bambino furono rifatti nel XVI secolo.
Evoluzione dell'Arte Presepiale e Materiali
Dal Quattrocento al Settecento: L'Apogeo Regionale
Da allora e fino alla metà del Quattrocento, gli artisti modellavano statue di legno o terracotta, sistemandole davanti a un fondale pitturato riproducente un paesaggio. Il presepe era esposto all’interno delle chiese nel periodo natalizio. Nel Quattrocento, l'iconografia del presepe ricevette un impulso da grandi maestri della pittura, come il Botticelli che nell’Adorazione dei Magi (Firenze, Galleria degli Uffizi) raffigurò personaggi della famiglia Medici.
Nei secoli XVII e XVIII, gli artisti napoletani diedero alla sacra rappresentazione un’impronta naturalistica, inserendo la Natività nel paesaggio campano. Venivano ricreati scorci di vita quotidiana con personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo, rappresentati nelle loro occupazioni o nei momenti di svago. Una novità fu la trasformazione delle statue in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare un’impressione di movimento, abbigliati con indumenti dell’epoca e muniti degli strumenti tipici dei mestieri. Queste composizioni fastose erano arricchite dal contributo di artigiani e corti regie, come attestano gli splendidi abiti ricamati dei Re Magi, spesso tessuti negli opifici reali di San Leucio.

In questo periodo si distinsero anche gli artisti liguri, in particolare a Genova, e quelli siciliani che si ispiravano alla tradizione napoletana per tecnica e realismo scenico, con alcune eccezioni come l’uso della cera a Palermo e Siracusa o le terracotte dipinte a freddo di Savona e Albisola. Sempre nel Settecento si diffuse il presepe meccanico o di movimento, che aveva un illustre predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per Cristiano I di Sassonia.
Il Diciannovesimo Secolo: La Popolarizzazione e il Gesso
La diffusione a livello popolare si realizzò pienamente nell’Ottocento, quando ogni famiglia, in occasione del Natale, costruiva un presepe in casa riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali. I materiali - statuine in gesso o terracotta, carta pesta e altro - erano forniti da un fiorente artigianato. In questo secolo, l’arte presepiale della Puglia, specialmente a Lecce, si caratterizzò per l’uso innovativo della cartapesta, policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di fil di ferro e stoppa.
A Roma, le famiglie più abbienti gareggiavano nel farsi costruire presepi imponenti, ambientati nella città o nella campagna romana, che permettevano visite a concittadini e turisti. Famosi furono quello della famiglia Forti sulla Torre degli Anguillara, o quello della famiglia Buttarelli in via De’ Genovesi, riproducente Greccio e il presepe di San Francesco, o ancora quello di Padre Bonelli nel Portico della Chiesa dei Santi XII Apostoli, parzialmente meccanico con la ricostruzione del lago di Tiberiade e delle città di Gerusalemme e Betlemme.

Simbolismo e Iconografia del Presepe
Il presepe è una rappresentazione ricca di simboli. Alcuni provengono direttamente dal racconto evangelico: la mangiatoia, l’adorazione dei pastori e la presenza di angeli nel cielo sono riconducibili al racconto di Luca. Molti particolari scenografici e ambientazioni traggono ispirazione dai Vangeli apocrifi e da altre tradizioni.
- Il bue e l’asinello, simboli immancabili aggiunti da Origene, derivano dal Protovangelo di Giacomo o da un’antica profezia di Isaia: “Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone”.
- Anche la stalla o la grotta in cui Maria e Giuseppe avrebbero dato alla luce il Messia non compare nei Vangeli canonici, ma è una tradizione legata alla Basilica della Natività a Betlemme.
- I Magi derivano dal Vangelo di Matteo e dal Vangelo armeno dell’infanzia, incarnando le ambientazioni esotiche e simboleggiando le tre popolazioni del mondo allora conosciuto (Europa, Asia e Africa).
- Gli angeli rappresentano creature superiori. Maria e Giuseppe, a partire dal XIII secolo, sono raffigurati in atteggiamento di adorazione per sottolineare la regalità dell’infante.
- I pastori simboleggiano l’umanità da redimere: già alla sua nascita, Gesù si mostra per primo ai peccatori, come affermato in «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori».
