La Fondazione Biblica: Informazioni sulla Creazione e l'Opera Divina

La creazione è il fondamento di tutto il disegno salvifico di Dio, l'inizio della storia della salvezza che culmina in Cristo. La Bibbia e il Credo iniziano con la professione della nostra fede in Dio Creatore, un Padre Onnipotente che "creò il cielo e la terra". Questa affermazione apre la Bibbia con le solenni parole: "Nel principio Dio creò i cieli e la terra" (Gn 1:1), stabilendo l'orizzonte entro cui si colloca l'intero messaggio biblico e rivelando che Dio si compiace di comunicarci ciò che altrimenti non avremmo mai potuto conoscere.

Dio Creatore: Onnipotenza, Saggezza e Amore

La Rivelazione manifesta l'azione creatrice di Dio come il frutto della sua onnipotenza, della sua sapienza e del suo amore. Sebbene si sia soliti attribuire la creazione al Padre, la redenzione al Figlio e la santificazione allo Spirito Santo, le opere ad extra della Trinità, inclusa la creazione, sono comuni a tutte le Persone divine. Ogni Persona divina compie l'operazione comune secondo la sua personale proprietà, ed è corretto attribuire l'onnipotenza creatrice al Padre, in quanto fons et origo, la Persona dalla quale procedono le altre due.

Dio, Principio di Tutto

La Bibbia chiarisce che Dio non è stato creato da nessuno, ma è "sempre esistito". Mosè scrisse: "O Geova, [...] prima che i monti stessi nascessero, o che tu generassi come con dolori di parto la terra e il paese produttivo, sì, da tempo indefinito fino a tempo indefinito tu sei Dio" (Salmo 90:1, 2). Analogamente, il profeta Isaia esclamò: "Non hai saputo o non hai udito? Geova, il Creatore delle estremità della terra, è Dio a tempo indefinito" (Isaia 40:28). Questi versetti indicano che Dio è il "Re d'eternità", come lo definisce l'apostolo Paolo (1 Timoteo 1:17), significando che è sempre esistito ed esisterà sempre (Rivelazione [Apocalisse] 1:8).

Questa idea può essere difficile da afferrare per la nostra limitata concezione del tempo; per Dio, mille anni sono come un giorno (2 Pietro 3:8). La nostra stessa esistenza e quella dell'intero universo sono una prova dell'eternità di Dio. Colui che ha dato il via al nostro immenso universo e ha stabilito le leggi che lo regolano deve essere sempre esistito. Se Dio fosse stato creato da qualcuno, questo qualcuno sarebbe il Creatore. Ma, come spiega la Bibbia, Geova è Colui che "creò tutte le cose" (Rivelazione 4:11).

raffigurazione di Dio come

Il Verbo "Creare" (bārāʾ) e il Concetto di Creazione dal Nulla

Con le prime parole della Scrittura, "In principio Dio creò il cielo e la terra", si esprimono tre verità fondamentali:

  1. Il Dio eterno ha dato principio a tutto quello che esiste fuori di lui.
  2. Lui solo è creatore (il verbo "creare" - in ebraico bārāʾ - ha sempre come soggetto Dio).
  3. La totalità di ciò che esiste (espressa dalla formula "il cielo e la terra") dipende da colui che gli dà di essere.

Solo Dio può creare in senso proprio, ovvero dare origine alle cose dal nulla (ex nihilo), non a partire da qualcosa di pre-esistente, poiché ciò richiede la potenza attiva infinita propria solo di Dio. Il verbo bārāʾ è utilizzato nell'Antico Testamento 48 volte, sempre con Dio come soggetto, e frequente in testi esilici e postesilici, rilevando lo stretto contatto tra il verbo "creare" e l'ambiente liturgico/cultuale. Non designa un'azione che possa essere materialmente descritta o ascritta ad attività umane, ma indica un rinnovamento o un intervento prodigioso operato da Dio, ponendo l'accento sul novum. L'affermazione biblica "Dio creò i cieli e la terra" ha una maggiore densità di significato senza ricorrere al linguaggio "aporetico" del nulla, quindi cercare in Genesi 1,1 l'affermazione della creazione dal nulla è porre ad esso una domanda sbagliata.

