Pontificio Istituto Teutonico di Santa Maria dell'Anima: Storia e Arte

La storia della chiesa di Santa Maria dell’Anima, attuale sede del Pontificio Istituto Teutonico, si inserisce nel più ampio contesto del fenomeno delle chiese nazionali a Roma. Città crocevia di un costante flusso di pellegrini da tutto il continente, Roma vide sorgere, verso la fine del Medioevo, una serie di istituti di assistenza legati a specifiche comunità nazionali.

Il concetto di "natio" dell'epoca, sebbene non corrispondesse pienamente alla moderna accezione di stato nazionale, si basava sulla convergenza di elementi quali la provenienza geografica, la comunanza linguistica e l'adesione a pratiche identitarie, che stimolavano la costruzione di spazi fisici comunitari.

In questo clima, il mercante olandese Johannes Peters di Dordrecht, giunto a Roma come membro della guarnigione militare pontificia, acquistò tre case nel Rione Parione. Le riqualificò come ospizio per i pellegrini provenienti dalla "natio Almanorum", nell'anno 1390, in occasione del terzo Anno Santo della storia della Chiesa. In assenza di un'unità nazionale e di un santo patrono specifico, l'ospizio si affidò al patrocinio di Santa Maria dell’Anima, protettrice dei bisognosi.

Poco meno di due decenni dopo, l'istituto assistenziale si sganciò dall'amministrazione romana. Papa Innocenzo VII Migliorati, poco prima di morire nel 1406, pose l'ospizio sotto il patrocinio diretto della Curia Romana. Nel frattempo, grazie all'azione di Dietrich von Niem, l'ospizio si era trasformato in una vera e propria confraternita, di cui egli assunse il primo incarico di provisor (provveditore).

La Trasformazione in Chiesa e il Modello Nordico

La crescita esponenziale della comunità tedesca a Roma rese necessaria, tra il 1431 e il 1433, la demolizione dell'ospizio e il suo successivo trasferimento. Negli spazi originari venne eretta una chiesa gotica a tre navate. Eugenio IV promosse questa iniziativa, desiderando una chiesa con sei cappelle laterali (tre per lato). Nonostante la sua partenza per Firenze nei primi anni Quaranta, la confraternita continuò i lavori, portando a termine l'edificio nel 1446.

Purtroppo, nulla rimane della prima fondazione quattrocentesca, poiché la chiesa fu ricostruita pochi decenni dopo, nuovamente spinta da un Giubileo.

Il 24 settembre 1499, una delibera della confraternita delineò le ambizioni dell'Anima: primeggiare tra le altre nazioni attraverso specificità architettoniche e linguistiche. Si mirava a una chiesa "Alamannico more compositum", capace di competere con la vicina chiesa di San Giacomo degli Spagnoli. Questo significava, innanzitutto, portare le navate laterali alla stessa altezza di quella principale, seguendo il modello della Hallenkirche (chiesa a sala) nordica. In secondo luogo, si prevedeva l'impiego di maestranze tedesche.

L'allora soprintendente dei lavori, il maestro di cerimonie pontificio Johannes Burckard, provveditore dell'Anima dal 1494, abbracciò il progetto "tedesco", sebbene la sua visione si scontrasse con il desiderio della confraternita di adottare dettami rinascimentali e "italiani". L'identità dell'architetto di questo progetto rimane ancora da svelare, poiché i documenti di pagamento attestano solo il nome del fiesolano Bartolomeo Lante, collaboratore di Bramante presso Santa Maria della Pace.

Schema che illustra il modello della chiesa

La Ricostruzione del 1500 e le Influenze Rinascimentali

Con l'Anno Santo, l'Anima ottenne la licenza di demolizione dell'edificio (21 febbraio 1500) e pose la prima pietra l'11 aprile, affidata al legato imperiale Matthias Scheidt, a rinsaldare il legame tra la confraternita e il Sacro Romano Impero.

Dieci anni dopo, sotto il rettorato di Willem von Enckenvoirt, braccio destro di papa Adriano VI, venne consacrata la zona presbiteriale. Dopo altri dieci anni, nel 1520, fu completato il campanile gotico, elemento marcatamente "tedesco" per i suoi rivestimenti a maioliche colorate.

Il completamento dell'edificio avvenne nel 1523, ma la consacrazione della chiesa si protrasse fino al novembre 1542. A quella data, le decorazioni erano ancora incomplete, a causa di scarsa disponibilità economica. A differenza di altre chiese nazionali, costantemente supportate dalle casse statali, l'Anima si sosteneva con donazioni private, contributi della banca Fugger e proventi delle indulgenze.

La chiesa manifestò un silenzioso clamore antiprotestante affidando il patronato di una cappella al Margravio Albrecht di Brandeburgo, strenuo difensore del commercio della salvezza.

La chiesa mantenne il suo ruolo di avamposto cattolico romano anche dopo il Concilio di Trento (1563), con l'edificazione della tomba del duca di Julich-Kleve-Berg e, nel Seicento, con la definizione del programma iconografico delle cappelle di San Benno e di San Lamberto.

