Atti 2:17 e il Significato della Profezia di Gioele negli Ultimi Giorni

Il libro degli Atti degli Apostoli, o più precisamente, degli Atti dello Spirito Santo, narra le grandi opere dello Spirito divino nella nascita e nella crescita della Chiesa. In questo contesto, l'arrivo dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste e la conseguente predicazione dell'apostolo Pietro costituiscono un momento fondante della storia della salvezza, con un'enfasi particolare sulla profezia di Gioele e la sua rilevanza per gli "ultimi giorni".

La Pentecoste: L'Arrivo dello Spirito Santo

Il giorno di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua, mentre i discepoli erano tutti riuniti in una stanza a Gerusalemme, lo Spirito Santo scese su di loro in modo visibile e potente. Gesù aveva comandato loro di aspettare a Gerusalemme l'arrivo dello Spirito, senza che essi sapessero esattamente cosa attendere. L'evento fu accompagnato da un grande rumore, un fragore quasi come un vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dove sedevano. Questo suono dal cielo non si alzò gradualmente, ma fu immediatamente al suo culmine, sorprendendo persino coloro che erano in attesa. La via dello Spirito è, infatti, come quella del vento: se ne sente il suono, ma non si sa da dove venga né dove vada. Il vento impetuoso doveva significare le potenti influenze e operazioni dello Spirito di Dio sulla mente degli uomini.

Illustrazione degli apostoli riuniti a Pentecoste, con lingue di fuoco e un vento impetuoso che riempie la stanza

Apparvero loro anche lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro. Il fuoco, spesso simbolo di purificazione e della presenza divina nell'Antico Testamento (come sul Sinai), qui si manifesta in "lingue divise" (dal greco dialektos, che indica la lingua parlata), a significare che la conoscenza della grazia di Dio si sarebbe divisa tra tutte le nazioni, pur mantenendo l'unità degli affetti. Questo fuoco si posò su ciascuno, indicando che, a differenza dell'Antico Patto dove lo Spirito era sulla nazione, nel Nuovo Patto lo Spirito riposa sugli individui. Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi, proclamando le grandi cose di Dio.

La Reazione della Folla e il Fenomeno delle Lingue

A Gerusalemme dimoravano Giudei osservanti, provenienti da ogni nazione sotto il cielo, che erano giunti per la festa di Pentecoste. Quando si diffuse il rumore, una grande folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua nativa. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, si chiedevano: "Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?". La lista delle nazioni include Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, Giudea, Cappadocia, Ponto, Asia, Frigia, Panfilia, Egitto, Libia vicino a Cirene, Romani residenti, Giudei e proseliti, Cretesi e Arabi. Questo richiamava la visione di Isaia 2:1-3, dove tutti i popoli vengono a Gerusalemme ad ascoltare la Parola del Signore e la comprendono, al contrario di quanto avvenuto a Babele (Gen 11,9) dove Dio confuse le lingue. L'espressione "sulla stessa cosa" (epì tò autò, ἐπὶ τὸ αὐτό) ha un sapore biblico, traducendo l'ebraico yahad (insieme), ed è usata per la vita comunitaria e l'accordo su una stessa direzione.

Molti interpretano erroneamente questo episodio degli Atti, supponendo che i discepoli usassero le lingue per predicare alla folla lì riunita. In realtà, la folla udì i discepoli parlare "delle grandi cose di Dio" nelle loro lingue, lodando e ringraziando Dio con tutta la forza in lingue a loro sconosciute. I Galilei, noti per essere incolti e di scarsa capacità di parola, dimostravano così un miracolo ancora più grande. È importante notare che la folla parlava una lingua comune (il greco), ed è in quella lingua che Pietro predicò il primo sermone. La capacità di pregare in una lingua sconosciuta non è la prova principale o unica del riempimento dello Spirito Santo, ma piuttosto una delle sue manifestazioni.

"Cosa significa Pentecoste?" - Atti 2:1-42

La Predicazione di Pietro e la Profezia di Gioele

Di fronte alla meraviglia e alle accuse di ubriachezza ("sono ripieni di vin dolce!"), Pietro si alzò in piedi con gli undici apostoli. Era fondamentale che ci fossero dodici apostoli, in quanto testimoni della risurrezione di Gesù Cristo, un fatto su cui Pietro avrebbe posto grande enfasi. Pietro, con gli altri undici come testimoni, iniziò la sua predicazione con chiarezza e potenza. La sua incredibile predicazione non era stata preparata, ma fu fatta nella spontaneità, frutto della sua vita con Dio e della sua relazione con Gesù. Il parlare in lingue si fermò nel momento in cui Pietro iniziò a predicare.

