In Sicilia, la storia della Chiesa è intrinsecamente legata alle vicende sociali e politiche dell'isola, spesso segnate dalla presenza della mafia. Due figure sacerdotali, sebbene distanti nel tempo, incarnano profondamente questo intreccio: Padre Ignazio Modica, martire della mafia a Casteldaccia, e Corrado Lorefice, da parroco di Modica ad Arcivescovo di Palermo, esempio di impegno per i più deboli.
La Memoria Ritrovata di Padre Ignazio Modica, Vittima della Mafia

A Casteldaccia, una storia che per anni è rimasta affidata a poche testimonianze e sussurrata più che ricordata, torna a farsi sentire: è la vicenda di padre Ignazio Modica, il giovane sacerdote assassinato dalla mafia il 4 dicembre 1921. Oggi, questa memoria sta riprendendo forma grazie all'impegno della parrocchia e al lavoro di Giuseppe Canale, un giovane ricercatore che da tempo setaccia archivi, raccoglie documenti e riannoda fili dispersi, restituendo ciò che è andato perduto e dando voce a una ferita mai del tutto rimarginata.
Vita, Impegno e le Circostanze dell'Assassinio
Padre Ignazio Modica, ancor prima che prete, era un uomo che credeva realmente nella giustizia sociale e nella lotta per i diritti dei più deboli. Era un uomo religioso, colto ed eticamente corretto, con un orizzonte politico progressista.
- Nel 1913 votò per il giolittiano Aguglia, non per Scialabba, sostenuto dalla mafia e dal futuro sindaco di Casteldaccia, suo zio.
- Come economo del Comune, sosteneva la trasparenza negli appalti comunali finanziati dal Governo per opere pubbliche, andando contro gli interessi economici, politici e mafiosi.
- Dopo aver vinto un concorso, fu nominato parroco di Casteldaccia, ma non riuscì a prendere possesso della parrocchia. Una manifestazione di donne, certamente autorizzata dalla mafia dati i costumi femminili di inizio Novecento, glielo impedì chiudendo la chiesa e tagliando le corde delle campane per bloccare il suono.
- Dopo un mese, padre Modica perdonò i manifestanti, rinunciò alla nomina e mantenne la carica di vicario economo spirituale.
La sera del 4 dicembre 1921, di ritorno a casa, padre Ignazio Modica venne ucciso dalla mafia locale in piazza Madrice, davanti alla sua chiesa a Casteldaccia. Questo delitto fu inizialmente depistato, ma sulla base di nuove testimonianze, furono successivamente indagati quattro mafiosi, i quali, resisi latitanti per tutto il ventennio fascista, non furono mai arrestati e processati. Si dice che circolassero liberamente nel paese e che, quando sospettavano qualche controllo, si nascondessero nella cripta della chiesa, alla quale accedevano direttamente dalla strada. Il silenzio imposto dal clima mafioso ne impedì la memoria.
Gli assassinii come quello di padre Modica, così come quello del sindacalista comunista Andrea Raia - anch'egli ucciso per la sua onestà e per la difesa dei contadini - possono essere definiti delitti politico-mafiosi, in quanto colpivano interessi economici, politici e mafiosi. Entrambe le vittime, per il loro impegno a difesa dei più deboli contro ogni forma di ingiustizia e corruzione, avevano una vocazione politica democratica.
Le Iniziative per Mantenere Viva la Memoria
Chiesa e Mafia – Il Legame Nascosto che Ha Cambiato l’Italia
A più di un secolo dal suo assassinio, la comunità di Casteldaccia, grazie al contributo di Giuseppe Canale e al forte desiderio della parrocchia, continua a coltivare un percorso di ricordo e consapevolezza. Le iniziative, distribuite nel mese di dicembre, intendono non solo commemorare la figura di padre Modica, ma anche riaffermare l’impegno civile e spirituale della comunità contro ogni forma di mafia e violenza.
