Introduzione al Tempo di Quaresima
Il Vangelo della prima domenica di Quaresima ci invita a un percorso di verifica costruttiva e di purificazione. Questo periodo dell’anno liturgico ci aiuta a riflettere sulle tentazioni che riempiono la nostra vita e che portano via spazio all’incontro vero con Dio. Il mercoledì delle Ceneri abbiamo iniziato il tempo santo della Quaresima: un tempo di preghiera, di digiuno e di carità/elemosina, un vero e proprio ritorno al Signore.
Il Vangelo delle Tentazioni di Gesù nel Deserto
Il Racconto Evangelico: La Prova di Gesù
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto. Lì trascorse quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Questa è la prima delle tre prove, che mirano a saziare la fame fisica, spingendo a una soddisfazione immediata dei bisogni.
Il diavolo lo condusse poi in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Questa è la tentazione del potere e del dominio sugli altri.
Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Infine, il diavolo lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Questa è la tentazione di mettere alla prova Dio, cercando un segno spettacolare.
Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Il Significato Simbolico del Deserto
Il deserto è un luogo simbolo nel percorso quaresimale. Per Gesù, all’inizio della sua attività pubblica, condotto dallo Spirito Santo, è un luogo spirituale in cui è possibile isolarsi dal frastuono del quotidiano, dalla frenesia degli impegni e dall’ansia del tempo, per dare spazio, nel silenzio profondo, alla parola del Signore, lasciandosi illuminare dentro e fare verità. È anche luogo di solitudine che Gesù affronta.
Nella Bibbia, il deserto ha tanti significati: anzitutto è il luogo del silenzio e della povertà, dove l’uomo si trova di fronte alle domande fondamentali dell’esistenza, e proprio per questo gli è più facile incontrare Dio. Ma è anche una terra di pericolo, perché dove non c’è acqua non c’è vita; come pure è il luogo della solitudine, in cui si sperimenta con forza la prova.
Il deserto, dove Gesù sceglie di vivere quaranta giorni prima di dare inizio alla sua vita pubblica, «è un’idea, un modo per spogliarsi di tutto e osare guardarsi in faccia; è uno specchio che bisogna prendere sul serio» (Tahar Ben Jelloun). È un luogo dell’anima, in cui ritrovarsi, dove mettersi alla prova in un percorso sia fisico che spirituale.
Una leggenda narra che, dove ora c’è il deserto, ci fosse un bellissimo giardino, verde e rigoglioso, ricco di alberi da frutto, fiori e corsi d’acqua; un Eden meraviglioso dove gli uomini vivevano felici e in pace, con una sola richiesta da parte di Dio: preservarlo, comportandosi sempre secondo giustizia. Per ogni azione ingiusta, ogni menzogna o atto di cattiveria, un granello di sabbia sarebbe caduto sulla terra. Non è difficile vedere in questo racconto le tracce di quanto il diavolo possa fare nella nostra vita.
Il Simbolismo dei "Quaranta Giorni"
Il numero quaranta è un richiamo simbolico che ricorre frequentemente nella Bibbia: quaranta sono i giorni del diluvio, quaranta sono gli anni dell’Esodo, quaranta sono i giorni di Mosè sul monte Sinai, quaranta giorni di lotta di Davide contro Golia, quaranta i giorni il cammino di Elia verso il monte Horeb, quaranta giorni la predicazione di Giona a Ninive. Quaranta sono i giorni in cui Gesù digiunò nel deserto, a cui - secondo Matteo - occorre aggiungere quaranta notti.
Questo numero indica un tempo speciale, un tempo di fatica, di purificazione, di decisioni importanti, un tempo dedicato a Dio, in cui l’uomo lascia che Dio guidi la propria vita.
Per Gesù, l’esperienza del deserto è un tempo di mezzo tra il battesimo, in cui si è fatto carico del peccato dell’umanità, e l’inizio della missione di Messia; è un tempo necessario per accogliere pienamente quanto nel battesimo è stato rivelato e confermare la fedeltà al Progetto del Padre.
