L'azione della Chiesa cattolica si manifesta attraverso diverse forme di missione, che spaziano dalla diplomazia internazionale all'impegno diretto sul campo, affrontando sia le sfide di una missione stabile che le complessità derivanti da situazioni di emergenza, come quelle legate agli stabili occupati. Questa prospettiva evidenzia come la Chiesa, attraverso i suoi rappresentanti e le sue congregazioni, si adoperi per promuovere pace, giustizia e verità in ogni contesto sociale.
L'Intervento della Chiesa negli Stabili Occupati: Il Caso dello Spin Time
Un esempio concreto dell'impegno della Chiesa in situazioni di fragilità è emerso con il caso dello Spin Time, un edificio ex Inpdap occupato in Via Santa Croce in Gerusalemme, 55, a Roma. Questo stabile, abitato da oltre 450 persone su sette piani - tra cui donne, bambini, adolescenti, anziani e malati - ha vissuto momenti di profonda difficoltà. Gli abitanti hanno descritto sei giorni senza luce ed elettricità come "un incubo, come stare in galera".
In risposta a questa emergenza, il cardinale polacco Konrad Krajewski, elemosiniere del Vaticano, è intervenuto personalmente. Racconta Marco Perilli, membro del movimento Action: "È arrivato il cardinale Konrad che prima era andato dal prefetto. Ha chiesto di riallacciare la corrente sennò se ne sarebbe occupato lui." Il cardinale si è calato "personalmente in questa botola" per riattaccare il contatore sigillato. La sua azione ha portato sollievo agli occupanti, come testimonia una madre: "Finalmente possiamo lavare almeno le cose dei bambini. È una settimana che siamo senza luce, ho un bimbo di 13 mesi."

Adriana Domenici, una suora laica che assiste quotidianamente gli abitanti dello Spin Time, ha narrato la drammaticità di quei giorni: "I bambini urlavano, piangevano. Quando iniziava a calare il sole, senza luce, i bambini andavano in tilt e anche le persone malate. Ma in particolare i bambini terrorizzati, anche perché nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto." Ha anche evidenziato la preoccupazione degli abitanti riguardo a possibili sgomberi: "Sappiamo bene che Salvini vuole fare sgomberare tutte le occupazioni. Loro hanno temuto questo." La mancanza di elettricità ha messo a rischio anche la vita, come nel caso di Sabina Aristarco, che soffre di enfisema polmonare e cardiopatia: "Non curandomi ho avuto una crisi respiratoria molto forte... Perché se no sarei morta."
I Pilastri dell'Azione Missionaria e la Diplomazia della Santa Sede
L'azione missionaria della Chiesa, di cui l'episodio dello Spin Time è un esempio pratico, si fonda su principi guida chiari. Papa Leone XIV, nell’udienza al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ha ricordato che pace, giustizia e verità sono «i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede». Il Pontefice ha espresso l'auspicio per una riconciliazione «in tutti i contesti, a partire da quelli più provati come l’Ucraina e la Terra Santa».
Rivolgendosi agli ambasciatori, il Papa ha ringraziato per i numerosi messaggi augurali seguiti alla sua elezione e per quelli di cordoglio per la scomparsa di Papa Francesco, ricevuti anche da Paesi con cui la Santa Sede non ha relazioni diplomatiche, definendoli "un significativo attestato di stima, che incoraggia l’approfondimento dei rapporti reciproci". Ha sottolineato che la diplomazia pontificia, espressione della cattolicità della Chiesa, è animata da «una urgenza pastorale che la spinge non a cercare privilegi ma ad intensificare la sua missione evangelica a servizio dell’umanità».
Il PROMETTENTE MESSAGGIO di PAPA LEONE XIV alla ricerca della PACE MONDIALE
La sua stessa esperienza di vita, sviluppatasi tra Nord America, Sud America ed Europa, è rappresentativa di questa aspirazione a «travalicare i confini per incontrare persone e culture diverse». Il Papa intende consolidare il dialogo con i Paesi tramite il lavoro della Segreteria di Stato, con l'obiettivo di «confermare nella fede tanti fratelli e sorelle sparsi per il mondo e di costruire nuovi ponti con tutte le persone di buona volontà».
La Pace come Dono Attivo e Disarmo
La prima parola chiave evidenziata dal Pontefice è pace. Spesso considerata solo come "mera assenza di guerra e di conflitto", la pace è in realtà, nella prospettiva cristiana, «anzitutto un dono: il primo dono di Cristo». È un «dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi».
