Nel IV secolo, la celebrazione della nascita di Gesù fu fissata al solstizio d'inverno. Parallelamente, per aderire alla narrazione evangelica, la nascita di San Giovanni Battista venne collocata nel solstizio d'estate, esattamente sei mesi prima del Natale. Questa scelta simbolica, secondo l'interpretazione dei Padri della Chiesa, sottolinea fin dall'inizio la testimonianza di Giovanni a Cristo: "Egli deve crescere, e io diminuire".
Giovanni, frutto della promessa divina, giunse come un novello Elia per preparare al Signore un popolo ben disposto. Fin dal grembo materno, visse l'attesa con gioia, simile a quella dell'"amico dello sposo", ma anche con il rigore della conversione, dimorando nell'aridità del deserto. Lì, nella solitudine, nell'ascesi e nella preghiera, si preparò alla sua missione profetica. Quando iniziò la sua predicazione infuocata, la fama del nuovo profeta si diffuse rapidamente in tutta la regione. Tra la folla dei penitenti, giunse anche Gesù, l'Innocente. Giovanni lo riconobbe e lo indicò come "l'Agnello di Dio", Colui che porta il peccato del mondo, l'atteso Messia. La sua morte innocente, subita come testimone della verità, lo rese precursore del Messia anche nel martirio.

La Natività nell'Arte
La Natività di Gesù è un tema centrale e privilegiato in innumerevoli opere artistiche. Un'opera particolare riesce ancora a sorprendere per l'estrema cura nella realizzazione e per la composizione equilibratissima.
Descrizione di un'Opera Artistica
Nello stucco, la figura della Vergine Maria è collocata al centro della composizione, raffigurata di tre quarti. Le sue mani sono giunte e lo sguardo è rivolto verso il basso a sinistra, con il capo leggermente reclinato. Subito sotto, il Bambino Gesù giace adagiato su una sporgenza rocciosa. Con la mano sinistra regge una mela, mentre con la destra afferra il manto della Vergine. Tra Maria e Gesù, sporgono le teste di un asino e di un bue, con quest'ultimo che si protende verso il bambino, portando una ghirlanda tra le corna. San Giuseppe, in basso a destra rispetto a Maria, sporge da dietro una roccia, afferrandola con le mani. Il suo volto e lo sguardo sono rivolti verso l'infante.
La geometria compositiva di quest'opera è complessa e raffinata. L'immagine è concepita per essere osservata dal basso, suggerendo che la sua collocazione originaria fosse in un luogo elevato rispetto allo spettatore.

Il Simbolismo del Bue e dell'Asinello
Il tema iconografico della Natività, già di per sé complesso, viene qui sviluppato con un'originale profondità, evidenziata dalla presenza ben delineata del bue e dell'asinello. Nella tradizione della Natività, questi due animali rivestono un ruolo significativo, trovando riscontro in dipinti di artisti come Ghirlandaio, Baldovinetti e Botticelli.
La loro presenza rimanda direttamente a un passo del profeta Isaia, il quale sottolinea come la prefigurazione della venuta di Cristo sia riconosciuta non solo dall'uomo pio, ma dall'intero creato: "Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la mangiatoia del suo padrone, ma Israele non mi conosce, il mio popolo non comprende".
L'interpretazione esegetica di Sant'Agostino fornisce un significato figurato dei due animali nel linguaggio biblico: "Allatta, o madre, il nostro cibo; allatta il pane che viene dal cielo, posto in una mangiatoia come fosse anzitutto cibo per i giumenti. Là infatti il bue riconobbe il suo proprietario, e l'asino la mangiatoia del suo signore. Vale a dire i circoncisi e gli incirconcisi che aderiscono a quella pietra angolare, e le cui primizie furono pastori e Magi".
Sant'Agostino, in un altro sermone, esplicita ulteriormente il senso figurale del passo di Isaia: "Il bue adombra i Giudei, l'asino i Gentili".

Le Origini del Presepe
Il Presepe, come lo conosciamo oggi, ha origine a Greccio grazie a San Francesco d'Assisi. Dopo il suo viaggio in Palestina, Francesco sentì il desiderio di rievocare la nascita di Gesù e di comprendere le condizioni in cui Dio venne al mondo. Per questo motivo, volle ricreare la Natività a Greccio.
Fu assistito dal suo amico fidato, Giovanni Velita, che si adoperò per trovare una grotta adatta a rappresentare l'evento, procurare gli animali e tutto il materiale necessario, a partire dalla mangiatoia. Ogni figura, animale ed elemento del presepe offre un invito, più o meno esplicito o simbolico, a riflettere sull'importanza delle relazioni umane: familiari, amicali, comunitarie e tra popoli diversi. Questo avviene attraverso la figura di un bambino la cui innocenza disarma ogni cuore.

