Scomparsa di Sacerdoti e Tragedie nel Clero Italiano

Recentemente, diverse notizie hanno scosso la comunità ecclesiastica italiana, annunciando la scomparsa di parroci e sacerdoti, alcuni dei quali in circostanze drammatiche. Questi eventi hanno generato cordoglio e riflessione all'interno delle rispettive diocesi e tra i fedeli.

Il decesso di Don Giovanni Carpanese e Don Antonio Testa

Foto in bianco e nero di un sacerdote anziano, Don Giovanni Carpanese, con un'espressione serena.

Il 12 giugno 1928 nasceva a Santo Stefano d’Aveto, in provincia di Genova e nella diocesi di Piacenza-Bobbio, don Giovanni Carpanese. È stato ordinato sacerdote a Bobbio dal vescovo mons. Zuccarino il 12 giugno 1954. Ha iniziato il suo servizio pastorale come curato a Romagnese per un paio d’anni, assumendo poi la guida della parrocchia di Cerreto come parroco. Nel 1959 è stato nominato parroco di Zerba, dove è rimasto fino al 1996, anno in cui si è ritirato nel suo paese d’origine per motivi di salute. Don Giovanni Carpanese è morto a Chiavari. La Diocesi di Piacenza-Bobbio ha annunciato il suo decesso tramite un comunicato stampa.

Don Antonio Testa era nato a Roveleto di Cadeo il 17 febbraio 1935. È stato ordinato sacerdote il 23 maggio 1959 e ha iniziato il proprio servizio pastorale come economo spirituale a San Lazzaro A. Nel 1960 è entrato nella Congregazione della Missione. Nel 1965 è rientrato a far parte del clero diocesano e è stato nominato curato a Bardi, per poi passare, nel 1966, con lo stesso incarico, nella parrocchia cittadina di San Francesco. I funerali di Don Antonio Testa saranno celebrati lunedì 16 novembre, alle ore 15, nella chiesa parrocchiale di Zerbio, e saranno presieduti dal Vescovo mons.

La scomparsa di Don Filippo Bonasera

Foto di Don Filippo Bonasera, magari sorridente, in un contesto di comunità.

È morto don Filippo Bonasera, del clero diocesano di Caltanissetta. Negli ultimi due anni, il nostro caro Filippo è stato molto male, tra ricoveri e sofferenze, e ultimamente era in dialisi. Un amico ha ricordato di aver incontrato don Filippo una sola volta, in occasione di un convegno a Pozzallo, rimanendo colpito dall’umanità di quest’uomo, dalle cui parole traspariva l’amore vissuto per le persone. Don Filippo era un uomo che non voleva apparire, in un periodo in cui l’apparire è tutto. È stato come il mattone di cui parla Michel Quoist nelle sue Preghiere, quel povero mattone nascosto e interrato nel buio della base del grande edificio.

Ordinato sacerdote nel 1976, ha retto la chiesa Madonna del Carmelo di Serradifalco dal 1979. Si è potuto apprezzarne la tenerezza durante un viaggio in Argentina, fatto qualche anno fa con Pina Palumbo, sua collaboratrice inseparabile, e altri artisti e storici delle emigrazioni, per trovare gli emigranti siciliani. È stato il periodo della SARS, scoppiata proprio in Argentina in quel momento. Don Filippo è stato un "uomo di frontiera", nel senso che chi lavora nel campo della cura degli "altri", ovvero delle persone emarginate, spesso immigrate e "straniere", deve necessariamente modificare il suo punto di vista sulla realtà. Rimettendo il margine al centro del campo visivo, è obbligato a mettere in discussione la visione consolidata del mondo, a rovesciare stereotipi e luoghi comuni. Vista da vicino, la frontiera perde il suo carattere rigido e indeterminato: da linea di demarcazione torna ad essere terreno comune, luogo di incontro, conoscenza, scambio, una soglia da attraversare senza pregiudizi. Viene ricordato con dolore ma con immensa gratitudine e gioia, sapendolo accanto ai suoi cari, Gesù, Maria e Giuseppe pellegrini, ai quali ha dedicato la vita.

