Maria, pur essendo stata sposa di San Giuseppe e madre di Gesù, ha vissuto una vita "comune" e "ordinaria", cadenzata da sollecitudini familiari e di lavoro, impregnata di sogni, speranze e felicità, ma anche di inquietudini, paure e lacrime. Come afferma Marthe Robin in uno dei suoi scritti: "Quest'assenza di straordinario nella vita della Regina del cielo è la meraviglia più pura. Sua vita fosse più imitabile che ammirabile!". A Maria, donna di ogni età e Regina dei cieli e della terra, tutte le sue simili possono sentirsi vicine e comprese, qualunque sia la stagione della loro vita o la loro nazionalità. Questa riflessione riporta alla mente il libro di Don Tonino Bello, intitolato “Maria, donna dei nostri giorni”: un volume composto da 31 titoli mariani, 31 istantanee scattate con rispetto e innamorata devozione alla Vergine di Nazareth. Maria è presentata come donna feriale, coraggiosa, del silenzio, dell’attesa, donna che conosce la danza. Qualità che appartengono a Maria ma che possono essere attribuite anche a qualsiasi donna mozambicana.

La Difficile Condizione delle Donne in Mozambico
In Mozambico, le donne costituiscono la vera anima della società e il loro impegno non termina finché ogni membro della famiglia non è stato nutrito e curato. Nonostante ciò, la maggior parte di loro vive in una condizione discriminata, subalterna e di assoggettamento rispetto all'uomo. La donna è costretta per tutta la vita a dipendere dal padre prima, e dal marito poi, e molto spesso è costretta a subire soprusi. La vita di una donna mozambicana si prospetta difficile fin dalla tenera età, a causa di diverse situazioni. Può accadere che bambine, che hanno assistito inermi alla separazione dei loro genitori, si trovino a dover vivere con il nuovo compagno della madre, il quale o non le riconosce e le abbandona per strada, o le soffoca con le sue troppe e insistenti "attenzioni". Oppure può capitare che ragazze, che non hanno ancora raggiunto i diciotto anni, vengano costrette a contrarre matrimonio con uomini più vecchi di loro, diventando così vittime di violenze psicologiche e sessuali. Si trasformano in baby-spose e baby-mamme, private di ogni forma di istruzione e libertà e con nessuna possibilità di riscatto.

Le "Piccole Donne del Silenzio" del Lar Elda
A questa schiera di bambine appartengono anche le ragazzine del Lar Elda, purtroppo figlie del loro tempo e della loro cultura. Sono cinquantasei piccole donne che, fin da piccoline, hanno sperimentato grandi paure: la paura di essere abbandonata, di rimanere sola, di non essere capita, la paura per la cattiveria degli uomini. Ma non hanno accettato passivamente le avverse circostanze della loro vita, non si sono rassegnate a subire l'esistenza. Sono cinquantasei piccole donne del silenzio. Non dicono una parola riguardo al loro passato e tutto quello che hanno vissuto lo serbano nel loro cuore. Sono cinquantasei piccole donne che, piene di sogni, attendono con canti e danze un futuro diverso e migliore.
Mentre il mondo è distratto dal covid un angolo di Mozambico vive un incubo
Le Donne del Vangelo al Servizio
"Donne del Vangelo, consacrate a Dio per la missione ad gentes", come Maria, hanno lasciato che Dio irrompesse nella loro vita. Sono donne che hanno preso posizione e si sono schierate dalla parte dei poveri, degli umiliati, degli esclusi, dei discriminati e degli offesi di tutti i tempi. Donne del primo passo, risolute, con uno stile intraprendente e senza paura di osare, proprio come le voleva il loro fondatore. Sono donne del servizio, che mettono a disposizione dei poveri la loro vita, con gesti discreti di silenzio e di ospitalità. È a partire dalle 5:30 del mattino che inizia per loro un bagno di folla. È una giornata intensa, che suore come Suor Giulia, Suor Maria Josè, Suor Mariana e Suor Francinete vivono appieno, offrendosi completamente alle loro cinquantasei figliolette mozambicane, per liberarle dal loro passato e garantire loro una vita in salute e un’istruzione adeguata. E alla sera, prima di andare a letto, si ritirano nel silenzio della cappella, per pregare, per colloquiare con Dio e per potersi così ricreare e rigenerare. A Maria, madre che non dimentica nessuno dei suoi figli, si chiede di stringere tra le sue tenere braccia ciascuna di queste ragazzine, riempendole del suo amore, perché non hanno avuto la possibilità di provare la bellezza e la gioia di sentirsi amate dalla propria mamma. A Maria, donna missionaria, si chiede di sorreggere nella fatica queste suore, donando loro la forza per promuovere la giustizia terrena e per testimoniare il Vangelo, sostenendole nel lavoro quotidiano e ispirando loro ciò che devono dire e fare per promuovere il bene di queste cinquantasei ragazze, ristorando la loro stanchezza e offrendo la sua spalla di madre quando hanno voglia di piangere.
