Il legame del Veneto con i suoi cittadini sparsi per il mondo è profondamente radicato e valorizzato. Come dichiara lo Statuto della Regione, il Veneto è costituito dal popolo veneto, includendo i territori delle province regionali e aggiungendo che: "Il Veneto, consapevole della storia comune, mantiene i legami con i veneti nel mondo, favorendo la continuità di rapporto e di pensiero e valorizzando gli scambi e i legami con i paesi nei quali vivono". Questa visione abbraccia sia i Veneti della terra d’origine che i Veneti d’oltre mare, in numerosi paesi del mondo, riconoscendo che i Veneti all’estero sono parte integrante del popolo veneto. La volontà è quella di rinsaldare questi legami di storia, sangue e cultura con i "cugini" sparsi per il globo, ricordando le parole di Tolkien: "Le radici profonde non gelano".
La Regione del Veneto e il Riconoscimento dei Missionari
Nell'adempimento degli obblighi di trasparenza e di pubblicità stabiliti dalla Legge 4 agosto 2017, n. 124 - articolo 1, commi 125-129, e dall'Art. 52 della L.R. n. 30 del 30 dicembre 2016, la Regione del Veneto ha promosso un'importante iniziativa. La "Regione del Veneto" ha pubblicato un significativo volume intitolato "Missionari veneti nel mondo", un libro di 232 pagine frutto di un'accurata indagine.
Statistiche e Distribuzione dei Missionari Veneti
Questa indagine ha rivelato un dato considerevole: i missionari veneti "sul campo", tra vescovi, preti, suore e laici, sono 3.471. Per ciascuno di essi è pubblicato nome, cognome e indirizzo, sebbene per alcuni non sia sempre indicata l'appartenenza a un ordine religioso o a un istituto missionario. La loro presenza si estende a tutti i continenti, con la seguente suddivisione:
- Americhe: 1.423
- Africa: 880
- Europa: 829 (di cui circa 300 in Italia)
- Asia: 301
- Oceania: 38
Le diocesi del Veneto che hanno contribuito maggiormente con missionari sono Padova (893), Treviso (873), Vicenza (795), Verona (572) e Vittorio Veneto (119). L'inclusione di circa 300 missionari operanti in Italia ha suscitato riflessioni, ponendo la questione se il paese possa essere considerato una terra di missione, un'idea che, seppur diffusa ("Siamo in missione anche qui"), fu criticata da Giovanni Paolo II nella sua enciclica "Redemptoris Missio" del 1990 (nn. 31-34).
I dati forniti dai Centri missionari diocesani delle nove diocesi del Veneto, regione con 4.832.340 abitanti, offrono una panoramica completa. Per confronto, la Lombardia, con 9.642.406 abitanti e dieci diocesi, è presumibile che ospiti un numero maggiore di missionari; una statistica di pochi anni fa indicava che i missionari della sola diocesi di Milano superavano i 2.500. A livello nazionale, la stima dei missionari italiani sul campo è passata da circa 16.000 vent'anni fa a circa 12.000 attuali, sebbene questa cifra possa essere sottostimata.

Il Valore Sociale e Spirituale della Missione
Il Dott. Oscar De Bona, Assessore alle politiche dei flussi migratori della Regione Veneta, nella prefazione del volume, ha espresso due motivazioni principali per la realizzazione di questo indirizzario: "anzitutto per essere riconoscenti del lavoro che i missionari stessi svolgono perché anche loro, con la loro dedizione, sono ambasciatori del Veneto e dei suoi valori; in secondo luogo, per delineare e quantificare una dimensione della Chiesa cattolica in Veneto assolutamente importante e significativa anche per il tessuto sociale."
Il Cardinale Angelo Scola, allora Patriarca di Venezia, ha aggiunto: "Se la passione missionaria che anima una comunità cristiana è un test decisivo della sua verità e della sua validità, la presenza di 3.471 missionari veneti nei cinque continenti esprime più di altre importanti considerazioni la vitalità della fede nelle nostre terre." Il Cardinale Scola ha inoltre sottolineato: "In questo umile ma prezioso servizio reso alla comunicazione brilla il valore profondo dell’insostituibile soggetto di ogni azione missionaria: la comunità cristiana, nella quale soltanto la testimonianza del singolo riceve piena fisionomia." Il volumetto della Regione Veneto è stato ampiamente diffuso tra la popolazione come strumento di conoscenza e di contatto con i missionari veneti nel mondo.