Tragedia ad Argelato: la morte di Monsignor Massimo Fabbri

Prete morto per covid, cordoglio in Irpinia

Nella mattinata di ieri è deceduto monsignor Massimo Fabbri, parroco di Argelato e direttore dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Il prelato, 60 anni, era risultato positivo al Covid da circa una settimana ed era in quarantena. Aveva accusato qualche sintomo, ma la saturazione era buona, quindi era rimasto a casa non essendoci gli estremi per il ricovero. Una parrocchiana si era recata in canonica per recapitare al sacerdote biancheria e vettovaglie. Durante il passaggio di consegne, il prete ha avuto un malore e si è accasciato a terra. La donna ha chiamato immediatamente i soccorsi, ma l’intervento tempestivo del 118 non ha sortito nessun effetto, e il decesso è stato constatato per arresto cardiaco.

Monsignor Fabbri non si era vaccinato e non ne faceva mistero, nonostante le notevoli pressioni dei suoi parrocchiani che lo invitavano a farlo. La sua decisione risultava inspiegabile, dato che il sacerdote aveva viaggiato molto, visitando anche missioni in Africa, e non aveva mai rifiutato i vaccini o i sieri richiesti per chi si reca in quei paesi. Sulla questione non aveva mai preso posizioni pubbliche, ma la sua posizione sembrava irremovibile. Nato il 21 ottobre del 1961, monsignor Fabbri era originario di Longara, frazione nel comune di Calderara di Reno, ed era stato ordinato sacerdote nel 1987. Aveva prestato servizio nelle parrocchie della Sacra Famiglia al Meloncello e di San Severino, fino al 1994, quando divenne parroco a Molino del Pallone, Boschi e Granaglione, dove ha lasciato un segno importante per la sua vicinanza a tutte le famiglie, e non solo a quelle credenti. Nel 2002 era diventato parroco di Argelato. Nel 2017, l’allora vescovo di Carpi, monsignor Francesco Cavina, lo aveva nominato provicario generale di quella diocesi, incarico che ha mantenuto fino al 2019 insieme alla parrocchia di Argelato e alla direzione dell’Istituto Sostentamento Clero di Bologna. Era canonico onorario del Capitolo metropolitano di Bologna.

Appresa la notizia, il cardinale Matteo Zuppi ha inviato un messaggio a tutti i sacerdoti della diocesi chiedendo di pregare per lui. Immediato il cordoglio anche del comune di Argelato. Il sindaco Claudia Muzic ha affermato: "Siamo tutti attoniti e addolorati e siamo vicini ai familiari, agli amici, ai collaboratori e a tutta la comunità per una perdita che lascia un vuoto enorme nella nostra comunità".

La morte di Don Giuseppe Rubini a Mantova

Foto della rotatoria del ponte di San Giorgio a Mantova, dove è avvenuto l'incidente.

È morto il sacerdote don Giuseppe Rubini, per tutti don Pino, 84 anni, investito alcuni giorni fa sulla rotatoria del ponte di San Giorgio a Mantova. Il parroco è deceduto in ospedale a Mantova mercoledì 11 dicembre. Il vescovo e il clero mantovano, unitamente a tutti coloro che lo hanno conosciuto e stimato per le sue doti umane e spirituali, lo affidano alla misericordia del Padre. L’incidente si è verificato sabato 6 dicembre intorno alle 17.10 all’altezza della rotatoria del ponte di San Giorgio, nella corsia di lungolago dei Gonzaga in direzione via Pomponazzo. Il prete - fino a due anni fa celebrante dell’Unità pastorale “San Leone Magno” di Roncoferraro - ha attraversato a piedi dal ponte verso il castello ed è stato colpito da un’auto che aveva imboccato lungolago dei Gonzaga. La macchina, una Ford Fiesta, era guidata da un 88enne residente a San Giorgio Bigarello.

Il decesso di Monsignor Giuseppe Matarrese

Ritratto formale di Mons. Giuseppe Matarrese in abito vescovile.

