La Sacra di San Michele: Storia e Misteri dell'Arcangelo

L'ambiente lagunare a sud di Chioggia, caratterizzato da ampie lagune e acquitrini, boschi impenetrabili disseminati da stagni e attraversati da fiumi o canali naturali, e dune sabbiose, fu sede fin dai tempi più antichi di insediamenti monastici benedettini.

Origini Antiche e Fondazione

Probabilmente già nel periodo delle guerre tra Bizantini e Longobardi, grandi quantità di persone si trasferirono dalla terraferma nelle lagune, costituendo il primo nucleo della futura storia di Venezia. In questo modo, nell’antico porto romano di Brondolo, venne fondato un monastero dedicato a San Michele Arcangelo, protettore del popolo Longobardo. Il primo documento che menziona il monastero di Brondolo è del 727, anno in cui Antonino da Padova venne rimosso dall’incarico di abate per divenire patriarca di Grado. Qualche anno più tardi, il monastero venne distrutto durante la guerra di Pipino, re dei Franchi, contro i Longobardi e probabilmente di nuovo saccheggiato dagli Ungari nel 900. Dopo tale data, la vita del monastero si svolse in maniera regolare e tranquilla per circa 500 anni, anche se negli ultimi 150 anni i benedettini vennero sostituiti dai monaci cistercensi.

La Riforma Cistercense

Nel 1229, infatti, il papa Gregorio IX ne ordinò la riforma, per far terminare l’eccessiva mondanizzazione dei suoi fondaci e farlo ritornare alle sue origini. Furono l’abate di Santa Giustina da Padova, G. da Montecroce, e Alberto da Monselice, priori della diocesi padovana, ad essere incaricati dal Papa di provvedere alla riforma del monastero e costoro lo assegnarono ai cistercensi provenienti da Chiaravalle della Colomba (presso Piacenza).

La Sacra di San Michele: Un Simbolo del Piemonte

Fondata tra il 983 e il 987 sul monte Pirchiriano, la Sacra di San Michele fu uno dei più importanti centri della cultura monastica benedettina europea. L'origine di essa è avvolta nella leggenda.

Leggende e Primi Costruttori

Nel secolo X, Giovanni Vincenzo di Ravenna, rinunciando alla sua sede episcopale, si rifugiò sopra il monte Caprasio, dove si erano raccolti pochi eremiti di S. Romualdo; e qui egli contava di erigere un tempio all'arcangelo San Michele. Ma per ingiunzione dello stesso arcangelo - secondo l'ingenua cronaca clusina - la chiesa venne fabbricata sul Pirchiriano, dove nella notte gli angeli avevano trasportato i legnami segati e piallati dall'eremita stesso sul Caprasio. Le fonti più certe parlano del tempo di san Giovanni Vincenzo, l'arcivescovo di Ravenna ritiratosi a una vita eremitica presso queste zone, quindi tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo. Secondo una leggenda, l’ex arcivescovo ebbe la visione dello stesso Arcangelo Michele, che gli ordinò di erigere un santuario. Le fasi iniziali della costruzione sono scarsamente descritte. Accanto al sacello più antico, Giovanni Vincenzo ne fece realizzare un altro, oggi ambiente centrale dell'attuale cripta della Chiesa. La storia della Sacra può ritrarsi più indietro ancora nei secoli: pare probabile che S. Giovanni Vincenzo non facesse che ricostruire nel secolo X un tempietto già dedicato a S. Michele, da attribuirsi ai Longobardi devoti all'arcangelo.

L'Influenza Longobarda e Romana

Già in epoca romana fu qui presente un presidio militare, di vedetta presso la via Cozia verso le Gallie. Il castrum romano fu poi utilizzato dai Longobardi, a guardia delle invasioni dei Franchi, nel contesto delle cosiddette chiuse longobarde, delle quali rimangono alcune vestigia nel sottostante paese di Chiusa di San Michele. Il culto micaelico, praticato dai Longobardi, fu ereditato dall'Imperatore Federico I Barbarossa, che lo trasmise al nipote Federico II, che lo estese a sua volta nel Regno e nell'Impero. L'Alto Medioevo, infatti, vide la costruzione di numerosi edifici religiosi in Europa dedicati al Santo Arcangelo.