Anche la nostra vita, se guardiamo bene, ha la caratteristica dei quaranta giorni, tempo di mezzo tra l’uomo e Dio: la necessità di riconoscere la nostra umanità, di penetrarla nel profondo e scoprirne la vocazione; per accogliere in essa il Dio che salva, il suo Progetto che ci coinvolge e ci chiede fedeltà, il suo Regno che cresce nella nostra storia.
È sintomatico che, nonostante possa avere una diversa durata, il tempo di isolamento e segregazione per evitare i pericoli di contagio si chiami «quarantena»: un tempo di mezzo, un tempo sospeso. Forse avremo bisogno tutti di un periodo di «disintossicazione» dalle manipolazioni informatiche che a periodi alterni condizionano la vita sociale, economica e perfino religiosa.

Il Tentatore e le Tre Forme di Seduzione
Il diavolo, colui che sa confondere il pensiero dell’uomo, si presenta davanti a Gesù nel momento di maggiore fatica, quando Egli sente fame. La fame di Gesù evidentemente va letta come un momento di difficoltà interiore, lo spazio in cui il male si inserisce per metterlo alla prova. Queste sono la fame e la sete che, spesso, sentiamo anche noi, nelle giornate che scorrono velocemente, fatte di tante azioni e di pochi momenti di sosta per l’incontro con la Sorgente del nostro operare quotidiano.
Nel Vangelo di Matteo, il tentatore non appare come un nemico, ma assume l’aspetto di un collaboratore, qualcuno che vuole aiutare, avendo il ruolo di seduttore. Non contrasta, ma induce a fondare la vita di Gesù sul potere, utilizzando una razionalità tutta umana secondo una logica mondana. Invece, Gesù ha la volontà di spendere interamente la vita per l’altro, sino alla morte.
La seduzione non nega la verità - Gesù è riconosciuto come «Figlio di Dio» - ma quella verità è deformata fino a dargli i connotati del potere: sulle cose (i sassi), su Dio (la protezione), sugli uomini (il regno). Se Gesù avesse risposto in un altro modo alle tre proposte, non avremmo avuto né la croce né il cristianesimo.
Le tre tentazioni rappresentano dei modelli di messia falsi o equivoci: un «riformatore sociale» (il profitto, la possessione), un «messia miracolistico» (il prestigio), un «messia del potere» (il dominio). Sono minacce anche per la missione dei discepoli e della Chiesa di ogni tempo e luogo, spingendo a credere che potere, denaro, dominio, super-attivismo o presunta superiorità etnica/culturale siano vie evangeliche.
La tentazione del cristiano e le tentazioni di Cristo - Enzo Bianchi
L'Ascolto della Parola di Dio: La Chiave della Vittoria
Le risposte del Signore, seppur diverse, hanno un’espressione comune: «Sta scritto». In tutte scopriamo il primato assoluto ed esigente della Parola di Dio e l’abbandono umile e filiale alla volontà del Padre: è il senso stesso della Fede.
Senza un rapporto profondo con la Parola di Dio che ci aiuti a leggere i segni dei tempi, siamo esposti al pericolo di queste «tentazioni», ad esserne sedotti e vinti. Pensare che la ragione umana sia capace di riconoscerle e vincerle è del tutto illusorio. L’emotività, il bisogno del sacro e la ricerca dei segni del soprannaturale ci immettono in un labirinto pseudoreligioso da cui è difficile uscire. Senza la guida forte della Parola e dello Spirito, è facile lasciarsi ingannare.
Gesù, inoltre, nelle sue risposte cita il libro del Deuteronomio, in cui si chiede di ricordare il tempo del deserto per vivere bene nella terra promessa. L’intelligenza del passato narrato dalla Scrittura deve essere capace di esprimere il suo senso per l’oggi. Gesù non risponde alle tentazioni appoggiandosi solo sul suo «io», ma alla storia della relazione fra Dio e il suo popolo. La vita dipende dall’alleanza con Dio, e l’essenziale che fa vivere è la relazione di alleanza con Dio.
