Il pontificato di Papa Francesco, conclusosi il 21 aprile all'età di 88 anni, ha lasciato un'eredità significativa in termini di misericordia e inclusione, specialmente per quanto riguarda le persone con disabilità. Fin dall'inizio del suo pontificato, Papa Francesco ha sorpreso tutti con i suoi gesti inaspettati e la sua costante attenzione verso coloro che vivono in condizioni di fragilità. Il desiderio di costruire ponti e la sua tenerezza hanno rappresentato atteggiamenti privilegiati per guardare in modo nuovo il limite e la sofferenza. Le sue parole e azioni hanno sempre promosso i valori umani, in particolare attraverso gesti concreti verso i più fragili e gli emarginati.
La Visione di Papa Francesco: Inclusione e Partecipazione Attiva
Papa Francesco ha ribadito con forza che le persone con disabilità non sono solo capaci di vivere una genuina esperienza di incontro con Cristo, ma sono anche in grado di testimoniarla agli altri. Molto è stato fatto nella cura pastorale dei disabili, ma è essenziale andare avanti, riconoscendo meglio la loro capacità apostolica e missionaria, e soprattutto il valore della loro "presenza" come persone, come membra vive del Corpo ecclesiale.
Un aspetto fondamentale della cultura dell'inclusione è la possibilità per le persone con disabilità di partecipare attivamente. Non si tratta di escluderle, ma di metterle al centro, abbattendo non solo le barriere fisiche, ma anche permettendo loro di prendere parte alle iniziative della comunità civile ed ecclesiale, offrendo il proprio contributo. Il Pontefice ha spesso chiesto un cambio di sguardo, evidenziando la necessità di "cambiare un po’ la nostra mentalità per aprirci ai contributi e ai talenti di queste persone con diverse abilità, sia nella società che nella vita della Chiesa".
Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata delle persone disabili
Garantire servizi adeguati alle persone con disabilità non è semplicemente una questione di assistenza, intesa come "politica dell’assistenzialismo", ma di giustizia e di rispetto della loro dignità. Il Papa ha costantemente promosso questa visione, considerando le persone con disabilità "prima di tutto persone con pari diritti e opportunità", in netta "opposizione alla cultura dello scarto", e sottolineando l’importanza del "lavoro come unzione di dignità" e di garantire "un’adeguata accessibilità universale" senza barriere come "finalità da conseguire".

La Chiesa come Casa: Battesimo, Sacramenti e Cittadinanza Piena
Papa Francesco ha dichiarato che "la Chiesa non può essere 'afona' o 'stonata' nella difesa e promozione delle persone con disabilità". Egli ha sempre sottolineato che "il battesimo rende ognuno di noi membro a pieno titolo della comunità ecclesiale e dona a ciascuno, senza esclusioni né discriminazioni, la possibilità di esclamare: ‘Io sono Chiesa!’". Per il Pontefice, la Chiesa è la casa di queste persone. "Noi, tutti insieme, siamo Chiesa perché Gesù ha scelto di essere nostro amico. Essa - vogliamo impararlo sempre meglio nel processo sinodale che abbiamo intrapreso - non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore, bisognosi del suo perdono. In questo popolo, che avanza tra le vicende della storia guidato dalla Parola di Dio, ‘tutti sono protagonisti, nessuno può essere considerato semplice comparsa’."
Francesco ha lamentato le troppe discriminazioni, i pregiudizi e l'ignoranza ancora presenti. "Ancora oggi molti di voi vengono trattati come corpi estranei della società. Sentono di esistere senza appartenere e senza partecipare, e ci sono ancora molte cose che vi impediscono una cittadinanza piena." Ha lanciato un grido d'allarme denunciando che "la discriminazione è ancora troppo presente a vari livelli della vita sociale", nutrendosi "di pregiudizi, di ignoranza e di una cultura che fatica a comprendere il valore inestimabile di ogni persona".
Per quanto concerne la vita della Chiesa, il Papa ha denunciato che "la peggiore discriminazione è la mancanza di attenzione spirituale, che a volte si è manifestata nel diniego di accedere ai Sacramenti, sperimentato purtroppo da alcuni di voi". Ha ricordato che "il magistero è molto chiaro in merito" e che, "di recente, il Direttorio per la Catechesi ha affermato in maniera esplicita che nessuno può rifiutare i sacramenti alle persone con disabilità".
La Catechesi per Tutti: Un Cammino di Fede e Protagonismo
È opportuno e importante che la catechesi, con tutti i suoi metodi, stili e programmi, tenga conto anche e soprattutto delle persone con disabilità, non facendo sentire nessuno diverso, né tantomeno incapace dell'amore di Dio. Questo orizzonte nuovo implica un cambiamento: i poveri, i disabili sono i protagonisti dell'evangelizzazione, che si nutre del paradosso della croce.