Interventi di Nobili e Ordini Religiosi

Fu edificata grazie a diverse personalità: il marchese e il vescovo di Torino, i nobili pellegrini alverniati facenti capo a Ugo di Montboissier, San Giovanni Vincenzo e gli eremiti insediati sul vicino monte Caprasio. Una chiesetta a tre navate e tre absidi veniva poi eretta - forse tra il 983 e il 987 - da Ugo di Montboissier, nobile signore alverniate, reduce da un pellegrinaggio a Roma, in luogo frequentatissimo da romei di Francia, d'Inghilterra e di Spagna. Sul finire del X secolo, fondamentale fu l'intervento del nobile francese conte Hugon di Montboissier, detto "Ugone", allora governatore di Aurec-sur-Loire, nell'Alvernia e responsabile dell'abbazia di Saint-Michael de Cuxa, a Codalet (Pirenei). In tal modo, il conte poté quindi riscattare i suoi peccati a fronte dell'indulgenza richiesta al nuovo papa Silvestro II. L'amministrazione fu data all'abate Adverto di Lezat (diocesi di Tolosa). A metà dell'XI secolo, la struttura dell'abbazia fu quindi affidata ai Benedettini, che ne seppero sviluppare progressivamente il significato spirituale, dando asilo ai pellegrini e protezione alle popolazioni della zona. Dalle basi di quello che probabilmente era l'antico castrum di epoca romana, l'abate Ermengardo, che resse il monastero dal 1099 al 1131, fece realizzare questa opera ardita, partendo dall'impressionante basamento di 6 metri che dalla base a picco raggiunge la vetta.

Dettaglio della

Architettura e Struttura del Complesso

Nel suo aspetto attuale così caratteristico, edificata sopra alte sottostrutture sul vertice a picco di un monte, la Sacra offre l'impressione d'un blocco assai serrato e unitario. In realtà, essa consta di parti risalenti ad epoche e stili diversi, che riflettono la storia e le vicende dell'abbazia. La parte più antica è costituita dalla cripta, identificabile con la cappella che la tradizione vuole eretta da S. Giovanni arcivescovo di Ravenna. In essa è notevole l'altare originario. Dalla navata mediana si scende nella cripta, formata da tre sacelli (secoli X, XI, XII). Della chiesa superiore, la parte più antica è costituita dalle absidi risalenti al secolo XII: quella mediana molto maggiore, trilobata, con galleria esterna, le laterali poco sviluppate; la restante basilica è in stile gotico.

La Chiesa Nuova e i Suoi Dettagli

La chiesa attuale, detta anche "Nuova", è il risultato di più di un secolo di interventi. L’effettivo inizio dei lavori è di difficile datazione, ma si suppone che il primitivo impianto, quello absidale, sia stato commissionato dall’abate Stefano all'inizio del XII secolo, con l'imponente basamento del 1110-1120. La “Nuova chiesa”, costruita su un più antico edificio corrispondente all'attuale cripta, fu costruita in due fasi a partire dal XII secolo. La prima fase costruttiva è connotata da interventi in stile romanico, mentre la seconda, gotica, è invece caratterizzata dalla presenza di pilastri a fascio. Nel coro i grandi pilastri cilindrici sono decorati con intrecci di animali e il finestrone absidale è decorato, ai lati, dalla raffigurazione dell’Annunciazione e dai quattro profeti maggiori: Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele. L'interno della chiesa ha forme gotiche nelle tre navate su pilastri (secolo XIII) e romaniche nelle absidi (secolo XII).