Il Signore ribadisce che non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Nutriti da questo pane, da questa presenza che ci accompagna, possiamo attraversare il deserto, camminare senza inciampare, custoditi da un amore che non viene mai meno.
Il Cammino Quaresimale del Cristiano: Discernimento e Comunità
Il Discernimento Spirituale
È lo Spirito che ci aiuta a fare discernimento, cioè a formulare un retto giudizio e fare le scelte giuste. Il discernimento è la base per giungere a fare la volontà del Signore. In pratica, la moralità, la rettitudine, la bontà, la generosità, il saper distinguere il bene dal male, il poter scegliere il bene più grande e una più profonda comunione con il Signore hanno tutte l’obiettivo di raggiungere la serenità e la gioia, impegnandoci per un domani migliore.
Per ascoltare la voce dello Spirito che parla al nostro cuore, dobbiamo allenare queste capacità: il silenzio, la meditazione, l’ascolto profondo, che non sono istintivi.
L'Importanza della Comunità e della Parrocchia
Tutto questo non lo possiamo fare da soli, ma solo attraverso la comunità. La parrocchia è il luogo del discernimento per la costruzione di una vera comunità cristiana, dove il servizio diventa stile e l’umiltà si fa accoglienza e comunione. Questo cammino quaresimale di ritorno a Dio e ai fratelli, la madre Chiesa ci chiede di viverlo come comunità ritrovando la verità del nostro vivere insieme e ci viene chiesto di sottoporci a gesti concreti per vincere ciò che cerca di far regnare la divisione.
L'Eucaristia al Centro della Vita Quaresimale
Il Dono dell'Eucaristia Domenicale
«Fate questo in memoria di me!» Queste parole del Signore non possono non suscitare stupore e riconoscenza ogni volta che le ripetiamo o le ascoltiamo. Non riusciremo mai a esprimere adeguatamente la nostra riconoscenza per il grande dono dell’Eucaristia e descrivere adeguatamente la grandezza e la profondità del Sacramento che sta al cuore della Chiesa.
Obbedienti a quel mandato di Gesù, i primi cristiani hanno cominciato a riunirsi nelle case e - dice il Libro degli Atti degli Apostoli - erano «assidui nello spezzare il pane». Dobbiamo riconoscere che dal Concilio in poi è molto cresciuta la comunità cristiana nel modo di celebrare i Sacramenti e soprattutto l’Eucaristia.
Occorre insistere in questa direzione, dando particolare rilievo all’Eucaristia domenicale e alla stessa domenica, sentita come giorno speciale della fede, giorno del Signore risorto e del dono dello Spirito, vera Pasqua della settimana, come scrive San Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Novo Millennio Ineunte. Richiamando i punti su cui concentrare le energie di tutta la pastorale della Chiesa del terzo millennio, egli indica tra questi la Messa domenicale.

La Partecipazione Piena, Attiva e Consapevole
Il termine «partecipazione» è molto importante: esso allude al modo in cui siamo chiamati a vivere l’Eucaristia domenicale. In questo anno pastorale la nostra Diocesi, su invito dell’Arcivescovo, intende avviare un processo che consenta un progressivo approfondimento del senso liturgico, con particolare attenzione alla Messa domenicale. Vorremmo aiutarci a vivere sempre meglio l’Eucaristia che celebriamo nel giorno del Signore, per renderla sempre più il cuore della vita della Chiesa e del cammino spirituale di ciascuno.
Sappiamo bene che la partecipazione piena, attiva e consapevole alla celebrazione dell’Eucaristia domenicale è frutto di una disposizione interiore che va coltivata personalmente e comunitariamente. L’opera dello Spirito Santo, unico vero maestro interiore, trova adesione in noi quando ci lasciamo attrarre dalla bellezza e dalla grandezza di ciò che ogni domenica compiamo. E questo esige che sappiamo dare il giusto valore ai gesti e alle parole della liturgia.
