Il Libro del Profeta Isaia: Contesto, Profezie e Rilevanza Eterna

Il libro di Isaia è probabilmente uno dei libri più importanti di tutto l’Antico Testamento, citato persino dal Salvatore in persona. È proprio nei simbolismi che si nasconde la sua ricchezza di significato. La testimonianza di Isaia può aiutarci a rafforzare la nostra fede, poiché tra le pagine di questo libro, più che il significato letterale e le informazioni storiche, dovremmo andare alla ricerca di Gesù Cristo. Nonostante visse molti secoli prima della Sua nascita, Isaia possedeva una conoscenza personale e intima di Cristo, in particolare nel capitolo 53. Un quadro più chiaro del contesto storico, della collocazione geografica e di altri aspetti sociali e culturali che fanno da cornice al quadro in cui Isaia visse e profetizzò può aiutarci a comprenderne appieno il messaggio.

Mappa del Regno di Giuda e dei regni vicini all'epoca del profeta Isaia

Il Profeta Isaia: Vita, Chiamata e Contesto Storico

La Vita e la Vocazione del Profeta

Il profeta Isaia fu un profeta di corte vissuto tra il 740 e il 701 a.C. Il suo nome contiene la sua missione. Isaia, figlio di Amoz, esercitò il ministero profetico, rivolto a Giuda, a Gerusalemme e nelle zone circostanti durante i regni di quattro sovrani: Uzzia (chiamato Azaria in 2 Re), Iotam, Acaz ed Ezechia (1:1), dal 739 al 686 a.C. Quando Dio lo chiamò a profetizzare, nell’anno della morte del re Uzzia (739 a.C. circa), egli rispose con gioiosa prontezza, pur sapendo che il suo ministero di ammonimento e di esortazione non avrebbe prodotto frutto (6:9-13). Il profeta visse almeno fino al 681 a.C., anno in cui scrisse un resoconto della morte di Sennacherib (cfr. Isa 37:36-38). La tradizione vuole che abbia incontrato la morte sotto il re Manasse (695-642 a.C. circa), che lo fece segare in due con una sega di legno (cfr. Eb 11:37).

Una scena maestosa di vocazione descrive come un Serafino si avvicinò volando a Isaia. Aveva in mano un carbone rovente, preso con le pinze dall’ara sacrificale. Gli toccò la bocca con quel carbone e disse: «Ecco le labbra tue ho toccato / La tua colpa è abolita / Il tuo peccato è strappato via». Allora il Signore chiese: «Chi mando? Chi va per me?». E Isaia risponde: «Eccomi / Manda me». Questo episodio accenna all’essenza della parola profetica, parola che brucia e parola di chi è stato toccato dal fuoco.

Il Regno di Giuda sotto i Suoi Re

Isaia cominciò a prestare servizio come profeta sotto il regno di Uzzia, iniziato nell’829 a.E.V., e continuò fino al regno di Ezechia, conclusosi verso il 717 a.E.V. Durante i cinquantadue anni di prosperoso regno del re Uzzia (790-739 a.C.), il regno di Giuda acquistò forza e influenza. Agli inizi della carriera di Isaia, il re Uzzia morì lebbroso per aver cercato presuntuosamente di usurpare i compiti sacerdotali, assunse impropriamente il diritto di officiare nel tempio e le sue azioni non autorizzate richiamarono su di lui il giudizio di Dio sotto forma di lebbra. Suo figlio Iotam regnò con lui per dieci anni. Si dice che Isaia abbia tenuto un resoconto del regno di Uzzia, il quale però non è presente nella Bibbia. Sotto il regno di Iotam figlio di Uzzia, mentre il re faceva ciò che era giusto, “il popolo agiva ancora rovinosamente”.