Un aiuto concreto per formare catechisti e operatori pastorali sempre più capaci di accompagnare persone con disabilità è offerto dal volume "Un cammino per tutti", curato da mons. Francesco Spinelli e mons. Eugene R. Sylva, officiali del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, con la collaborazione di Veronica Donatello, francescana alcantarina e responsabile del settore per la catechesi alle persone disabili dell’Ufficio Catechistico Nazionale della CEI. Il testo, avvalendosi del contributo di autori che hanno fatto della loro esistenza un impegno concreto a favore delle diverse forme di disabilità, offre preziose indicazioni per integrare queste persone nel cammino delle parrocchie e delle comunità ecclesiali. L'impegno verso le persone con disabilità non può e non deve restare solo uno slogan, ma farsi vita e prassi pastorale.

Papa Francesco ha raccomandato che "tutte le celebrazioni liturgiche della parrocchia dovrebbero essere accessibili affinché ciascuno, insieme ai fratelli e alle sorelle, possa approfondire, celebrare e vivere la propria fede". Ha inoltre evidenziato che "una speciale attenzione è da riservare alle persone con disabilità che non hanno ancora ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana: esse potrebbero essere accolte e inserite nel percorso di catechesi in preparazione a questi sacramenti".
Il Pontefice ha ricordato che "ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione". Perciò, "anche le persone con disabilità, nella società come nella Chiesa, chiedono di diventare soggetti attivi della pastorale, e non solo destinatari". Ha sostenuto che "la partecipazione attiva alla catechesi delle persone con disabilità costituisce una grande ricchezza per la vita di tutta la parrocchia" e che "anche la presenza di persone con disabilità tra i catechisti, secondo le loro proprie capacità, rappresenta una risorsa per la comunità". Da qui la necessità di "favorire la loro formazione, perché possano acquisire una preparazione più avanzata anche in campo teologico e catechetico".
Le Persone Disabili nel Vangelo: Protagonisti dell'Evangelizzazione
Nel Vangelo di Marco, i disabili sono al cuore del ministero di Gesù, secondo la loro “eminente dignità”. Sono coloro che diventano i segni del Messia, che libera e guarisce. Nella loro carne, rendono visibile la guarigione che Gesù opera nella storia di ciascuno. In questo movimento, sono proprio i disabili che chiamano la Chiesa alla conversione. Ciascuno e ciascuna hanno la loro storia, il loro dolore. Davvero dei “minorati”, per usare il linguaggio francescano, il quale opera anche nella Costituzione, che ne tutela i diritti.
Il primo evangelizzatore, nel Vangelo di Marco, non è uno dei dodici, ma un lebbroso che viene guarito e, in forza di quella guarigione, diventa l’uomo del Vangelo. La sua vita diventa fortezza e la sua parola potente. Colui che era tenuto fuori della porta della città si fa servo del Vangelo e lo annuncia a tutti. Lui, che era stato lontano, si fa radicalmente vicino nel Vangelo. La sirofenicia, con il suo dolore e il suo patire, ha autorità su Gesù e indica la straordinaria parola delle briciole dei figli. C’è come un metabolismo evangelico che fa dei guariti dal Signore i veri discepoli, non per appartenenza, ma come sequela lungo la via della passione.
I vangeli ricordano coloro che hanno una disabilità fisica o motoria (zoppi, ciechi, paralitici, sordomuti) e quelli che hanno una disabilità psichica (gli indemoniati, i posseduti). La narrazione del Vangelo sta e avviene nella vita delle persone disabili. La condizione fisica e psichica è illuminata dal Vangelo e lo illumina. Gesù è il grande amico dei disabili. La Chiesa di oggi sa che si deve inginocchiare di fronte ai molti disabili, come ha fatto Gesù con i disabili del suo tempo. Le persone disabili non sono gli oggetti di una pastorale, al contrario indicano la via di una catechesi del Vangelo, che essi stessi narrano con la semplicità e la sofferenza della vita. Conosciamo la violenza del patire e la fatica dei giorni. Su quella via, i disabili ci indicano il Vangelo e non l’organizzazione pastorale con i suoi riti e dottrine, con le paure che alzano barriere, resistenze e conflitti. È imperativo abolire le barriere, che alimentano distanze, resistenze e conflitti. La mensa eucaristica Gesù l’ha preparata innanzi tutto per le persone disabili.

Messaggio per la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità: "Voi siete miei amici"
In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, che ricorre il 3 dicembre, Papa Francesco ha pronunciato un messaggio dal tema significativo: "Voi siete miei amici" (Gv 15,14). "La Chiesa vi ama e ha bisogno di ognuno di voi per compiere la sua missione al servizio del Vangelo", ha affermato il Papa. "Noi cristiani abbiamo ricevuto un dono: l’accesso al cuore di Gesù e all’amicizia con lui. È un privilegio che abbiamo avuto in sorte e che diventa la nostra chiamata: la nostra vocazione è essere amici suoi! Avere Gesù per amico è la più grande delle consolazioni e può fare di ognuno di noi un discepolo grato, gioioso e capace di testimoniare come la propria fragilità non sia un ostacolo per vivere e comunicare il Vangelo".
