Il Corpus Domini (Corpo del Signore) è sicuramente una delle solennità più sentite a livello popolare, sia per il suo significato che richiama la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, sia per lo stile della celebrazione. Questa festività rappresenta un momento cruciale di devozione e testimonianza della fede cristiana.
Le Origini e il Significato Profondo del Corpus Domini
La sua origine risale al XIII secolo, in Belgio, per la precisione a Liegi. Qui il vescovo assecondò la richiesta di una religiosa che voleva celebrare il Sacramento del corpo e sangue di Cristo al di fuori della Settimana Santa (il Giovedì Santo). La beata Giuliana di Retìne, priora nel Monastero di Monte Cornelio presso Liegi, nel 1208 ebbe una visione mistica in cui una candida luna si presentava in ombra da un lato. Fu così che il direttore spirituale della beata, il canonico Giovanni di Lausanne, supportato dal giudizio positivo di numerosi teologi presentò al vescovo la richiesta di introdurre una festa diocesi in onore del Corpus Domini.
L'estensione della solennità a tutta la Chiesa risale a papa Urbano IV, con la bolla Transiturus dell'11 agosto 1264. Questo avvenne anche in seguito a un miracoloso evento: qui un sacerdote boemo, in pellegrinaggio verso Roma, mentre celebrava Messa, allo spezzare l'Ostia consacrata, fu attraversato dal dubbio della presenza reale di Cristo. In risposta alle sue perplessità, dall'Ostia uscirono allora alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino (conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell'altare ancora oggi custodite nella basilica di Santa Cristina. In quel tempo, era il 1264, san Tommaso d'Aquino risiedeva, come il Pontefice, nella città rupestre di Orvieto nel convento di San Domenico. La tradizione vuole infatti che proprio per la profondità e completezza teologica dell'officio composto per il Corpus Domini, Gesù - attraverso un Crocifisso - abbia detto al suo prediletto teologo: “Bene scripsisti de me, Thoma”.

La celebrazione del Corpus Domini è un richiamo alla straordinaria verità della presenza reale di Cristo nell'Eucaristia. Un esempio eloquente di questa devozione si trova nelle parole: “Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli: non dev'essere gettato. Con i simboli è annunziato, in Isacco dato a morte, nell'agnello della Pasqua, nella manna data ai padri. Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi. Ecco il pane degli angeli! Prendete e mangiatene tutti - Cristo lascia in sua memoria ciò che ha fatto nella cena: noi lo rinnoviamo.”
La Solennità nel Calendario Liturgico Italiano
Praticamente, la solennità è ciò che si celebra in ogni eucaristia e quindi in ogni domenica. Il calendario universale prevede la solennità il giovedì che segue la prima domenica dopo Pentecoste. Ma per la riforma del calendario e soprattutto per l’aspetto concordatario delle feste in molte nazioni, come l’Italia, la si celebra prevalentemente la domenica successiva.
La Tradizione del Corpus Domini a Mileto
La Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea si prepara a celebrare la Solennità del Corpus Domini con particolare enfasi. L’evento, spesso organizzato dall’Ufficio diocesano per le Confraternite, ha inizio con il ritrovo dei confratelli presso la Chiesa di San Michele e la partecipazione ad un momento catechetico guidato da Sua Eccellenza il Vescovo. L’Ufficio diocesano per le Confraternite, diretto da don Gregorio Grande e Caterina Malfarà Sacchini, afferma che «Sarà uno straordinario evento di devozione e speranza, oltre che un’occasione preziosa per testimoniare la fede viva che, da secoli, spinge uomini e donne di buona volontà ad impegnarsi nel servizio della carità e nella promozione della pietà popolare».
Mileto, in questi giorni, viene paragonata al monte Tabor, il luogo dove i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni assistettero alla trasfigurazione di Gesù. Un piccolo assaggio di Paradiso, che qui si rivive ogni anno nel giorno della solennità del Corpus Domini, quando tutta la comunità diocesana è chiamata a raccogliersi intorno al proprio vescovo. Anche quest'anno, infatti, nella città sede della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea si ritrovano in tanti, dando vita all’ennesima testimonianza di fede cristiana.