La Comunità Missionaria di Villaregia in Mozambico
Nonostante la fine della guerra civile e la ripresa economica, la situazione del Mozambico è ancora "drammatica", come commenta Padre Fiorenzo Biasibetti, missionario della Comunità di Villaregia. "La speranza di vita che non arriva ai 50 anni ne è un chiaro indicatore. Il sistema sanitario non è in grado di assicurare la più normale delle terapie: si muore per appendicite, per sbalzi di pressione, per tubercolosi, per diabete, per blocchi renali... Gli ospedali pubblici non hanno gli strumenti minimi per le diagnosi". Per quanto riguarda la scuola, "ci sono centinaia di migliaia di bambini, ragazzi e giovani che studiano ancora sotto gli alberi, con classi di più di 70 alunni. La disparità economica dovuta all’aumento della ricchezza delle classi più benestanti porta a un aumento della violenza e della criminalità. La corruzione è presente a tutti i livelli...". È inevitabile che anche i diritti più elementari vengano calpestati.
La Comunità missionaria di Villaregia è presente in Mozambico, a Maputo, dal 2009. Sette missionari (cinque sacerdoti e due giovani in formazione) e otto missionarie consacrate operano in una parrocchia abitata da circa 120.000 persone. Alla pastorale ordinaria si affianca la gestione delle opere caritative, cercando di rispondere al carisma della Congregazione: la missione ad gentes vissuta comunitariamente. "Abbiamo scelto proprio la periferia della città - spiega Padre Biasibetti - come luogo di particolare difficoltà. La scuola e la sanità sono pessime, la maggior parte delle comunità pastorali non hanno la chiesa (o è in costruzione), non hanno strutture logistiche e le persone preparate sono poche in proporzione alla vastità della missione". La sfida è "di inculturare il messaggio evangelico e formare i cristiani a una maturità di fede".
"Il popolo mozambicano è molto religioso. Esce da un passato più recente di guerra civile finito con il tentativo di instaurare una società comunista di tipo sovietico. Il messaggio cristiano si deve inserire nella cultura dando le risposte più profonde all’anelito religioso che è segnato da bisogni molto concreti come le malattie e le morti frequenti", afferma il missionario. "La grandezza del territorio e la scarsità di evangelizzatori cattolici ha favorito la presenza delle Chiese evangeliche e delle sette che si stanno espandendo capillarmente. È abbastanza consistente la presenza musulmana (20%), anche se non sembra avere una connotazione fondamentalista".