Programma degli Eventi Commemorativi
- Giovedì 4 dicembre - ore 18:00, Chiesa Madre: Celebrazione della Santa Messa in suffragio di padre Ignazio Modica, seguita da un momento di preghiera e raccoglimento dedicato a tutte le vittime della mafia.
- Venerdì 12 dicembre - ore 18:15, Chiesa Madre: Conferenza dal titolo: "Un prete, la mafia, i silenzi: analisi di contesti e pretesti". Durante l’incontro, Giuseppe Canale presenta gli esiti delle sue ricerche storico-archivistiche, offrendo un’analisi dettagliata dei contesti, delle circostanze e dei silenzi che accompagnarono l’omicidio.
- Sabato 20 dicembre - ore 06:00, Chiesa Madre: L’Arcivescovo di Palermo, S. E. Mons. Corrado Lorefice, celebra la Santa Messa all’alba e, a seguire, inaugura la lapide commemorativa dedicata a padre Ignazio Modica. La lapide, fortemente voluta dalla parrocchia, verrà collocata nel luogo stesso da cui partirono i colpi che uccisero il sacerdote, simbolo di memoria permanente restituito finalmente alla comunità.
Il Consiglio comunale ha deliberato l’intitolazione di una piazzetta del paese con il nome di padre Ignazio Modica, e la parrocchia promette di pubblicare una biografia frutto della ricerca di un giovane studioso, con un capitolo dedicato al delitto di mafia. Questi gesti, insieme alle marce popolari antimafia e alla mobilitazione della società civile, dimostrano come la coscienza antimafiosa abbia fatto passi avanti, nonostante i tentativi di cancellare la legislazione antimafia.
La Memoria Viva come Impegno per il Futuro
«Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro»: così lo scrittore cileno Luis Sepúlveda sottolineava lo stretto legame tra il passato, la comprensione del presente e la costruzione del futuro. In un mondo iper-connesso ma dis-connesso, con una memoria sempre più "a breve termine", riscoprire questo principio è decisivo. La memoria non deve essere solo un ricordo passivo o un monumento istituzionalizzato, ma deve essere memoria viva, seminata con consapevolezza nel presente e parte della coscienza individuale e collettiva. Solo in questa prospettiva la memoria di padre Ignazio Modica diviene spazio ermeneutico, di interpretazione e comprensione del presente che abitiamo, un terreno fecondo in cui lo Spirito di Dio sta portando qualcosa di buono, come sottolineava il cardinale Martini: «Lo Spirito c’è, anche oggi, e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro.»
Corrado Lorefice: Un Sacerdote da Modica ad Arcivescovo di Palermo

La storia dei sacerdoti in Sicilia vede anche figure contemporanee di grande rilievo, come Don Corrado Lorefice. Nato a Ispica il 12 ottobre 1962, Lorefice è diventato un punto di riferimento per il suo impegno sociale e la sua vicinanza ai più deboli, prima come parroco della chiesa di San Pietro a Modica e poi come Arcivescovo di Palermo.
Percorso Ecclesiastico e Impegno Sociale
Nel settembre 1976, Corrado Lorefice entra nel Seminario Minore di Noto. Dopo la maturità, nell'Anno Accademico 1980/1981, si iscrive al Seminario Maggiore di Noto e frequenta lo Studio Teologico S. Conseguito il baccalaureato in Teologia nel 1985, il Vescovo S.E. Mons. Salvatore Nicolosi lo invia a Roma, presso l’Accademia Alfonsiana, per completare gli studi teologici.
La sua formazione e i suoi incarichi:
- 1986: Ordinato diacono da S.E. Mons. Salvatore Nicolosi presso la Cattedrale di Noto.
- 1988: Ottiene la Licenza in Teologia Morale.
- Ottobre 1988: Nominato Economo del Seminario Vescovile.
- Ottobre 1989: Nominato Vice Rettore del Seminario (incarichi mantenuti fino al settembre 2008).
- 1995-1996: Amministratore Parrocchiale di S.
- 2008-2010: Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano.
- 2009: Amministratore Parrocchiale della Parrocchia Chiesa Madre - S.
