Il Carnevale, con il suo sfarzo, la bellezza dei costumi e il tripudio dei festeggiamenti che caratterizzano i principali Carnevali a livello internazionale, è oggi essenzialmente un periodo di bagordi e allegre celebrazioni. Nonostante la gioia sfrenata, esso cela un significato più profondo e radici antiche, fungendo da preambolo per la Quaresima, uno dei tempi forti celebrati dalla Chiesa cattolica e da altre chiese cristiane lungo l’anno liturgico.

Le Radici del Carnevale: Dal Paganesimo alla Liturgia Cristiana
La parola "Carnevale" deriva dal latino carnem levare, ovvero "togliere la carne", in riferimento all'imminente periodo di digiuno e astinenza della Quaresima. Questa festa, anticipando un lungo periodo di rigore, acquisì nel tempo le caratteristiche di un'occasione in cui le normali regole della convivenza venivano meno, lasciando spazio alla trasgressione.
Le origini del Carnevale sono intrise di un antico substrato pagano. Già nella civiltà greca, con le Dionisiache, e in quella romana, con i Saturnali, si ritrovavano espressioni del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie. Durante queste feste, che spesso coincidevano con la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, si celebrava la rinascita della natura e l'arrivo del nuovo anno. Erano comuni i travestimenti, l’uso delle maschere e lo sfogo di atteggiamenti alimentari e sessuali normalmente repressi, simboleggiando una “distruzione” del mondo per una successiva “restaurazione” di un tempo primordiale.
L'uso delle maschere, in particolare, è ricondotto anche all'antica credenza che in questo periodo dell'anno ci fosse un avvicinamento tra il mondo dei morti e dei vivi. Le maschere servivano a dare un "corpo provvisorio" alle anime che tornavano, assicurandone la benevolenza. Nel Medioevo cristiano, il Carnevale si sovrappose a queste ricorrenze, divenendo un periodo di sfogo per far emergere i mali commessi o subiti, in vista della loro espiazione durante la Quaresima.
La "Morte del Carnevale": Un Rito di Passaggio e Purificazione
Essendo il Carnevale percepito come un periodo di disordine, esso doveva terminare in modo formale, con un atto che ristabilisse l'ordine costituito. Da qui nasce la tradizione della "morte e sepoltura del Carnevale", un rito simbolico che segna il trapasso dal tripudio della vita alla fredda solitudine della morte e il passaggio dal tempo di festa a quello della riflessione spirituale.
La "morte di Carnevale" viene celebrata come un vero e proprio funerale, spesso la sera del Martedì Grasso. Questo rito purificatorio comprende tipicamente un "processo", una "condanna", la lettura di un "testamento" e un "funerale", spesso seguito da un falò su cui si brucia un fantoccio che rappresenta simbolicamente il "Re del Carnevale". Quest'ultimo è un "re per burla", la cui "passione" e "morte" in effigie richiamano in modo parodistico la passione di Cristo.
Esempi di Tradizioni della Morte del Carnevale in Italia e nel Mondo
- A Lerida, in Spagna, il personaggio del Carnevale domina per tre giorni per poi giacere come cadavere su un carro funebre l'ultimo giorno.
- Nelle celebrazioni dell'Egetmann in Alto Adige, il Wilder Mann (l'uomo selvatico) viene "ucciso" dal cacciatore, simboleggiando la fine della stagione invernale.
- A Massafra (Taranto), la sera del Martedì Grasso, si celebra il funerale del Carnevale, annunciato da manifesti listati a lutto.
- Il Carnevale di Borgosesia culmina nel "Mercu scuròt" (Mercoledì delle Ceneri), con un corteo funebre dei "Cilindrati" che accompagnano il rogo della maschera locale, il Peru Magunella.
- A Napoli, la "Morte di Carnevale" è una teatralizzazione dove un fantoccio di paglia, simbolo di tutte le negatività, viene processato e la sua "esecuzione" pubblica esorcizza malattia, morte e precarietà.
- Nella zona amalfitana, la stessa tradizione vede morire "Tatillo" (un anziano), seguito dalla processione della Quaresima, interpretata da un uomo vestito da donna vedova e incinta.
- A Biccari (Foggia), il personaggio principale del Carnevale, dopo una notte di eccessi, viene portato a casa agonizzante e poi in processione in una bara riempita di salsicce e vino.
La Quaresima: Un Tempo di Prova e Rinascita Spirituale
La Quaresima (dal latino quadragesima dies, quarantesimo giorno) è per antonomasia uno dei tempi forti che la Chiesa cattolica ed altre chiese cristiane celebrano lungo l’anno liturgico. La sua attuale lunghezza deriva dalla prassi penitenziale sviluppatasi dal V secolo, determinata dall'uso di iscrivere i peccatori alla penitenza pubblica quaranta giorni prima di Pasqua.
Il significato simbolico del numero quaranta è fondamentale e ricorre numerose volte sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, indicando periodi di prova, purificazione e preparazione:
- Nell'Antico Testamento: i quaranta giorni del diluvio universale, i quaranta giorni passati da Mosè sul monte Sinai, i quaranta anni trascorsi da Israele nel deserto come tempo di purificazione e rinascita di una nuova generazione fedele a Dio.
- Nel Nuovo Testamento: i quaranta giorni che Gesù trascorse nel deserto in preghiera e digiuno, e i quaranta giorni in cui Gesù ammaestrò i suoi discepoli tra la resurrezione e l'Ascensione.
Inizio e Durata della Quaresima: Riti a Confronto
Nel 325 d.C., il Concilio di Nicea stabilì l'istituzione di un periodo di digiuno di 40 giorni, sull'esempio del ritiro di Gesù nel deserto, con lo scopo di purificare l'uomo e la società in vista della Pasqua.
Nel rito romano, la Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri, giorno che precede simbolicamente il suo inizio. Questo anticipo si rese necessario per computare esattamente 40 giorni di digiuno ecclesiastico, dato che le domeniche non erano (e non sono) considerate giorni di digiuno. In realtà, il calcolo esatto nel rito romano arriva a 44 giorni. La Quaresima romana termina con l’Ora Nona del Giovedì Santo, prima del Triduo Pasquale.
Nel rito ambrosiano, invece, il Carnevale termina il sabato precedente la prima domenica di Quaresima, e la Quaresima stessa inizia la domenica successiva al Martedì Grasso, durando ancora 40 giorni esatti.
Le domeniche di Quaresima hanno temi liturgici specifici, quali il digiuno e la tentazione di Gesù (I Domenica), la trasfigurazione sul Tabor (II Domenica), e i temi battesimali del Cristo come acqua viva, luce e resurrezione nelle domeniche successive.

