La Madonna del Monte: Origine e Significato di un Appellativo Mariano

L'appellativo "Madonna del Monte" affonda le sue radici in una ricca tradizione che intreccia riti arcaici, devozione popolare e significati simbolici profondi, legati in particolare alla figura del Monte Carmelo e alle sue valenze bibliche e storiche.

Radici Storiche e Riti Arcaici

La festa della Madonna del Monte, nota anche come Festa delle Passate, affonda le sue radici nei riti arcaici di offerta delle primizie primaverili, su cui si sono innestati elementi di religiosità popolare. Un primo documento che attesta la celebrazione di questa festa è un verbale consiliare del 1557, conservato nell'Archivio Storico di Marta. Nella seduta del 9 maggio 1557, infatti, si rimetteva ai voti dei consiglieri la proposta di celebrare la festa "secundo il solito dellj anni passati", a testimonianza di una tradizione già consolidata.

Il Carmelo: Simbolo Biblico e Luogo Sacro

L'appellativo "Madonna del Monte" richiama anzitutto il Monte Carmelo, situato nella Galilea occidentale, un "giardino verdeggiante" simbolo di bellezza e splendore. Attraversando l'arida Samaria, chi giunge alle pendici del Carmelo si imbatte nella sua bellezza verdeggiante, una promessa di acqua e fertilità per una terra che si dibatte fra il deserto roccioso e il mare.

Mappa del Monte Carmelo e della regione circostante

Nella Bibbia, il Carmelo è immagine di una bellezza femminile prorompente e pura, come attesta il Cantico dei Cantici: «Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo e la chioma del tuo capo è come la porpora». Il nome stesso del Monte Carmelo significa appunto "giardino di Dio". Si sviluppa poco lontano da Nazareth, nell'alta Galilea, in direzione nordovest-sudest da Haifa a Jenin, ed è un luogo di grande significato biblico e spirituale, dove, secondo la tradizione, la Sacra Famiglia avrebbe in seguito sostato di ritorno dall'Egitto.

Il Profeta Elia e la Nube Salutifera

Secondo il racconto del Primo Libro dei Re, nel IX secolo a.C., il profeta Elia si stabilì sul Monte Carmelo. Egli fu un uomo contemplativo e strenuo difensore del monoteismo di Israele, fondando una comunità di uomini e difendendo la purezza della fede nell'unico Dio del popolo, che si stava dimenticando del Signore seguendo i sacerdoti del dio Baal.

Un episodio chiave riguarda la sua preghiera per la pioggia. «Elia disse ad Acab: "Su, mangia e bevi, perché sento un rumore di pioggia torrenziale". Acab andò a mangiare e a bere. Elia si recò alla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la faccia tra le proprie ginocchia. Quindi disse al suo servo: "Vieni qui, guarda verso il mare". Quegli andò, guardò e disse: "Non c’è nulla"! Elia disse: "Tornaci ancora per sette volte". La settima volta riferì: "Ecco, una nuvoletta, come una mano d'uomo, sale dal mare". Elia gli disse: "Va' a dire ad Acab: attacca i cavalli al carro e scendi perché non ti sorprenda la pioggia"! Subito il cielo si oscurò per le nubi e per il vento; la pioggia cadde a dirotto.»

Illustrazione del profeta Elia che prega sul Monte Carmelo e la nuvoletta

I Padri della Chiesa, nei loro scritti, hanno interpretato allegoricamente questa immagine come una figura profetica dell'Incarnazione del Verbo nella pienezza dei tempi: la pioggia, segno del perdono di Dio e della sua riconciliazione con il popolo pentito, rappresentava Cristo. La piccola nube che sale dal mare e porta la pioggia vivificatrice è un'immagine potente della Vergine Maria, pura e senza macchia, che porta a noi la pioggia della grazia.

L'Ordine Carmelitano e la Devozione Mariana

Verso la fine del XII secolo, un gruppo di pellegrini latini, desiderosi di imitare l'esempio del profeta Elia, si riunì in comunità sul Monte Carmelo, presso la fonte che porta il suo nome, con l'intento di abbracciare la vita eremitica sotto il patrocinio della Vergine Maria, per "vivere nell’ossequio di Gesù Cristo con cuore puro e buona coscienza".

Questi eremiti costruirono in mezzo alle loro cellette la prima chiesetta della comunità e la dedicarono alla Beata Vergine Maria, ponendosi sotto la sua protezione. È dalla venerazione tributata a Maria in questa chiesetta che nacque il titolo di Santa Maria del Monte Carmelo. I frati, sin da subito, onorarono la Vergine come loro patrona, come Signora di quel sacro luogo e di quella comunità, e la accolsero come madre e sorella nell'intimità della loro vita quotidiana.

