L'analisi dei loghi sinodali rivela una ricchezza di simbolismi intesi a comunicare l'essenza del cammino ecclesiale. Il materiale fornito descrive vari elementi ricorrenti e significativi presenti nei loghi legati al concetto di sinodo, sebbene non presenti un logo specifico per un "Sinodo di Trapani" diocesano. Vengono invece dettagliati i simboli di un logo sinodale generale, realizzato da professionisti quali Isabelle de Senilhes e Alessandra Giarratana, e viene illustrato un importante evento sinodale parrocchiale svoltosi a Palagonia, legato alla Chiesa della Madonna di Trapani.
Simbolismo Comune nei Loghi Sinodali

L'Albero Maestoso e i Segni della Fede
Un logo sinodale, realizzato da Isabelle de Senilhes e con elementi richiamati anche in un'opera di Alessandra Giarratana, è caratterizzato da un grande albero maestoso, pieno di saggezza e di luce, che raggiunge il cielo. Questo albero è segno di profonda vitalità e speranza, ed esprime la croce di Cristo. Al suo interno porta l’Eucaristia, che brilla come il sole, mentre i rami orizzontali, aperti come mani o ali, suggeriscono allo stesso tempo lo Spirito Santo. Le fiammelle che volteggiano al vento evocano in modo eloquente lo Spirito Santo nei segni della Pentecoste: venendo dall’alto e dall’esterno della circolarità, esse ne svelano l’origine e la necessità di restare aperta all’inedito del Padre. Scaturendo dalla Croce, richiamano il mistero pasquale dal quale nasce la Chiesa; posandosi sulla Parola, evocano la sua azione vivificante per la vita della Comunità cristiana e la sua missione nel mondo.
Il Popolo di Dio in Cammino
Il popolo di Dio è rappresentato in movimento, in riferimento diretto all’etimologia della parola sinodo, che significa "camminare insieme". Come si legge nella spiegazione di un logo sinodale, «Le persone sono unite dalla stessa dinamica comune che questo Albero della Vita respira in loro, da cui iniziano il loro cammino». Le quindici sagome riassumono l'intera umanità nella sua diversità di situazioni di vita, di generazioni e di origini. Questo aspetto è rafforzato dalla molteplicità dei colori brillanti, che sono essi stessi segni di gioia. Non c’è gerarchia tra queste persone, che sono tutte sullo stesso piano: giovani, vecchi, uomini, donne, adolescenti, bambini, laici, religiosi, genitori, coppie, single; il vescovo e la suora non sono davanti a loro, ma tra di loro. Molto naturalmente, i bambini e poi gli adolescenti aprono il cammino, in riferimento alle parole di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Simbolicamente, questo rappresenta una Chiesa che si pone in apertura verso la comunità, in ascolto dei reali problemi che la società contemporanea fronteggia, cercando di rintracciare ciò che permette ad entrambi di continuare a camminare insieme.
La Croce, la Parola e l'Ascolto

La Croce di Cristo, con le linee essenziali del suo tratto, da una parte apre alla circolarità della comunione ecclesiale e dall’altro diventa un tutt’uno con le pagine del Vangelo, svelando così la fonte e il fine del cammino. Alla Croce i discepoli guardano per imparare la loro identità, e con il Vangelo confrontano quanto emerso dall’ascolto e dalla lettura delle realtà per imparare ad essere missionari nel mondo. L’ascolto, che accomuna e unisce i volti, è richiamato dal tratto semicircolare, che allude a un orecchio nella forma grafica ed essenziale.