La Sapienza Creatrice e il Logos

La letteratura sapienziale dell'Antico Testamento presenta il mondo come frutto della sapienza di Dio. Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso, ma possiede un'intelligibilità che la ragione umana può cogliere. Questo sviluppo raggiunge la sua piena espressione nel Nuovo Testamento, allorché identifica il Figlio con il Logos e afferma che la sapienza di Dio è una Persona, il Verbo Incarnato per mezzo del quale tutto è stato fatto (Gv 1:1-18; Eb 1:1-3). San Paolo esprime tale relazione tra la creazione e Cristo chiarendo che tutte le cose sono state create "in lui, per mezzo di lui e in vista di lui". All'origine del cosmo c'è dunque una ragione creatrice. La Chiesa ha sempre cercato un dialogo con la ragione, una ragione consapevole della sua natura creata e aperta a ciò che la trascende, in definitiva aperta alla Ragione originaria.

L'Amore Divino e lo Spirito Creatore

Crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà. "Tu hai creato tutte le cose e per la tua volontà furono create e sussistono" (Rivelazione 4:11). "Buono è il Signore verso di tutti e la sua tenerezza si espande su tutte le creature" (Salmo 145:9). Di conseguenza, scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa di questa bontà ("E Dio vide che era cosa buona [...], cosa molto buona" Gn 1,4.10.12.18.21.31). La creazione, infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all'uomo. Questo carattere di bontà e di donazione libera consente di scoprire nella creazione l'azione dello Spirito - che "aleggiava sopra le acque" (Genesi 1:2) -, la Persona che nella Trinità è Dono, Amore sussistente tra il Padre e il Figlio. La Chiesa proclama la sua fede nell'opera creatrice dello Spirito Santo, datore di vita e fonte di ogni bene.

Le Narrazioni della Creazione nella Genesi

I primi undici capitoli della Genesi ci presentano un affresco stupendo della storia di Dio e dell'uomo alle sue origini, considerabili un trittico. L'immagine centrale descrive il mondo come è uscito dalle mani di Dio e l'uomo nella sua felicità iniziale (Gn 1,1-2,4a, della tradizione sacerdotale). Un'immagine laterale descrive la creazione dell'uomo e della donna e la loro colpa iniziale, il peccato delle origini (Gn 2,4b-3,24), cui fa seguito la descrizione della punizione dell'uomo e la corruzione progressiva dell'umanità (diversi testi di Gn 4-11, della tradizione jahvista). L'altra immagine laterale descrive la storia dell'amore e della misericordia di Dio fin dalle origini dell'umanità con la prospettiva della futura salvezza (diversi testi di Gn 4-11).

schema riassuntivo delle narrazioni della creazione nella Genesi

Genesi 1: La Liturgia Cosmica

Il primo capitolo della Genesi è un Inno a Dio creatore, una stupenda testimonianza del primato di Dio su tutto e della dipendenza di tutto da Lui. Presenta l'attività creatrice di Dio nel quadro simbolico di una settimana: sei giorni di lavoro e un giorno di riposo, con otto opere create distribuite in sei giorni, a loro volta suddivise in due serie di quattro racchiuse in tre giorni. La creazione avviene in due momenti: uno di distinzione (del giorno dalla notte, dell'acqua di sopra dall'acqua di sotto, dell'acqua del mare dalla terra asciutta) e uno di ornamento (lampada grande, lampada piccola, stelle, uccelli, pesci, bestie e uomo).