Tra il Cinquecento e il Seicento, la chiesa divenne luogo di sepoltura per numerosi patrizi dei paesi cattolici del nord Europa. Tra il 1635 e il 1644, su progetto di Paolo Maruscelli, vennero completati i lavori nella sagrestia. A metà Settecento (1749), gli interventi barocchi di Paolo Posi ampliarono il coro, arricchito da preziosi stucchi dorati.

Le pareti laterali del presbiterio furono profondamente modificate, con la ricollocazione di gruppi scultorei. La tomba di Andrea d’Austria fu spostata in controfacciata, mentre al suo posto venne collocato il monumento al duca Karl Friedrich.

Nel secolo successivo (1874-1875), la chiesa assunse gli sfarzi neorinascimentali voluti da Emilio Stramucci e Ludwig Seitz per la volta, le finestre, il coro e la navata principale.

Facciata della chiesa di Santa Maria dell'Anima, con dettaglio delle paraste corinzie e del gruppo scultoreo.

Architettura e Opere d'Arte

L'attuale configurazione architettonica della facciata dell'Anima risponde alla sua terza e ultima ricostruzione, promossa in occasione del Giubileo del 1500. Il nuovo profilo rettangolare, quasi quadrato, abbandona l'iniziale aspirazione "alamannica" a favore di un linguaggio più asciutto, solenne e "italiano".

L'affidamento di alcuni lavori a Bartolomeo Lante, e la presenza di elementi sangalleschi nei basamenti e nei capitelli, testimoniano questo cambiamento di indirizzo.

La facciata si presenta con un doppio partito di paraste corinzie che racchiudono tre aperture timpanate. Il portale principale, anch'esso incorniciato da paraste corinzie, custodisce il gruppo scultoreo con la Madonna delle Anime, attribuito a Bartolomeo Lante e completato intorno al 1538.

Le terminazioni timpanate laterali presentano un profilo lunettato. L'iscrizione dedicatoria (TEMPLUM BEATE MARIE DE ANIMA HOSPITALIS TEUTONICORUM MCXIII) è protetta da una trabeazione dentellata.

Gli ordini superiori seguono un ritmo analogo: nel secondo, le paraste definiscono lo spazio di tre grandi finestre ad arco; nell'ultimo, l'oculus centrale è affiancato dai rilievi dello stemma di Massimiliano I d'Asburgo e dell'insegna di papa Adriano VI.

Dettaglio del gruppo scultoreo

Le tre navate, portate alla stessa altezza secondo il modello delle Hallenkirchen, superano di gran lunga il primo ordine esterno. La questione della corrispondenza tra esterno e interno ha portato alcuni studiosi a formulare ipotesi sull'aspetto originario del prospetto, suggerendo una variazione sangallesca con l'introduzione di un attico mediano.

Il campanile di Santa Maria dell’Anima, risalente al 1520, presenta una conformazione nettamente "tedesca" rispetto al corpo di fabbrica principale. Rimasto l'unico elemento veramente gotico, si erge come un marchio di fabbrica. La sua posizione elevata era dovuta al fatto che la chiesa era oscurata da edifici prospicienti la Via Millina (oggi Via di S. Maria dell’Anima).

Il paramento murario in mattoni rossi si divide in due ordini: il primo con una monofora cieca a tutto sesto, il secondo con paraste ioniche binate che racchiudono una bifora a tutto sesto.

Il campanile di Santa Maria dell'Anima, con la sua distintiva struttura gotica.

Il nome di Andrea Sansovino è legato alla progettazione della volta del coro. I pagamenti dal 1504 menzionano un "maestro Andrea fiorentino" per il completamento delle volte del coro, realizzate a partire dal maggio di quell'anno.

Gli ambienti del coro, consacrati nel novembre 1510, furono i primi ad essere eseguiti dopo i partimenti esterni del corpo, che definirono la chiesa nel suo curioso profilo trapezoidale. L'occupazione di suolo pubblico concessa nel 1500 permise all'architetto di allargarsi verso il Vicolo della Pace, regolarizzando l'assetto viario del Rione.

Nel 1515, il provveditore Willem von Enckenvoirt diresse i lavori nella parte centrale del corpo e nelle cappelle laterali (1516). La nuova chiesa prevedeva un corpo longitudinale a tre navate con dodici incavi laterali, ma ad oggi l'Anima conta solo otto cappelle gentilizie.

La fabbrica dell'Anima si concluse nel 1523, ma la consacrazione avvenne quasi vent'anni dopo. Le navate, portate alla stessa altezza secondo il modello delle Hallenkirchen, devono il loro attuale splendore agli interventi degli anni Settanta dell'Ottocento.

Vista interna della chiesa dall'ingresso, con le navate e i pilastri.

Sulle crociere delle volte lavorò Ludwig Seitz. Le volte, con stucchi dorati, furono ricoperte a fresco dai sigilli di sei principati elettorali del Reich, affiancati da ritratti di santi tedeschi.

