Il Crocifisso di Giunta Pisano: Analisi e Contestualizzazione

L'iconografia del crocifisso ha subito una profonda evoluzione nel corso del Medioevo, passando dalla rappresentazione del Christus Triumphans al Christus Patiens. In questo contesto, l'opera di Giunta Pisano emerge come un punto di svolta fondamentale, influenzando profondamente l'arte italiana del XIII secolo.

Giunta Pisano: Vita e Contributo Artistico

Biografia e Attività

Giunta di Capitino, noto come Giunta Pisano, nacque tra il 1190 e il 1200 a Pisa. È considerato uno dei più importanti innovatori della pittura italiana del XIII secolo, anticipando figure come Cimabue. La sua attività artistica è documentata tra il 1229 e il 1254, un periodo di grande fermento per l’arte medievale.

Le informazioni sulla sua vita sono limitate e spesso frammentarie. Un atto notarile romano del 4 maggio 1239 menziona suo figlio, Leopardo, come testimone, suggerendo che Giunta fosse già attivo come pittore almeno dagli anni 1210-1215. Un altro documento del 26 maggio dello stesso anno cita un garzone al servizio di “Magistri Juncte”, indicando una possibile presenza dell’artista a Roma in quel periodo.

Successivamente, Giunta è documentato a Pisa nel 1241 e nel 1254. Un atto del 28 gennaio 1241 lo identifica come proprietario di un terreno a Calci, vicino Pisa, mentre un documento del 28 agosto 1254 lo annovera tra i nobili che prestarono giuramento di fedeltà all’arcivescovo Federico Visconti. Si ritiene che Giunta Pisano sia deceduto intorno al 1260.

L'Innovazione del Christus Patiens

Nonostante la scarsità di informazioni sulla sua biografia, Giunta Pisano è riconosciuto come una figura chiave nella transizione dalla tradizione bizantina alla nascente sensibilità gotica nella pittura italiana. Il suo contributo più significativo è legato alla rappresentazione del Cristo crocifisso, con un’iconografia innovativa del Christus Patiens, che raffigura Gesù sofferente sulla croce, in contrasto con il precedente Christus Triumphans, che lo mostrava trionfante e vittorioso.

Questa innovazione influenzò profondamente gli artisti successivi, tra cui Cimabue, segnando un’evoluzione stilistica che porterà al pieno sviluppo della pittura gotica in Italia. L'affermazione del Christus Patiens si deve infatti a Giunta Capitini, detto Giunta Pisano, il più autorevole pittore di metà Duecento. L'innovazione iconografica è favorita dai francescani, i quali desideravano umanizzare la religione e quindi tendono a spingere per un certo tipo di religiosità più emotiva.

I Crocifissi di Giunta Pisano: Analisi Dettagliata

Il Crocifisso di Santa Maria degli Angeli ad Assisi

I volti, a cominciare dal Cristo, trovano il riferimento più prossimo nel Cristo che Giunta esegue ad Assisi, oggi in Santa Maria degli Angeli. E non solo il volto, ma la figura stessa trova nell'opera d'Assisi un puntuale riscontro. Il Cristo mantiene una postura composta, con il corpo solo leggermente arcuato. Questo Crocefisso è senza dubbio una delle rappresentazioni del sacrificio di Cristo sulla croce più spirituali, intime, umane e al contempo solenni, di tutto il Medioevo italiano.

È verosimile che la straordinaria opera sia stata realizzata appositamente per la piccola chiesa della Porziuncola: le presenze di due fori nell’edificio rinvenuti alla stessa altezza in entrambi i lati del tamburo absidale e di un tratto di corda legato ad un chiodo sul davanzale della finestra centrale, evidenziate dal restauro effettuato nel 1998, sono infatti indizio dell’esistenza di una trave lignea che, in passato, nella cappella doveva fungere da iconostasi. Sopra tale struttura doveva poggiare l’opera sorretta per mezzo di una fune.

In seguito alla costruzione del coro Vecchio la croce fu spostata probabilmente dalla Porziuncola al suo interno e successivamente alla demolizione di questo spazio (1687), dopo essere stata esposta per un po’ di tempo “a capo della navata del SS. Sacramento”, essa venne trasferita in un armadio nella Cappella delle Reliquie, dove fu rinvenuta alla fine del XVIII secolo.