Ad Uzzia e Iotam seguì Acaz, un re idolatra che si stima sacrificò alcuni dei suoi stessi figli. Acaz aveva “vent’anni” quando iniziò a regnare in Giuda e regnò per sedici anni (2 Cr 28:1, 8; 735-715 a.C.). Israele si alleò con la Siria, minacciando Giuda. Israele e la Siria attaccarono Giuda, conquistando alcuni territori, senza tuttavia riuscire ad abbattere il regno. Ci fu “grande infedeltà verso Geova” (2Cr 28:1-4, 19). Fu allora che i re alleati di Siria e Israele assediarono Gerusalemme, per cui Acaz, non tenendo conto del consiglio del profeta Isaia, chiese aiuti militari a Tiglat-Pileser III re d’Assiria (2Re 16:5-8; Isa 7:1-12). In questo modo Acaz ‘fece della carne il suo braccio, e il suo cuore si allontanò da Geova’ (Ger 17:5).

Ad Acaz successe Ezechia, il cui regno su Giuda ebbe inizio nel 715 a.C. e continuò per ventinove anni, fino al 686 a.C. Ezechia fu l’unico tra i re che riuscì a guadagnarsi una certa misura del favore di Dio. Cercò di bandire l’idolatria e di riportare il popolo al culto di Giuda. Ristrutturò il tempio e ripristinò la celebrazione della Pasqua ebraica, che era stata ignorata per 250 anni. Ezechia si ammalò mortalmente ma fu risparmiato dal Signore quando si pentì del suo orgoglio. Rivelò ai Babilonesi le ricchezze della tesoreria e per questo venne rimproverato da Isaia.

Il Contesto Geopolitico e Sociale

La Divisione dei Regni e le Potenze Dominanti

Come sappiamo, ad un certo punto nella storia del popolo d’Israele, le 12 tribù si divisero in due regni. Insieme a questi, un impero molto più grande e in continua crescita era quello d’Assiria, che cominciò a emergere come nuova potenza internazionale sotto Tiglat-Pileser (745-727 a.C. circa), nel tempo in cui Iotam era re (2 R 15:19). A sud di Giuda si trovava l’impero Egiziano. Molti abitanti di Giuda videro in un’alleanza con l’Egitto la chiave per difendersi dall’Assiria.

L’Assiria accettò la proposta di alleanza di Acaz, ma naturalmente mirava soprattutto a estendere il proprio potere. L’esercito assiro conquistò Damasco, in Siria, e a quanto pare portò in esilio quegli abitanti dell’apostata Israele che vivevano a Est del Giordano. In seguito Samaria stessa, non avendo pagato il tributo, fu assediata e i suoi abitanti furono deportati (2Re 16:9; 17:4-6; 18:9-12). Questo segnò la fine del regno delle dieci tribù, e Giuda rimase interamente circondato da nazioni gentili. Successivamente sovrani assiri continuarono a svolgere operazioni militari a Ovest, attaccando città di Giuda e di nazioni circonvicine. Sennacherib arrivò a intimare la resa alla stessa Gerusalemme. Ma sotto il regno di Ezechia la situazione era cambiata. Ezechia confidò in Geova, e Geova mostrò di essere con lui (2Re 18:5-7; Isa capp. 36-39).

Situati ad oriente vi erano invece gli imperi di Babilonia (detto anche dei Caldei) e di Persia (detto anche dei Medei). Essi non rappresentarono una minaccia per Giuda durante il ministero del profeta Isaia, ma quest’ultimo predisse un tempo in cui Babilonia avrebbe conquistato il regno di Giuda e portato il suo popolo in cattività. Isaia profetizzò la distruzione di Israele. Gli Assiri assediarono Israele, uccidendo molti e portandone altri in cattività in Assiria. In seguito trasferirono alcuni dei loro fedeli sudditi gentili in Israele. Egli condannò il vuoto ritualismo dei suoi giorni (p.es. 1:10-15) e l’idolatria in cui tanti erano caduti.

Riferimenti Geografici e Simbolismo Profetico

Isaia fa spesso riferimento a città e paesi della Terra Santa e alle nazioni vicine. Per chi conosce la geografia delle aree di cui Isaia parlava, i suoi scritti sono molto più chiari e hanno un impatto maggiore. Un buon esempio di questo tipo di riferimento si trova in Isaia 10:24-34, dove Isaia parla dell’uso della potenza protettiva del Signore a favore di Israele di fronte all’avanzata dell’esercito di Assiria. Nei versetti 28-32 cita alcune città che si trovano nei pressi di Gerusalemme e dice che, sebbene gli Assiri le avrebbero attraversate ribaltandole una ad una fino ad arrivare a Nob, il Signore avrebbe preservato gli abitanti di Gerusalemme.

