Il Museo Diocesano "San Matteo" di Salerno, istituito nel 1935 per volere di mons. Arturo Capone, venne allestito inizialmente in alcuni locali a ridosso della Cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine. La sua missione è conservare, valorizzare e promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico proveniente dalla Cattedrale di Santa Maria degli Angeli e San Matteo Apostolo, dal territorio diocesano, da lasciti e donazioni di privati.
Dopo il sisma del 1980, fu avviata la ristrutturazione dei locali nell'ex Seminario diocesano, e nel 1990 il Museo fu trasferito nella nuova sede. Insieme alla biblioteca e all'archivio storico, il museo costituisce un grande polo culturale della città e della provincia. L'attuale facciata del palazzo presenta un'elegante linea neoclassica, risultato delle modifiche apportate dall'arcivescovo Lupoli nel 1832. La sede attuale non è quella originaria, ma corrisponde al recupero della struttura del Seminario Diocesano, un tempo sede della prestigiosa Scuola Medica Salernitana, a pochi passi dal Duomo.
Il patrimonio artistico del Museo comprende opere che vanno dal I secolo a.C. al XX secolo, rendendolo il più importante contenitore di opere d’arte di Salerno e un punto di riferimento per la conoscenza dell'arte e della cultura campana.
Le Collezioni Principali
Gli Avori Salernitani: Un Tesoro Medievale
Il Museo Diocesano di Salerno vanta una delle sue più importanti sezioni dedicata agli Avori Salernitani, la più vasta e completa raccolta di tavolette eburne istoriate del Medioevo cristiano esistente al mondo. Questo ciclo, di ambito campano, si compone di 67 pezzi, di cui 37 illustrati con scene raffiguranti episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. Risalenti alla prima metà del XII secolo, la loro destinazione più accreditata è come paliotto d'altare. Della collezione mancano notizie nei secoli medievali, con il primo cenno che risale al 1510, mentre solo al 1575 risale il primo elenco. Tra l’Ottocento e la Seconda Guerra mondiale, alcuni degli avori sono stati portati via da collezionisti o dagli eserciti occupanti.

L'Exultet: Un Manoscritto Liturgico Unico
Un altro tesoro conservato al Museo Diocesano di Salerno è l'Exultet, ossia l'inno liturgico. Si tratta di un rotolo di pergamena caprina, risalente alla fine della prima metà del XIII secolo, sul quale si proclama la resurrezione di Cristo. Ottimamente conservato, è composto da 11 fogli corredati da illustrazioni del Preconio Pasquale usato durante la liturgia del Sabato Santo. Il termine Exultet è la prima parola del preconium paschale (annunzio della Pasqua), il Canto della Veglia. In età medievale, l'Exultet veniva scritto su un lungo rotolo di pergamena che il diacono o il cantore leggeva durante la notte di Pasqua facendolo scorrere dal pulpito verso i fedeli. Il testo era scritto nel senso di lettura del cantore, mentre le immagini erano incise o dipinte, sullo stesso lato del rotolo, ma nel verso opposto a quello della parte scritta. Sebbene raro, si inserisce in un contesto culturale dell’Italia meridionale, dove sono stati prodotti gran parte degli exultet conosciuti, soprattutto in area longobarda-cassinese, dalla fine del X fino al XIV secolo.

Le Croci: Simboli di Fede e Leggenda
La Croce di Roberto il Guiscardo
Al Museo è conservata la preziosa Croce detta di Roberto il Guiscardo (fine XI secolo). Quest'opera, in legno rivestito da lamine d'ottone dorato, con pietre dure e smalti traslucidi, custodiva in origine reliquie della Vera Croce, di San Matteo e San Giacomo minore. Si narra che il principe di Salerno Roberto il Guiscardo avesse l'abitudine di portare con sé l'oggetto, soprattutto in occasione delle battaglie. La croce si presenta molto rimaneggiata: costituita da un'anima lignea che ricorda i modelli bizantini, è rivestita da entrambi i lati di lamine di ottone dorato impreziosite da filigrana e pietre dure, smalti traslucidi incastonati sul recto.