Dal punto di vista pastorale, la Chiesa cerca di favorire le piccole comunità di fedeli chiamate "nuclei", che si riuniscono settimanalmente nelle case attorno alla Parola di Dio. "Questo legame di fede - continua Padre Fiorenzo - si esprime con la partecipazione a tutte le situazioni di vita delle singole famiglie: nella malattia, nei momenti di gioia o nei lutti. I nuclei, inoltre, monitorano la situazione sociale, tentando di aiutare chi è particolarmente in difficoltà". Sul versante sociale, i missionari sono impegnati nell’educazione per aiutare i bambini e i ragazzi con difficoltà di apprendimento. A questo si affiancano una biblioteca con i libri scolastici, le borse di studio per le superiori, i corsi di alfabetizzazione per giovani e adulti e le attività per lo sviluppo psicomotorio. Complessivamente coinvolgono circa 250 bambini della scuola primaria e alcune centinaia di studenti delle superiori. Nel campo dell'alimentazione, "da un anno - racconta - funzionano tre centri nutrizionali e sono stati avviati tre orti comunitari e vari orti famigliari". Per far fronte alla complessa situazione sanitaria, "abbiamo creato una farmacia naturale valorizzando le conoscenze locali delle erbe medicinali e una coltivazione di Moringa, una pianta con caratteristiche molto interessanti". Da quattro anni, inoltre, entrano in carcere, fornendo un’assistenza religiosa e una formazione umana con i “Laboratori della libertà” e garantendo anche un percorso di reinserimento nella società degli ex detenuti: chi ha bisogno sia di un appoggio logistico sia di una continua formazione umana e professionale viene ospitato nella “Casa della Misericordia”. Annunciare Cristo "qui ha il sapore della speranza. “Ci riusciremo” è una delle espressioni più comuni della gente di fronte alle difficoltà. L’esempio di Gesù e la sua Parola sono una risorsa in più per questa nostra gente.

La Presenza Francescana in Mozambico: 125 Anni di Storia
La presenza francescana in Mozambico risale al 1898 con l’arrivo a Beira dei primi 6 frati portoghesi: Fr. Antonio de Santa Maria, Fr. Rafael Maria da Assunção, Fr. José da Assunção Rolim, Fr. Daniel de Almeida, Fr. Serafim Felisberto e Fr. Salvador Franqueira. Nel corso di 125 anni, la Provincia Francescana dei Santi Martiri di Portogallo ha inviato più di 200 frati per le missioni in Mozambico. In questo periodo, i frati hanno fondato chiese, scuole, seminari per la formazione dei giovani frati, giornali, radio e tante opere sociali. La Custodia di Santa Chiara del Mozambico conta attualmente 88 frati (2 vescovi, 44 professi solenni e 40 professi temporanei), 4 novizi e 6 postulanti, distribuiti in 11 conventi in Mozambico e uno a Pretoria.
La Visita del Ministro Generale nel 2023
In occasione dei 125 anni di presenza francescana in Mozambico, dal 5 al 12 agosto 2023, Fr. Massimo Fusarelli, Ministro Generale, accompagnato da Fr. Victor Luís Quematcha, Definitore Generale di zona, e da Fr. Isidro Lamelas, Delegato del Ministro Generale per il Mozambico, ha visitato la Custodia Autonoma di Santa Chiara d’Assisi del Mozambico. La prima tappa della visita è iniziata a Maputo il 5 agosto, con la celebrazione della Messa e l’incontro con i frati in formazione. Durante l’omelia, il Ministro ha parlato del volto di Gesù che "ci appare come risplendente, mentre manifesta una luce solitamente nascosta".
Questa visita è stata percepita come una grazia e una benedizione da molti. Per Fr. Lage, alimenta la speranza della nascita della Provincia in Mozambico: "La visita del Ministro Generale in Mozambico è una grazia e benedizione. Dal suo arrivo, la Custodia sta vivendo giorni di molta felicità." Anche per Suor Miriam, OSC, del Monastero di Chidenguele, Diocesi di Xai-Xai, e per Suor Maria Cruz, OSC, del Monastero di Namaacha, nella Diocesi di Maputo, la presenza del Ministro ha rappresentato un’occasione di rinnovo spirituale. Infine, per il Ministro Nazionale dell’OFS, Menecas Paulo, la presenza di Fr. Massimo in Mozambico costituisce un onore e una benedizione. Le tappe successive della visita hanno incluso le fraternità di Chimoio, Manica e Beira, con la visita alla "Fattoria S. Francisco" a Manica e la celebrazione eucaristica l'11 agosto, solennità di Santa Chiara, patrona della Custodia.