Confutazione delle Accuse e Riferimento a Gioele

Pietro respinse la falsa accusa di ubriachezza, menzionando che era solo la terza ora del giorno (le nove di mattina). Dichiarò piuttosto: "Ma questo è ciò che fu detto dal profeta Gioele". Collegò direttamente il miracolo delle lingue con l'inizio dell'adempimento di una profezia veterotestamentaria, che sarebbe stata pienamente realizzata al ritorno di Cristo. La profezia, infatti, dice:

Atti 2:17-21

17E avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che spanderò del mio spirito sopra ogni carne; e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. 18In quei giorni spanderò del mio Spirito sopra i miei servi e sopra le mie serve, e profetizzeranno. 19E farò prodigi su nel cielo e segni giù sulla terra: sangue, fuoco e vapore di fumo. 20Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore. 21E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.

Schema cronologico biblico degli

Il Significato degli "Ultimi Giorni"

Per comprendere questo brano, è essenziale capire che nella Bibbia il termine "gli ultimi giorni" si riferisce al periodo che va dall'ascensione di Gesù al cielo fino al Suo ritorno. I Giudei vedevano la storia divisa in vari periodi (patriarchi, giudici, re e profeti) e comprendevano che gli ultimi giorni sarebbero stati i giorni del Messia. Gli avvenimenti del giorno di Pentecoste segnarono l'inizio di questi "ultimi giorni", un lungo periodo che continua fino al ritorno di Gesù per giudicare il mondo. La profezia di Gioele, adempiuta parzialmente quel giorno, si compirà in pieno con il ritorno di Cristo.

La profezia dichiarava che Dio avrebbe sparso il suo Spirito "sopra ogni carne". A differenza dei tempi dell'Antico Testamento, in cui lo Spirito scendeva solitamente su un profeta alla volta, questa profezia descrive un tempo in cui lo Spirito sarebbe arrivato su ogni tipo di persona: figli e figlie, giovani e vecchi, servi e serve avrebbero profetizzato. Il senso di profetizzare è quello di proclamare le grandi cose di Dio, proprio come i credenti avevano appena fatto, parlando in diverse lingue. L'uso del verbo greco apophtheggomai (ἀποφθέγγομαι) significa "enunciare, dichiarare a voce alta" e nella Settanta è usato per il discorso ispirato dei profeti, la lingua degli angeli o il parlare degli oracoli, sottolineando la natura ispirata di tale proclamazione.

Un'importante dichiarazione conclude la profezia: "chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato". Questa frase diventa centrale nella predicazione di Pietro, poiché mostra la via della salvezza accessibile a tutti coloro che riconoscono e invocano il Signore.

Gesù: Il Cristo e il Signore

Pietro prosegue la sua predicazione richiamando l'attenzione degli "Uomini d'Israele" e presentando Gesù il Nazareno come l'uomo accreditato da Dio per mezzo di potenti operazioni, prodigi e segni che Dio stesso fece tra di loro, come tutti sapevano. Questi miracoli erano la chiara prova che Gesù veniva da Dio. Quindi, Pietro affronta la crocifissione di Gesù, dichiarando che essa avvenne "secondo il determinato consiglio e la prescienza di Dio", non come una sconfitta, ma come parte del piano divino.

Il verbo greco anaireō (ἀναιρέω), "sopprimere, liberarsi di", usato da Luca per descrivere l'azione umana, è qui posto in contrasto con l'azione divina. Sebbene gli ascoltatori fossero colpevoli della morte di Gesù, Dio lo ha risuscitato, "avendolo sciolto dalle angosce della morte, poiché non era possibile che fosse da essa trattenuto". Il termine ōdin (ὠδίν) letteralmente indica i dolori del parto; l'espressione "sciogliere dai dolori della morte" deriva dalla versione dei Settanta che interpretò l'ebraico hevel come "dolori del parto" invece che "legami, lacci".