Appare chiaro che non si tratta di uno schema scientifico di formazione dell'universo, ma di uno schema spontaneo che mostra la verità di fondo: tutte le cose che ci circondano sono state create da Dio. Questo racconto è ritmato da un duplice ritornello: il passare dei giorni ("E fu sera e fu mattino: primo/secondo/terzo giorno") e lo sguardo ammirato e stupito di Dio ("Dio vide che era cosa buona"). La creazione stessa avviene con un preciso ordine attraverso successive separazioni, con la preoccupazione dell'autore biblico di mostrare che tutto ha origine nella libera e gratuita volontà di Dio, e che la natura stessa non è dio. L'espressione ebraica tov è normalmente tradotta "buono", ma significa anche "bello", e la bellezza fa parte della creazione, lodando il suo Creatore.

La Creazione dell'Uomo: Immagine e Somiglianza

Vertice dell'opera creatrice di Dio è la nascita dell'uomo, fatto «a immagine e somiglianza» di Dio stesso. Solo l'uomo è capace di conoscere e di amare il proprio Creatore, è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa, ed è chiamato a condividere, nella conoscenza e nell'amore, la vita di Dio. Dell'originario atto creativo di Dio fa parte da subito la distinzione tra maschio e femmina: «E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gen 1,27). L'uomo è "immagine di Dio" nella sua dualità, irriducibilmente differenti tra loro e infinitamente uguali per dignità.

Anche per l'uomo c'è benedizione, legata alla fecondità: «Dio li benedisse e Dio disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi"». Ma rispetto agli altri animali, Dio assegna all'uomo un ulteriore compito, molto preciso: «"Riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo"» (Gen 1,28). Questo tema del "dominio" deve essere rettamente inteso come una chiamata a essere "amministratori" di Dio, partecipando alla Provvidenza divina verso le altre creature, e non un dominio arbitrario e distruttivo.

Genesi 2: Il Giardino dell'Eden e la Custodia del Creato

Il secondo racconto della creazione, contenuto nel capitolo 2 di Genesi, descrive l'uomo posto nel giardino dell'Eden "perché lo coltivasse e lo custodisse" (Gen 2:15). L'uomo è chiamato ad essere custode e giardiniere di questa "villa del Signore". Dio stabilisce con l'uomo una relazione di amicizia e di familiarità. Questo giardino è simbolico, con l'albero della vita e l'albero della conoscenza del bene e del male. Dio fa con l'uomo un patto implicito di alleanza, la cui osservanza è legata alla vita eterna, mentre la disobbedienza costituirà il "peccato delle origini".

L'uomo viene plasmato dalla polvere della terra ('adamah), e Dio alita nelle sue narici "un alito di vita", rendendolo un "essere vivente". L'uomo è una materia che appartiene alla terra, a cui Dio ha infuso vita. Dio ha preso parte attiva nella creazione dell'uomo. La formazione della donna, tratta da una "costola" (sela') dell'uomo, sottolinea l'intimità tra i due sessi e la loro uguaglianza, poiché l'uomo non è fatto per vivere in solitudine ma in comunione, e la donna è la sua "controfigura" che lo completa.

"La Genesi" di Roberto Quagliano

Il Carattere Temporale della Creazione e l'Evoluzione

La Rivelazione afferma che il mondo è stato creato con un inizio temporale, ossia che è stato creato assieme al tempo, cosa coerente con il progetto divino di manifestarsi nella storia della salvezza. Se l'azione creatrice appartiene all'eternità di Dio, l'effetto di tale azione è segnato dalla temporalità. La creazione ha quindi un inizio, ma non per questo si esaurisce nel momento iniziale: piuttosto si configura come una creazione continua, giacché l'intervento creatore di Dio non viene mai meno. La Bibbia descrive la creazione come un'azione divina che prosegue nella storia fino al culmine finale nella nuova creazione.