Nell’opera, che sin dalla creazione del Museo è custodita nel cosiddetto Oratorio del Crocefisso (oggi Sala B), è possibile ammirare uno dei primi e più importanti esempi in Italia di Christus patiens ritratto in una croce dipinta monumentale. In questa croce, capolavoro di Giunta caratterizzato da una straordinaria compostezza formale ed emotiva, il capo di Gesù - circondato da un disco bugnato che funge da aureola, con una croce incisa a punzone sul fondo dorato - è reclinato sulla spalla destra. Il corpo ormai senza vita, coperto solo da un perizoma bianco dagli ornati indaco, disegna un’ampia curva nello spazio, esprimendo con grande intensità e compiutezza la sofferenza umana e la reale morte del Salvatore.

Il Crocefisso presenta una forma a croce latina potenziata, con il tabellone dorato centrale ornato di un fregio continuo a palmette. Sul disco della cimasa campeggia la piccola figura di Cristo Redentore benedicente, mentre le tabelle laterali recano le splendide figure dolenti della Vergine Maria e dell’apostolo Giovanni. L'arcata sopraccigliare tracciata con una saettante linea quasi ad angolo retto rispetto alla cannula nasale, caratterizza tanto la croce di Assisi che l'altra in San Domenico a Bologna e contraddistingue le croci di Giunta rispetto alle più numerose opere del Maestro dei crocifissi francescani.

Il Crocifisso di San Domenico a Bologna (1254 circa)

Crocifisso di San Domenico a Bologna, Giunta Pisano

Il Crocifisso della Basilica di San Domenico a Bologna, realizzato intorno al 1250, è un’opera monumentale, firmata dall’artista. Presenta un Cristo con il corpo fortemente inarcato e il capo reclinato, espressione di profonda sofferenza. La rappresentazione realistica del dolore e la resa anatomica del corpo segnano un allontanamento dallo stile bizantino precedente, aprendo la strada a un’arte più umanizzata e vicina alla sensibilità dei fedeli.

Rispetto alla croce di Assisi, ha un perizoma molto più ricco nel panneggio, caratterizzato dall'ampio risvolto centrale. I volti del Cristo e della Madonna, gli unici rimasti, visto che il viso di Giovanni è andato perduto, consentono i più puntuali confronti con la croce di Assisi. In questo Crocifisso di San Domenico si noti come, per dare maggiore risalto alla figura del Cristo, Giunta scelse di lasciare liberi da immagini gli scomparti e di trasferire nei due capicroce le figure della Vergine e di san Giovanni dolenti. A sinistra, la Vergine porta una mano al volto mentre con la destra indica il Figlio. A destra, san Giovanni Evangelista tiene in mano il suo Vangelo. La mano portata alla guancia, stretta attorno ad un fazzoletto, che ad Assisi è vista frontalmente mostrando solo il dorso, in san Colombano presenta allo spettatore parte del palmo che sembra trattenere un fazzoletto poi mancante dello svolazzo per l'ampia lacuna che taglia le nocche e interessa per intero la porzione d'aureola. La posizione della mano trova riscontro nella Madonna in san Domenico il cui ampio ricco svolazzo del fazzoletto è ben più articolato dell'altro in santa Maria degli Angeli e ricorda da vicino i virtuosismi del nodo centrale del perizoma del Cristo in san Colombano.

Le proporzioni sono allungate in maniera innaturale e puntano ad accentuare il pathos drammatico per cui la magrezza delle membra, l’affiorare delle ossa e costole, la curvatura tagliente delle braccia sono tutti elementi che servono ad evidenziare il dolore. La barba con le caratteristiche due punte rigirate sul mento, diversa da Assisi, è caratteristica anche delle opere del Maestro dei Crocifissi francescani, ma che trova probabilmente l'archetipo nella perduta croce di Assisi che Giunta esegue per frate Elia nel 1236 e nell'altra, che conosciamo, in san Domenico a Bologna.