Scalone dei Morti e Porta dello Zodiaco

L’abbazia è preceduta da un edificio romanico, il Sepolcro dei Monaci, a pianta a croce greca, con quattro nicchie circolari, risalente all’inizio dell’XI secolo. Si giunge poi alla Porta di Ferro, dell’XI secolo, che dà accesso al complesso abbaziale. Si tratta di una bassa torre, cui un tempo si accedeva per mezzo di un ponte levatoio. Oltrepassata la Porta, una breve scalinata conduce all’area della foresteria, sovrastata da un'imponente facciata dell’abbazia, alta 41 metri e caratterizzata in alto dalla Loggia dei Viretti. Entrati nel complesso si percorre lo Scalone dei Morti, così detto poiché nelle ampie nicchie che si aprono lungo le pareti si conservano scheletri di monaci. Alla sommità dello scalone si trova il composito Portale dello Zodiaco, realizzato tra il 1128 e il 1130 e firmato dal Maestro Nicolao, ma alla cui esecuzione prese parte anche Pietro da Lione. Un’ultima rampa di scale conduce all’ingresso della chiesa, costituito da un portale romanico a fasce policrome. I capitelli scolpiti che l'ornano sono vari di motivi decorativi; notevoli in particolar modo le sculture della "Porta dello zodiaco" così detta, perché, frammezzo a vari ornati: sirene, aquile, tralci d'acanto, ecc., vi sono raffigurati i segni dello zodiaco. Tra il 1120 e il 1130, vi lavorò lo scultore Niccolò, ma anche Pietro da Lione. Dal protiro, altissimo a più piani, si accede allo scalone dei Morti, così chiamato perché anticamente era fiancheggiato da tombe. Qui si trova la porta dello Zodiaco, con gli stipiti decorati da rilievi dei segni zodiacali, che all'epoca erano un modo per rappresentare lo scorrere del tempo (quindi una sorta di memento mori). La Porta dello Zodiaco, opera di maggior pregio artistico della Sacra (Niccolò, XII secolo).

La SACRA Linea di San MICHELE! La Storia dei SETTE Monasteri!

Opere d'Arte e Archiettura Gotica

Tra le numerose opere pittoriche presenti nella chiesa, si segnala, nei pressi dell’ingresso, sulla sinistra, l’affresco con la Deposizione di Cristo nel sepolcro, la Dormitio Virginis e l’Assunzione della Vergine realizzato da Secondo del Bosco da Poirino nel 1505; altre opere ad affresco, anch’esse risalenti al XVI secolo, sono ancora visibili nel Coro Vecchio e sui pilastri delle absidi minori. Nel Coro Vecchio spiccano, inoltre, il Trittico della Vergine col Bambino, San Michele Arcangelo e San Giovanni Vincenzo che presenta alla Vergine il committente, Urbano di Miolans, realizzato da Defendente Ferrari, tra il 1503 e il 1522, e l’affresco cinquecentesco che rappresenta il leggendario episodio della costruzione della Sacra da parte degli angeli. Sull'altare maggiore, trittico di Defendente Ferrari. Sparsi per le navate e nel coro vecchio dipinti e affreschi dei secoli XV-XVI e moderni sarcofagi di principi di Casa Savoia.

Il Culto di San Michele Arcangelo

La Sacra è dedicata all’Arcangelo Michele, difensore della Fede e del Popolo cristiano. L’abside della chiesa è orientata verso il punto esatto in cui sorge il sole il 29 settembre, giorno della festività di San Michele. La figura di San Michele Arcangelo, il guerriero celeste, ha affascinato l'immaginario religioso e culturale per secoli, diventando un simbolo di forza, protezione e vittoria sul male. Il culto di San Michele si è diffuso a partire dai primi secoli del cristianesimo, diventando uno dei santi più venerati in Europa.

San Michele: il Guerriero di Dio

San Michele è una figura chiave nelle tradizioni religiose abramitiche, incluse cristianesimo, ebraismo e islam. Nell'Apocalisse, San Michele guida gli eserciti celesti contro le forze del male, rappresentate da Lucifero e gli angeli ribelli. È considerato il difensore della fede e il protettore contro Satana, con un ruolo centrale come custode delle anime durante il Giudizio Universale. Il suo nome, che significa "Chi è come Dio?", rappresenta un'esclamazione di sfida contro l'orgoglio di Lucifero, che osò mettersi al pari di Dio. Non sorprende che il culto di San Michele sia stato associato a luoghi strategici o di confine, come montagne e grotte, simboli di protezione e dominio spirituale. Il culto di San Michele si diffuse in Europa soprattutto durante il Medioevo, epoca in cui i popoli avevano un profondo bisogno di protezione spirituale contro le calamità, le invasioni e le malattie. Oltre alla sua rilevanza spirituale, esiste un misterioso fenomeno legato a questo culto: la cosiddetta Linea Sacra di San Michele, una linea immaginaria che collega sette importanti santuari dedicati all'Arcangelo, che si estende dall'Irlanda fino a Israele.