Tuttavia, alcuni aspetti derivano da tradizioni più recenti. Il presepe napoletano, per esempio, aggiunge alla scena molti personaggi popolari, osterie, commercianti e case tipiche dei borghi agricoli, elementi palesemente anacronistici. Questa caratteristica di rappresentare gli episodi della vita di Cristo con costumi e ambientazioni contemporanee all’epoca di realizzazione è tipica di tutta l’arte sacra fino al XX secolo. Anche questi personaggi sono spesso funzionali alla simbologia; ad esempio, il male è rappresentato nell’osteria e nei suoi avventori, mentre il personaggio di Ciccibacco, che porta il vino in un carretto con le botti, impersona il Diavolo.
Il Gesso nell'Arte Presepiale: Esempi Notabili
Tra i vari materiali utilizzati per le Natività, il gesso ha ricoperto un ruolo significativo, specialmente per la sua versatilità e la possibilità di riproduzioni. Un esempio concreto di presepe antico che include figure in gesso è quello esposto al Castello e Parco di Masino. Questo presepe è una scultura composta da diversi materiali: elementi in corallo e figure in gesso dipinto con abiti in stoffa sono incorniciati da una struttura architettonica in lamina di metallo. In origine, le figure erano realizzate con piccoli pezzi di corallo uniti con la ceralacca; l’unico personaggio originale superstite, realizzato con questa tecnica, è l’angelo svolazzante tra i fiori a rosoni. Il presepe è da molto tempo esposto nella Galleria dei Poeti, come testimonia una fotografia della fine degli anni Venti che ritrae due bambini con la marchesa Vittoria Leumann Valperga, madre di Luigi, ultimo proprietario del Castello prima dell’arrivo del FAI. Il periodo di esposizione è dal 29 novembre al 14 dicembre 2025.

Preservazione e Valorizzazione della Tradizione del Presepe
Dopo un affievolimento della tradizione negli anni ’60 e ’70, anche a causa dell’introduzione dell’albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all’impegno di religiosi e privati, spesso riuniti in associazioni come gli "Amici del Presepe".
Associazioni e Iniziative Locali
La Lucchesia, in particolare, è diventata un riferimento nazionale e internazionale per l'evoluzione del presepe. Già nel 1952 a Barcellona nasceva una Federazione internazionale di "Amici del presepe", seguita dall'Associazione nazionale italiana nel 1953. A Lucca, il primo socio dell’Associazione Italiana Amici del Presepio fu Giuliano Barsotti nel 1955, autore di artistici presepi e promotore di corsi, incontri, concorsi e mostre. Fino alla metà degli anni settanta del secolo scorso, il principale appuntamento presepistico provinciale era il concorso annuale dell’Enal. Dieci anni dopo, nacque l’associazione "Amici del Presepe di Lucca", che dal 1990 organizzò mostre di presepi trasportabili, seguendo una tradizione appresa da presepisti di San Sebastian, Spagna.
Nel 1993, a Lucca venne riscoperta la tradizione dei presepi di carta; Giuseppe Barsotti disegnò quattro tavole da ritagliare per allestire una scena economica della Natività. Da allora, ne sono state stampate circa 28.500 copie su cartoncino, oltre a migliaia di copie scaricate da internet.
Con l’arrivo del terzo millennio, la promozione del presepe a Lucca ha seguito due strade: la mostra concorso dei presepi trasportabili, curata dal Gruppo Corale il Baluardo e ospitata nella chiesa di Santa Maria Corteorlandini, e l'esposizione, dall’8 dicembre all’Epifania, del presepe vestito nella stessa chiesa, raro esemplare storico della fine del Seicento, con tessuti di manifattura lucchese e statue di provenienza napoletana, che mescola sacro e profano rappresentando la quotidianità. Le figure, o manichini, hanno testa e arti di legno, con un'anima in filo di ferro rivestita di stoppa per pose più plastiche.
Concorsi e Mostre Attuali
I concorsi continuano in vari ambiti comunali, articolando il bando su più categorie. L'Associazione Lucchese «Amici del Presepe», con sede a Lucca in via Passaglia 41/A, presso l’Associazione «Don Franco Baroni» ODV, bandisce e organizza anche quest’anno un concorso a premi denominato «PRESEPE NATALE 2023» per i residenti nel territorio provinciale di Lucca. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti gli appassionati. Questo concorso celebra importanti ricorrenze: il settantesimo anniversario dell’Associazione Italiana Amici del Presepio e il trentesimo anniversario del presepe di carta disegnato per il Natale 1993 dal compianto Giuliano Barsotti.