Monsignor Giuseppe Matarrese, vescovo emerito della diocesi di Frascati, ha concluso la sua vita terrena domenica 28 giugno. Era un vescovo "famoso" anche perché fratello dell’ex presidente della Federcalcio Antonio Matarrese. Per i Silenziosi Operai della Croce e il Centro Volontari della Sofferenza, è stato il vescovo che ha accompagnato la presenza della Comunità di Rocca Priora e, soprattutto, che ha iniziato e portato a compimento la fase diocesana del processo di beatificazione di mons. Luigi Novarese. Dopo una lunga malattia, mons. Matarrese si è spento. I suoi funerali sono stati celebrati nella solennità dei santi Pietro e Paolo, nella cattedrale di Frascati alle 17.00, presieduti dal vicario del Papa, mons. Angelo De Donatis.

Scomparsa di Don Oliviero Bruscagin

Foto di Don Oliviero Bruscagin in un contesto ecclesiastico, magari durante una funzione.

La comunità si unisce in preghiera per don Oliviero Bruscagin, deceduto improvvisamente sabato 4 gennaio 2025. Don Oliviero è stato Vicario della Comunità Pastorale San Cristoforo a Gallarate, dove era arrivato nel 2014, e ha abitato presso la Parrocchia Madonna della speranza ai Ronchi. Ha lasciato la Comunità Pastorale San Cristoforo il 31 luglio del 2023, destinato come residente con incarichi pastorali alla Comunità Pastorale Sant’Agostino di Sesto Calende, con abitazione presso la Parrocchia di Lisanza. Nelle parrocchie è stato subito ricordato nelle sante Messe di sabato 4 e domenica 5 gennaio.

I funerali, martedì 7 gennaio 2025, alle ore 15.30, sono stati preceduti dal Santo Rosario. Ai funerali a Golasecca, martedì 7 gennaio pomeriggio, insieme con il Prevosto Mons. Riccardo Festa e i Vicari don Remo Gerolami e don Paolo Banfi, era presente un significativo gruppo di fedeli delle parrocchie, non solo dei Ronchi. La Messa è stata concelebrata da Mons. Giuseppe Vegezzi, con numerosi sacerdoti; l’omelia è stata tenuta da Mons. Antonio Novazzi, suo amico personale.

Truffa ai danni del parroco di Palazzolo sull’Oglio

Prete morto per covid, cordoglio in Irpinia

I Carabinieri della Compagnia di Chiari (Brescia) hanno condotto un’operazione che ha portato all’arresto e al recupero della somma sottratta ad un 63enne di origini bosniache, domiciliato nel bresciano, ritenuto responsabile di truffa aggravata ai danni del parroco di Palazzolo sull’Oglio. Il raggiro sarebbe stato messo in atto sfruttando la buona fede del sacerdote, con la promessa di una futura donazione in cambio di un aiuto economico per sbloccare una presunta eredità in Bosnia. L’intervento tempestivo dei militari è stato reso possibile dalla segnalazione della vittima, che ha permesso di cogliere l’uomo in flagranza di reato.

Stando alle informazioni pubblicate sul sito dei Carabinieri, tutto ha avuto inizio quando il parroco di Palazzolo sull’Oglio (Brescia) si è insospettito per una serie di richieste anomale di denaro. Il sacerdote, mosso da dubbi crescenti, ha deciso di contattare la Compagnia dei Carabinieri di Chiari, segnalando quanto stava accadendo. L’indagine ha permesso di accertare che il 63enne, già noto alle Forze dell’Ordine, non avrebbe agito da solo. Un complice, infatti, si sarebbe spacciato telefonicamente per un Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, contattando il parroco e convincendolo a fornire un aiuto economico al presunto bisognoso. La motivazione addotta era la necessità di fondi per sbloccare una cospicua eredità in Bosnia, con la promessa che, una volta ottenuta, parte di essa sarebbe stata devoluta in beneficenza alla parrocchia. La svolta è arrivata nella giornata di sabato 2 maggio, quando il parroco, di fronte a una nuova richiesta di denaro, ha deciso di rivolgersi nuovamente ai Carabinieri. Gli uomini dell’Arma hanno così predisposto un intervento tempestivo, riuscendo a fermare il 63enne proprio mentre si presentava per riscuotere l’ulteriore somma richiesta.

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