Carnevale e Quaresima: Una Dicotomia Costante
Il Carnevale e la Quaresima rappresentano un'antitesi complementare: il primo come "periodo di gioia sfrenata", il secondo come "periodo di penitenza disciplinata". Questa dicotomia si riflette anche nella contrapposizione tra la "settimana grassa" (dal giovedì grasso al martedì grasso) e la "settimana santa" (dalla Domenica delle Palme al Sabato Santo).
Questa vicinanza tra i due periodi ha dato origine a numerosi proverbi italiani che ne sottolineano il contrasto o la breve durata del piacere carnevalesco. "A Carnevale ogni scherzo vale" e "A Carnevale tutti bevono nel boccale" illustrano la licenza di trasgressione. Proverbi come "L'amore di Carnevale muore in Quaresima" o "Finito carnevale, finito amore" indicano la natura effimera degli eccessi di quel periodo. "Quando il padre fa Carnevale, ai figlioli tocca far Quaresima" allude alle conseguenze negative delle spese sconsiderate.
La Lotta nell'Arte: "Il Combattimento tra Carnevale e Quaresima" di Bruegel
La profonda opposizione e il legame inscindibile tra Carnevale e Quaresima sono stati magistralmente immortalati nel celebre dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, "Il combattimento tra Carnevale e Quaresima" (1559). Quest'opera è un grandioso compendio umoristico delle cose umane, che ruota intorno alla ciclicità del tempo e delle ricorrenze.

Nel dipinto, a sinistra, il Carnevale è impersonato da un pingue macellaio a cavallo di un barile di birra, armato di uno spiedo con carni infilzate (testa di porco, polli, salsicce). È spinto da personaggi in maschera, circondato da festaioli che mangiano, bevono e ballano al ritmo di strumenti musicali, con l'osteria "Al naviglio blu" come sfondo. I colori rosso e azzurro, e il giallo dei giullari, simboleggiano l'inganno e la follia.
A destra, la Quaresima è una donna smunta e pallida su una carretta, tirata da un frate e una monaca. La sua lancia è una pala da fornaio con due aringhe, cibo quaresimale. Indossa un saio monacale, ha un'arnia come copricapo (il miele era alimento quaresimale) e una croce di cenere sulla fronte. Attorno a lei, figure austere e penitenti, mendicanti e storpi, con la chiesa come punto di riferimento. Il suono secco delle racole di legno accompagna la scena.
Al centro, un enigmatico terzetto - una coppia scortata da un giullare con una torcia spenta - si pone come fulcro della rappresentazione. Questa coppia, con abiti penitenziali e volti imperscrutabili, simboleggia forse una cristianità disorientata, condannata a seguire la follia anziché la ragione, forse un'allegoria delle divisioni tra Cattolicesimo e Riforma Protestante. Bruegel suggerisce che Carnevale e Quaresima, nonostante l'apparente opposizione, fanno parte di un ciclo perpetuo: "chi oggi gozzoviglia domani digiunerà; chi oggi digiuna domani gozzoviglierà".
Echi Pre-Cristiani e la Continuità nel Tempo
Le celebrazioni della Quaresima e della Pasqua cristiana trovano riscontro nei lontani riti indoeuropei della morte e resurrezione delle divinità, propri alle culture agricole. Le "feste del fuoco", che si tengono ancora oggi in corrispondenza del periodo quaresimale, segnano il passaggio dal riposo invernale della terra ai primi tepori della primavera. Il fuoco dei falò, talora sprigionato da pupazzi di legno, è un ricordo di rituali antichi per fugare i malanni dalle sementi e propiziare raccolti abbondanti.
Carnevale e Quaresima Oggi: Tra Secolarizzazione e Nuovi Confronti
Con la secolarizzazione della società, Carnevale e Quaresima hanno in parte perso il loro significato originario. Il rigore penitenziale si è attenuato e non coinvolge più la collettività nella sua interezza. Il Carnevale, tuttavia, conserva l'aspetto irriverente e popolare, sebbene le manifestazioni violente si siano convertite in forme più blande, come il lancio di coriandoli o le battaglie dei fiori.
È interessante notare che anche altre festività moderne, come Halloween, presentano punti di contatto con l'idea di un avvicinamento tra il mondo dei vivi e dei morti e l'uso di maschere, concetti risalenti a tradizioni pre-cristiane. Tuttavia, la valenza è differente: mentre nella tradizione cristiana l'offerta di dolci ai mendicanti era accompagnata dalla promessa di preghiere per i defunti (anime in Purgatorio), la formula "dolcetto o scherzetto" di Halloween ha un'origine più vicina alla minaccia, differenziandosi dagli scherzi goliardici e senza intenti maligni del Carnevale.