La percentuale delle guarigioni di Gesù nei Vangeli

La vita pubblica di Gesù è costellata da episodi miracolosi, descritti nei Vangeli, che hanno destato scalpore e meraviglia in chi li riceveva o a chi vi assisteva. Gesù compie i miracoli come testimonianza dell’esistenza di Dio e della Sua volontà di riscattare gli esseri umani dai mali spirituali e materiali: sono atti subordinati alla fede di chi li riceve.

Gesù, uomo e Dio allo stesso tempo, sta tra gli uomini perché è uno di loro, ma compie atti prodigiosi, con i poteri divini che gli sono propri e che trascendono i limiti terreni: i miracoli, appunto. La parola ha origine latina (miraculum) e significa “cosa meravigliosa”.

Nel Nuovo Testamento i miracoli concreti di Gesù sono accompagnati da un valore simbolico, perché spesso dopo averli fatti Gesù va via, si nasconde o rifiuta di farli, come è successo nel periodo passato nel deserto dopo il battesimo, quando Satana lo sfida a trasformare i sassi in pane per mostrare il suo potere. In questo e in altri episodi Gesù evita che i miracoli da Lui operati possano venire equivocati dalla gente: spesso chiede ai miracolati di mantenere il silenzio su quanto è accaduto loro. Inoltre, vieta loro di seguirlo e indica come segno di conversione quello della croce.

I miracoli di Gesù: una panoramica

I vangeli riportano dettagliatamente più di trenta miracoli operati da Gesù: tre risurrezioni, sei miracoli sulla natura (come la tempesta sedata e la trasformazione dell'acqua in vino) e ventiquattro guarigioni. I vangeli riferiscono pure, sebbene in modo sommario e generico, di altre guarigioni operate da Gesù.

Per comprendere il significato e la portata di molte azioni miracolose operate da Gesù bisogna ricordare che, nei vangeli sinottici, determinate malattie sono collegate con l'azione diabolica, per cui si parla, ad esempio, di un demonio muto e di una donna che Satana teneva schiava da diciotto anni. Ogniqualvolta Gesù compie una guarigione, il regno di Satana indietreggia e il regno di Dio avanza rendendosi presente (Mt 12,28).

Gesù non sembra essere entusiasta dei miracoli. Egli non asseconda le folle che chiedono miracoli. Bolla scribi e farisei che gli chiedevano: «Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno!» (Mt 12,38), come «generazione perversa e adultera che pretende un segno!» (Mt 12,39; 16,4). Di fronte a Erode, «che da molto tempo desiderava vederlo... e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui» (Lc 23,8), Gesù non compie nessun miracolo e se ne sta in silenzio.

La fede come prerequisito per il miracolo

Gesù vuole una fede pura, una fiducia incondizionata nella sua persona e nella sua missione. «Gesù - è scritto in un Catechismo dei giovani - non compie i suoi miracoli in primo luogo per convincere mediante prodigi coloro che non credono alle sue parole, ma piuttosto come segni della vicinanza di Dio a chi già crede in lui, almeno in forma iniziale.

Un'indagine serena sui miracoli raccontati e tramandati dai vangeli richiede innanzitutto che si abbandoni una serie di pregiudizi sfavorevoli al miracolo. Spesso il miracolo è respinto in base a un argomento, talora implicito, di questo tipo: il miracolo non è possibile. Dunque, le narrazioni evangeliche sui miracoli sono leggendarie. Esistono purtroppo mentalità incapaci di comprendere un linguaggio e una razionalità diversi dalla parola della scienza.

In particolare poi va fatto notare che il problema della storicità dei miracoli di Gesù può essere risolto solo «nel contesto della decisione complessiva nei confronti di Gesù. Se uno ha già deciso di rispondere "no" alle pretese di Gesù, troverà sicuramente argomenti per rifiutare anche i miracoli» [3].

Illustrazione di un gruppo di persone che cercano di toccare Gesù, sperando in una guarigione

La guarigione dei dieci lebbrosi: un caso emblematico

Uno dei miracoli più impressionanti e meno rappresentati nell’arte è quello della guarigione dei dieci lebbrosi. Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».

Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?».