Il concorso è articolato in tredici categorie per meglio valutare le singole opere:
- Singoli e famiglie
- Bambini fino a 12 anni
- Chiese e comunità religiose
- Scuole e istituti d’istruzione
- Associazioni, gruppi, circoli
- Ospedali e case di riposo
- Negozi e vetrine
- Natività d’ispirazione moderna
- Natività in paesaggi lucchesi
- Natività d’antiquariato
- Presepi di carta alla maniera di Giuliano Barsotti
- Fotografie, disegni e fotomontaggi
- Video e animazioni relative alla scena della Natività
Non sono previste visite da parte di una Commissione Giudicatrice, la cui composizione sarà resa nota al momento della premiazione. Ogni categoria concorrerà a un primo premio e tutte le categorie concorreranno all’assegnazione di tre premi assoluti. L’organizzazione conserverà immagini e/o video digitali dei presepi in concorso per future iniziative e pubblicazioni.
Itinerari e Esposizioni del FAI
La dimensione spirituale e sociale del presepe continua a segnare una ripresa, celebrando la nascita come un avvenimento di rinnovamento e speranza. Numerosi beni del FAI (Fondo Ambiente Italiano) in tutta Italia offrono l’opportunità di rivivere la tradizione del presepe secondo le usanze locali, con un itinerario dalle Alpi alla Sardegna alla scoperta di Natività di scuola napoletana e siciliana, reinterpretazioni contemporanee di artisti come Maria Lai, e installazioni che approfondiscono diverse tecniche e manifatture legate all’arte presepiale.

- Al Castello della Manta, nelle Stanze Rosse, dal 29 novembre al 14 dicembre 2025, è esposto un presepe dal gusto familiare con delicate statuine in cartapesta dipinta.
- Alla Villa del Balbianello a Tremezzina, dal 29 novembre 2025 al 6 gennaio 2026, saranno esposte due scene presepiali: una con figure in terracotta policroma del maestro Raffaele De Angelis, e una Natività di ispirazione manzoniana ambientata su un tipico batèll lariano, con statue in terracotta policroma che indossano abiti ispirati alla tradizione popolare lombarda.
- A Villa Fogazzaro Roi, dal 29 novembre al 14 dicembre 2025, sono esposti piccoli presepi con statuine in cartapesta dipinta, oltre a un manufatto con personaggi ed elementi in terracotta, legno e sete di San Leucio, opera dei fratelli Ferrigno donata al FAI nel 2007.
- All'Abbazia di San Fruttuoso, dal 6 dicembre 2025 al 15 febbraio 2026, la Natività è ambientata sulla spiaggia dell’Abbazia, arricchita da un gruppo della natività in terracotta di manifattura napoletana. L’associazione «Gli Amici del Presepe» di Camogli, che ha donato la scenografia, raccoglie fondi per progetti comunitari.
- Nell'Abbazia di Cerrate a Lecce, dal 6 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, è esposto un presepe tradizionale in polpa di carta, opera di Nunzio Sgobio, che racchiude la tradizione natalizia salentina, dove la cartapesta è massima espressione artistica. La sacra composizione, realizzata in terracotta dal maestro Francesco Narracci, è raccolta in una grande grotta. Nunzio Sgobio si è specializzato nell'uso della polpa di carta per le sue opere scenografiche.
- Al Giardino della Kolymbethra nella Valle dei Templi ad Agrigento, dall'8 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, rivive la tradizione del presepe contadino, realizzato con fogliame spinoso dell’asparago e decorato con agrumi, secondo le consuetudini della Sicilia rurale.
- Alle Saline Conti Vecchi ad Assemini, Cagliari, è ospitata un’opera di Maria Lai (1919-2013), un legame con l’artista sarda nato nel Natale 2019. L’opera simbolica di Lai esplora il significato del presepe in relazione al concetto dell’arte, interpretato in modi differenti da ogni fruitore.
Il presepe, inteso come rappresentazione plastica tridimensionale della nascita di Gesù, esposto nelle chiese e nelle case a Natale, è tradizionalmente disfatto il 2 febbraio, giorno della Candelora.