La pace si edifica «nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi». In questo quadro, il contributo delle religioni e del dialogo interreligioso è fondamentale, a condizione che vi sia «pieno rispetto della libertà religiosa in ogni Paese». È essenziale ridare slancio alla diplomazia multilaterale e alle istituzioni internazionali, concepite per risolvere le contese, e promuovere il disarmo, poiché, come ricordato da Papa Francesco, «nessuna pace è possibile senza un vero disarmo».
La Giustizia Sociale e la Dignità Umana
La seconda parola è giustizia, intrinsecamente legata alla pace. «Perseguire la pace esige di praticare la giustizia». Papa Leone XIV ha rivelato di aver scelto il suo nome in omaggio a Leone XIII, autore della prima grande enciclica sociale, la Rerum novarum. La Santa Sede, di fronte agli squilibri e alle ingiustizie attuali, tra cui «condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali», deve far sentire la propria voce.
È compito dei governanti «adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate», investendo prioritariamente sulla famiglia, «società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società». Nessuno può sottrarsi al dovere di tutelare «la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato». Il Papa ha ricordato la sua storia personale di «cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato», sottolineando che la dignità umana rimane immutata in ogni condizione.
La Verità in un Mondo Complesso
La terza parola è verità, essenziale per costruire «relazioni veramente pacifiche, anche in seno alla Comunità internazionale». In un'epoca in cui «le parole assumono connotati ambigui e ambivalenti e il mondo virtuale [...] prende il sopravvento senza controllo», diventa difficile stabilire rapporti autentici. La Chiesa ha il dovere di «dire la verità sull’uomo e sul mondo», anche con un «linguaggio schietto», sempre però inseparabile dalla carità, che «alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna».
La verità, per i cristiani, è l'incontro con la persona di Cristo e permette di affrontare con maggiore vigore sfide contemporanee come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia del creato, che richiedono la collaborazione di tutti. Il Papa ha concluso accennando al Giubileo in corso, dedicato alla speranza, come «un tempo di conversione e di rinnovamento» per costruire un mondo di «verità, giustizia e pace».
La Vita di un Missionario: L'Esempio di Leone XIV (Robert Prevost)
La figura di Leone XIV, già Robert Prevost, incarna l'ideale della missione stabile. La sua esperienza di vita, descritta in un ritratto basato sulle ricerche di Elise Ann Allen, traccia un percorso iniziato da un sobborgo di Chicago che lo ha portato ad essere un missionario agostiniano in Perù, poi a Roma e nuovamente in Perù, fino all'elezione pontificia.
Fin da giovane, Prevost ha mostrato una dimensione missionaria, educato dai genitori a condividere con gli altri, come quando donò un camion giocattolo a un bambino meno fortunato. L'idea di diventare missionario maturò «ai tempi delle superiori». Descritto come affidabile e tranquillo dai suoi insegnanti, Prevost ha sempre mostrato un'attitudine ad approfondire le questioni. Durante il suo primo periodo in Perù, negli anni '80 e '90, un'epoca segnata da terrorismo, collasso economico e autoritarismo, Prevost cercò di aiutare la popolazione a trovare la propria voce. Sebbene non partecipasse alle marce di protesta, incoraggiava i seminaristi a dedicarsi a queste attività come «forma di esercizio spirituale e pastorale».

Il suo stile di leadership è stato sempre orientato a «trovare la maniera di unire la gente e di fare le cose insieme, in modo che le persone sentano di essere ascoltate». Questo approccio, volto a «cercare punti di comunione, evitare le fratture, promuovere un senso di unità», gli ha guadagnato la fiducia dei suoi collaboratori. Anche da priore generale degli Agostiniani e poi come vescovo di Chiclayo, ha mantenuto un "cauto equilibrio tra la compassione e la mano ferma se necessario", dimostrando forza interiore e costanza anche in situazioni delicate come quelle legate agli abusi.
Il suo pontificato, secondo l'autrice Allen, onorerà l'eredità di Papa Francesco con un proprio stile inclusivo, continuando l'orientamento verso i problemi sociali, i poveri e le sfide moderne come l'intelligenza artificiale. Padre Giuseppe Pagano, agostiniano che lo ha conosciuto da vicino, sottolinea che Leone XIV chiede a tutti dialogo e diplomazia, senza indietreggiare né chiudersi, ispirandosi anche a Sant'Agostino. La teologa Emilce Cuda evidenzia l'attenzione del Papa all'America Latina e allo sfruttamento della terra, ribadendo che "chi dice che un Papa non fa politica è il primo che fa politica".