La Casa di Gesù a Nazareth
L'ipotesi che i resti rinvenuti sotto il convento delle Suore di Nazareth a Nazareth possano essere quelli dell'abitazione in cui Gesù visse con Maria e Giuseppe è stata oggetto di studio. Questa teoria, inizialmente respinta dagli archeologi negli anni '30, è tornata alla ribalta con la pubblicazione del libro "The Sisters of Nazareth Convent: A Roman-period, Byzantine, and Crusader site in central Nazareth" dell'archeologo britannico Ken Dark.
Dark ha dedicato quattordici anni allo studio del sito. La parte più antica del complesso mostra chiari segni di costruzione da parte di qualcuno con una profonda conoscenza della lavorazione della pietra, caratteristica attribuita a un tèkton, l'antico termine greco usato per riferirsi a Giuseppe. Il lavoro di Dark sembra fornire un fondamento concreto a un'ipotesi precedentemente considerata solo speculativa.

Il Significato di "Tèkton"
Il vocabolo tèkton, riferito a Giuseppe nel Vangelo di Matteo (13:55), suggerisce che egli fosse un costruttore edile, un falegname e un muratore contemporaneamente. Papa Francesco, in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe come Patrono della Chiesa cattolica, ha indetto uno speciale "Anno di San Giuseppe" (dall'8 dicembre 2020 all'8 dicembre 2021), definendolo "carpentiere".
Oggi si ritiene che Giuseppe non fosse un semplice falegname, ma piuttosto un piccolo imprenditore edile o un artigiano poliedrico. Grazie al suo lavoro, era in grado di garantire alla sua famiglia un buon tenore di vita, permettendo a Gesù di ricevere un'istruzione.

I Magi: Mistero e Tradizione
I misteriosi visitatori venuti dall'Oriente, guidati da una stella altrettanto enigmatica, sono i Magi menzionati nel Vangelo di Matteo. Testi siriaci come il "Libro della Caverna dei Tesori" (V-VI secolo) e la "Cronaca di Zuqnin" (VIII secolo) aggiungono dettagli a queste figure.
Queste opere parlano di terre misteriose, profezie e scritti tramandati da Adamo, di cui i Magi sarebbero stati custodi. La stella è descritta con caratteristiche prodigiose.
Identità e Nomi dei Magi
Il "Vangelo dell'infanzia armeno" è l'unico testo apocrifo a nominarli: Melkon, Balthasar e Gaspar. Li presenta come tre fratelli e re (dei Persiani, degli Indiani, degli Arabi). Secondo questo vangelo, Gesù sarebbe nato il 6 gennaio.
Il "Libro della Caverna dei Tesori" li identifica come Hormizd di Makhozdi (re di Persia), Jazdegerd (re di Saba) e Peroz (re di Seba). Inizialmente distinti dai Caldei e dai Saggi della Persia, vengono successivamente definiti Magi caldei.

L'eco degli antichi racconti sui Magi come re sapienti risuona nel resoconto di viaggio di Marco Polo, "Il Milione". I capitoli 30 e 31 sono dedicati a loro. Marco Polo, interrogando sulla loro identità, apprese che erano tre re "sepolti anticamente".
A tre giornate di viaggio dalla città si trovava un castello chiamato Calasata, "cioè a dire in francesco ‘castello de li oratori del fuoco’". Gli abitanti di Calasata narravano che tre re di quella contrada erano andati ad adorare un profeta appena nato, portando tre offerte: oro (per accertarsi della sua regalità terrena), incenso (per verificarne la divinità) e mirra (per confermarne l'eternità).
Il resoconto prosegue descrivendo come il minore dei re, poi il mezzano e infine il maggiore, videro il fanciullo separatamente, ognuno percependolo secondo la propria visione. Sorpresi, decisero di incontrarsi tutti insieme. A ciascuno apparve un bambino di 13 giorni. Al ritorno, vollero esaminare i doni ricevuti. Aprirono un bossolo e trovarono una pietra, donata da Dio per rafforzare la loro fede nascente. Getta la pietra in un pozzo, videro un fuoco scendere dal cielo e ardere nel pozzo. Pentiti, presero parte di quel fuoco e lo portarono nella loro contrada, dove lo conservano in una chiesa e lo adorano come dio, utilizzandolo per i loro sacrifici.