La Croce del Barliario (Crocifisso di San Benedetto)
Una delle opere più significative è la Croce dipinta detta del Barliario, un mirabile esempio di arte lignea del XII secolo, proveniente dalla Chiesa di San Benedetto. Questa croce raffigura il Cristo Triumphans, secondo la tradizione orientale bizantina. Il Crocifisso è arrivato a noi molto rovinato perché scampato a un incendio nell'Ottocento, ma presenta ancora un viso fortemente espressivo, completato da due tabelle laterali raffiguranti la Madonna e San Giovanni. Questa croce è legata alla leggenda di Pietro Barliario, il mago salernitano vissuto nel XII secolo, su cui si narrano molte leggende, tra cui quella della costruzione del Ponte dei Diavoli. La leggenda narra che Pietro Barliario si recò ai piedi del Crocifisso per chiedere perdono dopo la morte dei suoi nipotini nel laboratorio e che il Cristo concesse il perdono chinando il suo capo.

La Pinacoteca: Arte Campana dal Medioevo al XVIII Secolo
La Pinacoteca del Museo è composta da quasi 100 dipinti, espressione della cultura figurativa dell'Italia meridionale dal XIII al XVIII secolo. Nel 1993 l'esposizione è stata ampliata con una sezione di dipinti su tavola, realizzati tra il Trecento e il Cinquecento, e con una sala dedicata al pittore salernitano Andrea Sabatini (1480 - 1545).
Opere dal XIV al XVI secolo
La terza sala ospita una serie di dipinti su tavola provenienti sia dalla Cattedrale di Salerno che da alcune chiese della Diocesi, che ben raccontano il panorama della cultura campana tra XIV e XVI secolo. Tra queste, nella Crocifissione di Roberto De Oderisio è ben evidente l'influenza di Giotto. L'Annunciazione, proveniente da un'edicola salernitana di Vicolo dei Sediari, richiama la cultura angioina. Degna di nota è anche una Madonna in alabastro proveniente dalla Sardegna.

La Sala del Cinquecento: Il Manierismo
Protagonista della sala è la corrente manierista e come fu recepita e interpretata dagli artisti campani. In esposizione si trovano l'Ecce Homo attribuito al napoletano Giovan Battista Lama, una Deposizione e il Matrimonio Mistico di Santa Caterina.
La Sala del Seicento: Influenze Caravaggesche
Le tele ospitate in questa sala fanno parte della ricca donazione che il marchese Giovanni Ruggi D'Aragona fece nel 1870 alla Cattedrale di Salerno. Si tratta per lo più di opere risalenti al XVII secolo e tutte di influenza caravaggesca. Le opere principali sono la Giuditta di ignoto, il David con la testa di Golia sempre di ignoto, un Gesù tra i dottori di tono riberesco, la tela di soggetto biblico Lot e le figlie e San Girolamo. A chiudere il percorso della sala è la Sacra Famiglia di Angelo Solimena, tela dominata in primo piano dalla Vergine, Gesù e Sant'Anna e in secondo piano dai Santi Giuseppe e Gioacchino, inseriti su uno sfondo architettonico.

La Sala del Settecento
Sulla scia dell'opera del maestro Solimena, di recente è stata inaugurata una sala dedicata al Settecento che consente di conoscere e approfondire l'ambiente storico-artistico salernitano e campano attraverso i dipinti del Ricciardi, del Sanfelice e Chiarelli.
Reperti Archeologici e Altri Manufatti
Nei luminosi corridoi di accesso alle sale è stata collocata parte della collezione di monete della Magna Grecia, della Repubblica Romana, dell'Impero Romano e della Zecca di Salerno. Tra le altre opere si segnalano una statuina in marmo raffigurante una Madonna con bambino del XV secolo, un sigillo di Romualdo II Guarna, un anello vescovile d'argento del XVII secolo proveniente dalla Cattedrale, un affresco staccato raffigurante due santi del XIII secolo dalla chiesa di S. Maria de Lama di Salerno, quattro lastre a mosaico del XII secolo, due frammenti di pluteo con motivi geometrici e vegetali del IX secolo un tempo utilizzati come gradini della Cripta della Cattedrale, una lapide in latino e una in ebraico, e un'urna reliquiaria in alabastro del X-XI secolo. Non mancano preziosi Codici (dall’XI secolo), anche miniati, pergamene, Cinquecentine e Seicentine.

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