L'Impegno Missionario al Servizio dei Migranti: Santa Francesca Cabrini
Un'altra figura esemplare di "missionaria stabile" è Santa Francesca Saverio Cabrini, la "madre dei migranti". Nata a Sant'Angelo Lodigiano nel 1850, la sua missione l'ha portata dall'Italia all'America, toccando ogni parte del globo. Insieme a sette consorelle, fondò nel 1880 a Codogno la congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, la prima compagnia femminile ad affrontare l'impegno missionario tradizionalmente maschile e ad essere autonoma.
Invitata da Papa Leone XIII a evangelizzare le Americhe, nel 1889 giunse negli Stati Uniti per assistere gli immigrati italiani. A New York fondò asili, scuole, convitti, orfanotrofi, case di riposo e ospedali, tra cui il Columbus Hospital nel 1892, per offrire assistenza e dignità a una comunità spesso invisibile. La sua opera si estese a Chicago, Denver, Seattle e New Orleans, dove aprì una casa apostolica per accogliere emigranti italiani e di colore dopo il linciaggio di 11 connazionali. In Colorado, portò la sua parola di conforto tra i minatori.

Francesca Cabrini imparò lo spagnolo e compì ben 28 traversate atlantiche, attraversando persino le Ande per raggiungere Buenos Aires. La sua "fede, spiritualità ma anche tanta concretezza e servizio" la rendono un'antesignana del servizio sociale moderno e un simbolo di emancipazione femminile per le sue capacità di iniziativa nell'assistenza ai bisognosi.
Morì a 67 anni nel Columbus Hospital di Chicago il 22 dicembre 1917, lasciando 67 fondazioni e 1300 suore missionarie. Fu beatificata nel 1938 da Pio XI e canonizzata nel 1946 da Pio XII, che nel 1950 la proclamò "Celeste patrona di tutti gli emigranti". La sua storia è stata recentemente narrata nel film "Francesca Cabrini" del 2024, con Cristiana Dell’Anna nel ruolo della protagonista.
Testimonianze di Vita Missionaria: Dalla Quotidianità ai Cambiamenti Sociali
L'esperienza di Vanessa, una missionaria a Nova Redenção in Brasile, offre uno spaccato della vita stabile e delle sfide quotidiane della missione. Le sue riflessioni toccano temi profondi, dalla perdita di persone care a situazioni di ingiustizia sociale, mostrando come la missione si intrecci con la vita personale e comunitaria.
Nel febbraio 2020, Vanessa ha ricordato chi non c'è più: una ragazza di 18 anni e il suo bambino morti dopo un parto difficile, F. e il suo terzo figlio deceduto, la sua Kethilyn volata via a causa del diabete e il trauma dell'omicidio di sua madre, e Gustavo, ucciso dalla polizia, la cui vita era segnata da una frase: "Con un padre omicida e una madre puttana, drogarmi mi aiuta a dimenticare." Questi episodi evidenziano la povertà, la rassegnazione e la difficoltà di ottenere giustizia in certi contesti. Vanessa sottolinea l'importanza di trovare il tempo per "piangerle, pregare per loro e sperare che abbiano trovato la pace, tanto attesa e tanto meritata, in qualsiasi posto oggi si trovino, perché qui sulla terra non sono riuscite ad averla."

Nel luglio 2019, Vanessa ha espresso un "senso di impotenza" di fronte a situazioni difficili, come la storia di S., un'adolescente vittima di stupro che ha perso il suo bambino. Questa e altre esperienze l'hanno portata a riflettere su una "società egoista" dove "la cosa più difficile da fare è mettersi nei panni dell'altro". Ha notato come in Brasile, nonostante i progressi, la povertà porti a sfruttamento, e "i giochi politici hanno sempre più importanza delle persone". Nonostante le difficoltà e le delusioni, Vanessa si impegna in progetti come il gruppo di inclusione per bambini e giovani con disabilità, dove si promuove l'arte e la condivisione, "senza vedere nessuna diversità nell'altro".
L'aspetto burocratico e le incertezze della vita da missionaria sono emersi nel marzo 2019, quando Vanessa ha dovuto rinnovare il suo visto di permanenza temporaneo in Brasile. Ha descritto l'ansia e la confusione di non sapere cosa le avrebbe riservato il futuro, mentre "emotivamente è uno schifo". Nonostante le sfide, come le elezioni per i Consiglieri Tutelari o l'avvio di nuove pastorali, la missione continua, fatta di piccoli e grandi cambiamenti, di "l'apprendimento, un’esperienza per conoscere un pò di più le persone e alcune dinamiche di questa cultura... anche questa è missione".
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