I Missionari della Consolata: L'Avventura in Mozambico
Il 30 ottobre 1925, i primi missionari della Consolata sbarcarono in Mozambico, dando il via a un'avventura caratterizzata da eroismi e conflitti di vario genere. L'iniziativa di estendere al Mozambico il campo di evangelizzazione partì dall’allora superiore generale Mons. Filippo Perlo. Su una vecchia cartina geografica della colonia portoghese, si possono vedere i cerchietti da lui tracciati per indicare i posti delle missioni da erigere nella regione del Niassa, dove nessun missionario cattolico aveva ancora messo piede. Mons. Perlo incaricò suo fratello Luigi di negoziare con Mons. Rafael de Assunção, prelato di tutto il Mozambico. Nonostante l'offerta iniziale della missione di Miruru nell'alta Zambezia non fosse il campo adocchiato da Torino, il superiore generale accettò, in attesa del momento propizio per mandare i suoi missionari anche nel Niassa.
L'Arrivo e le Prime Sfide
Il 30 ottobre 1925, provenienti da Torino, sbarcarono a Beira due giovani missionari, i Padri Lorenzo Sperta e Paolo Borello, e il diacono Secondo Ghiglia. Quest'ultimo annotò nel suo diario: "È l’alba. La bella cittadina sorride all’orizzonte... Entriamo in una chiesa per salutare il Signore e la beata Vergine Maria e ringraziarli dell’ottimo viaggio. La Consolata si degni di benedire i suoi alfieri che per primi toccano questa terra...". Il 14 novembre, arrivarono dal Kenya altri cinque esperti missionari: i Padri Vittorio Sandrone, Giulio Peyrani, Pietro Calandri, Giovanni Chiomio e Fratel Giuseppe Benedetto. A causa della mancanza di battelli sul fiume Zambezi, i missionari furono ospiti dei padri francescani a Beira per settimane, studiando il portoghese e raccogliendo informazioni logistiche. Il viaggio verso Miruru si rivelò arduo, tra imbarchi su chiatte lente e difficili passaggi in camion su strade dissestate.

La Conquista del Niassa e le Controversie
Il 2 marzo 1926 i missionari raggiunsero Miruru, una missione fondata dai gesuiti e poi abbandonata. Qui trovarono una situazione difficile, con la poligamia diffusa tra i cristiani e solo due delle quindici succursali attive. La vera ambizione di Mons. Perlo era il Niassa, un territorio ancora vergine. Per superare il divieto del prelato del Mozambico, i Padri Calandri e Amiotti furono inviati nel Niassa. Questa iniziativa destò sospetti nelle autorità coloniali e una forte disapprovazione da parte di Mons. Rafael, preoccupato dalle campagne anticlericali in Portogallo e dal sospetto che i missionari italiani lavorassero per Mussolini. Il 27 marzo 1927, un decreto ordinò ai due padri di lasciare il paese. Nonostante le difficoltà e l'ordine di sospensione, i missionari, su indicazione di Torino, rimasero, occupandosi della coltivazione del tabacco e attraversando il confine per confessarsi a vicenda nel Malawi. Finalmente, il 1° maggio 1928, arrivò un telegramma che revocava la sospensione. Padre Calandri si trasferì a Massangulo, dando vita alla prima missione del Niassa il 20 maggio. Qui furono costruiti i primi edifici, arrivarono le suore della Consolata e iniziò l'attività scolastica. Nonostante un periodo di incertezze e la chiusura della missione di Miruru nel 1930, Massangulo si rafforzò, con l'apertura di corsi di arti e mestieri. L'espansione missionaria riprese vigore dopo la Seconda Guerra Mondiale, con i missionari della Consolata che si stabilirono anche nella regione di Inhambane e alla periferia di Maputo.