L’arte cristiana ha raffigurato entrambi gli episodi, ma questo tema, rintracciabile solo a partire dall’arte medievale, è comunque poco diffuso e praticamente ignorato da tutti i grandi artisti. L’iconografia dei due episodi è abbastanza fissa: generalmente Gesù è accompagnato dagli apostoli, tra cui spicca Pietro, e il lebbroso o i lebbrosi sono sempre riconoscibili per la pelle ricoperta di macchie, che danno loro un aspetto impuro e ne fanno dei reietti dalla società, dei “morti vivi”.

Raffigurazione artistica dei dieci lebbrosi che chiedono aiuto a Gesù

La storicità dei miracoli di Gesù

Gli studiosi dei vangeli hanno sottoposto i racconti di miracoli a indagini molto accurate. Il risultato globale di queste ricerche è così sintetizzato da un teologo contemporaneo: «Non c'è alcun esegeta serio che non ammetta un nucleo di miracoli storicamente certi che Gesù ha operato» [5].

Un impressionante numero di elementi convergenti depone in favore della storicità globale delle narrazioni evangeliche di miracoli. Innanzitutto, la tradizione evangelica sui miracoli è unanime. Essa costituirebbe un inspiegabile enigma, se il Gesù terreno non avesse compiuto azioni miracolose. Inoltre, da un punto di vista letterario e contenutistico, i miracoli sono così profondamente collegati e compaginati con la trama dei vangeli che, senza di essi, i vangeli perderebbero la loro consistenza. Il Vangelo di Marco, ad esempio, è composto per oltre metà da racconti di miracoli. R. Latourelle ha argutamente fatto osservare che, senza miracoli, il Vangelo di Marco «sarebbe come l'Amleto di Shakespeare senza il principe di Danimarca» [6].

Criteri di autenticità dei miracoli evangelici

Per un'ulteriore approfondimento della storicità dei miracoli evangelici, si richiamano i criteri messi a punto dagli studiosi per accertare la storicità delle parole e delle azioni del Gesù storico:

  • Criterio della differenza: I miracoli di Gesù non sono spiegabili né con le concezioni ebraiche né con la prassi della primitiva comunità cristiana. Nel mondo ebraico i profeti compivano i miracoli, ma li compivano in nome di Jahvè. Gesù, invece, li compie in nome proprio (Mc 2,11: «Io ti ordino: prendi il tuo lettuccio, e va' a casa tua!»; Mc 6,41: «Fanciullo, io ti dico: alzati»). Nella comunità cristiana primitiva anche gli apostoli operavano miracoli, ma sempre e soltanto in nome di Cristo (At 3,6: «Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!»; At 9,34: «Enea, Gesù Cristo ti guarisce. Alzati!»).
  • Criterio della coerenza: I miracoli di Gesù sono del tutto omogenei al suo insegnamento fondamentale sulla venuta del regno, quale si esprime nei discorsi, nelle parabole, nella preghiera del Padre nostro. I miracoli sono appunto i segni che manifestano la presenza già operante del regno di Dio che cambia radicalmente la situazione umana di sofferenza, di peccato e di morte (Mt 12,28; Lc 4,16-21; 7,18-23). Sono inviti di Dio, appelli alla conversione nell'orizzonte della prossima venuta del regno.
  • Criterio della molteplice testimonianza: L'autenticità delle informazioni evangeliche sull'attività miracolosa di Gesù è attestata da tutte le fonti evangeliche (Marco, fonte comune di Matteo e Luca o fonte Q, fonti speciali sia di Matteo che di Luca), e dagli altri scritti del Nuovo Testamento. In particolare, il kerygma primitivo menziona esplicitamente l'attività miracolosa di Gesù (At 2,22; 10,38ss).

Tutto quanto è stato sin qui detto permette di concludere che la tradizione evangelica che attribuisce a Gesù miracoli riposa su basi molto solide, almeno nella sua globalità. Riesce molto difficile, per non dire impossibile, stabilire l'autenticità storica di alcuni dettagli, ricorrendo unicamente ai metodi storico-critici.

I MIRACOLI di GESU' | Storie della Bibbia per tutta la famiglia | Ciuf Ciuf

La prassi di Gesù: parola e azione

È parte essenziale del messaggio di Gesù anche la sua attività, la sua prassi. Ciò è caratteristico della mentalità della Bibbia. In essa non c'è posto soltanto per la parola. Anche l'azione è essenziale. E la parola, a suo modo, è azione. Per comprendere chi è Gesù occorre pertanto scrutare simultaneamente le sue parole e la sua prassi.

