Le origini del carisma francescano e la presenza a San Severino Marche
La storia delle Clarisse affonda le sue radici nell'esperienza di san Francesco d’Assisi e di santa Chiara. Un episodio emblematico è narrato da Tommaso da Celano, che descrive l'incontro di Francesco con una pecorella mite in mezzo ai caproni, simbolo della mitezza di Gesù. Proprio in seguito al passaggio del santo assisate, che di ritorno dalla Terra Santa si fermò al convento di Colpersito, nacque la comunità di donne penitenti a San Severino Marche.

Suor Chiara Francesca rievoca questo momento fondante: “L’inizio della nostra presenza a San Severino Marche è legato al passaggio di san Francesco d’Assisi al convento di Colpersito, nel quale dimorava una comunità di donne penitenti che accoglie Francesco, si lascia interpellare dalla sua testimonianza evangelica fino a diventarne ‘pianticella’”. Il 16 giugno 1223, la comunità ottenne dal vescovo il permesso di avere come visitatori i frati scelti da Francesco. Chiara d’Assisi è stata, nella storia della Chiesa, la prima donna a scrivere una Regola che riceve l’approvazione papale, definendo un modello dove il femminile esprime il volto della Chiesa sposa e madre.
La vocazione nel XXI secolo: la scelta di Michela Parabita
La scelta di vita contemplativa continua a interpellare il mondo contemporaneo. Un esempio recente è la professione religiosa di Michela Parabita presso le Clarisse di Manduria. Infermiera originaria di Crispiano, a trent'anni ha deciso di abbracciare la clausura, definendola una risposta e un dono: “Perché mi sono sentita a casa. Avevo tutto, eppure mancava quel qualcosa per dare compimento alla mia vita”. La sua è una scelta radicale, vissuta come un distacco dal mondo per trovare “il tutto”, ovvero Dio, in un percorso che non esclude la paura, ma che si fonda sulla fiducia.
Il caso del Monastero di Porto Viro: crisi e resistenza
La vita contemplativa non è priva di conflitti e sfide istituzionali. La vicenda del monastero delle Clarisse di Porto Viro, in provincia di Rovigo, ha sollevato interrogativi sulla gestione della vita monastica moderna. Suor Maria Giuliana dell’Eucaristia, badessa per 23 anni, ha visto la propria comunità commissariata nel 2017 in seguito a una visita apostolica. Le accuse, tra cui plagio e irregolarità economiche, sono state respinte dalla religiosa come pretesti per colpire un monastero che intendeva restare fedele alla regola di santa Chiara, rifiutando tentativi di modernizzazione ritenuti estranei al carisma.

Nonostante la chiusura della comunità originaria e il trasferimento coatto, suor Maria Giuliana e alcune consorelle hanno ricreato una vita comunitaria in una villetta, mantenendo la loro dedizione alla preghiera. La vicenda evidenzia la tensione tra le istanze di rinnovamento delle autorità ecclesiastiche e la resistenza di chi vede nella clausura stretta e nella preghiera intensa l'essenza della propria vocazione.
Impegno sociale e vita consacrata
La vita delle religiose non è avulsa dalle dinamiche del mondo. Le Clarisse di Porto Viro, ad esempio, sono state firmatarie di appelli per una politica di accoglienza verso gli immigrati, candidandosi a ospitare richiedenti asilo nelle proprie strutture. Questo dimostra come, anche all'interno della clausura, il carisma francescano si traduca in una sensibilità concreta verso le sofferenze del presente, in linea con la dignità di ogni persona.