La Madonna di San Giovanni Evangelista di Federico Barocci rappresenta un'opera cardine nella produzione dell'artista, realizzata intorno al 1565. Questo dipinto non solo segna il ritorno definitivo di Barocci a Urbino dopo la sua esperienza romana, ma è anche considerato una delle sue prime significative creazioni di questo periodo.

Dati Tecnici e Storici
Caratteristiche dell'Opera
- Tecnica: Olio su tela
- Dimensioni: cm 151x115
- Data: 1565 circa
Restauri
L’opera è stata sottoposta a diversi interventi di restauro. I più significativi sono avvenuti nel 1930 e nel 1970, con precedenti operazioni nel secondo dopoguerra. Questi interventi hanno permesso di consolidarne il colore e di effettuare un’accurata pulitura della superficie, eliminando lo sporco e le ossidazioni.
Provenienza e Contesto Votivo
Il dipinto segue l’esperienza romana dell’artista e dovrebbe trattarsi della prima opera che il Barocci realizzò al suo ritorno definitivo ad Urbino. È probabilmente un quadro votivo, realizzato in seguito al malanno che colpì Barocci, secondo la tradizione dovuto a un avvelenamento perpetrato da colleghi invidiosi, o forse all’inizio dei suoi problemi psicologici.
Giovan Pietro Bellori, nella biografia dell’artista, scrisse in merito a questo episodio: “Ond’egli sopra ogn’altra cosa dolente per non poter dipingere, si raccomandò un giorno con tanta efficacia alla gloriosa Vergine, che fu esaudito (…) e lo diede in voto alli padri cappuccini di Crocicchia”. L’opera fu realizzata intorno al 1565, a distanza di vent’anni dalla fondazione del convento dei Cappuccini.
Inizialmente collocata nella Chiesa dei Padri Cappuccini a Crocicchia (PU), l'opera fu successivamente trasferita nel Convento dei Cappuccini di San Francesco di Urbino, che già ospitava un’altra opera dell’artista (“Le Stimmate di San Francesco”). La sua storia è segnata da complesse vicende: fu portata in Francia nel 1797 a seguito delle spoliazioni napoleoniche e rientrò in Italia nel 1817. Nel 1826 era custodita presso la Pinacoteca di Brera. Fu requisita nuovamente nel 1811, rientrando a Urbino nel 1826 e venendo inizialmente esposta nella Galleria dell’Istituto di Belle Arti fino al 1913, anno in cui entrò a far parte delle collezioni della Galleria Nazionale delle Marche.
Descrizione e Iconografia
Al centro della composizione, in primo piano, è rappresentata la Madonna seduta col Bambino in braccio, di fronte a san Giovanni Evangelista, inginocchiato in preghiera al loro cospetto. La dolcezza del gesto della Madonna che accarezza il piedino del Bambino è un chiaro presagio della futura Passione.

Sull’estrema destra, accanto a san Giovanni, è raffigurata un’aquila, suo attributo iconografico distintivo. Questo simbolo allude alla visione dell’Evangelista descritta nell’Apocalisse, secondo cui avrebbe contemplato la vera luce del Verbo.
Ulteriori riferimenti simbolici alla futura morte di Gesù sono la rosa che il Bambino tiene in mano e il calice appoggiato a terra davanti a lui.
Sullo sfondo, sono visibili i due torricini del Palazzo Ducale di Urbino, che contestualizzano l'opera geograficamente.
Stile e Influenze
Già in quest’opera giovanile, sono riconoscibili tratti distintivi dell’arte del maestro urbinate: l’intimismo, la poetica degli affetti, il cangiantismo della tavolozza e un profondo studio tecnico.
Il gesto della Vergine che tiene e accarezza il piedino del Figlio è ripreso direttamente dalla "Madonna d’Orleans" di Raffaello, opera che all’epoca si trovava nella corte ducale e che in quegli anni era ancora nella corte del Montefeltro.
Disegni Preparatori
L'opera è stata resa nota nel 1906 da Malaguzzi Valeri nel catalogo dei disegni di Brera. Esistono numerosi disegni preparatori giunti fino a noi e conservati a Firenze, Chatsworth, Amburgo, Parigi e Vienna. Essi sono connotati da un forte valore documentale, poiché danno ampia testimonianza del modus operandi dell’artista.
Urbania, restaurati e digitalizzati 40 disegni di Federico Barocci
Tra questi, è particolarmente interessante un frammento di un cartonetto, sicuramente più ampio, di cui resta solamente il gruppo centrale con la Madonna col Bambino incoronata da un Angelo e altre due figure, una delle quali identificabile con un santo vescovo. Il cartonetto è costituito dall’assemblaggio di quattro fogli di carta cerulea che, come si rileva dalle decurtazioni delle figure laterali, sono stati rifilati lungo i margini. Il disegno è eseguito a carboncino, come di prassi per l’artista, con ritocchi a matita, in particolare nella zona del volto del Bambino ripensata nel corso dell’elaborazione grafica. Questo cartonetto è inventariato come INV. 1990 D 88.
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