Secondo il Papa, infatti, "l’amicizia fiduciosa e personale con Gesù può essere la chiave spirituale per accettare il limite che tutti sperimentiamo e vivere in maniera riconciliata la propria condizione."
L'Eredità Rivoluzionaria di Papa Francesco: Testimonianze e Impatto
Papa Francesco si è rivelato un pontefice molto empatico e sensibile al tema delle disabilità, sempre disponibile all’incontro con le organizzazioni che tutelano i diritti delle persone con disabilità. Diverse associazioni sono concordi nel valutare Bergoglio come "il pontefice che più di tutti si è prodigato nel valorizzare le persone con disabilità senza pietismo e abilismo".
- Renato Di Carlo, vice presidente dell’Associazione nazionale sordi, ha affermato: "Si è speso per garantire uguaglianza e salvaguardare dignità, un Papa rivoluzionario che ha rotto il protocollo anche sui temi delle disabilità, ponendo l’accento sulle diversità." Ha aggiunto che "il Papa sosteneva che la fragilità va rispettata, non cancellata, creando sinergie per creare accoglienza e tutele delle fragilità con una partecipazione attiva di questi umani che meritano rispetto".
- Cristina Finazzi, portavoce del Comitato Uniti per l’Autismo, ha evidenziato: "Francesco ha ribadito più volte il diritto delle persone con disabilità a ricevere i sacramenti e a partecipare attivamente alla vita ecclesiale, in quanto soggetti attivi di evangelizzazione. Ha sollecitato la formazione specifica per operatori pastorali e l’eliminazione di barriere architettoniche e culturali, affermando che la vulnerabilità appartiene all’essenza dell’uomo."
- Per Teresa Bellini, referente lombarda di Confad, "Papa Francesco è stato un vero rivoluzionario nel suo sguardo ai “diversi”. Nella sua visione aperta si riconoscono le famiglie con disabilità che lottano per il riconoscimento del diritto ad una vita degna di essere vissuta".
- Alessandra Corradi, presidente di Genitori Tosti in Tutti i Posti, ha lodato il Pontefice per aver "predicato la centralità della persona a prescindere dalle condizioni di vita. È stato riformatore anche dentro la Chiesa a beneficio delle persone con disabilità. Papa Francesco ha attuato, dopo molti anni di attesa, una riforma radicale nel catechismo per cui finalmente le persone con disabilità sono state accolte per davvero." Ha ricordato che "prima succedeva che i bambini con disabilità non potessero accedere alla prima comunione o alla cresima e nessuno aveva nulla da dire se questi bambini venivano esclusi e quindi perdevano anche tutta la parte sociale del catechismo, cioè stare in mezzo ai loro coetanei, al pomeriggio dopo la scuola". Francesco "ha voluto così dare ordine che si cancellasse questa discriminazione formando i catechisti e attuando un incredibile rinnovamento anche tra i parroci e i vescovi".
- Enrico Mantegazza, vicepresidente Ledha, ha ricordato il fatto che "Papa Francesco non abbia avuto remore a mostrarsi pubblicamente in carrozzina facendolo sentire più vicino alle persone con disabilità: ha guardato il mondo dalla nostra altezza. Ci ha considerato persone a tutti gli effetti, persone che possono scegliere e che devono essere valorizzate in qualsiasi contesto sociale".
- Don Mauro Santoro, presidente della Consulta diocesana comunità cristiana e disabilità di Milano, ha riferito che "il Santo Padre ha tante volte rivendicato il rispetto dei più fragili, in particolare in occasione del 3 dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità". Nei suoi molteplici discorsi Francesco "ha sempre esortato la Chiesa e l’intera società non solo a riconoscere i diritti fondamentali delle persone con disabilità ma anche a garantire loro il sostegno e le condizioni necessarie per realizzare i propri desideri, passioni e interessi, dando così concretezza al proprio progetto di vita".

L’interesse del Pontefice riflette una visione più ampia, il suo desiderio che tutti si sentano parte integrante della Chiesa, senza pregiudizi e barriere. "Questa convinzione", ha concluso la guida della Consulta diocesana milanese, "ha rivoluzionato anche il modo di concepire il Sinodo, aprendo il dialogo non solo ai vescovi, ma anche ai fedeli, comprese le persone con disabilità." Per ricostruire meglio la nostra società, è fondamentale che l’inclusione dei soggetti più fragili comprenda anche la promozione della loro partecipazione attiva.
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