Il Crocifisso di San Ranierino (1240-1250)

Crocifisso di San Ranierino, Giunta Pisano

Il Crocifisso di San Ranierino, conservato nel Museo Nazionale di San Matteo a Pisa, è un altro importante esempio dell'opera di Giunta Pisano. In questo dipinto, il corpo di Cristo appare magro e solo leggermente inarcato a sinistra, indicando una fase evolutiva nello stile dell'artista. L'opera, di cui è ignota la collocazione originaria, fu rinvenuta dal celebre studioso di belle arti Giovanni Rosini, nella prima metà dell'Ottocento, nella bottega di un legnaiolo. Già allora in pessimo stato di conservazione, fu esposta, alla fine del secolo, nel nuovo Museo civico. La croce era verosimilmente destinata ad un impiego processionale, come si evince dal fatto che è dipinta su ambedue i lati.

Significativa è la rappresentazione di Cristo vivo su un lato e Cristo morto sull'altro, dovuta forse al coinvolgimento dell'opera nelle celebrazioni pasquali. Stilisticamente, l'opera appare la più matura. Il volto maggiormente attondato, la barba fusa che ha riassorbito al suo interno il doppio riccio della barba sul mento e infine la ripartizione del ventre, per la prima volta bipartito in Giunta, annunciano tempi nuovi. L'opera mostra numerosi punti di affinità con alcune croci pisane della prima metà del secolo XIII, in particolare quelle facenti capo all'attività di Giunta per le caratteristiche tipologiche (come la decorazione del tabellone con motivi geometrici).

Il ventre bipartito del Cristo di San Ranierino contraddistingue anche il Cristo deposto e la crocifissione nel ciclo dipinto nella navata della basilica inferiore di Assisi. Il piccolo crocifisso del museo di san Matteo è l'ultimo dei tre crocifissi firmati da Giunta.

Confronto con altre opere e maestri

Giunta Pisano vs. Maestro dei Crocifissi Francescani

Diversa la soluzione giuntesca che presenta una guancia larga evidenziata anche dai capelli che lasciano scoperta la tempia scostandosi molto dall'occhio, e altrettanto originali le labbra, aperte, diverse rispetto al Maestro dei crocifissi francescani. In Giunta e nella nostra opera le labbra, inferiormente rimarcate da una linea che contorna e ombreggia il lato inferiore, si presentano ampie e seguono l'andamento della guancia. Se non mi inganna la lettura dell'opera, il cui restauro è ancora in corso, sembra che il labbro superiore si pieghi analogamente al labbro della croce in San Domenico. Comunque siamo davanti ad uno schema estremamente diverso dalle labbra chiuse a cuoricino, quasi contratte, del Maestro dei crocifissi francescani. Solo una linea veloce per disegnare questo volto senza tornare sul segno, come farà il Maestro dei crocifissi francescani quasi a sottolineare e accentuare un ricercato soffrire che in Giunta si risolve in un sereno abbandono, sottolineato altresì dalla compostezza del corpo poggiato sulla croce. La guancia tende a contrarsi nel dolore, i capelli scendono a coprire parzialmente la tempia fino a tangere il sopraciglio in questo gruppo di opere del Maestro dei crocifissi francescani. Il capo ben reclinato entro la spalla mostra un punto di mediazione tra i volti di Giunta, maggiormente eretti e gli altri del Maestro dei crocifissi francescani ancor più incassati nella spalla.

Crocifissione in San Colombano

Accostando la croce in San Domenico a Bologna, con la crocifissione in San Colombano osserviamo, in quest'ultima, il capo maggiormente reclinato entro la spalla ed è forse questa l'unica sostanziale differenza rispetto alle tre croci note di Giunta assieme alle dita delle mani, più larghe e tozze confrontate con le tavole note del maestro e con le altre, analoghe, del maestro dei crocifissi francescani. Ma si tratta pur sempre di una variante in continuità e lo mostra il distendersi della spalla opposta a quella sulla quale reclina il capo. Essa si distende orizzontalmente sulla croce, analogamente alle altre croci del maestro pisano, senza provare ad evidenziare i pettorali, alzando la spalla e incassando il collo, come farà il maestro dei crocifissi francescani, che accentua così il momento del collassamento del corpo.