La Linea Sacra di San Michele: Un Misterioso Allineamento

Un mistero avvolge sette dei principali santuari dedicati a San Michele: essi si trovano allineati lungo una retta che attraversa l'Europa e il Mediterraneo, un fenomeno che ha suscitato curiosità e speculazioni per secoli. La linea, lunga migliaia di chilometri, parte dall'Irlanda, passa per l'Inghilterra, la Francia, l'Italia, la Grecia e finisce a Israele. La linea perfetta che collega questi santuari è stata oggetto di numerose interpretazioni. Alcuni studiosi suggeriscono che sia una semplice coincidenza, dovuta al fatto che questi luoghi erano già siti sacri di culto pagano prima di essere cristianizzati e trasformati in luoghi dedicati a San Michele. Altri, invece, vedono un legame più profondo e spirituale. Secondo una teoria esoterica, la linea rappresenterebbe la spada di San Michele che, con un colpo, avrebbe sconfitto il male sulla Terra. Curiosamente, la linea sacra è perfettamente allineata con il tramonto del sole durante il solstizio estivo, suggerendo che potrebbe esserci stato un intento astronomico dietro la scelta dei siti.

Mappa della Linea Sacra di San Michele Arcangelo

Il Pellegrinaggio dei Santuari: Un Cammino a Tappe

Per chi desidera ripercorrere fisicamente la misteriosa Linea Sacra di San Michele, è possibile intraprendere un pellegrinaggio che tocca le principali località dove sorgono i santuari e i monasteri dedicati all'Arcangelo. Questo cammino si estende dall'Irlanda fino a Israele, attraversando suggestivi paesaggi e città ricche di storia e spiritualità.

Le Tappe della Linea Sacra

  1. Skellig Michael (Irlanda): Antico monastero fondato nel VI secolo, accessibile solo via mare e tramite una ripida salita di oltre 600 gradini.
  2. St Michael’s Mount (Inghilterra): A circa 600 km a sud-est, lungo le coste della Cornovaglia. Quest'isola è collegata alla terraferma da un passaggio pedonale che si può percorrere solo con la bassa marea.
  3. Mont-Saint-Michel (Francia): A circa 500 km a sud-est di St Michael’s Mount, in Normandia. Questa abbazia medievale, che sorge su un isolotto roccioso circondato dalle maree, è una delle destinazioni più iconiche del mondo.
  4. Sacra di San Michele (Italia): Proseguendo il viaggio verso sud-est, dopo circa 1.100 km si giunge alla Sacra di San Michele, nelle Alpi piemontesi.
  5. Santuario di San Michele sul Gargano (Italia): Scendendo lungo la penisola italiana, dopo circa 900 km si arriva al Santuario di San Michele sul Gargano, in Puglia. Questo luogo è famoso per le apparizioni dell'Arcangelo che, secondo la leggenda, si sono verificate nella grotta dove è stato eretto il santuario.
  6. Monastero di San Michele, Symi (Grecia): Proseguendo verso l’Oriente, dopo un viaggio di circa 1.200 km attraverso il Mar Adriatico e l’Egeo, si raggiunge la pittoresca isola di Symi in Grecia. Qui, il Monastero di San Michele si trova in una posizione incantevole sulla costa.
  7. Monte Carmelo (Israele): L'ultima tappa del pellegrinaggio si trova a circa 1.500 km più a sud-est, in Israele. Qui sorge il Monastero di Stella Maris, dedicato a San Michele, a pochi chilometri dalla città di Haifa.

Le distanze tra queste tappe sono notevoli, ma ognuna di esse offre un'esperienza unica, che unisce la devozione alla scoperta di luoghi incantevoli.