Ben presto, i frati riconobbero in Maria colei a cui "è stata data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron" (Is 35,2), la Vergine purissima e tutta bella perché abitata da Dio stesso, bellezza in Persona. I Carmelitani, infatti, erano convinti di avere un rapporto del tutto speciale con Maria, loro Patrona, sotto il titolo "del Monte Carmelo".

L'Iconografia della "Madonna del Monte" nel Mondo Andino

La "Madonna della montagna", che nella tradizione europea si lega spontaneamente alla Vergine del Carmelo, è legata, presso il popolo andino, all'archetipo della Grande Madre. Un esempio significativo è El Cerro del Potosí, celebre cima della Bolivia, che ben prima dell'arrivo degli europei era venerato come la Reina, la regina di tutti i monti. Tale culto si fuse spontaneamente a quello della Vergine, la quale, avendo portato in sé il Salvatore, è regina di tutte le Madri.

Virgen del Cerro (Madonna del Monte), Olio su tela, Museo Nazionale d'Arte (La Paz, Bolivia)

Nasce così l’iconografia della Virgen del Cerro (Madonna del Monte): dalla sommità del monte sbucano il volto di Maria e le sue mani aperte, in atto di ricevere e subito donare. Questa forma "montana" di Maria si ritrova in altre Madonne della regione andina, come la Virgen de Pomata, dove il caratteristico abito (dalmatica o piviale) viene ad assumere la forma di un monte. Fu proprio attorno al XVI secolo che invalse l’uso di rivestire in tal modo le statuette della Vergine Maria (ad esempio, a Loreto).

Un esemplare del XVIII secolo, realizzato dalla Scuola Cuzqueña (peruviana), offre l’immagine di Maria che, come santa Montagna, offre il suo frutto più prezioso: il Re del Cielo. Le mani della Madonna, una delle quali con il palmo aperto, reggono un rosario rosso fuoco, come i cuori di coloro che la venerano. Lo sguardo della Vergine di Pomata è rivolto al Figlio, mentre questi guarda noi, quasi rassicurandoci circa la potente intercessione della Madre. La Virgen del Cerro, invece, rivolge occhi e orecchio (ben visibile per l’orecchino a forma di rosario) alla Trinità.

Virgen del Rosario de Pomata, Olio su tela, Scuola Cuzqueña

Come la cima del monte è rivolta verso il Cielo, così il cuore della Vergine è rivolto verso l'Altissimo. E come la montagna è bagnata dalle acque del Cielo che convoglia nelle valli fecondandole, così Maria riceve da Dio le grazie da distribuire ai fedeli a lei affidati.

Una serie di personaggi, su scale differenti, popolano la scena di queste rappresentazioni. Troviamo Papa Paolo III e re Carlo V, segni del potere spirituale e temporale, e ai lati i donatori. Su scala ridotta, lungo le pendici del monte, vediamo gli indigeni che scoprono giacimenti d’argento, il re Inca, fondatore di Potosí, e i conquistatori spagnoli che acclamano la regina del Cielo. L'opera narra l’integrazione avvenuta fra popoli diversi grazie alla fede. Come in Messico con la Guadalupe, anche qui Maria forgia una nuova cultura ed è strumento di comunione fra i popoli. In un’epoca di scontro fra civiltà, affidiamoci alla Vergine del Monte: lei ci aiuterà a entrare in quel connubio fra umano e divino che allontana il devozionismo e genera una fede capace di cultura.

Lo Scapolare Carmelitano: Segno di Protezione e Salvezza

Intorno al 1247, in un momento di grande difficoltà per l'Ordine, il frate Simone Stock, che una certa tradizione ritiene un priore generale dell'ordine, avrebbe ricevuto l'apparizione con cui la Vergine istituiva il Sacro Scapolare quale segno della sua materna protezione nei pericoli e garanzia di salvezza eterna. Questa è la prima promessa, il privilegio per cui chi muore rivestito dello scapolare non soffrirà il fuoco eterno.