Nella crocifissione in san Colombano il Cristo presenta alcuni elementi che non trovano riscontro, al momento, né nelle croci riconosciute a Giunta, né nelle altre raggruppate attorno al Maestro dei crocifissi Francescani. Le braccia, a differenza dei citati modelli, fuoriescono, in basso, dal legno della croce. Una novità che trova però puntuale riscontro nella miniatura della biblioteca capitolare di Perugia, messale di san Giovanni d'Acri, più volte chiamata in causa quale modello per opere coeve. Per il resto la nostra opera presenta un'assoluta originalità, anche in quei dettagli che possono maggiormente richiamarla. Ad esempio l'apparente analoga figura di Giovanni che manca però del guizzante busto rotante che qualifica e rende originalissima la nostra figura. Allo stesso modo la gestualità della Vergine della miniatura è sostituita nel nostro affresco da un solenne appiombo e una controllata torsione del tronco.

Al contempo lo sfondo della miniatura, il caratteristico muretto che delimita sul retro la sacra rappresentazione, è un accorgimento che sposta in avanti la datazione dell'opera e costituisce un riferimento non certo per la nostra opera, ma - ad esempio - per la flagellazione di Cimabue nella collezione Frick a New York. La nostra parete di fondo, tripartita orizzontalmente, è del tutto in linea con gli sviluppi della pittura centro italiana della prima metà del secolo e trova ancora riscontro nel primo ciclo decorato d'Assisi con le storie parallele di Francesco e di Cristo. Il messale di Perugia va inteso non come un antefatto, ma come un "modello" di crocifissione esistente, diffuso, certamente più antico come del resto mostra l'opera di Bologna che, nello schema generale è in linea con la cultura figurativa espressa anche dalla miniatura perugina e del tutto nuova, geniale, nelle figure di Giovanni e di Maria.

Altrettanto sovrapponibile sembra il volto della Vergine in san Colombano con l'analoga immagine della croce in santa Maria degli Angeli. Anche in questo caso lo schema assisiate appare rivisitato, attento ai suggerimenti romani - con il caratteristico labbro - ma soprattutto al modello bolognese in san Domenico, solo apparentemente diverso. Allo stesso modo le pieghe del maphorion sul capo della Vergine con il caratteristico taglio orizzontale sulla fronte sono più vicine alla Madonna in San Domenico che all'altra di Assisi.

CROCI DIPINTE Christus patiens Christus triumphans PAINTED CROSSES 12th14th century @manortiz46az

Tecniche Pittoriche e Materiali

Giunta Pisano lavorava principalmente su tavole lignee, utilizzando la tecnica della tempera su tavola, un metodo tipico dell’epoca medievale. I suoi crocifissi, come da tradizione bizantina, erano spesso arricchiti con fondi d’oro, che conferivano un’aura sacrale all’opera e ne esaltavano il valore devozionale. Tuttavia, rispetto ai suoi predecessori bizantini, Giunta introdusse una maggiore attenzione ai dettagli anatomici e un uso più espressivo delle ombreggiature, rendendo la figura di Cristo più tridimensionale e realistica. Il suo stile segna una transizione dalla rigidità iconica bizantina a una rappresentazione più umanizzata, con una resa pittorica che accentua il pathos e il senso di sofferenza.

L’uso di pennellate morbide e sfumature delicate sul volto e sul corpo di Cristo contribuì a creare un effetto più drammatico e coinvolgente, anticipando le innovazioni stilistiche che caratterizzeranno la pittura gotica in Italia. Manca nell'affresco di san Colombano, rispetto alle due tavole di Assisi e Bologna, quella abbondanza di preziosi decori, di pietre dure che cingono i polsi della Vergine o la raffinata legatura di Giovanni. I polsi dell'abito mariano in san Colombano sono arricchiti da tre fascette chiare, non meglio leggibili, ma sicuramente più sobrie rispetto alle finiture delle due tavole. Anche se le perline dei polsi della Madonna di Assisi mostrano più di un collegamento con le altre che in san Colombano impreziosiscono le aureole, le differenze restano sostanziali e credo siano da valutare tenendo anche conto della diversa tecnica esecutiva: pittura su tavola e affresco.

tags: #naso #tripartito #crocifisso #di #giunta