Talvolta Isaia utilizza i riferimenti geografici in senso figurato, una tecnica che, se compresa, aggiunge grande profondità al suo messaggio. Babilonia era un simbolo di malvagità e corruzione. Anche l’Egitto, l’Assiria e altre nazioni ingiuste furono usate da Isaia come simboli di malvagità. Similmente, le città malvagie di Sodoma e Gomorra rappresentavano l’iniquità. I nomi di popoli idolatri come i Cananei, i Filistei e gli Amorrei, che circondavano Israele, erano spesso usati come simbolo dell’idolatria di Israele durante i periodi di apostasia. L’Idumea indicava il mondo o la mondanità. Il Libano e Bašan, con le loro montagne settentrionali e gli alti cedri, connotavano l’orgoglio e la superbia. Efraim, la tribù principale del Regno del Nord, e la sua capitale in Samaria sono comunemente citati per rappresentare l’intero Regno del Nord.

Perché È il Libro di Isaia il Più Misterioso e Impattante Libro della Bibbia?

La Struttura e i Temi Centrali del Libro di Isaia

Contenuto e Visioni

Il primo versetto del libro di Isaia ne identifica il contenuto come “la visione di Isaia figlio di Amoz che egli vide riguardo a Giuda e a Gerusalemme”. La prima sezione (1-39) riguarda le conseguenze che il popolo d’Israele avrebbe subito dopo avere infranto l’alleanza con Dio e contiene parole di avvertimento per i malvagi. In questa sezione troviamo per lo più i consigli del profeta Isaia al re Ezechia e tutta la parte storica relativa agli attacchi assiri contro Gerusalemme.

Gli Assiri avevano già decimato il regno settentrionale d’Israele (721 a.C.) e deportato gli abitanti superstiti. Durante il regno di Ezechia, gli Assiri si scagliarono contro il regno meridionale di Giuda. Isaia 36-39 è il corrispettivo di 2 Re 18:2-20:19. Questi capitoli contengono anche le profezie riguardanti la generazione successiva ad Isaia, ovvero quelle relative alla distruzione di Gerusalemme per mano dei Babilonesi (540 a.C.) e alla distruzione di questi e liberazione degli Israeliti per conto di Ciro. Alla fine, Babilonia cadrà e sarà sostituita dal regno di Cristo.

Isaia 24-25 contiene molte profezie riguardanti gli Ultimi Giorni prima della Seconda Venuta di Gesù Cristo. Questi sono i giorni in cui noi viviamo, altresì conosciuti come la dispensazione della “pienezza dei tempi”, perché tutte le cose saranno riunite in una sola nel Regno di Dio sulla Terra. Questo è anche il tempo della “restaurazione di tutte le cose”, in cui l’antica chiesa di Gesù Cristo sarà restaurata, insieme all’autorità del Sacerdozio e il Vangelo nella sua pienezza. Questi capitoli mettono in risalto lo stabilimento di Sion negli ultimi giorni. Sion è definita in generale come “la pura di cuore”, dimora di coloro che seguono le cose pacifiche del regno di Dio. In particolare, Sion si riferisce al raduno di tale popolo, che renderà il suo luogo di residenza il regno di Dio sulla terra. Tale era la città di Enoc e tale sarà Gerusalemme durante il millennio. Ogni volta che un profeta dell’Antico Testamento rimproverava gli Israeliti per la loro malvagità, profetizzava anche che il Signore si sarebbe ricordato di loro negli ultimi giorni e li avrebbe riuniti come un popolo santo. Questo è uno dei motivi per cui i popoli del Libro di Mormon trassero un tale conforto da Isaia.

La Figura di Gesù Cristo in Isaia

Ciò che rende così tanto straordinario il libro di Isaia rispetto agli altri è la costante presenza della figura di Gesù Cristo-in particolare nel capitolo 53, un testo centrale e impareggiabile. Isaia, oltre che profeta, fu anche un grande veggente. L’adempimento letterale delle profezie relative alla prima venuta di Cristo ha accresciuto la sua credibilità.