L'Origine del Termine "Magi"
Il termine "Magi", con cui Matteo indica i visitatori di Gesù, rimanda ai sacerdoti e interpreti dei sogni che costituivano una delle tribù degli antichi Medi, popolazione iranica menzionata da Erodoto. Molti autori sono convinti che i Magi fossero zoroastriani e astrologi, un'opinione antica.
In alcune traduzioni del Vangelo di Matteo, la parola Magoi viene infatti resa con "saggi" o "astrologi". Ludolfo di Sassonia (morto nel 1378) scriveva: "I tre re pagani furono chiamati Magi non perché fossero versati nelle arti magiche, ma per la loro grande competenza nella disciplina dell'astrologia".

La Stella di Betlemme: Ipotesi e Interpretazioni
La stella che guidò i Magi è uno degli elementi più dibattuti riguardo alla Natività. Giotto, nel suo affresco, potrebbe aver raffigurato la cometa di Halley, il cui passaggio è documentato nel 1301.
La natura della stella è oggetto di diverse interpretazioni: alcuni la vedono come un evento miracoloso, altri come una supernova. L'ipotesi della cometa, tuttavia, contrasta con il significato generalmente nefasto attribuito alle comete nell'antichità, considerate presagi di sventura.
Altri studiosi ritengono che la stella evangelica possa riferirsi alla triplice congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, un evento astronomico che si verifica ogni 794 anni e che ebbe luogo nell'anno 7 a.C.
Coloro che negano la storicità di Gesù considerano queste incertezze come prove della natura mitica della figura. Essi sostengono che la figura e i miracoli di Gesù non possano essere comprovati da documenti non cristiani.

La Testimonianza di Giuseppe Flavio
I confutatori del mito sottolineano che Giuseppe Flavio, storico vissuto tra il 37 e il 100 d.C., scrisse che Gesù fu un uomo sapiente, capace di opere straordinarie, che attirò a sé molti Giudei e Greci, che era il Cristo e che fu crocifisso. Egli apparve ai suoi seguaci il terzo giorno di nuovo in vita, secondo le profezie. Flavio, non essendo cristiano e provenendo da una famiglia sacerdotale, avrebbe avuto accesso a fonti dirette sugli eventi.
La controversia sulla storicità di Gesù trovò un potenziale punto di svolta nel 1971, quando il professor Shlomo Pinès scoprì una versione differente del "Testimonium flavianum" in un codice arabo del XII secolo. Questa versione, secondo alcuni studiosi, conterrebbe meno interpolazioni cristiane successive.

La Data di Nascita di Gesù
Stabilire con certezza la data di nascita di Gesù presenta delle difficoltà. Alle origini del Cristianesimo, a questa data non veniva attribuita particolare importanza. In Occidente, i primi riferimenti alla Natività celebrata il 25 dicembre risalgono alla prima metà del IV secolo. In questo giorno, nel calendario giuliano, cadeva il solstizio d'inverno.
L'astronomo Michael R. Molnar propone una datazione basata sull'astrologia. Egli ritiene che i Magi, esperti astrologi, abbiano individuato la "stella" attraverso calcoli matematici. Studiando l'enigma dell'astro evangelico, Molnar scoprì l'importanza della Luna e di Giove negli oroscopi imperiali. L'Ariete era il segno zodiacale governatore del regno di Erode. Durante il suo regno, nel 6 a.C., si verificarono due occultazioni lunari in Ariete, entrambe coinvolgenti il pianeta Giove: la prima il 20 marzo e la seconda il 17 aprile.

Le Reliquie dei Re Magi
Le presunte spoglie dei Re Magi sono custodite in uno scrigno a forma di basilica nel Duomo di Colonia, in Germania. Ritrovate da Sant'Elena, furono inizialmente portate nella chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. Successivamente, furono trasferite a Milano su richiesta dell'Arcivescovo Eustorgio, per poi giungere a Colonia al tempo di Federico Barbarossa, grazie all'Arcivescovo Reinold von Dassel.

