Il versetto 23 del quarto capitolo di Matteo (“Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattia e infermità nel popolo”) funge da cerniera tra il Discorso della Montagna e la sezione dedicata alla missione. Questa struttura riflette una connessione profonda tra vocazione, identità e rivelazione.
Prima di introdurre il discorso sulla missione, Matteo presenta una serie di dieci miracoli che rappresentano la realizzazione del Regno. Questi eventi non sono meri prodigi, ma segni simbolici: il loro scopo non è indurre all'idolatria del segno, ma condurre alla fede e alla fiducia in Dio Padre. Il vero miracolo non risiede nella guarigione fisica - poiché la carne è destinata a disfarsi - ma nell'essere figli di Dio.

I miracoli come segni di salvezza
Ogni miracolo narrato da Matteo porta con sé un insegnamento specifico:
- Il lebbroso: la Parola evangelica ci guarisce dall'infezione della morte, quella vanagloria che ci spinge a cercare identità nel potere e nell'avere.
- Il centurione: sottolinea che la guarigione avviene mediante la fede, rendendo il Signore accessibile anche a chi vive lontano da Lui.
- La suocera di Pietro: la guarigione chiama al servizio, trasformando il credente in un Cristo-servo.
- La tempesta sedata: simbolo della vittoria sulla morte e compimento dell'Esodo personale.
- Il paralitico: Gesù rivela lo scopo dei miracoli: “perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di rimettere i peccati” (Mt 9,6).
È interessante notare come l'esorcismo degli indemoniati venga spesso duplicato nel racconto di Matteo: questo espediente letterario serve a coinvolgere il lettore, che diventa partecipe dell'azione liberatrice del Vangelo, che ci toglie dal sepolcro per farci stare con il Signore.
La vocazione apostolica: essere figli e fratelli
La Chiesa è apostolica nella misura in cui partecipa alla missione del Figlio, che è il primo inviato. La preoccupazione per gli altri è la cifra distintiva del Figlio di Dio. Il cristiano, avendo scoperto la signoria di Cristo nell'Eucarestia, non può che farsi carico della domanda: “E gli altri dove sono? Non sono forse tuoi fratelli?”.
Oggi viviamo un tempo di Nuova Evangelizzazione, in cui il laicato è chiamato a un ruolo senza precedenti. L'evangelizzazione non è un compito riservato ai soli ministri ordinati, ma avviene quotidianamente nel posto di lavoro, nella vita sociale, dove i laici sono i veri protagonisti dell'incontro con i "lontani".
LA CHIESA, la Casa dei Cristiani - Introduzione per i più piccoli
Qualità del discepolo: il Vangelo come dono
Il decimo capitolo di Matteo è incentrato sulle qualità del discepolo. Spesso ci si interroga su "come" evangelizzare, ma il punto cruciale è la propria conversione: prima di annunciare, il discepolo deve essere egli stesso evangelizzato.
L'origine della vita apostolica è la compassione. Avere compassione significa sentire il male dell'altro come proprio, partecipando al mistero della Croce. Gesù invita i suoi a pregare affinché il Signore della messe mandi operai, perché l'umanità è matura per accogliere l'annuncio della figliolanza divina.
Le istruzioni per la missione
Gesù impartisce istruzioni precise, che includono sette "negazioni" fondamentali per chi vive di dono:
| Elemento | Significato |
|---|---|
| Oro, argento, bronzo | Rifiuto dell'avere come contrapposto al dare. |
| Bisaccia | Rinuncia alla sicurezza materiale. |
| Bastone | Il potere tecnico è sostituito dalla Croce. |
Camminare ed entrare sono i verbi che definiscono l'apostolo. Entrare significa sapersi fare ospiti e fratelli, con la discrezione di chi si accosta con cautela. In dono abbiamo ricevuto la vita filiale, in dono dobbiamo trasmetterla, rendendo ogni miseria, malattia o fragilità un luogo di comunione e di misericordia.