Fra le principali e più citate profezie del libro di Isaia ci sono quelle che predicono certi particolari relativi al Messia. Come si nota da numerosi studi biblici, molte di queste sono specificamente citate e applicate dagli ispirati scrittori delle Scritture Greche Cristiane (ad esempio, Matteo 3:3 e 4:14-16 con Isaia 40:3 e 9:1, 2; anche Giovanni 12:38-41 con Isaia 53:1 e 6:1, 10; Matteo 12:17-21 con Isaia 42:1-4; Romani 10:16 con Isaia 53:1). Queste non sono certo tutte le citazioni che altri scrittori biblici ispirati fecero delle profezie di Isaia, ma indicano alcune delle profezie per cui Isaia è più conosciuto.

Dibattito sull'Autore: Unico o Multiplo?

In tempi recenti alcuni critici hanno sostenuto che il libro di Isaia non fu scritto tutto da Isaia. Secondo alcuni, i capitoli da 40 a 66 sarebbero stati scritti da un personaggio non identificato vissuto verso la fine dell’esilio degli ebrei in Babilonia. Altri avanzano l’ipotesi che altre parti ancora non siano state scritte da Isaia. Coloro che vorrebbero attribuire il libro a più di uno scrittore non ritengono possibile che Isaia abbia predetto con quasi due secoli di anticipo che un sovrano di nome Ciro avrebbe liberato gli ebrei esiliati; perciò pensano che ciò sia stato scritto in epoca più tarda, per lo meno dopo l’inizio delle conquiste di Ciro (Isa 44:28; 45:1).

Tuttavia, gli ispirati scrittori delle Scritture Greche Cristiane attribuirono al “profeta Isaia” sia il materiale ora incluso nei capitoli da 1 a 39 che quello dei capitoli da 40 a 66. Non lasciarono mai intendere che ci fossero due personaggi omonimi o che parte del libro fosse opera di un anonimo (per esempio, cfr. Matteo 3:3 e 4:14-16 con Isaia 40:3 e 9:1, 2; anche Giovanni 12:38-41 con Isaia 53:1 e 6:1, 10). Oltre a ciò ci sono molti altri passi in cui scrittori delle Scritture Greche Cristiane attribuiscono esplicitamente materiale citato dall’ultima parte del libro di Isaia non a uno scrittore sconosciuto, ma al “profeta Isaia” (cfr. Matteo 12:17-21 con Isaia 42:1-4; Romani 10:16 con Isaia 53:1). Nella sinagoga di Nazaret, Gesù Cristo stesso lesse dal “rotolo del profeta Isaia” il passo di Isaia 61:1, 2. Inoltre il Rotolo del Mar Morto di Isaia (1QIsa, attribuito alla fine del II secolo a.E.V.) dimostra che il copista che lo scrisse non sapeva nulla di una presunta divisione della profezia al termine del capitolo 39. L’intero libro di Isaia è stato tramandato per secoli come un’unica opera, non due o più.

Questa obiezione non tiene conto del significato di tutta questa parte del libro, infatti il materiale tratta proprio la prescienza di Dio, la sua capacità di predire ciò che sarebbe accaduto al suo popolo. Questa profezia messa per iscritto con quasi 200 anni di anticipo conteneva il nome del non ancora nato conquistatore di Babilonia che avrebbe liberato gli ebrei. Il suo adempimento avrebbe dimostrato in modo inequivocabile che essa era di origine divina. Non era una previsione fatta da Isaia, ma, come egli stesso scrisse, “questo è ciò che Geova ha detto” (Isa 45:1). Attribuire la stesura di questa parte del libro di Isaia a uno scrittore dell’epoca di Ciro non risolverebbe lo stesso il problema dei critici, perché questa parte del libro prediceva nei particolari anche avvenimenti del ministero e della vita terrena del Messia, Gesù Cristo, cose ancora più lontane nel futuro. Di solito quelli che negano che Isaia abbia scritto i capitoli da 40 a 66 negano pure, per le stesse ragioni, che egli abbia scritto il capitolo 13, relativo alla caduta di Babilonia. Eppure il capitolo 13 inizia con le parole: “La dichiarazione solenne contro Babilonia che Isaia figlio di Amoz vide in visione”.