Iconografia della Madonna del Carmelo che consegna lo Scapolare a San Simone Stock

Lo scapolare marrone della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo è uno dei segni della Chiesa da molti secoli, associato ad alcune importanti promesse di salvezza che la Vergine avrebbe fatto in alcune apparizioni, promesse comunque confermate dal Magistero della Chiesa Cattolica negli anni successivi. In origine lo scapolare era un indumento senza maniche e aperto sui lati; nel Medioevo veniva utilizzato da monaci e frati per ricoprire l’abito sul petto e sulla schiena. Esso giunge a simboleggiare la speciale dedizione che i carmelitani hanno per Maria, Madre di Dio, e la fiducia nella sua protezione materna, così come anche il desiderio di essere come lei nel suo impegno per Cristo e verso gli altri.

Secondo la tradizione, Simone Stock, priore generale dei carmelitani, era profondamente devoto della Madonna e spesso la supplicava di concedere al suo ordine speciale protezione, con il dono di qualche privilegio. La leggenda narra che la Vergine volle dargli ascolto e la domenica 16 luglio 1251 apparve al santo all'età di 86 anni, circondata dagli angeli e con il Bambino in braccio, gli mostrò uno scapolare e gli disse: «Prendi figlio dilettissimo, prendi questo scapolare del tuo ordine, segno distintivo della mia confraternita, privilegio a te e a tutti i carmelitani. Chi morrà rivestito di questo abito non soffrirà il fuoco eterno; questo è un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza di pace e di patto sempiterno».

Nel 1322 monsignor Duèze si riferì alle parole della Madonna in una Bolla - oggi ritenuta non autentica dagli storici - nella quale parlò di questo "Privilegio sabatino". Perciò, se con la prima promessa la Vergine garantiva la salvezza eterna, con la seconda riduceva al massimo ad una settimana la permanenza dell'anima in Purgatorio. Per usufruire di questo privilegio, la Madonna chiedeva che, oltre a portare l'Abitino, si facciano anche preghiere e alcuni sacrifici in Suo onore. Le costituzioni carmelitane lo definiscono un "segno dell’amore materno, permanente e stabile, di Maria verso i suoi fratelli e le sorelle carmelitani. Attraverso di esso, infatti, ipso facto il fedele entra formalmente nella confraternita dello scapolare, divenendo membro della famiglia carmelitana, di cui se ne condividono così i benefici."

Le promesse legate al Santo Scapolare sono state confermate dalla Vergine anche a Fatima. La presentazione dello Scapolare durante l'apparizione finale del fenomeno di Fatima, avvenendo in concomitanza con l'evento più alto fra tutti quelli accaduti nella Cova da Iria, non fu un dettaglio senza importanza, ma mostrò una sintesi tra lo storicamente più remoto (il Monte Carmelo), il più recente (la devozione al Cuore Immacolato di Maria) ed il futuro glorioso, che è il trionfo di questo stesso Cuore. Pio XII (1939-1958) affermò che "chi lo indossa viene associato in modo più o meno stretto, all'Ordine Carmelitano", aggiungendo "quante anime buone hanno dovuto, anche in circostanze umanamente disperate, la loro suprema conversione e la loro salvezza eterna allo Scapolare che indossavano! Quanti, inoltre, nei pericoli del corpo e dell’anima, hanno sentito, grazie ad esso, la protezione materna di Maria!" Anche San Giovanni Paolo II (1978-2005) ne fu grande devoto; egli, in una lettera del 25 marzo 2001, scrisse: «Anch'io porto sul mio cuore, da tanto tempo, lo Scapolare del Carmine! Per l'amore che nutro verso la comune Madre celeste, la cui protezione sperimento continuamente [...]».

La Liturgia e il Culto Moderno

La sua memoria liturgica (facoltativa) è fissata dal calendario romano generale al 16 luglio. Questa data, in Inghilterra dalla seconda metà del 1300, celebrava ogni 17 luglio l'anniversario dell'ultima sessione del Concilio di Lione II (1274), nella quale l’Ordine Carmelitano ricevette un’approvazione che lo salvò dalla soppressione; fu istituita con lo scopo di ringraziare la Vergine Maria per tutti i benefici concessi all'Ordine, come protettrice e avvocata. In seguito, specialmente nel secolo XVI, fu data primaria importanza allo Scapolare, che divenne il motivo più immediato per ringraziare e affermare il proprio amore alla Madre di Dio.

Oggi la colletta della messa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo si appella alla materna protezione di Maria nella salita dei suoi figli al Santo Monte, che è Cristo Signore. La liturgia della parola presenta anzitutto l'immagine profetica della piccola nube (Elia pregò sul monte Carmelo e il cielo diede la pioggia vivificatrice), alla quale fa eco il salmo 14. Il Sommo Pontefice Leone XIII, in data 16 maggio 1892, concesse all’Ordine Carmelitano, a beneficio di tutta la cristianità, "l’insigne privilegio del perdono del Carmine", ossia dell’indulgenza plenaria. Esso fu ulteriormente allargato dai pontefici successivi.