Declino, Soppressione e Rinascita

Il declino della Sacra fu causato da antefatti politici risalenti al 1362: il principe Giacomo di Savoia-Acaia, a causa della sua insubordinazione a Casa Savoia, fu esautorato da poteri e possedimenti. Suo figlio, Filippo II di Savoia-Acaia, si volle quindi vendicaredistruggendo il palazzo abbaziale. In tali tumulti, fu supportato dall'allora abate Pietro III di Fongeret. Nel 1381, Amedeo VI di Savoia (detto il Conte Verde), prese la drastica decisione di chiedere direttamente a papa Urbano VI la soppressione dell'autorità dell'abate presso la Sacra. Da quel momento, il complesso perderà definitivamente la propria grande autonomia e verrà amministrato soltanto da un commendatario.

Il Periodo di Abbandono e i Rosminiani

I lavori sospesi poi per circa un secolo, anche per il declinare dell'abbazia, furono ripresi, forse al tempo di Guglielmo, figlio di Tommaso III di Savoia (abate dal 1310 al 1326). Ridotta nel 1381 a commenda, l'abbazia s'era avviata a inesorabile rovina. Nel 1622 i monaci benedettini lasciarono la Sacra e nel 1802 il governo francese soppresse definitivamente l’abbazia, che visse un periodo di abbandono fino al 1836, anno in cui il re Carlo Alberto l’affidò ai padri Rosminiani. Nel 1622 Gregorio XV erigeva la collegiata di Giaveno trasferendovi i beni dell'abbazia, la quale quasi distrutta dai Francesi nel 1629 non risorse più. Carlo Felice la destinò a sepolcreto dei vari membri della Casa Savoia. Papa Gregorio XVI, con un breve dell'agosto 1836, nominò i padri Rosminiani amministratori della Sacra e delle superstiti rendite abbaziali. Contemporaneamente, il re affidò loro in custodia le salme di ventiquattro reali di casa Savoia, traslate dal duomo di Torino, ora tumulate in Chiesa entro pesanti sarcofagi di pietra. Per la traslazione delle salme venne realizzato il Sentiero dei Principi. Solo in seguito vennero portati al monastero i 16 pesantissimi sarcofagi di pietra dove furono seppelliti principi, principesse e principini. La Sacra di San Michele godeva del privilegio di abbatial nullius, ovvero dell'esenzione dalla giurisdizione di un vescovo, da molti secoli, quando fu soppressa nel 1803 durante il periodo napoleonico.

Restauri e Riconoscimenti Moderni

Fondamentali furono qui gli interventi architettonici di recupero e i supplementi di elementi neoromanici voluti da Alfredo d'Andrade, eseguiti a cavallo tra il XIX e il XX secolo, come la scalinata e gli archi rampanti sulla parte meridionale. Altri restauri del complesso furono eseguiti nel corso degli anni ottanta e novanta; una particolare importanza rivestì la visita di papa Giovanni Paolo II il 14 luglio 1991, nel corso della sua visita alla diocesi di Susa per la beatificazione del vescovo Edoardo Giuseppe Rosaz. In anni recenti, l'incipiente afflusso di turisti ha reso obbligatorio il senso unico sulla provinciale 188 da Fraz. Nel 2016 viene varato un progetto di ulteriore ristrutturazione e ampliamento di tutto il sito, con miglioramento dei relativi servizi turistici. Il 15 marzo 2017, presso il Circolo dei Lettori di Torino, è stata presentata al pubblico la candidatura dell'abbazia a patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, nel quadro del sito seriale Il paesaggio culturale degli insediamenti benedettini dell’Italia medievale. Nella notte del 24 gennaio 2018, il Monastero Vecchio della Sacra ha subito danni a seguito di un incendio divampato sul tetto, senza danneggiare la parte architettonicamente più rilevante, che ha necessitato di importanti restauri.

Influenza Culturale e Letteraria

Nel 1980, lo scrittore Umberto Eco si ispirò parzialmente a questa suggestiva abbazia benedettina, per ambientare il suo più celebre romanzo, Il nome della rosa. Da ricordare, anche il romanzo di Marcello Simoni del 2011, Il mercante di libri maledetti, qui parzialmente ambientato.

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