Sulle navate laterali, la presenza dei marchi Fugger e von Enckenvoirt ricorda i passati fasti dell'Anima.

Monumenti Funebri e Opere d'Arte Significative

Le due tombe che fiancheggiano il portale d'accesso offrono un primo esempio di iconografia controriformata.

Sulla destra si trova la Tomba di Andrea d’Austria, opera dello scultore Gillis van Vliete. Il defunto cardinale, morto nel 1600, è raffigurato in preghiera, con un rilievo dell'Ascensione alle spalle. La collocazione attuale non è quella originaria; inizialmente doveva ornare le pareti laterali del coro, da cui fu spostata nel 1751.

Tomba di Andrea d'Austria, opera di Gillis van Vliete.

Separata dal portone principale, si trova la Tomba del cardinale Willem von Enckenvoirt, opera di Giovanni Mangone, completata nel 1538. Il catafalco del cardinale poggia su due aquile, mentre il corpo del defunto è raffigurato sdraiato, con una lastra a rilievo raffigurante Dio Benedicente.

Tomba di Willem von Enckenvoirt, opera di Giovanni Mangone.

La Madonna delle Anime, dipinta sulla vetrata centrale da Ludwig Seitz, raffigura la Vergine in trono con Bambino, affiancata da due angeli e due figure vestite solo di un perizoma, che rappresentano le anime a cui la Vergine offre protezione.

La chiesa ospita anche la pala d'altare di Giulio Romano, raffigurante la "Sacra Famiglia", commissionata da Jacob Fugger per la sua cappella di famiglia. Spostata all'altar maggiore a fine Seicento, è considerata una delle opere più importanti della chiesa.

La Cappella dei Margravi di Brandeburgo, voluta dal cardinale Johann Albrecht di Brandeburgo, presenta affreschi di Francesco Salviati (1541-1543) raffiguranti la Pentecoste, la Resurrezione e le figure di vari santi.

Un'altra opera di rilievo è la Pietà dello scultore e architetto fiorentino Lorenzo Lotti, detto Lorenzetto, allievo di Raffaello.

Il Contesto Storico e Culturale

La presenza di chiese nazionali a Roma si accentuò nel Rinascimento e nel Barocco, in concomitanza con l'incremento degli apporti demografici da altre terre e la necessità di manodopera qualificata per le grandi opere artistiche.

I paesi con i più radicati rapporti con il centro della cattolicità, come i Paesi dell'Impero germanico, la Francia, la Spagna e l'Inghilterra, edificarono a Roma grandi chiese, centri culturali, ospedali e luoghi di sepoltura.

L'istituto "Santa Maria dell'Anima" è stato ed è al centro di un complesso di organismi di assistenza, sovvenuti da ampie proprietà, che hanno fatto del nucleo tedesco una delle colonie più solidamente installate nella città.

La chiesa e l'ospizio ebbero origine da una costruzione iniziata dopo il giubileo del 1350, su alcune case acquistate da due ricchi pellegrini germanici. Nel 1806, Francesco I d'Austria riordinò l'istituzione, che oggi prosegue la sua attività con il titolo di Pontificio Istituto Teutonico di Santa Maria dell’Anima.

La facciata, attribuita a Giuliano di Sangallo, presenta un coronamento orizzontale ed è divisa in tre ordini ripartiti da lesene. I tre portali, con forme classicheggianti, sono attribuiti ad Andrea Sansovino, che scolpì anche il rilievo sul portone centrale raffigurante la "Madonna fra due anime purganti".

L'interno della chiesa, altamente suggestivo, è dominato da pilastri alti e sottili di tipo cruciforme che suddividono lo spazio in tre navate. Questa architettura è attribuita a un artista nordico sconosciuto.

Tra i monumenti funebri, spicca quello di Adriano VI, con architettura di Baldassarre Peruzzi e Michelangelo Senese. Il pontefice, morto nel 1523, fu inizialmente sepolto nella Basilica di San Pietro, ma successivamente le sue spoglie furono traslate qui per volere del cardinale Wilhelm Enkenvoirt.

La Casa Sander, del 1508, presenta una bella facciata con portone a lesene e a centina, finestre centinate e archi che inquadrano le finestre, oltre a fasce di graffiti e motti.

La chiesa di S. Niccolò dei Lorenesi, originariamente dedicata a Santa Caterina, fu riedificata nel 1636 dall'architetto François du Jardin.

L'istituzione, vera e propria chiesa nazionale dei tedeschi a Roma (originariamente costituita dalle comunità tedesca, olandese e fiamminga), si legò strettamente agli Asburgo d'Austria.

Durante l'occupazione napoleonica, Santa Maria dell'Anima fu saccheggiata e la sacrestia utilizzata come stalla. Solo con Pio IX venne restituita al culto.

Il campanile del 1502, con bifore rinascimentali e pinnacoli goticizzanti, è unico nel suo genere a Roma.

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