La Testimonianza di Davide sulla Resurrezione

Per dimostrare la resurrezione, Pietro cita una profezia di Davide (Salmo 16:8-11), spiegando che essa non poteva riferirsi a Davide stesso, il cui corpo aveva visto la corruzione, ma al Cristo che sarebbe morto e poi risuscitato. "Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; e di questo noi tutti siamo testimoni". La presenza dei dodici apostoli come testimoni oculari della resurrezione di Gesù confermava la veridicità delle sue parole. Pietro, avendo dimostrato che il Cristo sarebbe risuscitato e che Gesù era proprio Colui che era stato risuscitato, giunse al punto centrale della sua predicazione, affermando con forza che Gesù è il Cristo e il Signore. "Sappia dunque con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso".

"Cosa significa Pentecoste?" - Atti 2:1-42

La Chiamata alla Conversione e il Dono dello Spirito

All'udire queste cose, gli ascoltatori furono "compunti nel cuore" (dal greco katanyssō, "trafiggere, pungere profondamente"), riconoscendo il loro peccato e sentendosi afflitti dalla gravità della loro colpa. Solo lo Spirito Santo può operare in questo modo, trafiggendo il cuore e mostrando il bisogno del perdono. Con disperazione chiesero a Pietro e agli apostoli: "Fratelli, che dobbiamo fare?".

La risposta di Pietro fu chiara: "Ravvedetevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo".

Ravvedimento, Battesimo e Perdono

La parola "ravvedersi" (dal greco metanoeō) significa cambiare mente, cambiare posizione. Quei Giudei, che prima avevano visto Gesù come un uomo che meritava la morte, dovevano cambiare modo di pensare, riconoscendolo come il loro Signore e Salvatore, il Cristo, e vedendo sé stessi come colpevoli davanti a Dio. Il battesimo nel nome di Gesù Cristo era per loro un modo per manifestare pubblicamente la loro fede in Gesù quale Cristo e per riconoscere la Sua autorità quale Signore.

Il beneficio più grande della salvezza è il perdono dei peccati. Molte persone pensano alla salvezza come una soluzione ai problemi di questa vita, ma il messaggio evangelico è primariamente il messaggio di come ottenere il perdono dei peccati per essere riconciliati con Dio e avere la vita eterna. Questo perdono, che non può essere meritato, è disponibile gratuitamente come dono di Dio per mezzo di Gesù Cristo. Rimuove l'ostacolo tra l'uomo e Dio, toglie il peso della colpa e la condanna eterna.

Rappresentazione di una persona che riceve il dono dello Spirito Santo, simboleggiato da una luce o una colomba

Il Dono dello Spirito Santo

La salvezza non è solo il perdono dei peccati, ma include anche il ricevimento del dono dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo, che è Dio, entra nella vita di chi si ravvede e crede di cuore in Gesù Cristo. È Lui che colpisce il cuore, mostrando il bisogno di Cristo; rigenera, facendo nascere di nuovo; battezza nella morte e risurrezione di Gesù Cristo, provvedendo perdono e giustificazione; sigilla per la piena redenzione; riempie, permettendo di portare frutto spirituale. Il frutto dello Spirito (amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo) e i doni spirituali sono opere dello Spirito Santo, permettendo una vita che vale e dura in eterno. Questa è l'unica occorrenza del termine koinōnìa (κοινωνία) nell'opera di Luca, che qui richiama un significato ampio di condivisione e unanimità spirituale.

La promessa del perdono e del dono dello Spirito è per "voi e per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà". Questa dichiarazione mostra l'universalità del messaggio cristiano, che oltrepassa i confini del popolo eletto, come Luca evoca più volte. Pietro, con molte altre parole, li esortava: "Salvatevi da questa perversa generazione". Quel giorno, circa 3000 persone furono compunte nel cuore, si ravvedettero, credettero in Gesù Cristo e furono battezzate nel suo nome, sperimentando un'opera miracolosa che solo lo Spirito Santo può compiere.

La Nascita della Comunità Cristiana

Dopo questo evento, i nuovi credenti "erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere". Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. "Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo". Questo è un quadro ideale della prima comunità cristiana di Gerusalemme, e di ogni comunità cristiana di tutti i tempi, che trova la sua forza e la sua unità nello Spirito Santo effuso in accordo con la profezia di Gioele.

Il termine greco raro aphelòtēs (ἀφελότης), unica occorrenza nel NT, evidenzia il gusto lucano per il linguaggio raffinato e indica la semplicità nel senso di un'intenzione retta, di una decisione senza condizioni, ben descrivendo lo spirito di questa prima comunità.

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