Il Sinodo Parrocchiale della Madonna di Trapani a Palagonia
Riapertura della Chiesa e Indizione del Sinodo
Nel contesto dell’indizione di un primo Sinodo parrocchiale a Palagonia, che ha come traccia di cammino il motto “da parrocchia a comunità parrocchiale”, la comunità parrocchiale della Madonna di Trapani ha celebrato la lieta riapertura al culto, dopo un lungo restauro, della Chiesa intitolata alla Madonna di Trapani, che domina la Piazza principale del paese. Mons. Calogero Peri, Vescovo, ha dichiarato: «Dopo un lungo e accurato restauro riapre a Palagonia la chiesa dedicata alla Madonna di Trapani. Nel restauro con sapiente equilibrio si è curato il registro funzionale teologico-liturgico e simbolico. Il risultato è un’armonica combinazione di luce e colore perché il popolo di Dio sia guidato a rendere gloria a Dio e alla sua santissima Madre. Con la consacrazione della chiesa si apre anche il sinodo parrocchiale perché possa procedere contestualmente il rinnovamento della struttura e quello della comunità. La chiesa edificio è immagine della Chiesa comunità che cammina nei sentieri della storia e che rinnova il suo proposito di seguire il suo Signore, di consacrarsi a Lui, per essere nel nostro tempo portatrice di unità e segno concreto di misericordia e di gioia.» È importante notare che il materiale fornito non include una descrizione di un logo specifico per questo "Sinodo parrocchiale della Madonna di Trapani".
Significato Teologico e Riforma Liturgica
La comunità si edifica principalmente nella celebrazione dell’Eucaristia e all’interno dell’edificio chiesa, in particolare in due luoghi: all’Altare, quale segno di unità del corpo di Cristo, in comunione col Capo, sacerdote, altare e vittima sacrificale, attraverso il suo sacrificio di redenzione, dono d’amore e di vita vera. Il parroco don Piero Sortino ha sottolineato che «La riapertura dell’edificio di culto diventa il segno di una nuova apertura allo Spirito, in ascolto autentico delle necessità e delle criticità di questo nostro tempo per un nuovo impulso di annuncio e carità, che l’indizione del primo sinodo parrocchiale metterà al centro dei propri lavori. Rinnoviamo il nostro desiderio di essere Chiesa, chiamata e amata dal Signore risorto, per essere ancora di più a servizio degli uomini».
La configurazione totale dell’Aula liturgica segna una novità assoluta di linguaggio e simbolismo liturgico. La scelta di riappropriarsi, dopo un secolo, della materia che contraddistingue fortemente il territorio calatino, ovvero la ceramica artistica, con una opportuna scelta di contemporaneità, è stata l’idea guida a servizio del linguaggio della luce e del colore, via per comunicare la gloria della Resurrezione. Lo spazio liturgico deve poter rimandare all’importanza della relazione, elemento identitario dell’uomo, creata sul modello della Relazione trinitaria e in questo spazio di relazione, il rapporto dell’esperienza sensoriale rispetto alla liturgia nel mondo contemporaneo.
Il ruolo dei cinque sensi, in rapporto a Liturgia celeste e liturgia terrena, come approfondito dal teologo Andrea Grillo, funge da mediatore dell’azione rituale, che introduce l’uomo nel rapporto con Cristo e con la Chiesa: i sensi sono sia “azioni” che “passioni”. Nel rapporto del corpo e dello spirito nella Liturgia, l’eucarestia trova se stessa solo introducendo corporalmente alle logiche dello spirito, richiedendo l’attivazione di tutti quei linguaggi che sono esperienze di trasfigurazione spirituale del corpo. Nella chiesa, la luce e i colori non solo “servono” la liturgia ma assumono significato simbolico ed è perciò materia primaria di progetto dell’habitat liturgico, non solo dal punto di vista funzionale bensì teologico e culturale. Con le parole del Messale Romano, «Nella liturgia terrena la Chiesa partecipa, pregustandola, a quella celeste che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, alla quale tende come pellegrina», ricordando come sia compito della liturgia terrena rendere possibile la partecipazione alla liturgia della Gerusalemme celeste attraverso il coinvolgimento di tutta la sensorialità umana in un’esperienza di incanto e di bellezza.