La Sfida Continua
Dopo 75 anni di presenza in Mozambico, la scelta dei Missionari della Consolata di concentrare gli sforzi nella scuola e nella formazione dei laici ha formato comunità cristiane resilienti alle numerose avversità (guerra per l’indipendenza, persecuzione marxista, guerra civile, catastrofi naturali). Molte comunità sono state affidate al clero locale, e buona parte dei leader del paese sono usciti dalle scuole cattoliche. La Chiesa mozambicana chiede ai missionari della Consolata nuove presenze qualificate, ma il numero attuale di 53 missionari di varie nazionalità è insufficiente per affrontare le sfide sociali e religiose. I posti segnati da Mons. Perlo nella vecchia mappa, nell’estremo nord del Niassa, attendono ancora il primo annuncio del vangelo. La sfida lanciata 75 anni fa è sempre aperta.
Panoramica Attuale e Testimonianze
Un incontro di missionari e missionarie italiani si è svolto a Chimoio, in Mozambico, dal 13 al 15 gennaio, organizzato da Fondazione Missio. Don Sergio Gamberoni, direttore del Cum, ha sottolineato l'importanza di riunire una trentina di missionari sugli 80 presenti, dato le difficoltà logistiche del paese. All'incontro sono intervenuti Fratel Kipoy Pombo con una panoramica storica della missione in Africa e Mozambico, Thómas Selemane, economista mozambicano, sulla situazione economica e sociale, e Padre Josè Joaquim Luis Pedro, provinciale dei Comboniani, sulla realtà della Chiesa nel paese. Se da un lato il Mozambico ha grandi possibilità, dall’altro la gente sembra perdere ogni giorno di più la speranza di un futuro migliore, con una povertà diffusa e un 60% di analfabetismo nelle zone rurali.
Preoccupa molto la situazione del Nord di Cabo Delgado, con il terrorismo che ha causato più di 700mila sfollati in 8 anni di guerriglia. Dietro a questi "insorgentes" si nasconde chi vuole accaparrarsi le ricchezze della zona, sfruttando giovani disperati. Non è una guerra di religione, in quanto le stesse popolazioni musulmane del Nord sono messe in fuga. Tuttavia, si assiste all'avanzamento di un islam radicale, sostenuto economicamente dall'estero, che non accetta compromessi, in contrasto con l'islam tradizionale e moderato del Mozambico. Le elezioni recenti hanno visto la vittoria di Daniel Chapo del Frelimo, ma le contestazioni sono state violente, con Venâncio Mondlane, pastore protestante, che ha saputo raccogliere il malcontento giovanile. I missionari evidenziano un paese pieno di rabbia pronta ad esplodere, se non si imboccherà la strada della giustizia e dello sviluppo per tutti.
I Missionari Veronesi in Mozambico
Tra i missionari veronesi presenti all’incontro di Chimoio e attivi nel Nord del Mozambico, troviamo:
- Don Francesco Castagna e Don Luca Composta: Lavorano nella parrocchia di Namahaca, diocesi di Nacala. L'arrivo dell'energia elettrica e l'apertura di una scuola tecnica stanno cambiando le abitudini e le opportunità per i giovani.
- Marco Zorzi e Gioele Girelli: Seminaristi di Verona che svolgono l'anno missionario. Toccano con mano la povertà e l'entusiasmo delle comunità, preparandosi con lo studio del portoghese e seguendo un corso di inserimento. Hanno assistito all'arrivo dei profughi di Cabo Delgado.
- Ilaria Tinelli e Federica Rettondini: Laiche comboniane a Carapira, attive nella pastorale giovanile, nella scuola professionale e nel centro nutrizionale per madri e bambini. Hanno affrontato l'arrivo di migliaia di profughi.
- Padre Davide De Guidi: Comboniano a Carapira, impegnato nella pastorale e negli aspetti sociali. La missione è famosa per la scuola tecnica. Segnala l'impatto delle miniere d'oro scoperte di recente.
- Don Silvano Daldosso: Lavora nella parrocchia S. Kizito sulle montagne di Gurue, impegnato nella costruzione di strutture pastorali in un'area priva di strade adeguate.
- Padre Massimo Robol: Lavora nel centro pastorale Paolo VI di Anchilo, centro di riferimento per le diocesi del Nord e sede della rivista "Vida Nova".
- Suor Adriana Vinco: Comboniana, la più anziana del gruppo, testimone di lunga esperienza missionaria.