La tentazione del cristiano e le tentazioni di Cristo - Enzo Bianchi
La Monizione Ambientale e le Pratiche Quaresimali
La Funzione della Monizione
È quanto vorremmo fare nelle prossime domeniche di Quaresima. Con brevi interventi all’inizio delle Messe domenicali, inviteremo tutte le assemblee dei fedeli a valorizzare alcuni aspetti della celebrazione eucaristica. Una breve monizione prima della celebrazione eucaristica delle prime tre domeniche di Quaresima inviterà a mantenersi nel raccoglimento e ricorderà le ragioni per cui farlo.
Il Silenzio e il Digiuno come Strumenti di Libertà
Cominceremo dal silenzio: valorizzeremo il momento del silenzio che precede l’inizio della celebrazione eucaristica, poi quello che segue l’omelia, infine quello che segue la comunione.
Ed ecco un secondo elemento tipico del cammino quaresimale: il digiuno. Limitare il soddisfacimento dei bisogni primari può sembrare un non senso. Controllare i desideri che alimentano i nostri bisogni significa capire cos’è essenziale nella nostra vita, smascherare le diverse forme di schiavitù che condizionano le nostre scelte e non ci danno la capacità di comprendere ciò per cui vale la pena vivere, amare, soffrire. Sarebbe interessante capire quanto poco alcuni popoli si siano sentiti penalizzati vivendo nel deserto, e scopriremmo che quelli che noi chiamiamo berberi/barbari, definiscono se stessi «imazighen», ovvero «uomini liberi».
Le pratiche quaresimali del digiuno, della preghiera, dell’elemosina e della misericordia, se vissute in spirito di condivisione e di missione, contribuiscono grandemente a farci vivere tutti con quella moderazione e sobrietà che sono vie indispensabili per la salvezza dell’umanità intera. Il mondo ha bisogno di operatori di misericordia e di solidarietà fraterna.
Le Tentazioni di Gesù: Modello per Ogni Cristiano
Le prove vissute da Gesù sono sempre attuali, sono presenti nel mondo delle nostre relazioni quotidiane; ma come Cristo ha vinto Satana affidandosi alla Parola di Dio, così anche i suoi discepoli possono allontanare le tentazioni, fondando la propria vita sulla roccia della Parola di Dio.
Gesù, il nuovo Adamo e il primo credente del nuovo popolo di Dio, uomo e Figlio di Dio, dopo il battesimo e la proclamazione da parte del Padre della sua qualità di Figlio, spinto dallo Spirito Santo va nel deserto, nella consapevolezza di essere il Figlio di Dio. Il tentatore potente è nel deserto per mettere alla prova Gesù, che come uomo sperimenta in sé le tentazioni comuni a ogni persona.
Lo scrittore russo Dostoevskij considerava il Vangelo delle tentazioni la più grande pagina della storia umana, perché va al cuore dei problemi più difficili per l’uomo: la libertà. Ognuno di noi è rappresentato nelle tentazioni di Gesù, perché anche noi siamo in conflitto permanente con «satana», con il male (l’egoismo) che c’è dentro e fuori di noi, con ingiustizie, violenza, fame. Dobbiamo continuamente scegliere tra le Beatitudini e la logica del dio-denaro.
Le tentazioni di Gesù erano «tre scorciatoie per non passare attraverso la croce» (Fulton Sheen), ma Gesù accetta la croce, con amore e muore perdonando. Così ha vinto! Così ci ha salvato! E ci insegna come cooperare, con solidarietà, alla salvezza del mondo! «Ed ecco angeli si avvicinarono e lo servivano». Avvicinarsi e servire, verbi da angeli.
Gesù, ripieno della forza dello Spirito, supera le tentazioni sulla base della Parola di Dio, unico alimento capace di saziare totalmente il cuore dell’uomo; Egli si fida del Padre e del suo piano; sceglie di rispettare il primato di Dio, l’unico degno di ricevere il culto e l’adorazione dell’uomo.