La Celebrazione Post-Pandemia: Un Ritorno Sentito a Mileto
Dopo due anni di assenza per via della pandemia, Mileto ha rivissuto, in un clima solenne, la celebrazione religiosa del Corpus Domini, che rappresenta uno dei momenti più sentiti dall’intera comunità diocesana. È un momento di fede e di incontro che ogni anno registra la partecipazione di centinaia di fedeli provenienti dalle oltre 130 parrocchie del Vibonese.
Alla celebrazione, che si è svolta nella Basilica Cattedrale, e alla successiva processione, erano presenti numerosi sacerdoti e religiosi, le confraternite, le associazioni e i movimenti ecclesiali con divise ed insegne, i catechisti e i ragazzi della prima comunione, nonché le massime autorità civili, politiche e militari. La processione eucaristica, guidata dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro, ha attraversato - tra canti e preghiere, infiorate, manifesti religiosi e arazzi su balconi delle case - il Corso Umberto I e le altre vie cittadine, in un clima di grande partecipazione popolare. Particolarmente significativa è stata la presenza, con cavalieri e dame, dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
La solennità diocesana del Corpus Domini ha preso il via alle 18:30 con la celebrazione eucaristica presieduta nella basilica cattedrale dal vescovo, monsignor Attilio Nostro. Subito dopo si è svolta la chilometrica processione del Santissimo Sacramento per le vie cittadine, incastonato nell’ostensorio avvolto saldamente tra le mani dello stesso presule. Una cerimonia particolarmente attesa dai fedeli della diocesi, contrassegnata da momenti di profondo raccoglimento e forte condivisione, dove a fare da cornice al Corpo di Cristo che attraversava le vie cittadine sono stati i balconi delle case addobbati con arazzi e piante, i manifesti con significativi frammenti di brani biblici, le infiorate realizzate lungo tutto il percorso dalla comunità di Potenzoni (tra cui quella stupenda realizzata anche quest’anno sul sagrato della chiesa madre della cattedrale), i canti e le preghiere propagati in filodiffusione in tutto il centro storico. Un vero e proprio spettacolo di fede e devozione cristiana che, come detto, si ripete ogni anno.
Indicazioni Pastorali in Contesti di Restrizione
In passato, in seguito a specifiche situazioni contingenti come l'emergenza sanitaria legata al coronavirus, il presule aveva disposto la sospensione, il rinvio o la soppressione in alcuni casi delle celebrazioni. In tali circostanze, il vescovo scriveva ai propri sacerdoti (con la notificazione n. 10) per rinnovare la sua gratitudine e per fornire indicazioni e delucidazioni su problemi posti. In quel periodo, ribadiva che la celebrazione della Santa Messa, pur consentita, richiedeva particolari accorgimenti.
Non essendo consentita la Processione, come spiegava il vescovo, alla fine della celebrazione della Santa Messa si poteva procedere ad un tempo congruo (magari 1/4 d’ora) di adorazione e la Benedizione Eucaristica dalla porta della chiesa senza fare spostare i fedeli dai posti. Solo dopo si congedavano i fedeli impartendo loro la Benedizione dall’altare. Nei giorni precedenti, soprattutto dove le Quarantore non si erano potute celebrare, si poteva organizzare la Santa Messa con adorazione. Per la celebrazione delle Messe all’aperto per ragioni di capienza (comprese eventuali Novene), il vescovo chiariva che se si celebravano sul Sagrato della chiesa (lo spiazzo antistante la chiesa), si poteva eventualmente esporre sulla porta d’ingresso la statua della Madonna (evitando assembramenti).
Inoltre, la Santa Messa per motivi di capienza poteva essere celebrata anche in piazza lontano dalla chiesa, ma sempre con le debite garanzie di sicurezza e le autorizzazioni rilasciate dalle pubbliche autorità. In questo caso non era consentito portare fuori alcuna statua o quadro, ma solo un tavolo per l’altare ed il Crocifisso, ricordando che il citato Protocollo vietava, di per sé, le manifestazioni religiose esterne che prevedevano assembramento. Il vescovo si rendeva conto che si trattava di restrizioni sofferte, ma al momento era necessario attenersi ad esse senza libere interpretazioni personali, nella speranza che presto potessero venir emanate dall'alto indicazioni migliorative, confidando nella piena adesione e collaborazione di tutti.
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