Il Messaggio Profetico: Rilevanza Eterna

Il profeta è l’uomo della parola, portavoce della parola di Dio; egli è un uomo del presente, parla delle vicende politiche e della società del suo tempo, agli uomini del suo tempo. Il profeta è anche il messaggero dei sogni di Dio per l’umanità, colui che ha grandi visioni, che osserva non solo il fluire della storia, ma vede in profondità, scava, trova il senso. Quando risuona, il profeta “incide ferite” negli spazi delle abitudini e delle consuetudini, perché per sua natura è contro la banalità e detesta la superficialità, che sono le vere malattie della nostra era. Il libro di Isaia magnifica notevolmente Geova, “il Santo d’Israele”, ripetendo quest’espressione ben 25 volte.

Dall’ottavo secolo avanti Cristo sino a oggi, nella tradizione ebraica, poi cristiana, poi in tutta la cultura del mondo occidentale le parole di Isaia hanno agito come un potente, perenne richiamo: le sue immagini si intrecciano a tutto il nostro passato e continuano a proiettarsi sul nostro futuro. Innumerevoli occhi hanno scrutato per secoli quelle pagine della Bibbia; e innumerevoli volte quei versetti sono affiorati nella memoria. Scrive Ceronetti: «Nella mano del profeta la parola arde come uno strumento affilato e micidiale. La parola nabitica sacrifica fino allo spreco le esistenze umane, popoli interi ammucchiati, buttati a fare carname da roghi, montagne naufragate nel sangue, ma è anche uno strumento fatato, che può trasformarsi in unguento musicale, in sonorità consolatrice, e curare meravigliosamente, in certi casi immediatamente dopo aver dato il colpo irreparabile, le ferite che produce. Nel diradarsi dell’ecatombe, il Resto, qualche scampato di predestinazione assoluta, vedranno il miracolo dello scannatore che diventa medico e Paracleto, e la fine della paura. Non è molto, ma è la condizione umana».

Gli scritti di Isaia trovano ampio riscontro in altre parti della Bibbia. Un secolo o più dopo Isaia, Geremia scrisse i libri dei Re, ed è interessante osservare che gli episodi descritti in 2 Re da 18:13 a 20:19 sono gli stessi che si trovano in Isaia capitoli da 36 a 39.

Approfondimenti e Commentari: "Il Tempio e la Strada" di Gianfranco Ravasi

Il card. Gianfranco Ravasi offre un percorso di lettura del libro di Isaia attraverso le immagini del “tempio” e della “strada”, metafore della fede e della vita. La profezia biblica intreccia queste due realtà che a prima vista sembrano antitetiche: il “tempio” con i suoi incensi, le sue preghiere, i suoi silenzi, e la “strada”, la piazza con i suoi rumori, odori, sapori, urla, a ricordare la necessità di unire fede ed esistenza, culto e opere, preghiera e giustizia.

Il suo libro, intitolato Il tempio e la strada, è un testo di esegesi biblica sul libro del profeta Isaia. Le pagine più note del profeta vengono affrontate da Ravasi con la lectio (analisi letterale) e con la meditatio (ascolto interiore) di quanto il testo vuole suggerire. Il volume scorre come un pellegrinaggio ideale in un tempio e la simbologia serve all'autore per descrivere l'itinerario spirituale del libro profetico. Isaia che parla in nome di Dio e ne è portavoce presso gli uomini, diventa uomo del presente, coinvolto nella storia, in grado di giudicare i fatti della storia alla luce del messaggio che riceve dal Signore.

Guido Ceronetti ha tradotto il Libro del profeta Isaia in una lingua italiana che riesce a essere, come Massignon scriveva dell’ebraico, «lingua del timore, del sangue, del sacrificio». E il lungo commento, pieno di interpretazioni nuovissime, è un tentativo mirabile e solitario di accostare l’orecchio alla forza pulsante della parola dei profeti, questi «posseduti dalla Visione (visiva e sonora)».

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