Fin dal Medioevo, la Madonna del Monte Carmelo fu posta in relazione con il Purgatorio e alla purificazione delle anime defunte dai peccati. In alcune immagini ella è raffigurata in compagnia degli angeli e di persone che indossano scapolari marroni, mentre implorano la sua mediazione. Tale privilegio è citato nel noto decreto del Sant'Uffizio del 1613. Nel XXI secolo, i Carmelitani, assieme al privilegio sabatino, incoraggiano la fede nell'ausilio di Maria e nell'assistenza della sua preghiera di intercessione per le anime dei defunti, in particolare per coloro che in vita hanno indossato devotamente lo scapolare.

Simbolismo e Iconografia Contemporanea

Un'iconografia antica di Nostra Signora del Monte Carmelo raffigura la Vergine semplicemente con il Bambino in braccio e una stella sulla spalla destra, sopra il manto, a indicare la purezza e la bellezza della Flos Carmeli, evocando il significato del nome Maria ("stella maris", da "stilla maris", cioè "goccia di mare"). Infatti, il nome Maria deriva dall'aramaico Mir (goccia) e Yam (mare) e significa "stilla di mare, goccia di mare", o anche stella del mare, intendendo quella goccia così singolare che si distingue dalle altre come una stella in cielo.

Questa interpretazione evoca anche la nube di Elia, che si forma da una goccia che si solleva dalla massa indistinta del mare (a indicare la purezza della Vergine) e si allarga sulla cima del Carmelo, donando la sospirata pioggia ad Israele. Maria è vista come una "nube a causa dell'umiltà interiore, piccola per l'umiltà esteriore", salita "dal mare, ossia dalle miserie di questo mondo".

Dopo l'invasione araba che costrinse i carmelitani alla fuga, nel 1291 gli eserciti d'Egitto conquistarono Acri e Haifa, bruciarono i Santuari del Monte Carmelo e assassinarono quei monaci che vi erano voluti rimanere. La nuova chiesa, costruita tra il 1827 e il 1836, fu intitolata a Maria "Stella Maris", un'espressione molto significativa - presente già nell'inno Flos Carmeli - che si rifà al significato etimologico del nome Maria ed evoca direttamente la figura della nube di Elia che dal mare si innalza proprio sulla cima del Carmelo.

Infine, la moderna e più diffusa iconografia rappresenta la Vergine con il Bambino Gesù in braccio, spesso con abito e scapolare bruni e mantello bianco, nell'atto di mostrare lo scapolare carmelitano. Secondo l'iconografia popolare, la Madonna del Carmelo distende le braccia in avanti offrendo lo scapolare. L’immagine fa riferimento all’apparizione del 16 luglio 1251: la Madonna si mostrò a san Simone Stock, consegnò uno scapolare e gli rivelò i privilegi connessi a tale culto. "Non è un portafortuna o un talismano", ma un segno di salvezza che significa essere rivestiti della sua grazia, cioè dei suoi doni.

Lo Scapolare della Madonna del Carmelo - Storia e Promesse | Devozione mariana

Le origini del culto, ancora oggi molto sentito nella Capitale, risalgono al 1535. In quell'anno, alcuni marinai trovarono in prossimità della foce del Tevere, nella zona di Fiumicino, la statua della Madonna del Carmine, che venne subito trasportata a Ripa Grande e collocata nella chiesa di S. Crisogono. Da allora, la Vergine dello Scapolare (altro appellativo per la Vergine del Carmelo) fu detta "De Noantri" o "Fiumarola", in ricordo del luogo dove venne rinvenuta. La statua della Madonna del Carmelo è conservata nella chiesa di S. Agata a Trastevere. Come risulta dall’iconografia classica, rivolge le braccia verso il basso ed è vestita da terziaria carmelitana. Esposto nelle teche della chiesa, il ricchissimo corredo di abiti di seta celesti, bianchi e gialli e di tre mantelli donati dalla principessa Bianca Caracciolo di Fiorino. Oltre a quelli della principessa, gli abiti custoditi dalle suore di S. Pasquale provengono da persone di tutte le condizioni sociali. Uno degli ultimi risale al 1970 e fu donato da un gruppo di sarte che vi lavorò per ben tre anni.

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