Il Presepe Piemontese
Il "Presepe piemontese" rappresenta un'originale opera itinerante che unisce la tradizione millenaria della Natività con la ricchezza culturale del Piemonte. Realizzato da Guido Moro, collezionista e studioso di storia dei presepi, include 240 personaggi che rievocano costumi, mestieri, tradizioni, storie e leggende popolari della regione.
Le statue, realizzate con impasti di gesso, polvere di alabastro, stucco e carta macerata, raffigurano persone provenienti da ogni angolo del Piemonte: dalla montagna alla pianura, dai laghi alle colline. Vestiti con abiti da festa o da lavoro, portano a Gesù i prodotti delle loro terre. Tra le figure si riconoscono personaggi tipici come il Bicciolano e la Bela Majin, oltre a figure legate al folklore locale come il Babau e l'Om Sarvaij, mestieranti scomparsi e personaggi di altre province.

San Giovanni Battista: Il Precursore
Oltre alla natività di Gesù e Maria, la Chiesa ricorda solamente il giorno della nascita di San Giovanni Battista. Egli è considerato il più grande tra i nati di donna e un ponte vivente tra i due Testamenti. Il Battista fu principalmente il Precursore del suo Signore, sia nella predicazione che nella morte, come testimone della Torah di YHWH.
Nel libro di Isaia, i "canti del servo di YHWH" sono brani che la tradizione ha interpretato in vari modi, spaziando dall'identificazione profetica a quella storica. Tuttavia, l'identificazione della figura del servo non è l'operazione ermeneutica più importante.
Il "servo" parla in prima persona e fa appello a un "giudizio universale". Egli è consapevole di essere stato chiamato da YHWH prima della sua nascita, con una vocazione che connota la sua persona in modo unico. Questa vocazione a servire non è un'aggiunta esterna, ma parte integrante della sua esistenza fin dagli inizi.
Come per Geremia, anche il "servo" di YHWH nasce per essere tale. La voce di YHWH lo ha raggiunto nel grembo materno, dove ha fatto ricordare il suo nome. Con l'imposizione del nome, YHWH prendeva possesso della sua persona e gli indicava la sua missione. La voce di YHWH è performativa, attua con potenza ciò che esprime, ed è quella di uno "che mi plasma come un abile artigiano".
Il servo di YHWH non è un debole o un perdente. La sua bocca e la sua lingua sono descritte come una spada lunga e pesante, le sue parole come frecce appuntite. Egli ricorda con commozione il compiacimento del suo Signore: "Il mio servo, sei tu! Israele, di te vado orgoglioso".
Il servo sarà un profeta che parla in modo tagliente a nome di YHWH, ma rimarrà appartenente al popolo di Israele. Il suo è un lamento accorato, ai limiti dello scoraggiamento, poiché il risultato dei suoi sforzi è stato deludente. L'apostolo Paolo, nel suo "testamento pastorale", descrive un'attività incessante e piena di sacrifici, pur riconoscendo che la forza si manifesta pienamente nella debolezza.
Il profeta "sa" che il suo giudice è YHWH. Il suo compito non è concluso, ma rilanciato: "Ti darò come luce delle genti, perché la mia salvezza arrivi agli estremi della terra". Diventerà trasparenza della luce divina per tutti i popoli, testimone del Dio unico creatore. Sarà la luce della Torah, la vita "saggia" secondo i comandi di YHWH.
La benedizione di Zaccaria, ispirata dallo Spirito profetico, si radica sull'opera potente di Dio nella storia di Israele. La promessa fatta a Davide vede ora l'inizio del compimento nell'arrivo del Salvatore, Gesù. La liberazione dall'Egitto era in vista di un "servizio liturgico ed esistenziale" nella libertà.
Giovanni Battista camminerà davanti al Signore per preparargli la strada. Sarà come l'angelo di luce che apre la strada nel deserto. La sua predicazione ammonirà severamente i peccatori, operando una netta divisione tra malvagi e giusti. Morirà decapitato nella fortezza di Macheronte per la sua fedeltà alla Torah.
A lui accorsero poveri, peccatori, prostitute e pubblicani, che riconobbero la giustizia di Dio e si convertirono. Le parole di Giovanni verso coloro che desideravano un cammino spirituale non furono violente, ma richiesero passi di comportamento possibili nella loro situazione lavorativa.
Il "più piccolo" che accoglie Gesù e il suo Regno è più grande di Giovanni il Precursore. L'amico dello Sposo gioisce alla voce dello Sposo e nel "diminuire" mentre vede "crescere" lo Sposo.