- 2010: Arciprete Parroco di S. Episcopale per il Clero (fino al 2014).
- Settembre 2014: Nominato Vicario Episcopale per la Pastorale.
- Novembre 2014: Parroco-Moderatore della parrocchia S.
Corrado Lorefice ha insegnato Teologia Morale presso vari Istituti Superiori di Scienze Religiose in Sicilia e nel dicembre 2009 ha conseguito il Dottorato in Teologia. È autore di diverse pubblicazioni, tra cui un libro su “Dossetti e Lercaro: la Chiesa povera e dei poveri”, in cui analizza gli interventi del cardinale di Bologna che chiedeva alla Chiesa di tornare al Vangelo delle origini, spogliandosi del lusso e della mondanità.
La Nomina ad Arcivescovo di Palermo e il suo Messaggio
La nomina di Don Corrado Lorefice ad Arcivescovo di Palermo, successore del cardinale Paolo Romeo, è stata definita una scelta "anomala" dal Pontefice, data la sua giovane età (53 anni al momento della nomina) e il fatto che da parroco è diventato guida di una grande diocesi senza essere stato prima vescovo. La sua nomina è stata motivata dal suo impegno sociale, dalla vicinanza ai poveri di Modica e alle ragazze madri, e dai suoi viaggi in Africa per aiutare gli ultimi, un profilo che rientra nel nuovo corso di Papa Francesco.
Nel suo messaggio ai fedeli di Palermo, Mons. Lorefice ha espresso gratitudine a Papa Francesco e ha sottolineato il senso di inadeguatezza di fronte all'incarico, ma anche il desiderio di proseguire il cammino di fede, speranza e carità della Chiesa palermitana, convinto che la costruzione della comunità dei discepoli di Gesù sia frutto dell'azione dello Spirito.
Il suo ministero episcopale si concentra su:
- Attenzione ai più piccoli, ai più poveri, agli ammalati: invitando i diaconi a mantenere vigile questa attenzione e la Chiesa ad abitare le vie delle «periferie umane».
- Formazione dei seminaristi: auspicando la maturazione del senso del dono totale e incondizionato della vita, sul modello di Cristo.
- Profezia e speranza dei religiosi e delle religiose: in accordo con la sinfonia dei carismi dello Spirito.
- Cammino sinodale: promuovendo l'ascolto reciproco per «discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa».
- Dialogo con il mondo della cultura: specialmente con l'Università e i centri di ricerca, valorizzando l'apporto della Facoltà Teologica di Sicilia.
- Contributo alla cultura dell'accoglienza e della legalità: contro ogni forma di potere oppressivo dell’uomo e del creato, in collaborazione con le istituzioni civili e le autorità militari.
Lorefice ha ricordato che la missione propria della Chiesa «non è d’ordine politico, economico o sociale: il fine, infatti, che le ha prefisso è d’ordine religioso», ma essa contribuisce al bene comune attraverso la sua azione evangelica.
La Chiesa e la Lotta alla Mafia in Sicilia: Un Impegno Continuo

Le lotte antimafia hanno cambiato il clima di consenso sociale verso la mafia. La Chiesa, dopo la strage di Ciaculli del 1963, ha preso posizioni sempre più nette, culminate con la scomunica latae sententiae (senza processo canonico) pronunciata da Papa Francesco per chi fa parte della mafia.
Nonostante l'attuale quasi assenza del tema mafie dal dibattito politico generale, la coscienza antimafiosa della società civile ha fatto passi avanti. Lo dimostrano le marce popolari antimafia iniziate nel 1983 nell’ex triangolo della morte Bagheria-Casteldaccia-Altavilla, la mobilitazione dopo le stragi del ’92/93, l’impegno delle scuole, delle università, degli storici, sociologi, economisti, l’impegno repressivo della magistratura e delle forze di polizia, l’informazione democratica e le associazioni antimafia. Ricordare ogni vittima innocente della mafia è un grido di lotta contro le mafie e ogni forma di violenza sociale, politica, morale.