Si tocca qui con mano quanto profondamente il cristianesimo differisca dalle ideologie, dalle filosofie e anche dalle altre religioni. I creatori di ideologie, i pensatori della filosofia e i fondatori di religioni non entrano a far parte costitutiva del loro messaggio. Essi sono soltanto dei maestri. Di essi si prendono in considerazione le idee, le teorie, i principi.

Nel cristianesimo, invece, la persona di Gesù è centrale, è nel cuore del messaggio stesso. È per questo che è assolutamente necessario conoscere a fondo la sua persona e non solo il suo messaggio religioso. La conoscenza di una persona implica sempre una consuetudine di vita, una costante attenzione alle sue azioni, mediante le quali la persona rivela ed esprime se stessa.

La prassi taumaturgica

Parlando del regno di Dio siamo già entrati in contatto con la prassi di Gesù: il suo rivolgersi ai poveri e ai peccatori, ai quali faceva intravedere quanto grande fosse l'amore del Padre nei loro confronti, il suo comportamento verso la legge e verso alcuni valori ritenuti essenziali dal giudaismo contemporaneo a Gesù (purità rituale, riposo sabbatico ecc.). Abbiamo pure notato che Gesù si distanziava talora dalla prassi dei custodi dell'ufficialità religiosa di Israele (sacerdoti, scribi).

F. Belo, nella sua interpretazione generale ma evidentemente unilaterale del Vangelo di Marco, descrive la prassi di Gesù come prassi delle mani (che guarivano i corpi e distribuivano il pane agli affamati), come prassi dei piedi (Gesù non ha un posto dove posare il capo, perché è costantemente in cammino verso l'instaurazione della fratellanza universale), come prassi degli occhi (con la quale Gesù invitava ognuno a leggere responsabilmente il suo agire e ad affrancarsi dai codici sociali asserviti a un sistema oppressivo).

La prassi messianica di Gesù comprende molti altri aspetti. C'è, ad esempio, la sua prassi di preghiera. Qui rivolgiamo l'attenzione alla prassi taumaturgica o miracolosa di Gesù, che è particolarmente significativa per chi vuole scoprire il segreto della sua persona.

Illustrazione che mostra Gesù che compie un miracolo, con persone che lo circondano

I miracoli di Gesù nel contesto storico e culturale

La semplicità del miracolo evangelico, che depone in favore della sua storicità, risulta soprattutto dal confronto con altre narrazioni di miracoli trasmesseci da antichi testi sia ellenistici che giudaici. L'ambiente ellenistico ci ha tramandato il ricordo di «miracoli» avvenuti presso il santuario di Esculapio a Epidauro, nel Peloponneso. L'antichità ellenistica conobbe pure un celebre taumaturgo, Apollonio di Tiana, un filosofo neopitagorico che girò mezzo mondo ai tempi dell'imperatore Traiano.

Anche l'ambiente giudaico ha conservato tradizioni che raccontano miracoli operati da pii rabbini (piogge miracolose, guarigioni, moltiplicazione del cibo ecc.). Senza voler negare a priori, la storicità di questi «miracoli» tramandatici dall'antichità giudaica ed ellenistica, dobbiamo però osservare che in questi casi si tratta di fatti difficilmente controllabili, attestati da una documentazione storica piuttosto tardiva, dal sapore spesso leggendario.

In ogni caso, siamo molto distanti dalla sobrietà e dalla credibilità interna dei miracoli evangelici, i quali si inseriscono in un quadro storico, geografico e cronologico ben preciso. Essi, inoltre, fanno corpo con la missione salvifica di Gesù, sono al servizio del suo annuncio centrale del regno di Dio, si compiono in un'atmosfera di fede, non hanno alcun sapore magico e sono dotati di una finalità altruistica. I miracoli di Gesù vogliono apportare gioia e salvezza, non castigo, come succede, ad esempio, in alcuni miracoli narrati nell'Antico Testamento (Es 7-12; 2Re 2,23-25) [8].

Mappa che mostra i luoghi biblici dove Gesù ha compiuto miracoli

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