Una visione dinamica della creazione permette di collocare alcuni aspetti della teoria dell'evoluzione senza difficoltà, tenendo però sempre presente la distinzione tra la sfera dell'azione e della causalità di Dio e quella dell'azione e della causalità degli esseri creati. Dopo il 1859, i primi capitoli della Genesi sono stati oggetto particolare di attacco in quanto attribuiscono a Dio la creazione di ogni cosa ed escludono la possibilità di mutazioni da una specie all'altra (Ge 1:11-12, 21-22). Tuttavia, l'ipotesi darwiniana della macro-evoluzione, ovvero l'apparizione di specie nuove evolute da specie considerate più rudimentali, non è mai stata dimostrata.

La storia biblica registra non l'ascesa dell'uomo e l'evoluzione della religione, bensì la discesa dell'uomo e il passaggio da una fede monoteista all'idolatria (Ro 1:21-23), accompagnata da una crescente perversità e malvagità (vv. 24-32). "Nel principio Dio creò i cieli e la terra" (Ge 1:1) e "Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono" (v. 31).

È importante ricordare che al credente non è mai chiesto di "scegliere" tra una prospettiva scientifica e una di fede. Al contrario, illuminata dalla fede, la ricerca scientifica riesce ad accompagnare l'umanità nella comprensione sempre più piena del mistero della vita, dono di Dio. San Giovanni Paolo II scrisse: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità» (GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Fides et ratio [1998], §1).

Creazione e Salvezza: Un Design Divino Unitario

La creazione «è il primo passo verso l'Alleanza dell'unico Dio con il suo popolo» (Compendio, 51). Nella Bibbia la creazione è aperta all'azione salvifica di Dio nella storia, che raggiunge la sua pienezza nel mistero pasquale di Cristo e che raggiungerà la sua perfezione finale alla fine dei tempi. Dio ha creato il mondo in vista del sabato, il settimo giorno nel quale il Signore si riposò, il giorno nel quale culmina la prima creazione e che si apre all'ottavo giorno, quando ha inizio un'opera ancora più meravigliosa: la Redenzione, la nuova creazione in Cristo (2 Cor 5,7; cfr. Catechismo, 345-349).

Si evidenzia in questo modo la continuità e l'unità del disegno di Dio di creazione e redenzione: la creazione è il primo evento di salvezza e la salvezza della redenzione ha le caratteristiche di una nuova creazione. Questa relazione illumina aspetti importanti della fede cristiana, ad esempio che la natura è ordinata alla grazia o che c'è un unico fine soprannaturale dell'uomo.

La Verità della Creazione nella Vita del Cristiano

La radicalità dell'azione creatrice e salvifica di Dio richiede una risposta che abbia lo stesso carattere di totalità: "amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze" (Dt 6:5). Allo stesso tempo, l'universalità dell'azione divina ha un significato intensivo ed estensivo: Dio crea e salva tutto l'uomo e tutti gli uomini. Corrispondere alla sua chiamata ad amarlo con tutto il nostro essere è intrinsecamente vincolato alla comunicazione del suo amore a tutti gli uomini.

La conoscenza e la contemplazione della potenza, della sapienza e dell'amore di Dio generano nell'uomo un atteggiamento di riverenza, adorazione e umiltà e lo portano a vivere alla presenza di Dio nella consapevolezza di essere Suo figlio. Consapevole che tutto è stato creato per la gloria di Dio, il cristiano cerca di comportarsi in ogni circostanza cercando il vero fine che riempie la sua vita di felicità: la gloria di Dio e non la propria vanagloria. Nel suo agire, egli si sforza di rettificare l'intenzione che lo muove in modo da poter affermare che l'unico fine della sua vita è questo: Deo omnis gloria!

La grandezza e bellezza delle creature risveglia la meraviglia nelle persone e le spinge a porsi la domanda sull'origine e il destino del mondo e dell'uomo e a intravedere la realtà del Creatore. Nel dialogo con i non credenti, il cristiano può suscitare queste domande affinché le loro intelligenze e i loro cuori si aprano alla luce del Creatore. Allo stesso modo, nel suo dialogo con i credenti delle altre religioni, il cristiano ha nella creazione un eccellente punto di incontro.

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