I Missionari Comboniani: Spirito e Azione
In questo contesto di profonda vocazione missionaria, si inserisce l'operato dell'associazione che ha come finalità la solidarietà umana, la promozione religiosa, sociale e culturale in patria e nei paesi del Sud del Mondo nei confronti dei soggetti più poveri, seguendo lo spirito di San Daniele Comboni. Questo impegno si traduce in azioni concrete, come nel caso della Missione di Haro Wato.
La Missione di Haro Wato in Etiopia
La Missione di Haro Wato si trova nella parte meridionale dell'Etiopia, tra le montagne di Uraga. Si tratta di una zona rurale dove la popolazione vive di agricoltura di sussistenza. Le condizioni sono spesso difficili; ad esempio, per il rifornimento idrico, il villaggio e tutte le strutture presenti nella Missione dipendono da un vecchio pozzo le cui precarie condizioni consentono di ricavare pochissima acqua, evidenziando le sfide quotidiane affrontate dai missionari e dalle comunità locali.

La Famiglia Comboniana nel Mondo: Un Incontro di Resoconto
In un recente incontro, i partecipanti sono stati accolti con calore e un caffè caldo, ritrovandosi ad ascoltare Padre Alcides Costa, assistente generale, giunto da Roma, che ha presentato la situazione attuale della Famiglia Comboniana nel mondo. Dopo la presentazione dei familiari presenti da parte di Padre Gaetano Montresor, Padre Alcides ha espresso un grande ringraziamento, illustrando la realtà della vocazione e missione della famiglia comboniana in generale e dei missionari comboniani in particolare.
Durante il suo intervento, Padre Alcides ha dichiarato: "Ringraziamo prima di tutto Dio per il dono della missione, di San Daniele Comboni e dei confratelli del passato e del presente. Siamo grati anche per il dono delle Chiese locali e del contesto in cui siamo chiamati a vivere la missione. Ringraziamo il Signore per la vita dei nostri confratelli anziani e ammalati che continuano a sostenere la missione con la loro preghiera e la loro sofferenza: essi continuano a pregare per il dono delle vocazioni per la missione."
Statistiche e Sfide della Famiglia Comboniana
La famiglia comboniana ha affrontato sfide significative, inclusa la pandemia di Covid-19, che ha causato la morte di quarantotto Comboniani e di "tante, troppe" suore comboniane. Nonostante le perdite, la famiglia continua a crescere. Negli ultimi anni, si è registrato il dono della professione religiosa di un confratello dal Congo Brazzaville e di tre confratelli dal Vietnam, segnando nuove espansioni geografiche.
Attualmente, si contano 1.465 comboniani e circa 500 giovani sono in discernimento vocazionale a vari livelli, grazie anche alla riapertura di alcune case di formazione. L'attuale età media dei missionari comboniani è di 58 anni.
Riconoscimenti e Cause di Beatificazione
Negli ultimi anni, la Chiesa ha riconosciuto il valore dei Missionari Comboniani in diverse occasioni. Papa Francesco ha scelto un comboniano, il cardinale Miguel Angel Ayuso Guixot, come Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo Interreligioso. Inoltre, ha nominato quattro comboniani vescovi: Mons. Claudio Lurati ad Alessandria d’Egitto, Mons. Matthew Remijo A. Gbitiku a Wau in Sud Sudan, Mons. Wokorach Raphael P’Mony a Nebbi in Uganda, e Mons. Christian Carlassare a Rumbek in Sud Sudan.
Per alcuni comboniani è in corso la causa di beatificazione: il 22 novembre è prevista la cerimonia di beatificazione di Padre Giuseppe Ambrosoli. Il 13 dicembre è stata annunciata l'approvazione da parte di Papa Francesco delle virtù eroiche del Servo di Dio Padre Bernardo Sartori, ora Venerabile. Presso la Congregazione è in studio la causa per il martirio di Padre Ezechiele Ramin, e si sta preparando la documentazione per le cause di Mons. Antonio Roveggio e Fr. (nome non specificato nel testo originale).
Continuità e Sostegno alla Missione
Padre Alcides ha concluso ringraziando tutti i partecipanti, incoraggiando la comunità di Padova e chiedendo la preghiera di tutti per un risveglio vocazionale e per un futuro coraggioso, felice e santo della missione comboniana. La giornata è proseguita con la celebrazione della Messa, durante la quale sono stati ricordati i confratelli defunti della zona e tutti i familiari, benefattori e amici che sono venuti a mancare. Tra i partecipanti vi era anche un numero di familiari che erano stati seminaristi "apostolini", come si diceva un tempo, nella casa di Padova, e che ricordavano con affetto e gratitudine il periodo trascorso alle Missioni Africane di Padova.
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